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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


24 gennaio 2011

LETTERA APERTA A PADRE PIERBATTISTA PIZZABALLA

Padre,
ho ascoltato con grande interesse e, non le nascondo, con stupore misto a commozione, le parole da lei pronunciate di fronte ad un gruppo di italiani, amici di Israele, che sono venuti ad incontrarla a Gerusalemme. Dopo avere sentito per lunghi anni le parole regolarmente dette dal suo predecessore, padre Giovanni Battistelli, di sicuro non amico dei cittadini di Israele, il
fatto di sentirla riconoscere, finalmente, che quello della Basilica della Natività non fu certamente un assedio dei soldati di Tsahal, o che i cristiani in Israele stanno effettivamente non solo bene, ma meglio che in tutte le terre limitrofe, mi ha, ripeto, commosso e fatto sperare che finalmente, con lei, si possa iniziare davvero un dialogo serio e proficuo (le assicuro che sarò ben lieto di fare tutto quanto nelle mie possibilità per favorirlo).
Padre, se le scrivo oggi è perché le devo segnalare alcuni fatti che, devo presumere, sono sfuggiti alla sua attenzione. Nel sito
http://www.custodia.org/ è riportata una carta geografica, messa in rete nel 2007, nella quale si vedono le terre che si affacciano sul Mediterraneo orientale. Ebbene, in tale carta sono segnate le capitali di nazioni nelle quali la Sua Missione, che ha ricevuto da tempi antichi la denominazione di Custodia di Terra Santa, oggi come ieri vi continua la sua preziosa opera, fedele alla condizione propria di missionari e di profeti di
riconciliazione e di pace; tra le capitali si vedono Beirut, Damasco, Amman, Il Cairo; non figura Gerusalemme, mentre figura una città denominata Tel Aviv Giaffa, strana unione di due città adiacenti, una, in un certo senso, madre dell'altra. Ma non vi è traccia della città alla quale sono più legato, anche perché mi ha dato i natali: Gerusalemme. Non posso pensare che la Sua Missione abbia intenzione, oggi, sotto la sua Custodia, di fare quel discorso politico che, in un certo senso, contrasta con le parole da lei pronunciate, appunto, di fronte alla delegazione di italiani amici di Israele. Ma vede, padre, non si può neppure pensare che in quella carta siano indicate solo città capitali (argomento che, ripeto, poco avrebbe a che vedere con il compito di missionario); infatti, oltre alla già ricordata Giaffa, figurano, ad esempio, le città di Alessandria e di Rodi che non mi risultano essere città capitali di alcuno stato. Ed allora davvero Gerusalemme è stata dimenticata, come se facesse parte di un altro mondo (quello celeste, forse?) Ma come è possibile? La prego, padre, la faccia subito segnare, in grande evidenza, sulla carta geografica riportata in questo sito.
Mi permetta, poi, giacché mi sono permesso di scriverle, di chiederle un secondo favore. Lei non può certo ignorare che un numero sempre crescente di pellegrini vengono a visitare Gerusalemme e le altre località della "Terra Santa"; purtroppo le guide che accompagnano questi visitatori falsificano in modo vergognoso le realtà non strettamente legate al mondo cristiano. Basterebbero pochi esempi, ma gliene voglio segnalare uno soltanto, forse nemmeno il più grave: al cospetto delle 6 luci sempre accese di fronte al Kotel, viene detto ai pellegrini che sono in ricordo "della guerra dei sei giorni". Capisce, padre, nemmeno un minimo di riguardo per i sei milioni di ebrei vittime della ferocia nazi-fascista ai quali le luci sono dedicate. Mi creda, padre, tante volte è proprio iniziando dalle piccole cose che si arriva a grandi risultati; magari perfino a rilanciare, finalmente, quel dialogo tra ebrei e cristiani del quale il mondo occidentale, come lei ben ha dimostrato di sapere, ha tanto bisogno.
Un cordiale shalom
Emanuel Segre Amar


14 gennaio 2011

E QUATTRO (7)

Pierbattista Pizzaballa

Sinceramente, non me l’aspettavo. Perché conosco la storia. E conosco, nello specifico, la triste e trista storia dei francescani. I secoli passati a battere palmo a palmo tutta l’Europa, città per città, villaggio per villaggio, parrocchia per parrocchia, vomitando le loro prediche infiammate e infiammanti, scatenando sistematicamente micidiali pogrom, seminando sul proprio cammino morte e distruzione. E i trecento francescani che con le armi benedette da Sua Eminenza Aloisius Stepinac, arcivescovo di Zagabria, elevato all’onore degli altari da Sua Santità Giovanni Paolo II (santo subito!) – quello che tuonava “non muri ma ponti” (santo subito!) perché i muri impediscono ai terroristi di macellare gli ebrei, e ciò è male; quello della “terra del Risorto messa a ferro e fuoco” (santo subito!); quello della “occupazione che si fa sterminio” (santo subito!) e mai una parola sul terrorismo (santo subito!) – i trecento francescani, dicevo, che con quelle armi andavano insieme agli ustascia a fare strage di serbi e di ebrei nei campi di sterminio croati. E il predecessore di Pierbattista Pizzaballa, Giovanni Battistelli – sia cancellato il suo nome – e il suo odio e le sue menzogne, anche lui conosciamo fin troppo bene. E dunque, ecco, non me lo aspettavo, e quando ho saputo che avremmo incontrato il Custode di Terrasanta avevo promesso: gli farò vedere i sorci verdi. E invece no: padre Pizzaballa è una persona degna del massimo rispetto. Non ci ha propinato il solito, frusto mantra che “i cristiani in terrasanta continuano a diminuire” ma ha detto, correttamente, che i cristiani continuano a diminuire a Gaza e in Cisgiordana, e in Israele invece no. Non ha tentato di raccontarci la storiella che i disagi dei cristiani dipendono dal “muro”: ha detto che il problema è il fondamentalismo islamico. E ha persino osato parlare del COSIDDETTO assedio della Natività (sì, proprio così: marcando la parola). E ha confessato di essere arrivato lì, come tanti, con un sacco di pregiudizi, e di aver dovuto fare un duro lavoro su se stesso per liberarsene. Potrebbe sorgere spontaneo il sospetto che adatti, ipocritamente, le proprie esternazioni a seconda del pubblico che ha di fronte, ma ciò che ha detto a noi, lo ha detto davanti a due registratori, cioè sapendo che ogni sua parola poteva essere diffusa e documentata. In breve, è stato un incontro bello e appagante, che neanche per un momento mi ha ispirato la tentazione di essere cattiva – e chi mi conosce si renderà conto di che cosa ciò significhi. E per definire padre Pizzaballa mi viene un solo aggettivo: una persona onesta, qualità che tutti gli riconoscono. Cioè, tutti tranne uno, che non nominerò, per non rischiare di provocare un infarto a chi lo considera una specie di dio in terra, nel caso dovesse capitare da queste parti. Devo però dire che alla cena di Shabbat e in alcuni altri incontri ho avuto il conforto di verificare che non sono l’unica persona al mondo ad essere impermeabile al sorriso smagliante e al sapiente gigioneggiare dell’illustre cattedratico e a scorgere, dietro le dotte – ma non sempre oneste e veritiere - parole accuratamente allineate, una notevole quantità di aria. Che poi, a voler andare un po’ a fondo,

anche sull’intelligenza c’è poi da ridire
ben mi ricordo che pria di partire
lesse un articolo senza un cavicchio capi i-i-i i-i-re.


Anzi, a voler essere proprio proprio pignoli, di cose lette e non capite, ce ne sarebbero due. E se ne ho beccate due in poco tempo io che non lo frequento, chissà quante se ne troverebbero a volere un pochino indagare. Ma preferisco fermarmi qui, che tanta attenzione un tale personaggetto non la merita davvero, e ritornare, per concludere, a padre Pierbattista Pizzaballa, che in questo bellissimo viaggio, contrariamente a quanto mi aspettavo, anziché il neo ha rappresentato una perla di non secondaria grandezza.



barbara

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