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Diario


24 settembre 2009

CHIESA ED EBREI: CI RISIAMO?

“La Conferenza episcopale italiana ribadisce che non è intenzione della Chiesa operare attivamente per la conversione degli ebrei”.

Magari sarò fissata io, non so, però a me pare tanto lo stesso giochino operato dall’ex papa buonanima, che ci è venuto a raccontare la storiella di “alcuni figli e alcune figlie della Chiesa” che avevano “commesso degli errori”, come se la Chiesa in quanto tale non c’entrasse niente, e questa bella vaccata l’ha spacciata per una solenne richiesta di scuse agli ebrei, e un bel po’ di gente se l’è anche bevuta. Sappiamo bene che turlupinare la gente giocando con le parole è uno dei passatempi preferiti della Chiesa, e c’è davvero l’impressione che ci stiano ancora una volta riprovando.

barbara


23 dicembre 2008

La Chiesa e l’antisemitismo: forse era meglio tacere

(Prima parte)



Di PIERO DELL’OLIVO e BARBARA MELLA
Presentiamo un’antologia di scritti tratti da pubblicazioni ufficiali della Chiesa Cattolica, nei 50 anni che hanno preceduto le leggi razziali del regime fascista. Nessuno di questi scritti, ad oggi, è stato sconfessato da fonti ufficiali vaticane.

Il corpo principale degli articoli della Civiltà Cattolica del 1889 è stato addirittura ripubblicato dal regime negli anni 1937-38, per provare la consonanza delle leggi razziali in fieri con la dottrina cattolica.
Dopo la salita al potere del nazismo (1933) fonti cattoliche hanno teso a distinguere la posizione della Chiesa dalla dottrina razzista tedesca. In sostanza, la Chiesa, oltre a condannare “gli eccessi”, ossia le violenze fisiche contro gli ebrei, contestava il razzismo “biologico”, che investiva anche gli ebrei convertiti al cattolicesimo, e, più in generale, l’afflato di neopaganesimo connaturato con il nazismo. Non c’era, invece, sostanziale differenza di giudizio per quanto riguardava gli ebrei non convertiti.

Nel 1889, La Civiltà Cattolica, organo dei gesuiti, pubblica una serie di articoli violentemente antisemiti, successivamente raccolti in un volume. Per cominciare, ecco alcune definizioni di carattere antropologico, riferite a quella razza, che, per le sue immondizie, facea schifo sino ai romani de’ Cesari:
« …Il codice morale dei giudei li autorizza a tutte le infamie: allo spergiuro, all’usura, al furto a danno dei cristiani…
…Che poi questo fior di dottrina morale, abbracciante altre turpitudini, nelle quali ci asteniamo di lordare la penna, non sia predicata a’ sordi, lo sperimentano tutte le popolazioni che dalla compagnia di questa razza sono infestate…
…I delitti caratteristici dei giudei sono gli scrocchi, il falso, l’usura, la captazione, il fallimento doloso, il contrabbando, la falsa moneta, la concussione, la frode e l’inganno sotto ogni forma e con ogni specie di aggravanti.»
La ragione principale delle persecuzioni, inflitte nei secoli al popolo ebraico, sta quindi nella « sua cupidigia insaziabile di straricchire con l’usura, di prepotere con le perfidie e di dominare, tutto invadendo e tutto usurpando, quanto gli è possibile, negli Stati »
L’Italia tutta era «divenuta un regno di ebrei, che avevano saputo gab­bare la moltitudine dei grulli, spacciandosi pe’ più sfega­tati ” patrioti ” della penisola » E «il peggio è che, in grazia dell’eguaglianza civile, della quale il giudaismo è ora in possesso per quasi tutta Europa, la massima parte dei delitti che si commettono da’ giudei, per una via o per un’altra, passa impunita, se pure non ha il premio di nastri e croci da cavaliere, o di titoli baronali»
Il problema giudaico è quindi tutt’uno con quello dei diritti dell’uomo e delle libertà civili. Il tutto nasce dall’apertura dei ghetti:
I « princìpi moderni », ossia i così detti « diritti dell’uomo », furono inventati da’ giudei, per fare che i popoli e i Governi si disarmassero nella difesa contro il giudaismo, e moltiplicassero a vantaggio di questo le armi nell’offesa. Acquistata la più assoluta libertà civile e la patria in tutto coi cristiani e coi nazionali, si aperse agli ebrei la diga che prima li conteneva, ed essi, qual torrente devastatore, in breve penetrarono dappertutto e scaltramente di ogni cosa si impossessarono: l’oro, il commercio, le borse, le cariche più elevate nell’amministrazione politica, nell’esercito e nella diplomazia, l’insegnamento pubblico, la stampa, tutto cadde in mano loro
E come dimenticare la diabolica Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, origine di ogni crimine?
«Dal 1° maggio 1789, giorno in cui si divinizzarono i «diritti dell’uomo», a puro pro de’ giudei, sino al 20 settembre 1870, in cui colle bombe si espugnò Roma e vi si fece prigioniero il Papato, le congiure, i tumulti, le ribellioni, gli assassinamenti, le stragi, le guerre, i fatti così detti « rivoluzionarii », sortirono sempre e da per tutto il medesimo esito, di accrescere l’opulenza agli ebrei e di deprimere e opprimere la civiltà cristiana.
(…)La « libertà » che si è preteso di collocare sul trono, in onta al vero Dio e al suo Cristo, è stata unica­mente in utile degli ebrei.(…) Da tanto spasimo di libertà, di eguaglianza e di fraternità è venuto fuori il dispotismo delle oligarchie tiranniche, a cui si riducono gli Stati ammodernati: e chi guardi dentro scorgerà che sono oligarchie di giudei, o di massoni, vili mancipii de’ giudei. »

La complicità dei protagonisti del Risorgimento era, naturalmente, manifesta: «Colla Sinagoga trescava il Mazzini, i frutti de’ cui amori al Campidoglio di Roma non sono ignoti. Colla Sinagoga il Garibaldi, colla Sinagoga il Cavour, colla Sinagoga il Farini, colla Sinagoga il Depretis »
Non solo il male, ma anche i rimedi erano indicati da La Civiltà Cattolica. Naturalmente, bisognava estirpare alle radici l’origine del male:
«Finché son tenuti in auge gl’insidiosi « diritti dell’uomo », promulgati nel 1789, e gli Statuti parlamentari, come oggi si praticano, non vi è umana speranza di liberazione cristiana dal giogo ebraico-massonico che spossa e perverte le popola­zioni. »
Oltre a questi rimedi “politici”, anche la confisca dei beni era assai ben vista: «Che la confisca sia giusta, chi può dubitarne? La maggior parte de’ tesori che i giudei posseggono, è roba di malo acquisto: colla frode, coll’usura, colle truffe l’hanno messa insieme; e se non si pone un termine allo scandaloso loro accumulamento, fra poche decine d’anni, quasi tutto il capitale mobile ed immobile de’ cristiani sarà preda loro».
E qui inizia un lungo cammino dialettico, che si protrarrà per 50 anni, sulla legislazione più opportuna da mettere in atto: in tutti i paesi cattolici, ma soprattutto in Italia La soluzione saggia, «conciliatrice de’ diritti dei popoli cristiani colla carità e giustizia dovuta agli ebrei » era quella di «tornare indietro e rifare la strada che si era sbagliata. Se non si rimettono gli ebrei al posto loro, con leggi umane e cristiane sì, ma di eccezione, che tolgan loro «l’uguaglianza civile», a cui non hanno diritto, che anzi è perniciosa non meno ad essi che ai cristiani, non si farà nulla o si farà ben poco, dato che l’esperimento di molti secoli e quello che facciamo ora ha dimostrato e dimostra che la « parità dei diritti » coi cristiani, concessa loro negli Stati cristiani, ha per effetto l’oppressione dei cristiani per fatto loro, o i loro eccidii per parte dei cristiani; ne scende di conseguenza che il solo modo di accordare il soggiorno degli ebrei col diritto dei cristiani è quello di regolarlo con leggi sane, che al tempo stesso impediscano agli ebrei di offendere il bene dei cristiani, ed ai cristiani di offendere quello degli ebrei» Non si può immaginare un prologo migliore ai decreti del 1938: e infatti il fascismo ne fece, come vedremo, ampio uso.
Meglio di tutto, naturalmente, sarebbe la conversione dei giudei, che «farebbe riversare in vantaggio della Chiesa le immense ricchezze, che il giudaismo possiede e la sconfinata influenza ch’esso quasi da per tutto ora esercita. Ma, aggiunge la Civiltà Cattolica, si tratta di soluzione di troppo lenta attuazione: mentre, per le nazioni cattoliche, «gli ebrei mo­derni sono il flagello della giustizia di Dio; e (…) tutto il dolce del liberalismo finisce per attirarle fra le strette della vorace piovra del giudaismo. »
Nei primi decenni del secolo XX, La Civiltà Cattolica ritorna più volte sul tema, rivendicando la bontà e la preveggenza delle tesi precocemente svolte nel 1889. Per esempio, nel 1928:
«Resta il pericolo[giudaico] incalzante ogni giorno di più; ed è merito riconosciuto del nostro periodico - possiamo dirlo con sincerità - di averlo costantemente denunciato fin dalle origini e a mano a mano documentatone, con buone prove di ragioni e di fatti, la frequente e innegabile alleanza con la massoneria, la carboneria o altre sètte congreghe, camuffate in apparenza di patriottiche, ma in verità, fluttuanti, o intese di proposito al sovvertimento, quantunque mai confessato, della società contemporanea, religiosa e civile. »
Il fatto nuovo degli anni ’30 è l’avvento al potere in Germania del Partito Nazionalsocialista. Sull’antisemitismo nazista la Chiesa è costretta ad alcuni distinguo, sempre affidati alla Civiltà Cattolica (1934): nel commentare alcuni scritti nazisti, si concorda sull’«esistenza e la gravità del pericolo ebraico», tanto che «non neghiamo che anche costoro [i nazisti ndr] apparirebbero scusabili, e forse pure degni di encomio, se la loro posizione politica contenessero dentro i limiti di una tollerabile resistenza ai maneggi dei partiti e delle organizzazioni giudaiche». Ciò che non andava bene alla Civiltà Cattolica era il «neopaganesimo» degli scrittori nazisti e la loro «costante pertinacia a voler travolgere nelle stesse accuse mosse al giudaismo chi meno avrebbero dovuto: i Papi, i cattolici, anzi il cattolicismo in quanto tale» Insomma: se la prendessero i nazisti con gli ebrei, e lasciassero in pace i cattolici.
Ciò puntualizzato, l’organo dei gesuiti poteva tornare a ribadire i suoi vecchi stereotipi, avvicinandosi al contempo alla propaganda fascista in tema di demoplutogiudaicocrazie. Per esempio (1936): «I giudei sono ricchi, ma d’una ricchezza differente da quella degli altri uomini, la quale, anziché far loro temere il comunismo, ne fa loro sperare guadagno. Essi sono capi­talisti nel senso moderno della parola, cioè speculatori e traf­ficatori di denaro […]. Il loro prototipo è il banchiere. Tutta la sua proprietà reale si riduce, insomma, ad un cassetto e ad un portafoglio. In questo cassetto ed in questo portafo­glio il banchiere mette il denaro, che gli si porta senz’altra garanzia che la fiducia di cui gode, e ne cava il denaro, che gli si domanda e che egli presta, ma con garanzie del tutto solide e reali. A questo solo, gesto e alla relativa scrit­tura si riduce tutto il suo lavoro».
E il tema del comunismo (qui chiamato internazionalismo, « di crea­zione giudaica ») affiora sempre più spesso, a fare da puntello politico a una visione che era stata soprattutto religiosa: «Per conquistare il dominio del mondo, il giudaismo si serve delle due potenze più efficaci di dominazione del mondo: l’una materiale, l’oro, che è al presente il padrone suprema del mondo, e l’altra ideale, l’internazionalismo. Quanto all’oro, già lo ha in massima parte in mano. Gli resta da accaparrarsi l’internazionalismo».
Il quale internazionalismo va, d’altra parte, a braccetto col capitalismo giudaico: «Sia o non sia consapevole l’ordinamento del capitalismo giudaico prima dell’impoverimento dei non giudei e poi dell’asservimento del mondo, resta sempre il fatto, noto a tutti, dell’aspirazione dell’anima giudaica al messianismo temporalistico della dominazione del mondo, sia per mezzo dell’oro, sia per mezzo della rivoluzione mondiale comunista, comunque si voglia spiegare la connessione del capitalismo con lo spirito rivoluzionario nell’anima giudaica. E resta parimente chiaro ed evidente che questa mentalità giudaica è un pericolo permanente per il mondo, sino a quando rimane tale. » Riconosciuta questa attitudine giudaica come incorreggibile, la Civiltà Cattolica, sempre nel 1937, concludeva che essa attitudine «si poteva soltanto tenerla a freno con il “ghetto”, cioè con restrizioni giuridiche e coercitive, senza persecuzioni, in modo adatto ai nostri tempi»
Vista la data in cui queste proposte venivano formulate, non riusciamo a immaginare un miglior puntello per le leggi razziali del 1938. E i fascisti concordavano, come vedremo nella prossima e ultima puntata.
(1 – Continua)

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”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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