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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


8 ottobre 2009

LA REPUBBLICA DELLE BANANE

Giulio Andreotti, Franco Bassanini, Giorgio Benvenuto, Silvio Berlusconi, Massimo Maria Berruti, Alfredo Biondi, Umberto Bossi, Enzo Carra, Paolo Cirino Pomicino, comunisti vari misti, Luca Cordero di Montezemolo, Bobo Craxi, Massimo D’Alema, Sergio D’Antoni, Massimo De Carolis, Marcello Dell’Utri, Gianni De Michelis, Cesare De Piccoli, Roberto Formigoni, Gaspare Giudice, Giorgio La Malfa, Agazio Loiero, Claudio Martelli, Achille Occhetto, Cesare Previti, Cesare Romiti, Vittorio Sgarbi, Carlo Tognoli, Vincenzo Visco, Claudio Vitalone.

Indovinate che cos’hanno in comune tutti questi gentiluomini? Bravi, avete indovinato: sono tutti pregiudicati. Più che la repubblica delle banane, però, dovrebbe più propriamente appellarsi la repubblica delle cloache: difficile affacciarsi su questo verminaio senza provare almeno un conato di vomito. Vale davvero la pena di riprendere in mano questo libro di qualche anno fa, se non altro per verificare come le cose, da allora, non abbiano fatto che peggiorare, come i delinquenti abbiano gloriosamente proseguito le loro prestigiosissime carriere, come il parlamento abbia continuato, man mano che i suoi membri si dedicano a sempre nuovi reati, a sfornare via via sempre nuove leggi per depenalizzarli, affinché coloro che ci rappresentano possano continuare, impunemente e rigorosamente a piede libero, a derubarci a man bassa, a fare affari con la più bieca criminalità organizzata, a sporcarsi anche le mani di sangue senza che la loro gloria ne venga intaccata.
Utile, anche, per fare piazza pulita di tutta una serie di leggende metropolitane che dall’epoca di Mani Pulite hanno goduto di crescente popolarità, dalle prescrizioni spacciate per assoluzioni alla colossale bufala delle condanne che sarebbero state comminate con la grottesca motivazione che “non poteva non sapere”: NESSUNO è mai stato condannato con questa motivazione; chi è stato condannato lo è stato in base a prove documentali che SAPEVA e AGIVA. I reati di Gianni Agnelli, per esempio, che davvero non poteva non sapere, ma per i quali, grazie al solidissimo e impenetrabile quadrato fattogli intorno, non è stato possibile trovare prove documentali, sono stati prontamente archiviati.
Chi se lo fosse perso al momento della sua uscita, è dunque caldamente invitato a rimediare adesso.

P.S.: Naturalmente non è per caso che pubblico questo testo nel momento in cui, finalmente, sembra intravvedersi uno spiraglio di luce, nel momento in cui si verifica che c’è ancora qualcuno che non è disposto a usare la Costituzione come carta da cesso, nel momento in cui realizziamo che c’è ancora qualcuno convinto che la legge debba essere uguale per tutti, nel momento in cui constatiamo che forse sì, c’è davvero un giudice a Berlino.
P.P.S.: Mi si è appena riferito che l’ineffabile Cavaliere ha definito Rosy Bindi “più bella che intelligente”. Nel ricordare che l’immonda battuta è vecchissima e appartiene al pregiudicato Vittorio Sgarbi, il che significa che il Grande Comunicatore non è neppure in grado di inventarsi una battuta e ha bisogno di riciclare quelle altrui, e nel rimandare per i dettagli a quanto scritto qui tre anni fa, desidero esprimere tutta la mia solidarietà umana, femminile e politica alla signora Rosy Bindi.

Peter Gomez – Marco Travaglio, La repubblica delle banane, Editori Riuniti



Molto meno ottimismo della sentenza della Consulta suscita invece la lettura di ciò che scrive lui. E poi

MEMENTO: +38.

barbara


14 settembre 2007

LETTERA APERTA AL FASCISTA BEPPE GRILLO

Poiché questa “lettera aperta” dell’amico Devarim è una delle cose più belle che abbia letto da molto tempo a questa parte – paragonabile ai migliori post indignati di codadilupo – desidero farla conoscere anche agli amici che non conoscono o non frequentano quello splendido blog.

“Caro” Signor Giuseppe Grillo, detto Beppe,
Lei sbaglia. E non sbaglia per il semplice motivo che il suo moto di protesta, abilmente orchestrato, possa configurarsi come qualunquismo e antipolitica. Nel merito, alcune delle sue opinioni sono condivisibili, e sono patrimonio di molti che avvertono il problema che la transizione della nostra Repubblica nella cosiddetta “seconda”, dopo gli anni ’90, ha comportato. Lei è convinto che basti il richiamo al popolo, che lei chiama “cittadini”. Ma lei non sa cosa sono i cittadini.
I padri di questa Repubblica ritennero che, i cittadini, per le loro garanzie democratiche, si dovessero organizzare in partiti. E lo sa perché? Perché si usciva da un regime in cui vigeva il partito unico, e un duce che incarnava in sé il destino del popolo. Ora io ritengo che una frase detta da Lei ieri sia fortemente incostituzionale, e sia fautrice di un profondo attacco alla nostra democrazia. Sa qual è? È questa:

“Noi i partiti li vogliamo distruggere, sono il tumore della democrazia”. Lei forse non si rende conto della profonda forza eversiva di quest’ asserzione.

Legga l’articolo 49 della Costituzione repubblicana : Art. 49.

Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.

Lei si è anche permesso di far abbassare una bandiera rossa di un ragazzo che, ingenuo e sprovveduto eppure latore di una storia carica di libertà (parlo dell'Italia, non della Russia) alzava: Lei gli ha detto “abbassa quella bandiera, porta sfiga”. Ma come si è permesso? Sa che dietro quella bandiera, che altrove è stata causa di massacri, ci sono il sacrificio di migliaia di donne e uomini che si alzarono “per libertà non per destino “ (Calamandrei) contro un totalitarismo che aveva fatto strame dell’Italia? Lei non si rende conto di quanto l’Italia abbia, nei suoi cromosomi, il gene del totalitarismo. La rimando a un libro meraviglioso, “Rivoluzione liberale” di Piero Gobetti. Vi si parla di come sia nato il fascismo. Lei forse non sa che il fascismo, in Italia, si scatenò proprio nella stessa piazza i cui Lei ha tenuto il suo comizio (Legga un qualunque libro di storia serio): Palazzo d’Accursio. Ha, inoltre, scelto l’8 settembre come data della sua manifestazione. Sostenendo, con un’ignoranza storica imperdonabile che “ Dall’8 settembre ’43 a oggi nulla è mutato in Italia”. Si dovrebbe vergognare.
Lei è un pericolo per la democrazia, signor Grillo Si limiti a sparare cazzate sul suo blog (talvolta ci azzecca, ma anche un orologio fermo due volte al giorno segna l’ora giusta”) e a sponsorizzare i suoi libri da acquistare. Lasci ai cittadini uniti in partiti la democrazia. Essa è una cosa seria. Ben più seria di quanto pensi uno che si erge su un palco a sproloquiare i suoi proclami su tutto e su tutti.
Noi, democratici e liberali, appena vediamo un uomo su un balcone, su un palco, o su un monte, siamo presi da un rigurgito di paura. Sappiamo come andrà a finire. Chi si erge su un balcone a testa in su, alla fine, inevitabilmente penzolerà a testa in giù da un distributore di benzina. In un qualunque Piazzale Loreto.

Un cordialeVaffanculo a Lei.

Viva la democrazia, viva la Costituzione repubblicana, viva la libertà.

Devarim

(per la serie “condivido anche le virgole”)

barbara

AGGIORNAMENTO: dopo averlo riletto, mi sono convinta che dovete assolutamente vedere anche questo: altra prospettiva, altro tipo di critica, ma altrettanta profondità di riflessione - e altrettanto nobile indignazione.

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