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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


21 marzo 2011

LETTERA A FRANCESCO BATTISTINI

Signor Battistini,
avremmo qualche domanda da rivolgerle in merito all'articolo pubblicato con la sua firma domenica 20 marzo 2011:

1) Come mai non ritiene di dover dare alcuna spiegazione per il lettore che, a distanza di sessant'anni, nella maggior parte dei casi ignora tutto del processo Eichmann e, soprattutto, del personaggio principale?
2) Come le viene l'idea di scrivere che, impiccando Eichmann, Shalom ha "vendicato milioni di ebrei"? Non le risulta che la condanna di Eichmann sia stata decisa a conclusione di un regolare processo? Non le risulta che processare e condannare un assassino sia un atto di giustizia e non di vendetta? Lei pensa che Salvatore Riina sia stato condannato all'ergastolo per vendicare gli uomini uccisi dalla mafia?
3) Perché usa la parola "boia" una volta per Eichmann, volontario pianificatore della morte di sei milioni di ebrei innocenti (con l'effetto collaterale della morte di tre milioni di prigionieri di guerra russi, mezzo milione di zingari, almeno un centinaio di migliaia di omosessuali, un numero imprecisato di handicappati, testimoni di Geova ecc., tutti altrettanto innocenti) e la usa ben SEI VOLTE per Shalom, riluttante ma obbligato, in quanto sorteggiato, esecutore della condanna a morte di uno dei peggiori assassini che la storia dell'umanità abbia mai conosciuto?
4) Da dove spuntano quei "polli da strozzare"? Lei che ormai da anni vive in Israele non sa che la kasherut vieta di mangiare animali soffocati? E lei li vede proprio in una macelleria kasher? Non sarà per caso dalla stessa sfrenata fantasia che spuntano fuori anche quei "due occhi di capra su un tavolo"? (per non parlare delle parole che qualche padre pronuncia all'interno di un'auto che passa, e che lei ci riporta con straordinaria esattezza...)
5) Come mai fra tutte le migliaia di stragi perpetrate da palestinesi contro gli ebrei israeliani (e non solo israeliani) - l'ultima delle quali, particolarmente raccapricciante, di soli pochi giorni fa - lei sceglie di citare l'unica strage perpetrata da un ebreo israeliano contro dei palestinesi? E come mai, nel farlo, si premura di precisare che si trattava di un "colono", di usare il verbo "massacrare", di ricordare che quei palestinesi stavano pregando, ma dimentica di dire che stavano pregando in un luogo sacro ebraico di cui i palestinesi si sono impossessati, situato in una città ebraica fin dalla notte dei tempi e completamente "ripulita" dai suoi abitanti ebrei nel massacro del 1929? E naturalmente dimentica pure di dire che l'autore di quella strage è stato condannato dalla opinione pubblica israeliana, al contrario di quanto succede regolarmente con la controparte.

Signor Battistini, lei non ci trova un che di osceno nel costringere un essere umano a mettere a nudo sentimenti e stati d'animo così dolorosi? Non le è mai venuto in mente di fare un analogo servizio tra i tanti boia che compiono quotidianamente (e con orgoglio) quel lavoro nei paesi del medio oriente (e non solo), spesso uccidendo persone per bene che non hanno altra colpa che l'essere avversari politici dei vari dittatori locali? Si accorgerà che le cose da raccontare saranno ben diverse e, magari, anche molto meno edificanti.
 
Barbara Mella
Emanuel Segre Amar (lettera pubblicata in Informazione Corretta)


30 marzo 2010

CORRIERE DELLA SERA: NUOVI TAROCCHI, VIZIO ANTICO

Qualche giorno fa il Corriere della Sera, nel nobile e lodevole intento di mostrare quanto sono cattivi i perfidi giudei che occupano la Terra d’Israele, ha pubblicato una foto che mostra come sono ridotti i poveri palestinesi, vittime della loro infamia. Su tale foto ha messo le mani il bravo Marco Reis, così:



Per vederne meglio i dettagli, ecco i singoli pezzi ingranditi:







Chiaramente non si tratta di ciò che la didascalia vorrebbe far credere, bensì di una delle innumerevoli foto fabbricate ad arte e conservate per essere usate all’occorrenza, allo scopo di “documentare”, in qualunque momento, ciò che fa comodo propinare ai lettori – do you remember le migliaia di foto taroccate che la Reuters è stata costretta a ritirare durante la guerra in Libano?
Vizio antico, d’altra parte, al Corriere: quella che segue è una mia lettera al giornale – direttore, allora come oggi, Ferruccio De Bortoli – nel lontano maggio del 2001:

Buongiorno direttore. Sono di nuovo io, abbia pazienza. Sul Corriere di oggi c'è una foto con la didascalia "Un soldato israeliano spara contro un palestinese a Ramallah".
1 - Come fa a sparargli se il mitra è rivolto in un'altra direzione?
2 - Perché il palestinese cade in avanti se è colpito di fianco?
3 - Perché porta le mani in avanti come chi è inciampato?
4 - Perché, guardandolo con la lente di ingrandimento, il viso del palestinese appare perfettamente disteso e ha addirittura un accenno di sorriso?
5 - Come fa uno a essere talmente idiota da passeggiare tranquillamente a quattro metri - come appare nella "foto" - da un nemico col mitra spianato?

Poi uno dice eh, c’è scritto sul giornale! C’è anche la foto ...

barbara


29 agosto 2009

IO A ME MI CI VIENE DA DOMANDARMIVICISI

No perché cioè adesso vi spiego. Fra gli ospiti abituali di questo blog c’è, come sapete, un ex direttore di un quotidiano italiano. Un quotidiano non cattolico. Ora, quello che io a me, come dico nel titolo, mi ci viene da domandarmivicisi è questo: se il suddetto ex direttore di quotidiano non cattolico al tempo in cui non era ex fosse stato condannato per delle molestie DOCUMENTATE, virgola, voi cosa dite, ci sarebbe stata una plebiscitaria levata di scudi a dire ah no, lui è una brava persona, lui gode di tutta la mia stima, lui è strasicurissimamente innocente? E il fatto che anche il suddetto ex direttore, come l’altro direttore de quo fabula narratur, è, sia pure indirettamente, rappresentante di una religione, che però nel suo caso non è quella cattolica, voi cosa dite, sarebbe stato considerato un’attenuante o un’aggravante nella valutazione delle accuse contestategli?

  

barbara

ERRATA CORRIGE: Chiedo scusa, ho fatto un po' di confusione: a dirigere per un breve periodo il Corriere della Sera non è stato Ugo Volli, bensì Stefano Folli (che peraltro sono praticamente coetanei, quindi, oltre che per la quasi omonimia, ho sbagliato davvero di poco ...). Credo comunque che il discorso rimanga valido lo stesso: la rivelazione della condanna di un direttore di un giornale non cattolico difficilmente avrebbe provocato una analoga levata di scudi.


7 maggio 2009

SBARELLARE

È ciò che capita a molti quando si trovano a parlare di Israele, o di qualcosa che, direttamente o indirettamente, ha a che fare con Israele. Franco Venturini è uno di quelli a cui capita particolarmente spesso. Così succede che sul Corriere di ieri parli della questione arabo-israeliana come della più intricata e insanguinata delle controversie mondiali. E uno si chiede: ma questo signore che di mestiere fa il giornalista, ossia uno che in teoria sarebbe pagato per informare, ha mai sentito parlare – così, tanto per dirne una - di Darfur, centinaia di migliaia di morti, milioni di profughi, un numero infinito di villaggi distrutti e di stupri? Ha mai sentito parlare – così, tanto per dirne un’altra - di Ruanda, un milione di morti in tre mesi? Ha mai sentito parlare di Congo, CINQUE MILIONI DI MORTI? Ha mai sentito parlare di una cosa che va sotto il nome di “Settembre Nero”, in cui re Hussein buonanima ha fatto fuori in un mese più palestinesi di quanti gli israeliani ne abbiano ammazzati in sessant’anni?
Poi, naturalmente, il Nostro non può farsi mancare tutta la sequela dei più beceri mantra della propaganda anti israeliana: il nuovo governo israeliano ultra-nazionalista e fortemente di destra, il capofila dei «falchi» nei panni di ministro degli Esteri, il che rende evidente che le conoscenze del signor Venturini in fatto di politica israeliana e in merito ad Avigdor Lieberman sono pari a zero, ma il sapere di che cosa si sta parlando, quando si parla di Israele, è noto che è un mero optional, cosa che l’ineffabile Venturini dimostra ulteriormente affermando temerariamente che Israele avrebbe sempre escluso la possibilità della nascita di uno stato palestinese. Ma l’apice della sua grandezza il Nostro la raggiunge in finale di articolo, quando spiega che occorre che Israele riduca gli insediamenti invece di espanderli e valuti favorevolmente le proposte contenute nel piano della Lega Araba. Ora, poiché non ho motivo di supporre che il signor Venturini sia proprio proprio proprio ritardato e analfabeta al punto da ignorare ciò che è accaduto dopo il ritiro dal Libano nel 2000 e quello da Gaza nel 2005, la conclusione può essere una sola: vai, caro Venturini, vai, che Hitler è vivo e lotta insieme a te!

(In attesa che Honest Reporting Italia, ancora bloccato per problemi tecnici, possa ripartire, intanto accontentatevi di questo)

barbara


28 maggio 2008

SERGIO ROMANO, OVVERO L’ARTE DELLA DISINFORMAZIONE

Comunicato Honest Reporting Italia 28 maggio 2008

Si è sempre nel dubbio, quando si leggono le ricostruzioni storiche di Sergio Romano, se sia più grande l'ignoranza o la malafede. Quello che è certo ed evidente è che massicce dosi di disinformazione non mancano mai. E non mancano neppure in questa sua risposta a un lettore che chiede chiarimenti sulla strage di Sabra e Chatila, pubblicata sul Corriere della Sera di martedì 27 maggio.

I CAMPI DI SABRA E SHATILA LA TRAGEDIA E I SUOI EFFETTI
Grazie a un recente film è tornato alla ribalta, dopo 26 anni, il massacro degli arabi palestinesi nei campi di Sabra e Shatila alla periferia di Beirut. Contrastanti sembrano essere le opinioni sulle effettive responsabilità dell’accaduto, ma comunque non convincenti: può aiutarmi a capire come andarono realmente le cose?
Michele Toriaco, Torremaggiore (Fg),

Caro Toriaco, L’esercito israeliano invase il Libano nel giugno 1982 mentre da sette anni infuriava in quel Paese la guerra civile.
Guerra civile scatenata dai palestinesi scampati al massacro messo in atto dall'esercito giordano nel Settembre Nero (oltre diecimila morti, secondo le stime più attendibili), che avevano qui trovato rifugio: perché non ricordarlo? Guerra civile che ha provocato circa 160.000 morti, la cancellazione di intere comunità cristiane e la distruzione di uno dei più ricchi, belli e civili Paesi del Medio Oriente: perché non ricordarlo?

Israele voleva impedire alle formazioni palestinesi di utilizzare il territorio libanese per operazioni di guerriglia,
Israele voleva impedire alle formazioni TERRORISTICHE palestinesi di CONTINUARE A UTILIZZARE il territorio libanese per incursioni armate e attacchi terroristici in territorio israeliano, come stavano facendo da anni

ma si proponeva altresì uno scopo meno confessabile: la tutela di un piccolo Stato vassallo, nel Libano meridionale, governato per procura dalle milizie cristiane del maggiore Saad Haddad.
più che altro la creazione di un cuscinetto che proteggesse Israele dai continui assalti terroristici. Cuscinetto corrispondente al 5% del territorio libanese, mentre il restante 95% era occupato dalla Siria, fatto che non sembra però turbare troppo il signor Romano.

Vi fu quindi, sin dall’inizio dell’operazione, una sorta di collusione tra forze israeliane e gruppi cristiani.
Che cosa significa esattamente "gruppi cristiani"? Non sarebbe auspicabile una maggiore chiarezza, tanto perché si sappia di che cosa si sta parlando?

Dopo avere sconfitto rapidamente le forze siriane e palestinesi schierate alla frontiera, i 75.000 uomini del corpo di spedizione israeliano puntarono sui campi profughi, vivaio delle reclute che Yasser Arafat arruolava tra le famiglie di coloro che avevano abbandonato la Palestina nel 1948 e nel 1967.
Forse, più che "vivaio di reclute" sarebbe più corretto chiamarli "covi di terroristi", considerando che al momento dell'evacuazione dei campi furono trovati 5630 tonnellate di munizioni, 1320 fra carri armati e altri veicoli pesanti, 623 pezzi di artiglieria e lanciamissili, 33.303 armi leggere, 1352 armi anticarro, 2387 attrezzature ottiche, 2024 apparecchi di telecomunicazione, 215 mortai, 62 lanciarazzi katiuscia (elenco non definitivo, fornito nel comunicato ufficiale israeliano del 18 novembre 1982).

Gli invasori speravano che l’operazione avrebbe permesso l’annientamento dell’Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina)
organizzazione nata nel 1964, quando NON c'erano i "territori occupati", ma il signor Romano si guarda bene dal precisarlo, poiché tale precisazione rende lampante il fatto che questa organizzazione non è nata allo scopo di creare uno stato di Palestina, ma unicamente per quello di distruggere Israele essendo, all'epoca, lo stato di Israele l'unico territorio occupato da Israele.

e la cattura, «vivo o morto», di Arafat. Ma dovettero accontentarsi di un accordo, negoziato grazie alla mediazione degli Stati Uniti, che avrebbe permesso a una parte delle milizie palestinesi (circa 15.000 uomini) di lasciare il Paese verso la fine di agosto.
Detto in altri termini, ancora una volta il mondo intero - Stati Uniti compresi - si è mobilitato per salvare i terroristi, per impedire a Israele di averne ragione e di chiudere finalmente una volta per tutte la partita, e per perpetuare quindi questa guerra che sembra ormai non poter avere fine.

In quegli stessi giorni il Libano ebbe finalmente un nuovo presidente nella persona di Bashar Gemayel,
Bashir Gemayel

leader delle Falangi cristiane. Ma la sua presidenza durò soltanto sino al 14 settembre quando il capo dello Stato morì con venticinque uomini in un attentato organizzato forse dai siriani.
Forse? Come mai quando si tratta della Siria sono sempre d'obbligo le formule dubitative?

Fu quello il momento in cui il governo Begin e il suo ministro della Difesa Ariel Sharon decisero di occupare nuovamente Beirut per espellere i palestinesi rimasti nella città.
Per espellere i terroristi palestinesi rimasti nella città.

L’operazione sarebbe stata condotta dalle milizie cristiane, ma gli israeliani, installati a 200 metri da Shatila, crearono una cinta intorno ai campi e fornirono i mezzi necessari all’operazione.
Il massacro durò due giorni e provocò, secondo stime difficilmente verificabili, circa 3.000 vittime.
"Secondo il rapporto del Procuratore Generale libanese, nei due campi non ci sarebbe stato un massacro di inermi contro armati, ma una vera e propria battaglia che ha coinvolto l'intera popolazione. «... Furono i terroristi palestinesi - riferirà un maggiore dell'esercito danese, Joern Mehedon - a cominciare la sparatoria ... Sapevamo che i guerriglieri si facevano normalmente scudo di donne e bambini. ...»." (Fausto Coen, Israele: 50 anni di speranza, Marietti, p. 160). Naturalmente non abbiamo modo di sapere se questa testimonianza sia attendibile e se questa ricostruzione dei fatti sia corretta, ma in presenza di versioni contrastanti ci si aspetterebbe che un giornalista degno di questo nome le fornisse entrambe. Quanto alle vittime, secondo la Procura Generale della Repubblica libanese sarebbero state 470, per la Croce Rossa 663, mentre la Commissione di inchiesta israeliana - la più severa - in base a sopralluoghi, riprese aeree e testimonianze ha calcolato che le vittime siano state fra le 700 e le 800. La cifra di 3000 vittime non risulta da alcuna "stima": è solo la cifra spacciata dalla propaganda palestinese, ma per qualcuno, evidentemente, è di gran lunga preferibile alle stime vere.

In Israele vi fu una grande manifestazione di protesta, a cui parteciparono quattrocentomila persone,
ossia il 10% dell'intera popolazione israeliana, mentre non si ha notizia di proteste, in altri Paesi, contro gli autori della strage

e venne costituita una commissione d’inchiesta che attribuì a Sharon la responsabilità del massacro e lo costrinse a dimettersi.
che attribuì a Sharon la responsabilità INDIRETTA del massacro, ossia per non averlo saputo prevedere e impedire, scagionandolo invece da quella diretta, appannaggio di Eli Hobeika che aveva guidato le milizie che lo avevano perpetrato. Operazione per la quale fu ricompensato dai suoi padroni siriani - padroni anche dell'intero Libano - con un ministero.

L’operazione non impedì ai palestinesi di riorganizzarsi ed espose Israele alle critiche della società internazionale.
Difficile che Israele non sia esposta alle critiche, finché l'informazione è in mano a personaggi come il signor Romano!

Ma la maggiore e più grave ricaduta politica del massacro fu l’apparizione di un nuovo nemico: un movimento politico e religioso che si chiamò Hezbollah, «partito di Dio», e riunì i gruppi di militanti sciiti che avevano sino ad allora partecipato in ordine sparso alla guerra civile.
Il movimento Hezbollah nasce nel giugno 1982: un po' difficile attribuirne la nascita alla strage di Sabra e Chatila avvenuta fra il 16 e il 17 settembre dello stesso anno.

Fu quello il momento in cui la lotta contro Israele smise di essere prevalentemente laica per divenire anche e soprattutto religiosa.
Le dice qualcosa, signor Romano, il nome Damour? È una cittadina a venti chilometri da Beirut. Quasi seicento cristiani massacrati, donne stuprate, cadaveri smembrati, uomini trovati evirati e coi genitali in bocca, il cimitero devastato, le tombe scoperchiate e le ossa sparse per tutto il campo. L'assalto, ad opera degli uomini di Arafat, era avvenuto al grido di "Allahu akhbar". Era il gennaio 1976 (giusto per fare un esempio. Se ne potrebbero fare molti altri, volendo, magari partendo dal Gran Mufti Haji Amin al Husseini che nel 1948 incitava al jihad contro il neonato stato di Israele).

E fu quello infine il momento in cui l’Iran, dove gli Ayatollah avevano conquistato il potere poco più di tre anni prima, poterono contare su un amico libanese di cui si sarebbero serviti, da allora, per influire sugli avvenimenti della regione.
Cioè, l'Iran ha aspettato Sabra e Chatila per decidere di influire sugli avvenimenti della regione? Ma per piacere, signor Romano!

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Per chi desiderasse saperne di più, suggerisco la lettura dei miei post su Damour, sulla strage di Tell al Zatar e sull’altra Sabra e Chatila (sì, ce n’è stata anche un’altra: lo sapevate?) utili anche, per chi è più giovane e non ha vissuto quegli avvenimenti in diretta, per capire un po’ meglio le dinamiche di ciò che è accaduto e sta tuttora accadendo in Libano.

barbara


21 maggio 2008

COLPA NOSTRA? NO: DEGLI EBREI!

Comunicato Honest Reporting Italia 21 maggio 2008

Per una volta Honest Reporting Italia non si occuperà di Israele, bensì di ebraismo. Vogliamo segnalare ai nostri lettori questa lettera apparsa sul Corriere della Sera di martedì 20 maggio, nella rubrica delle lettere curata da Sergio Romano. Non inseriremo, contrariamente al solito, commenti all'interno del testo, in quanto questo, riteniamo, si commenta sufficientemente da solo: la signora Burkhardt tiene a precisare che i tedeschi non hanno le "colpe" loro attribuite in quanto i responsabili sono ebrei, ai quali non basta "la presenza fisica in un Paese" per poter essere considerati suoi cittadini; Sergio Romano, nella sua risposta, fa cortesemente notare che alcuni dei "colpevoli" in realtà non sono ebrei e che comunque nella storia ci sono stati, in Germania, anche degli "ebrei buoni", che hanno acquisito qualche merito. E non una parola, in questa risposta apparentemente pacata, per stigmatizzare il manifesto antisemitismo che permea tutta la lettera. Leggiamo lettera e risposta:

Sono tedesca di nascita e italiana di matrimonio. Avendo letto la sua risposta sui rapporti tra la Russia e la Germania, vorrei però precisare che Marx, Engels e la Luxemburg non erano tedeschi ma ebrei, quindi i tedeschi non hanno nessuna responsabilità rispetto alla rivoluzione russa del 1917, come non sono responsabili della rivoluzione studentesca della Scuola di Francoforte(Adorno,Marcuse e Horkheimer). O basta forse la presenza fisica in un Paese per essere russi, tedeschi, italiani, ecc...?
Helga Burckhardt-Agnoli
tiziano.agnoli@gmx.it

Cara Signora,
Engels non era ebreo. Nacque in una famiglia protestante da un padre rigorosamente pietista e fece le sue prime apparizioni nella vita pubblica ribellandosi all'integralismo evangelico dell'ambiente familiare. Karl Marx era nipote di rabbini, ma figlio di genitori convertiti al cristianesimo e considerava gli ebrei come la perfetta incarnazionale del capitalismo; quindi, secondo la filosofia del suo "Manifesto", "nemici di classe". Certo la "presenza fisica" in un Paese non è sinonimo di nazionalità.Ma quella dei tedeschi in Germania fu molto più di una semplice presenza fisica. Fu qui, nel clima culturale tedesco del Settecento, che Moses Mendelssohn dette il via al grande rinascimento ebraico. La sua lettura di Locke, il filosofo inglese della tolleranza, la sua familiarità con Leibniz e con Kant, e i suoi dialoghi con Gotthold Lessing inserirono l'ebraismo nella cultura europea. La sua traduzione tedesca del Pentateuco ebbe per le comunità ebraiche della Germania una importanza comparabile alla traduzione che Lutero fece della Bibbia fra il 1522 e il 1534. Mentre Moses si affermava come filosofo, il nipote Felix Mendelssohn-Bartholdy creava con Schubert e Schumann la grande musica romantica. E un altro ebreo convertito, suo contemporaneo, Heinrich Heine fu per alcuni decenni il più popolare, amato e imitato poeta tedesco.
Nella Germania del Settecento esisteva ancora "l'ebreo di corte", apprezzato per la sua abilità finanziaria, spesso chiamato a rimpinguare con i suoi prestiti la cassa del principe, ma trattato come un estraneo o, nella migliore delle ipotesi, come un ospite. Con la grande ascesa della casa dei Rothschild durante l'epoca napoleonica, il banchiere ebreo s'inserisce nella società della nuova Germania, collabora allo straordinario sviluppo industriale e sociale del Paese. Dopo la pubblicazione di un libro di Fritz Stern apparso nel 1977 sappiamo quale importanza abbia avuto la lunga amicizia fra Bismarck e il banchiere Gerson Bleichroder nella costruzione della Grande Germania. Non vi è altro Paese europeo in cui una popolosa comunità ebraica abbia avuto altrettante occasioni di affermare la propria presenza e salire rapidamente i gradi della scala sociale. Alla vigilia della Grande guerra, nonostante le prime avvisaglie di antisemitismo alla fine dell'Ottocento, gli ebrei del Secondo Reich si sentivano tedeschi, erano fieri della loro patria, partecipavano con eguale convinzione a tutte le sue manifestazioni culturali e politiche dal nazionalismo al socialismo, dai movimenti conservatori ai movimenti rivoluzionari. Un grande industriale e uomo politico ebreo-tedesco, Walter Rathenau, disse un giorno che gli ebrei della Germania erano semplicemente "un'altra tribù tedesca".
La Grande guerra, la rivoluzione d'ottobre e l'avvento di Hitler al potere hanno cambiato la storia della Germania e dell'ebraismo tedesco oscurando ciò che era accaduto nel secolo precedente. Ma non credo che gli storici possano tagliare il cordone ombelicale che ha lungamente legato alla Germania l'ebraismo illuminista di Moses Mendelssohn. Non lo hanno tagliato i 130000 ebrei che hanno fissato la loro residenza nella Repubblica federale dopo la fine della Seconda guerra mondiale.

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barbara


3 marzo 2008

CORRIERE DELLA SERA SCATENATO CONTRO ISRAELE

Comunicato Honest Reporting Italia 3 marzo 2008

Il Corriere on-line di domenica 2 marzo sembra avere deciso un attacco a 360° contro Israele. Si inizia con questo articolo di Guido Olimpio, in cui faziosità, mistificazione e manipolazione delle notizie regnano sovrane.

L'equilibrio del terrore e Le Trappole per evitare una offensiva terrestre

E cominciamo dal titolo: da quanto viene detto più avanti, si chiarisce che l'equilibrio del terrore è tra Hamas e Hezbollah, ma chi si limitasse a leggere le prime righe - e molti, per mancanza di tempo, per superficialità, per pigrizia o altro, lo fanno - capirebbe che l'equilibrio del terrore sia tra Hamas e Israele.

Hamas copia Hezbollah: razzi su Israele
Perché finora non erano arrivati razzi su Israele da Hamas? E gli edifici distrutti chi li ha distrutti? E le persone ferite chi le ha ferite? Le persone invalide chi le ha rese invalide? Le persone uccise chi le ha uccise?

Con i Kassam per rispondere allo strapotere della macchina da guerra di Tel Aviv
Classico ribaltamento di fatti, di ruoli e di responsabilità: uno stato democratico costretto a mettere in campo la sua "macchina da guerra" per difendersi dal tentativo di annientamento dei suoi nemici diventa la causa prima, e il tentativo di annientamento diventa la risposta. Modesta, oltretutto, sembra di capire.

WASHINGTON – Hamas ha studiato attentamente quanto fatto dall’Hezbollah libanese contro Israele nell’estate 2006 ed ora lo imita.
Forse al signor Olimpio sono sfuggiti alcuni episodi messi in atto da Hamas un pochino prima dell'estate 2006.

I RAZZI - Allo strapotere della macchina bellica israeliana, Hamas risponde con razzi Kassam, prodotti in loco, e Grad, forniti forse dall’Iran.
No, signor Olimpio: alla messa in atto di un tentativo di annientamento da parte di Hamas, Israele risponde mettendo in campo un millesimo della sua macchina bellica (se un giorno dovessero decidersi a usare l'atomica, allora ne riparleremo). E i grad non sono "forse" forniti dall'Iran. O vogliamo negare anche l'evidenza più lampante?

Armi che hanno un valore strategico e politico perché i militanti sono in grado di tenere sotto scacco alcuni centri abitati di Israele. Ogni razzo che cade è una sfida aperta.
Ogni razzo che cade è anche un danno materiale. Non di rado uno o più feriti. A volte anche qualche morto. O sono dettagli insignificanti, questi? E quelli che li usano sono terroristi, non militanti.

In questo modo Hamas ha stabilito un equilibrio del terrore. E’ la copia di quanto organizzato dall’Hezbollah con i lanci di missili verso Israele.
Come già detto, non ci sembra che i razzi di Hamas contro Israele siano una novità dell'ultima ora.

LA SFIDA – Hamas, da una parte, teme le ripercussioni di una pesante offensiva terrestre di Israele su Gaza, ma, dall’altra, è capace di sfruttarla a sua vantaggio politicamente. Qualsiasi azione nelle aree densamente popolate della Striscia comportano un alto numero di vittime anche tra i civili.
Soprattutto quando "fonti palestinesi" non meglio identificate sparano cifre che i nostri solerti corrispondenti si guardano bene dal verificare.

Perdite che i militanti possono usare per denunciare, sul piano internazionale, il massacro.
E stiamo ben attenti a non chiamarli terroristi, che potrebbero aversene a male!

Inoltre l’eventuale intervento di Israele ricompatta il fronte palestinese, infiamma gli animi, porta nuove reclute nei ranghi di Hamas. Il movimento palestinese,
il movimento terrorista palestinese

sempre imitando l’Hezbollah, ha costruito trappole, bunker e postazioni segrete con l’intento di far pagare un prezzo pesante alla fanteria israeliana.
Anche trappole, tunnel e bunker non ci sembrano propriamente una novità.

IL DILEMMA - Israele ha più volte invaso Gaza per neutralizzare la minaccia dei razzi Kassam,
Israele è più volte entrato per brevissimi periodi a Gaza: invadere è cosa parecchio diversa

operazioni rivelatesi però fallimentari.
perché mai condotte fino in fondo, grazie anche alle anime belle dell'intero pianeta, Onu compresa, che ogni volta che Israele tenta di difendersi intervengono a bloccarla (è il famoso "Israele ha il diritto di difendersi, MA").

I lanci si sono brevemente interrotti ma sono poi subito ripresi. Troppo facile usarli: si nascondono ovunque,
vogliamo avere il coraggio di dire che si nascondono soprattutto nelle abitazioni civili? Vogliamo avere il coraggio di dire che si nascondono soprattutto fra donne e bambini? Vogliamo avere il coraggio di dire che il loro scopo preciso è quello di provocare il maggior numero di morti civili per poterli poi esibire di fronte al mondo quale prova della "brutalità" israeliana?

si trasportano agilmente. E’ forse per questo che qualcuno in Israele comincia a sostenere che sarebbe meglio trattare con Hamas.
Per discutere di quale morte sia meglio morire? E il fatto che "qualcuno" (chi?) lo sostenga è di per sé sufficiente a dare legittimità all'idea?

Il secondo pezzo servito dal Corriere è questo video, davvero non privo di interesse. Il titolo è "Gaza, nuovo attacco israeliano, 45 morti". Vediamo, tanto per cominciare, un elicottero che lancia due missili, esattamente come in quest'altro video, che per il resto mostra invece cose diverse; vediamo alcuni feriti ma nessun morto; le immagini ci mostrano un centro urbano e danno l'impressione di uno scontro a terra con armi leggere. Per un momento, forse per una distrazione dell'operatore, entrano nell'obiettivo anche diversi fotografi appostati, pronti a riprendere "l'evento" (per non parlare poi del solito balletto delle cifre, cui da sempre siamo abituati quando si parla di morti palestinesi). Insomma il sospetto, soprattutto quando si conoscano documentazioni come quelle riportate in questo video, è che proprio proprio genuino il video non sia. Ma se anche lo fosse, potremmo comunque rilevare che non si ricordano, ripresi dal Corriere o da altre testate, video come questo, giusto per dare un'idea un po' meno squilibrata della situazione.
E infine, per chiudere in gloria, un articolo di Antonio Ferrari.

Sotto le macerie una vittima comune: il negoziato di pace
In che senso "comune"? Nel senso, forse, che sarebbe contemporaneamente vittima sia di chi compie attentati terroristici, sia di chi li subisce e tenta di difendersene?

La guerra che si combatte a Gaza, con Israele che attacca a testa bassa,
decenni di attacchi terroristici contro i civili israeliani non sono bastati, a quanto pare, per chiarire chi è che attacca. Chissà se una eventuale distruzione di Israele con annesso sterminio di tutti gli ebrei, come ripetutamente auspicato da tutta la dirigenza di Hamas - e non solo - sarebbe sufficiente a costringere questi personaggi a raccontarci come stanno davvero le cose, invece che capovolgerle sistematicamente

incurante degli inviti a limitare gli eccessi della rappresaglia in risposta alla pioggia di razzi targata-Hamas che si è abbattuta su Sderot e su Ashkelon, non lascia ormai dubbi.
Il signor Ferrari potrebbe cortesemente chiarire che cosa esattamente intende per "eccessi"? E potrebbe, già che ci siamo, chiarire anche che cosa nel suo personalissimo vocabolario significa "rappresaglia"? Nell'uso comune significa prendere a caso dei civili innocenti della controparte per un multiplo, variabile all'incirca da 2 a 10, dei morti della propria parte, e ucciderli. Il signor Ferrari è in grado di documentare che Israele abbia fatto questo? E potrebbe gentilmente suggerire, visto che le risposte israeliane sono sempre "eccessive", quali potrebbero essere delle risposte adeguate?

Sul campo, oltre a decine e decine di morti, rischiano d'essere sepolti anche gli sforzi compiuti — dal vertice di Annapolis in poi — per riaccendere il negoziato di pace.
Noi, per la verità, ricordiamo solo - al vertice di Annapolis, e prima e dopo - grandi sforzi per incoraggiare i terroristi a continuare sulla loro strada e per indurre Israele a rinunciare a difendersi.

Facendo svanire la visione e la volontà del presidente Bush di battezzare, nel 2008, la nascita dello Stato palestinese, «che possa vivere accanto a Israele in pace e in sicurezza».
Il nodo della questione non è se "possa": il nodo è se lo voglia. E da settant'anni a questa parte ha energicamente dimostrato di non volerlo.

Quanto accade nella Striscia dei senza terra
che cosa significa "dei senza terra"? Chi sarebbero i senza terra? Oltre ad essere una bella frase ad effetto corrisponde anche a qualcosa?

ha un sapore amaramente ultimativo, perché chi guida i palestinesi di Gaza sembra aver scelto la strategia del «tanto peggio, tanto meglio».
Ma questa è sempre stata la strategia di chiunque, in ogni tempo, abbia guidato i palestinesi: perché il signor Ferrari la presenta come se fosse una novità?

Contro Israele, che blocca le vie d'accesso alla Striscia e alimenta quella «catastrofe » di cui parlano le associazioni umanitarie, a cui Hamas risponde con una tempesta di missili.
E ancora un ribaltamento: Israele risponde alla tempesta di missili bloccando le vie d'accesso, e Ferrari ci racconta che la tempesta di missili sarebbe la risposta al blocco delle vie d'accesso - perpetrato, sembra di capire, per pura perfidia da parte di Israele. Senza contare che, come è stato ampiamente documentato, la "catastrofe umanitaria" esiste solo nella propaganda antiisraeliana. Di cui la stragrande maggioranza delle associazioni cosiddette umanitarie sono ampiamente complici.

Contro il presidente Abu Mazen, considerato né più né meno che un fantoccio degli Usa e dello Stato ebraico. Contro il silenzio della comunità internazionale.
Noi veramente l'abbiamo sentita parlare eccome, la comunità internazionale! Anzi, l'abbiamo sentita addirittura strepitare, abbiamo sentito di iniziative e di proteste e di boicottaggi, nel disperato tentativo di impedire a Israele di difendersi e di lasciare i terroristi agire in santa pace.

E soprattutto contro se stesso. Hamas, infatti, pretenderebbe piena legittimazione senza rinunciare alla violenza e senza nemmeno riconoscere i trattati firmati dall'Anp. Quindi, un «autogol» disperato sulla pelle di decine di migliaia di innocenti.
"Disperato" in che senso?

Il problema è che, in questa tragedia, stanno
affondando tutti. Israele reagisce ai razzi mortali attaccando Gaza,
attaccando le postazioni terroristiche di Gaza: la differenza non è un dettaglio

ma sapendo che sarebbe suicida rioccuparla, come vorrebbero alcuni oltranzisti.
come vorrebbe Hamas, più che altro ...

Politicamente, tornare nella Striscia significherebbe delegittimare per sempre l'unico partner possibile, appunto Abu Mazen, prigioniero della propria impotenza, che si affanna a condannare gli uni e gli altri, i razzi di Hamas e la strage di civili palestinesi.
Non è un pochino esagerato - a dire poco - parlare di strage, soprattutto in assenza di numeri forniti da qualche fonte indipendente e affidabile? E non è un po' temerario parlare di civili palestinesi, sapendo che i terroristi non portano divise e spesso vengono anch'essi fatti passare per civili?

Il segretario di Stato americano Condoleezza Rice si prepara a tornare nella regione, per dare impulso agli impegni di Annapolis, ma ora il viaggio — se confermato — si presenta come un'impresa quasi impossibile. Affiora quindi la debolezza del progetto che prevedeva di escludere chi, di fatto, si era in realtà autoescluso dal negoziato, appunto Hamas, che comunque rappresenta una parte consistente del popolo palestinese.
Ha qualche senso raccontarci che il progetto era debole a causa dell'esclusione di Hamas quando poi si chiarisce che in realtà è Hamas che si è autoescluso? Ha qualche senso raccontarci che Hamas "comunque rappresenta una parte consistente del popolo palestinese" quando si è appena ricordato che in ogni caso si è autoescluso dal negoziato? Non è che a forza di tirare un colpo al cerchio e uno alla botte rischiamo di ritrovarci senza botte, senza cerchi, e anche senza martello?

La dolorosa separazione fra Cisgiordania e Gaza è infatti una ferita che il fragile vertice dell'Anp non può sopportare. In una situazione drammatica, dove non si vedono vie d'uscita, anche le parole diventano armi micidiali. L'improvvida dichiarazione — poi corretta — del viceministro della Difesa israeliano Matan Vilnai, che ha avvertito Hamas che se il lancio di razzi continuasse vi sarebbe «una shoah peggiore di quella che conoscono», intendendo per «shoah» (in ebraico) «catastrofe» e non «olocausto», ha acceso una pericolosa escalation semantica.
Non è esattamente così che sono andate le cose. Il viceministro Vilnai ha usato il termine "shoah", e non "HaShoah" indicando, appunto, una catastrofe e non lo sterminio degli ebrei durante la seconsda guerra mondiale. E non ha detto che "vi sarà", ma che i palestinesi, continuando a lanciare razzi, se la tireranno addosso. E non è stato il viceministro a correggersi, sono state le agenzie di stampa a prendere atto che la traduzione della Reuters era stata erronea e, quella sì, improvvida.

L'irato Abu Mazen ha definito la guerra di Gaza «peggio dell'Olocausto»; e l'estremista di Hamas, Khaled Meshal, dall'esilio di Damasco ha raddoppiato: «Questo è il vero Olocausto, non quello esagerato dagli ebrei». Quando le parole, accese dal rancore e dall'odio, escono senza controllo, diventano mortali. E le speranze di pace svaniscono.
A noi, per la verità, sembra che le speranze di pace siano svanite quando, la sera stessa della firma degli accordi di Oslo sul prato della Casa Bianca, il 13 settembre 1993, Arafat ha dichiarato alla radio giordana: "Visto che non possiamo sconfiggere Israele con la guerra, dobbiamo farlo in diverse tappe. Prenderemo tutti i territori della Palestina che riusciremo a prendere, vi stabiliremo la sovranità, e li useremo come punto di partenza per prendere di più. Quando verrà il tempo, potremo unirci alle altre nazioni arabe per l'attacco finale contro Israele". Visto che sono passati appena 15 anni, non sarebbe male ricordarlo.

Per concludere, se esistesse un Pulitzer della disinformazione, oggi il Corriere avrebbe posto una consistente ipoteca sulla propria vittoria. Facciamogli i nostri più vivi complimenti scrivendo a lettere@corriere.it.

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E come sempre, più si scatena il massacro degli israeliani da parte dei loro nemici, e più si scatena il massacro mediatico da parte di mass media, opinione pubblica, politici, organizzazioni di ogni sorta e chi più ne ha più ne metta.

















barbara

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