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Diario


1 novembre 2011

GILAD SHALIT E IL PROCESSO DI STRAGE

Poiché oggi non ho avuto tempo di scrivere, e d’altra parte tendo a seguire la filosofia del nulla dies sine linea – tanto più che sarò via un paio di giorni e non vorrei farvi rischiare la crisi d’astinenza – rubo l’ultimo post dell’amico Enrico del quale, come si suol dire, condivido anche le virgole.

Oltre alla  famiglia di Gilad Shalit, tutta Israele ha gioito per la liberazione del soldato, tranne i familiari delle vittime del terrorismo palestinese. Così ci hanno detto.
Veramente io che non ho avuto familiari assassinati dai terroristi non ho gioito, e ogni volta che leggo quello che abbiamo dovuto concedere in cambio, ci sto male e  trovo che la notizia sia tragica e foriera di catastrofi. Diciamo subito che se Hamas la considera una propria vittoria ha perfettamente ragione, purtroppo.

Meglio 300 assassini e 700 criminali vari liberi che un innocente in una detenzione disumana, certo. Ma il punto non è l'amarezza di dire che le vittime del terrorismo non avranno giustizia. Il punto è quanti israeliani verranno assassinati in futuro per aver salvato la vita e la libertà di Gilad Shalit. Perché Gilad Shalit è preziosissimo, come ogni persona è un mondo intero. Ma quanti mondi interi verranno assassinati in futuro per aver salvato il mondo - Gilad?
Per fortuna non ho dovuto decidere io. Ma penso che una cosa andasse fatta. Dal rapimento di Gilad Shalit annunciare che tutti i detenuti appartenenti a Hamas non avrebbero più avuto visite della Croce Rossa né dei familiari, e le convenzioni internazionali andassero pure a farsi fottere, per quelle persone che non le applicano. Barbarie? No, reciprocità.
Israele è stata onesta. Ma come dice Cat, la pestifera nipote di Don Camillo nell'ultimo romanzo di Guareschi, "Don Camillo e i giovani d'oggi", 
"quando si tratta con i delinquenti, l'onestà è fesseria".
Compite attentati: se non morirete e verrete arrestati, tornerete presto liberi. Questo il chiaro messaggio dato ai terroristi da Hamas e da Israele.
Dopo l'attacco a una pattuglia di soldati israeliani, attacco compiuto da Hizbullah poco dopo il rapimento di Gilad Shalit nell'estate 2006, Israele ha scatenato l'inferno sul Libano. Nasrallah ha ammesso che, se avesse immaginato una reazione simile, non avrebbe ordinato l'attacco.
A quel punto, essendo chiaro che gli arabi diranno
"Israele è debole, è il momento di attaccare", sarebbe opportuno che Netaniahu annunciasse ufficialmente che al prossimo attacco, al prossimo (inevitabile) tentativo di rapire soldati o civili israeliani, Israele scatenerà l'inferno contro Gaza o contro il Libano, contro  la regione da cui l'attacco sarà provenuto. E poi mantenere la promessa, perchè nel 2006 Israele è riuscito non a distruggere Hizbullah, purtroppo, ma a ristabilire la deterrenza, sì.
Tom Segev, scrittore israeliano, in un'intervista ha affermato che, avendo Israele negoziato con il diavolo Hamas, e non essendo crollato il mondo, questo potrà alla fine portare di buono la possibilità di futuri accordi, come è avvenuto tra Rabin e Arafat. Quando si sono stretti la mano a Camp David nel 1993 Rabin aveva lo sguardo gelido, ma poi dal 1994 al 1996 sono seguiti accordi.
Ahò, Tom Segev, ma che, sei scemo? Anch'io ho creduto agli accordi di Oslo, nel 1993,e all'avvio del processo di pace. Ma poi ho visto che il processo di pace era un processo di strage, che gli israeliani saltavano per aria negli autobus e nei ristoranti, e morivano come non era mai successo durante le guerre! Maledetto il processo di pace! Hashalom hazhè horeg otanu, questa pace ci uccide, scrivevano i manifestanti in agosto del 1995, quando ero in Israele e gli autobus esplodevano.
Ho sentito anni dopo italo israeliani parlare di Rabin, a chi - italiano - chiedeva
"perché è stato ucciso? perché era un giusto?" e condivido la risposta che ho ascoltato. "Israele", diceva Rabin ad ogni strage,"se blocca il processo di pace, dimostra che hanno vinto i terroristi che non lo vogliono, queste stragi sono il prezzo della pace" Ma che razza di discorsi! Rabin aveva il dovere di mettere Arafat con le spalle al muro: o arresti i terroristi di Hamas, o ci riprendiamo i territori. Rabin aveva il dovere di difendere i propri cittadini e non l'ha fatto. Questo a Rabin non lo perdonerò mai.
L'assassinio di Rabin è stato un delitto, per il quale giustamente l'assassino è in carcere. Ma come l'omicidio è più grave del furto, così la strage è più grave dell'omicidio, e dobbiamo dire che Rabin prima di essere assassinato ha lasciato che avvenissero delitti ben peggiori del suo stesso assassinio. Gli israeliani saltati per aria sono vittime più innocenti di Itzchak Rabin, quindi penso con la somma irriverenza che sia diventato un simbolo di pace solo perchè è morto. E' stato un combattente, ha avuto il coraggio di far la pace nel 1993, non ha avuto il coraggio di vedere che il processo di pace era diventato
un processo di strage che ha portato negli anni novanta, e porta tutt'oggi, solo catastrofi, come il rapimento di Gilad Shalit.
In passato detestavo Ariel Sharon come si detesta un uomo troppo brutale, ma dopo la strage di giugno (se ricordo bene) 2001 alla discoteca Dolphinarium di Tel Aviv l'ho disprezzato perché si è limitato a protestare con Arafat, non ha fatto neanche uno straccio di rappresaglia simbolica  che qualsiasi governo moderato laburista avrebbe realizzato. Così si è dovuti arrivare al massacro del 27 marzo 2002 al Park Hotel di Natanya, con 30 morti e decine di feriti condannati a vivere in condizioni orribili, perché Israele muovesse i carri armati e schiacciasse il serpente Arafat.
Bene, ora anche le belve che hanno attuato quella strage sono libere, libere di uccidere di nuovo. Così come parlando di tutt'altro ho detto che a Carlo Giuliani non basta essere stato ucciso per essere diventato un esempio di virtù, così dico che a Itzchak Rabin non basta essere stato ucciso per diventare un modello da imitare. E dico che quando un giovane che ha avuto la famiglia sterminata al Park Hotel di Natanya, alla notizia della liberazione degli stragisti in cambio di Gilad Shalit, ha profanato il monumento a Rabin, ho provato una simpatia totale, una comprensione totale per lui. Perchè dobbiamo a Itzchak Rabin e a tutti i politici israeliani che non hanno voluto aprire gli occhi sull'inesistenza del processo di pace, se ora siamo costretti a chiederci: chi dei nostri ragazzi verrà rapito? Quali altri alberghi, pizzerie o discoteche salteranno per aria? No, io non abito in  Israele, io sono a Vicenza, Italia, ma ogni volta che grazie ad Oslo e dintorni suona l'allarme per i missili che cadono su Israele, ogni volta che un soldato di Zahal rischia la vita per colpa dei terroristi e delle irresponsabili e cieche colombe, io non sono più a Vicenza, non sono più in Italia, ma sono in Eretz Israel, in terra d'Israele. Sono a Natanya e a Tel Aviv, a Yerushalaim e ad Ashdod, in Samaria e Giudea (Cisgiordania) dove essere ebrei è una colpa punibile con la morte .
Enrico

Qualcuno ha scritto che quando è stato rapito Gilad, Israele avrebbe dovuto dare ai terroristi una settimana di tempo – non un mese un anno cinque anni: una settimana: o entro una settimana ci restituite Gilad vivo, intero e in buona salute, o entriamo a Gaza e facciamo terra bruciata, chiunque venga sorpreso con un’arma addosso verrà giustiziato sul posto, ogni casa in cui si troveranno armi o esplosivi verrà demolita, e continueremo fino a quando non ci restituite Gilad. Ecco questa sarebbe stata la cosa da fare. E non è stata fatta. E con quel branco di conigli che governa in Israele, sappiamo purtroppo che non verrà fatto mai, e gli innocenti continueranno a pagare per le scelte criminali di un governo imbelle. Perché l’altra faccia della medaglia della liberazione di Gilad, non dimentichiamolo, è questa:

barbara


17 aprile 2011

PER CHIARIRCI UN PO’ LE IDEE

Vittorio Arrigoni: gli ebrei sono ratti

pubblicata da Sionismo: informazione e controinformazione il giorno venerdì 18 marzo 2011 alle ore 2.34

Vittorio Arrigoni è un attivista per i diritti umani arrivato a Gaza il 25 agosto 2008, prima dell'operazione offensiva di Israele "Piombo Fuso". Da quel giorno è rimasto a Gaza come attivista umanitario impegnato a proteggere i pescatori, i contadini ed i paramedici palestinesi dai quotidiani attacchi dell'esercito israeliano.


Questa è la presentazione sommaria che del "volontario di Gaza" danno all'unanimità tutte le testate di informazione, on line e cartacee.
Il 4 Ottobre 2010 a Ovada, all'interno della manifestazione Testimone di Pace, gli fu assegnato il Premio speciale Rachel Corrie, assegnato dall’Associazione "Centro Pace Rachel Corrie", con la seguente presentazione:
"Originario di Cantù, Arrigoni è un attivista per i diritti umani, da molti anni impegnato come volontario in giro per il mondo. E’ arrivato a Gaza il 25 agosto 2008, prima dell'inizio dell'operazione offensiva di Israele “Piombo Fuso”. Da quel giorno è rimasto a Gaza City, impegnato sulle ambulanze palestinesi e, unica voce italiana sotto le bombe israeliane, ha continuato a raccontare come vivono e muoiono gli abitanti di Gaza sul suo blog Guerrilla Radio, e attraverso le corrispondenze per Il Manifesto e per la trasmissione radiofonica Caterpillar (RAI Radio Due)."
Insignito dell’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica fin dalla prima edizione, il Premio Testimone di Pace ha ottenuto la prestigiosa ADESIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA accompagnata da speciale medaglia presidenziale.
http://www.articolo21.org/1808/notizia/ovada-il-4-ottobre-il-premio-testimone-di-pace.html
La sua pagina ufficiale su face book, Vittorio Arrigoni autore, è seguita da più di ottomila iscritti, perlopiù giovani e giovanissimi, contraddistinti dal riconoscersi tutti nella sinistra che non accetta il moderatismo dei partiti del centro sinistra parlamentare.
Dalla "postazione" di Gaza, dove dice di trovarsi, invia giornalmente sul web cronache che spesso non trovano nessun altro riscontro  sulla stampa ufficiale mondiale; è anche questo che lo rende speciale agli occhi dei suoi sostenitori, convinti dal medesimo di avere il privilegio di "conoscere la verità" altrimenti censurata dal resto del mondo. Difficilmente i suoi racconti sono messi in discussione dai suoi lettori e quando anche lo fossero Vittorio Arrigoni interviene di persona delegittimando gli interventi con sarcasmo. Questo "machismo" informativo, questo "ce l'ho durismo" politically uncorrect è un'altra caratteristica che lo rende molto amato dai suoi lettori.
Tuttavia, ricordandosi di essere ufficialmente in "missione di pace", ha coniato lo slogan Stay human! con il quale chiude ogni suo intervento.
Nelle sue cronache Israele è un mostro assetato di sangue, i palestinesi vittime innocenti di un conflitto voluto dalle lobby  giudeo-pluto-massoniche. Non disdegna neanche di descrivere movimenti violenti e terroristi come quello di Hamas definendoli "combattenti", contribuendo in questo modo a confondere ancora di più le idee sul conflitto medio orientale.
Mistificando le notizie trasforma navi siriane cariche di armi in "pescherecci palestinesi"; racconta di quotidiani lanci di bombe israeliane dai cieli di Gaza, si descrive perennemente in pericolo, giornalmente impegnato a sfuggire ad agenti del Mossad o a "tonnellate di bombe che giornalmente mi piovono sul capo". Dal punto di vista letterario non è gran che anzi, i suoi errori di grammatica sono clamorosi ma riesce apparentemente a circondarsi di quell'alone di combattente che i suoi lettori tanto amano, perdonandogli per questo anche strafalcioni della lingua italiana o semplicemente non rilevandoli.
Le sue "cronache" scatenano commenti tra i suoi lettori al limite estremo dell'incitazione all'odio razziale, dell'antisemitismo e della minaccia di violenza credibile. Sfruttando il paravento dell'antisionismo nella sua pagina si leggono commenti che farebbero la gioia di un nostalgico sostenitore della purezza della razza.
Ma nessuno tra i suoi sostenitori illustri né Articolo 21, né il Manifesto, né Peace Reporter né L'Unità che spesso ha pubblicato suoi interventi, sembrano rilevarne la gravità.
Non deve essere facile per lui trovare ogni giorno nuove "nefandezze" di Israele che riescano a suscitare  l'indignazione ed i brividi di odio dei suoi lettori. Si arrabatta come può. 
Il 17 Marzo 2011 il prode Arrigoni ha scovato una notizia di assoluto secondo piano, quasi un gossip, pubblicata dalla pagina israeliana on line YNet. Nell'articolo, abbastanza insulso, si rilevava la difficoltà degli israeliani di continuare a fruire dell'importazione di sushi dal Giappone, vista la situazione drammatica di quel Paese.
Naturalmente l'intenzione era quella di marcare l'assenza di umanità degli israeliani che nel bel mezzo di una catastrofe naturale si preoccupavano solo della mancanza di sushi nel piatto. Tentativo riuscito, unanime riprovazione dei lettori, condita anche da qualche colorito intervento "Speriamo che ve lo mandino radioattivo il sushi", "speriamo vi ci strozziate" ecc.
Una persona, facilmente identificabile come ebrea dal cognome, è ad un certo punto intervenuta, indignata per l'ipocrisia dell'articolo e dei commenti. Ha postato ad Arrigoni ed agli altri un link che testimoniava degli aiuti umanitari che Israele aveva immediatamente inviato in Giappone:
http://fuoridalghetto.blogosfere.it/2011/03/tzunami-israele-e-organizzazioni-ebraiche-gia-in-campo-per-gli-aiuti.html

ed ha chiesto che Arrigoni illustrasse quali fossero le SUE iniziative in tal senso. La prima risposta di Arrigoni è stata volgarmente ironica "Che tempismo! Già finito il sushi?" E sarebbe forse finita lì se la persona che aveva "osato" contraddire il "resistente" non avesse insistito definendo lo stesso "ipocrita guerrafondaio in cosciente malafede".
Questo Arrigoni non l'ha sopportato! Ha cancellato tutti i commenti della lettrice infedele ed ha tentato di riprendere in mano la situazione nei confronti dei suoi lettori, appellando l'ebrea che era intervenuta di RATTO.
Ora, questa scivolata nel chiaro antisemitismo, accolta con entusiasmo dai lettori "fedeli" trova chiarissimi precedenti nella letteratura antisemita nazista; è uno degli stereotipi più noti praticati da nazisti e antisemiti di tutti i tempi.
Lo stesso Hitler, nei passi più deliranti del suo "Mein Kampf", chiamava gli Ebrei con sommo disprezzo "ratti" e dichiarava che il popolo tedesco era  
" nemico naturale di questa orrenda infestazione".  
Non male per un inviato di Peace Reporter che ha fatto del motto Stay Human la sua sigla!
Arrigoni, come la spieghi questa frase antisemita? Come spieghi l'averla pubblicata su una pagina letta da ottomila e più persone?
Come farai in questo caso a far credere che il tuo anti sionismo non ha niente a che vedere con l'antisemitismo?
(MC)
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Da leggere, inoltre, quest'altra testimonianza:

Essendo arrivato   in Israele ieri, oggi ho parlato con Clara Banon, la quale mi ha confermato che:
Vittorio Arrigoni aveva augurato a Clara di morire in un attentato, e che suo figlio, che vive nel Sud e non è neppure un soldato, venisse ucciso da un missile Grad.
Si è detto dispiaciuto che la famiglia di Clara non sia stata tutta sterminata nella Shoà. (qui)

Naturalmente non è che per tutto questo meritasse di morire, sia ben chiaro, ma per favore smettiamo di spacciarlo per un "buono", smettiamo di spacciarlo per un attivista dei diritti umani, smettiamo di spacciarlo per un santo al servizio delle vittime, smettiamo di farlo passare per un eroe e per un martire. E, soprattutto, smettiamola di ignorare chi siano gli assassini.

barbara


3 marzo 2009

DIALOGO IMMAGINARIO

Rubato a lui.

Il Keren Kayemeth LeIsrael, Fondo Permanente per Israele, sostiene lo sviluppo di Israele con l'aiuto di ebrei e non ebrei di tutto il mondo, ricchi e poveri.
Grazie al Keren Kayemeth le terre sono state acquistate da parte degli ebrei dai latifondisti arabi, e non "rubate" come pensa l'immaginario - ma non troppo - pacifista a cui ora do la voce.


PREMESSA AL DIALOGO IMMAGINARIO

Ora che ho aperto un mio blog, ripubblico il ”dialogo immaginario tra un pacifista e un amico d’Israele”.

Premetto una cosa: visto il chiarissimo riferimento al G8 di Genova del 2001 e a Carlo Giuliani, chiarisco che non intendo offendere Carlo Giuliani che ha già pagato un prezzo terribile per i suoi errori; intendo offendere invece i falsari che hanno trasformato un ragazzo che ha sbagliato in un pacifico manifestante, e un carabiniere che ha sparato per salvarsi la vita in un bieco assassino. Visto che, tra presentare chi compie violenze come una persona pacifica, e presentare Israele come uno Stato razzista e genocida, c’è una cosa fondamentale in comune.
L’ESSERE COMUNQUE DEI NEGAZIONISTI DELLA REALTA’ E DEI FALSARI!

DIALOGO IMMAGINARIO TRA UN PACIFISTA E UN AMICO DI ISRAELE

Personaggi:
P Il pacifista, con passamontagna e manganello
A Amico di Israele

P: Io sono per la pace, la libertà, il dialogo tra ebrei, cristiani, mussulmani. Odio solo Israele.
A: Perché odi Israele?
P: Semplice: non si può arrivare in un posto, dire “duemila anni fa c’eravamo noi” e cacciarne gli abitanti! Che cosa diremmo se gli etruschi volessero la Toscana, magari con capitale Firenze, solo perché erano lì 3 mila anni fa?
A: E allora cosa bisognerebbe fare?
P: Ridare la Palestina a chi l’aveva prima del 1948!!
A: Si può fare, sarebbe una bella cosa per i Turchi.
P: Che c’entrano i turchi con la Palestina?
A: Semplice: a parte gli inglesi che ci sono stati una trentina d’anni, in precedenza la Palestina l’hanno avuta i Turchi per 400 anni.
P: Scherzi? Sfotti?
A: No, anzi, sono stati così gentili verso gli studenti di storia che faticano a ricordare troppe date, da starci esattamente 400 anni: dal 1517 al 1917. In quel periodo avevano le mani dappertutto, e li chiamavano Turchi….Ottomani!
P: Ammesso che sia così, gli arabi hanno avuto la Palestina per 1.500 anni dopo che gli ebrei se n’erano andati, quindi è la loro terra!
A: Se vuoi ti do il cellulare di un’insegnante di storia che fa prezzi modici. I primi 600 anni l’hanno avuta i bizantini, cioè era parte dell’impero romano d’oriente. Poi, essendo diventata la Palestina un porto di mare, gente che va e che viene, nei secoli dopo, in tutto, gli arabi hanno avuto la sovranità per 300 anni al massimo. Poco per dire: ci siamo noi da duemila anni!!!
P: Questa non la bevo: vuoi dirmi che uno stato arabo palestinese è esistito solo per 300 anni????
A: No: neanche per un giorno, dal Big Bang di 13 miliardi di anni fa.
P: Non essere pedante: non si sarà chiamato “Stato arabo palestinese”; come si chiamava lo stato arabo con capitale Gerusalemme?
A: In nessun modo: quando hanno avuto la Palestina, gli arabi l’hanno considerata parte della terra araba, ma mai uno stato autonomo. E mai hanno scelto Gerusalemme come cuore di un loro stato, o come capitale dell’ impero arabo.
P: Quindi….
A: Quindi, fino al 70 dopo Cristo, Gerusalemme l’abbiamo voluta come nostra capitale, quando l’abbiamo riavuta nel 1948 l’abbiamo voluta come nostra capitale, nell’intervallo non l’ha voluta nessuno. Neanche la Giordania che fino al 1967 aveva la sovranità su Gerusalemme Est. Sai cosa mi viene in mente?
P: No.
A: Un bambino che ha davanti agli occhi una torta meravigliosa con le ciliegine, la ignora, ma quando arriva suo fratello e la mangia inizia a urlare: “E’ mia! Stavo per mangiarla io!” Ribadisco che hanno cominciato a volere Gerusalemme come capitale storica e insostituibile solo quando l’hanno persa. Quindi la parte degli Etruschi che arrivano troppo tardi a dire “vogliamo Firenze e la Toscana” l’hanno fatta gli arabi, non gli ebrei.
P: Sei un lurido razzista antiarabo, che vuole negare agli arabi i diritti nazionali!
A: No, sono un lurido razzista antisemita semmai: chiedo uno Stato ebraico e 20 o 21 Stati arabi: Siria, Libano, Giordania, Libia eccetera eccetera.
P: Però in Palestina c’erano comunque gli arabi, anche se non avevano un loro stato ed erano sotto i turchi: non avevate diritto di portargli via la terra!
A. Vedi, io stesso ho la brutta abitudine di portare via dai supermercati, tre volte alla settimana, carne, frutta, detersivi, pasta, e probabilmente lo fai anche tu: quindi non ti comporti meglio dei sionisti.
P: Non sparare cazzate: io la frutta e la pasta le pago, non le rubo.
A: Ti farà piacere sapere che la stessa cosa è stata fatta dai “luridi sionisti” da fine ottocento in poi: hanno comprato le terre da colonizzare, e gli arabi le hanno vendute al prezzo di terreno fertile, pur essendo terre paludose e malariche. Gli ebrei ricchi e poveri facevano offerte al Fondo Nazionale Ebraico per finanziare l’acquisto delle terre.
P: Mi stai raccontando frottole: io condanno il genocidio di palestinesi compiuto da Israele negli ultimi 60 anni!
A: Ottimo, e io condanno il genocidio di cinesi compiuto negli ultimi dieci anni dalla Città del Vaticano.
P: Quale genocidio di cinesi?
A: Appunto: quale genocidio di palestinesi?
P: Sembra che per te i palestinesi non siano mai esistiti! Gesù non era forse palestinese? e San Pietro? e San Giuseppe?
A: Gesù e gli altri erano ebrei, abitavano nel Regno di Israele, sulla terra che più tardi è stata chiamata Palestina. Se a quel punto vuoi dire che fossero palestinesi, mi va bene; però…
P: Però…cosa????
A: Però devi chiamare palestinesi anche Olmert, Barak, Golda Meir, Ben Gurion, dire che Israele è lo stato palestinese e che Arafat presiedeva l’ODP, Organizzazione per la Distruzione della Palestina. Ti conviene?
P: Io so che una brigata palestinese ha combattuto per liberare l’Europa a fianco degli inglesi nella seconda guerra mondiale!!!
A: L’hai detto, Brigata Ebraica o dei Palestinesi ebrei. I palestinesi arabi si definivano semplicemente arabi. Se adesso si sentono un popolo a sé vuol dire che adesso lo sono, se prima non si sentivano un popolo vuol dire che non lo erano.
P: E se ora esistono i palestinesi, perché voi sionisti negate il loro diritto ad uno Stato da quando lo chiedete per voi?
A: Quando ti avrò dato il cellulare dell’insegnante di storia imparerai che l’ONU nel 1947 aveva deciso: uno stato ebraico in una parte della Palestina dopo 1900 anni che non c’era, uno Stato arabo in un’altra parte della Palestina dopo 13 miliardi di anni che non c’era (dal Big Bang). A noi andava bene che nascesse lo stato arabo palestinese, sono stati loro che l’hanno rifiutato per poi protestare perché erano senza! Come il bambino della torta con le ciliegine, se la butta dalla finestra e poi inizia a piangere perché è senza torta. Poi gli abbiamo dato altre volte la possibilità di avere un loro stato: erano troppo arrabbiati di essere rimasti senza torta per accettarne una!
P: Io voglio: due popoli, due stati, se proprio non si può cancellare Israele.
A: Io invece sono più filoarabo di te: voglio: due popoli, tre stati: per il popolo ebraico lo stato d’Israele, per il popolo palestinese lo Stato di Palestina e la Giordania.
P: Che c’entra la Giordania con la Palestina?

A: Che la Giordania si trova sulla parte orientale della Palestina, è popolata in maggioranza assoluta dai palestinesi, la moglie del re è palestinese. Se l’Italia del Nord la chiami Padania, sempre Italia rimane. E se lo stato palestinese orientale lo chiami Giordania, sempre Palestina rimane. A me sembra più logico che i palestinesi occidentali, di Cisgiordania e Gaza, facciano un unico Stato con la Giordania, ma se ne vogliono due, mi va benissimo. Voglio comunque che i palestinesi abbiano almeno il 70% della Palestina, e Israele al massimo il 30%. Quindi sono più filoarabo di te.
P: Magari vuoi negare la grandezza di Arafat?
A: No, anzi, è stato un grande, di sicuro. Sua mamma era una brava persona, una donna molto buona, e lui ne era degno figlio.
P: Quindi lo ammiri anche tu?
A: No, sto cercando di dirti che era un grandissimo figlio di una buona donna, che ha sistematicamente tradito i palestinesi rubando i loro soldi, rifiutando tutte le occasioni di pace, e tradendo tutti quelli con cui ha stipulato accordi: gli israeliani ma anche i libanesi e i giordani. Predicava la pace in inglese e la guerra in arabo, la pace alle 9.00 e la guerra alle 9 e un quarto. Ai giornalisti occidentali diceva pace, riceveva applausi, e andava in un brodo di giuggiole per vanità. Ai palestinesi diceva guerra, riceveva applausi, e andava in un secondo brodo di giuggiole per vanità. Amava stare comunque in mezzo agli applausi. Praticamente gli piaceva sempre…in un doppio brodo…..star!
P: Basta, hai rotto. Vado a prendere un estintore.
A: Bene, c’è da spegnere un incendio? Hai un senso civico insospettabile.
P: No, per diffondere una cultura di pace devo rompere con un estintore la testa di un carabiniere. Se poi quel bastardo non si lascia ammazzare e uccide me, diventerò un martire della pace e l’ultrasinistra mi vorrà dedicare una piazza.
A: Su questo i precedenti mi spingono a darti ragione. In bocca al lupo e ciao.

Enrico Richetti – Vicenza

Per quanto riguarda il Keren Kayemet Le Israel sono orgogliosa di poter dire che, sia pure in misura molto modesta, vi contribuisco anch’io, e che dunque fra gli alberi che ogni giorno vengono piantati contribuendo a trasformare il deserto in terra fertile e a cambiare il microclima facendo piovere dove prima mai era successo, ce ne sono anche alcune decine di miei. Per quanto riguarda invece il dialogo, non ho niente da aggiungere, né da togliere, né da cambiare: c’è tutto ciò che ci deve essere, non una parola di più, non una parola di meno.

barbara

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Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


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