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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


29 agosto 2008

A VOCE PIENA

Hai presente quei libri che ti penetrano sotto la pelle e ti entrano nelle budella, nel sangue, nelle ossa fino a fondere ogni propria molecola con le molecole del tuo corpo e diventare un corpo solo con la tua anima? Ecco, questo è uno di quei libri. Di quelli che parlano alla tua pancia e alla tua testa. Di quelli che leggi altri dieci libri e sei ancora lì a pensare a quello. Un libro così. Di quelli in cui il passato irrompe – perché non sei tu che cerchi il passato, no: è il passato che ti cerca e ti stana e ti insegue e ti bracca e ti ghermisce e ti possiede senza pietà - e tu non hai scampo. Non ne hai se sei figlio di un uomo col numero sul braccio, che non parla, che non osa, che non riesce, che non può, e tuttavia non potrai impedirti di sapere e di avere per sempre quella verità sotto la pelle, e non potrai impedire che qualcuno ti spieghi che tiene sempre una valigia pronta in caso di emergenza perché nessun posto è sicuro al cento per cento e che si è soli quando si tratta di vita o di morte. Ma non è molto diverso per la donna dalla pelle ambrata e dalla lingua misteriosa, perché la bestialità umana non conosce geografia né lingua né colore della pelle, così come non li conosce la sofferenza, quella sofferenza assoluta che ti costringe ad accovacciarti e a urlare dentro la terra perché il fiume deve rompere la diga e che lascia segni sulle mani e sulle braccia (le lamette fanno tagli perfetti), quella sofferenza che non si può dire e che tuttavia bisogna dire, prima o poi, e che ti costringe a parlare al presente, sempre, anche quando parli di chi non c’è più, perché il passato vive sotto la tua pelle ed è sempre presente in ogni momento, come sono presenti nelle tue orecchie le loro urla che ti accompagneranno per sempre, e devi fare i conti con lo spazio fra le mie ossa e le ossa dei morti e alla fine impari che nonostante tutto devi andare avanti, anche se il dolore ti schianta, anche se la tua voce scompare e chissà se mai ritornerà,  anche se la notte, a volte, i tuoi singhiozzi sono talmente violenti da arrivare fino al piano di sopra, anche se non bastano undici televisori accesi contemporaneamente per coprire la voce dei fantasmi che invadono la tua vita: lo stesso devi andare avanti perché ti rendi conto che suicidarti non sarebbe educato nei confronti dei morti e anche per non permettere agli assassini di uccidere un’altra volta. E tu leggi e sai che adesso queste storie sono anche tue, perché chi ascolta diventa testimone, e non hai il diritto di sottrarti: non più, ora che sai. E come in un perverso e tuttavia benefico girotondo le storie di qua e di là dell’oceano si incontrano e si intrecciano e si sovrappongono e poi si guardano negli occhi e si riconoscono, e l’uomo riemerso dal passato diventa fratello dell’uomo posseduto dal passato, e la donna ghermita dalle tombe diventa sorella della donna senza tombe ma le urla delle donne stuprate, le urla di vecchi e bambini sgozzati passeranno mari e foreste e montagne e pianure e laghi e deserti e ti raggiungeranno ed entreranno nelle tue orecchie e non ne usciranno mai più, così come non uscirà mai più dal tuo naso l’odore della carne bruciata e chissà quanti oceani di tempo e di spazio dovranno superare due mani per potersi incontrare – e chissà se mai ci riusciranno. E tu che mi stai leggendo, sì, tu, tu che i figli di quella terra martoriata li hai accolti nella tua casa, tu che, in lunghe notti insonni, hai ascoltato sofferenze che noi neppure osiamo immaginare, tu che hai visto le cicatrici messe a nudo dalla mano di un parrucchiere maldestro, tu che hai pianto con chi piangeva e hai stretto a te chi tremava, tu lo sai quanto amore ci vuole per fare uscire l’inferno da chi è uscito dall’inferno. E chissà se a tutti sarà dato di uscirne, chissà se a tutti sarà dato di incontrare sulla propria strada una sufficiente dose di amore. Tu, comunque, intanto leggi, e poi mi ringrazierai.
Qualcuno si è chiesto se sia ancora possibile la poesia dopo Auschwitz: la risposta è sì, e questo libro ne è la prova.


Elizabeth Rosner, A voce piena, Mondadori



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