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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


11 agosto 2009

AUNG SAN SUU KYI

Condannata di nuovo. Non dirò che è una condanna assurda, perché assurdo è tutto ciò che è accaduto a questa donna fin dall’inizio, assurdo è tutto ciò che accade in Birmania. E assurdo è il silenzio che accompagna nell’intero pianeta ogni nefandezza commessa dal regime birmano.



barbara


19 ottobre 2007

BIRMANIA: SOLIDARIETÀ AL POPOLO?

Riprendo e metto insieme dal blog (ottimo: andate a vederlo) di Alessandro Gilioli, eccellente giornalista dell’Espresso, alcuni post che ritengo utili a chiarire alcune circostanze. Anche perché non mi sembra che sui giornali queste notizie abbiano campeggiato in prima pagina.

L’Italia rende omaggio al macellaio Soe Win
15 Ottobre, 2007

Mi rendo conto che la diplomazia impone degli obblighi, ma il fatto che l’ambasciatore italiano in Birmania Giuseppe Cinti sia stato tra quelli che ieri hanno firmato il libro delle condoglianze del carnefice Soe Win, a me fa abbastanza schifo, specie in questi giorni di repressione violenta.
Soe Win era l’uomo che nel 1988
ha ordinato alle truppe di sparare all’università di Rangoon, facendo tremila morti.
Era anche l’uomo che nel 2003
ha organizzato l’attentato ad Aung San Suu Kyi, facendo fuori le persone che quel giorno stavano con lei.
In Birmania era chiamato “
il macellaio di Depayin“.
Ieri il governo italiano, attraverso il suo ambasciatore, ne ha onorato la memoria.

Ps: Ho scritto questa mail all’ambasciatore Cinti, se qualcuno vuole fare qualcosa di simile l’indirizzo è:

ambitaly@ambitaly.net.mm

Gentile Ambasciatore,

Leggo sul “New Light of Myanmar” - versione on line - che Lei è andato a rendere omaggio alla memoria del “macellaio” Soe Win, l’uomo che ha ordinato di sparare nel 1988 ai manifestanti, l’uomo che ha orchestrato l’attentato del 2003 a Aung San Suu Kyi.
Mi rendo conto che la diplomazia ha i suoi obblighi, ma Le sembrava davvero il caso di firmare il libro delle condoglianze? Non pensa che, tanto più in questi giorni, come rappresentante del governo e quindi del popolo italiano avrebbe fatto meglio ad astenersi da questo gesto, prontamente usato dalla propaganda del governo birmano?
Certo di una Sua risposta, le invio i miei più cordiali saluti.


Per chi preferisce usare il fax: 00951-514565
……………………………………………………

Il giorno dopo Gilioli posta il risultato di un’interessante ricerca:

Chi fa affari con i generali birmani
16 Ottobre, 2007

Mentre l’Unione europea
inasprisce le sanzioni verso il governo birmano, escono gli elenchi di aziende nostrane che fanno o hanno fatto affari con i narcogenerali dalle mani insanguinate.

Tra queste segnalo:

Oviesse,
gruppo Coin.
Bulgari (che però tre giorni fa ha annunciato di interrompere i rapporti con il Myanmar)
Bellotti (che importa teak)
Nord Compensati (sempre legname)
Foppapedretti (idem)
Margaritelli (idem)
Gazzotti (idem)
Danieli (acciaio)
Avio Spa (aeronautica, già della Fiat, oggi di Carlyle e Finmeccanica).

Mi segnalano anche che l’India sta vendendo elicotteri da guerra sui quali sono istallati sistemi frenanti prodotti dall’italiana
Aster.
Non è italiana di proprietà ma ha molti sedi in Italia la
Auchan, che pure fa affaroni con la giunta.
Tralascio l’elenco dei tour operator che portano gli italiani in Birmania. Come sapete, infatti, su questo tema l’opposizione democratica è divisa: Aung San Suu Kyi chiede di non visitare la Birmania perché quasi tutti gli alberghi e i trasporti interni sono di proprietà dei generali, altri gruppi invece invitano gli occidentali a visitare il Paese per rendere noto al mondo come i generali l’abbiano ridotto in povertà e silenzio. Io, personalmente, sono abbastanza favorevole ad andarci e a parlarne (esistono modi per ridurre al minimo il proprio apporto economico alla giunta, la stessa Lonely Planet ne parla).
…………………………………………………….

E dopo altri due giorni ci dà conto dell’azione intrapresa nei confronti dell’ambasciatore:

L’ambasciatore fa orecchie da mercante

18 Ottobre, 2007

Il giornale dell’opposizione birmana all’estero Irrawady conferma che i funerali di Soe Win sono stati un’ottima occasione di propaganda per il regime, con i diplomatici di «Italia, Israele e Singapore» fotografati mentre firmavano il libro delle condoglianze del macellaio di Depayin.
Il nostro ambasciatore a Rangoon, Giuseppe Cinti - quello che stringeva la mano di Than Shwe mentre questi faceva buttare i monaci vivi nei forni crematori - non risponde alle mail e ai fax di protesta inviati.

Nel frattempo la Birmania è praticamente sparita dalle pagine dei giornali, così come sono completamente spariti i monaci dalle strade del Paese – e non abbiamo bisogno di chiederci dove saranno, perché purtroppo lo sappiamo fin troppo bene. E ancora una volta non solo si è abbandonato al proprio destino chi fa realmente resistenza (a noi, a quanto pare, se non massacrano qualche centinaio di innocenti a botta, i “resistenti” non interessano) ma si continua ad essere culo e camicia con i massacratori. E magari la chiamano realpolitik.

barbara

AGGIORNAMENTO: vedere nel blog di Gilioli (link a inizio post) risposta dell'ambasciatore e commento dello stesso Gilioli alla data di oggi.


1 ottobre 2007

OLTRE

Oltre la logica. Oltre la razionalità. Oltre la capacità di comprendere. Oltre. Un fotografo. Non uno con un fucile, che ti può sparare. Non uno con un coltello, con un bastone con un sasso, no. Un fotografo. Uno che se gli togli la macchina fotografica non fa più un cazzo. Potresti togliergli la macchina fotografica. E invece no: ti fermi, prendi con calma la mira, lo uccidi. E poi riprendi la strada.

Nel frattempo, come volevasi dimostrare, hanno blindato il Paese: niente giornalisti stranieri, niente internet, niente testimoni. E di quello che sta succedendo nessuno sa più niente. Chi parla di centinaia di morti, chi di migliaia. Come l’altra volta. Come sempre. I monaci sono eroi, ma hanno perso.

E lo so che non serve a niente e a nessuno, ma credo che dovremmo almeno – microscopico atto di resistenza che non ci costa assolutamente niente – chiamare quel paese con il suo nome, Birmania, e la sua capitale con il suo nome, Rangoon, e non con quelli che hanno dato loro i macellai al potere.

barbara


27 settembre 2007

MEMENTO



Una scena del “Dottor Divago” (nel film: caso più unico che raro di film che è più bello del libro): dopo la manifestazione pacifica repressa nel sangue lui, all’alba, si presenta a casa di lei e le dà una pistola, chiedendole di nasconderla; lei spaventata, gli dice: “No, buttala via!” Lui, tremante di odio, di rabbia, di dolore per gli innocenti massacrati, con gli occhi fissi e la voce dura risponde: “No, mi servirà: non ci saranno più manifestazioni pacifiche”.
Fanculo alle manifestazioni pacifiche. Fanculo ai pacifisti. Fanculo alle anime belle di tutto il mondo. Hitler non è stato abbattuto con le manifestazioni pacifiche. Pol Pot non è stato abbattuto con le manifestazioni pacifiche. E non mi si venga a dire “E Gandhi allora?”: Gandhi aveva a che fare con una democrazia. Imperialista, colonialista, e metteteci pure tutti gli ismi che volete, ma pur sempre democrazia. Se di fronte a Gandhi al posto del re d’Inghilterra ci fosse stato Hitler, la sua protesta non violenta sarebbe durata esattamente cinque secondi: il tempo di prendere la mira per piantargli una pallottola in fronte.
Sto piangendo. Sapendo perfettamente che tutte insieme le mie lacrime non basteranno a lenire la più piccola delle ferite inferte oggi, ma come impedirmelo?

E ascoltate anche questo.

barbara


26 settembre 2007

Birmania, i militari aprono il fuoco contro i monaci: vittime e feriti



Militari in assetto antisommossa hanno caricato i manifestanti nei pressi della pagoda di Shwegadon. Incerto il bilancio, forse 6 morti

YANGON - Continua a crescere la tensione in Birmania e secondo le ultime notizie l'attesa repressione di soldati e polizia ha fatto le prime vittime. Almeno cinque persone, tra cui un monaco, sono rimaste uccise nelle cariche della polizia contro i manifestanti a Yangon. Gli incidenti più gravi sono avvenuti nei pressi della pagoda di Sule, uno dei centri nevralgici delle proteste di questi giorni, il luogo di culto da cui era partita anche la "rivolta degli studenti" nel 1988. Ci sono anche 150 manifestanti feriti.
Secondo la radio Voce democratica di Birmania, con sede a Oslo, tre persone sono state uccise dai colpi d'arma da fuoco sparati dai militari di fronte alla pagoda di Shwedagon, la più importante della capitale, diventata il fulcro della proteste, mentre altre due sono morte dinanzi a quella di Sule. I feriti delle cariche delle forze di sicurezza sarebbero circa 150. Tra le vittime ci sarebbe un monaco novantenne. Ma altre fonti riferiscono che il bilancio delle vittime degli scontri è di sei-otto morti.

CARICHE E SPARI - Yangon, la polizia ha caricato con i manganelli circa 700 manifestanti, tra i quali molti monaci, che si preparavano a dar vita a
nuove marce di protesta contro la giunta militare che da quarant'anni governa Myanmar con il pugno di ferro. Negli scontri, secondo testimoni locali, sono stati picchiati dieci monaci dinanzi alla pagoda Shwedagon, uno dei centri nevralgici delle proteste dei giorni scorsi. Circa 80 persone sono state arrestate. Dopo la prima notte di coprifuoco, stamane a Yangon centinaia di militari e poliziotti in assetto antisommossa hanno preso posizione attorno ad almeno sei grandi monasteri che, nei giorni scorsi, erano stati il motore della rivolta. E centinaia di soldati si sono schierati in un parco vicino la Pagoda Sule, il centro nevralgico da cui nei giorni erano partite le marce dei monaci contro i generali. Poliziotti e soldati hanno poi sparato colpi in aria a Yangon per disperdere migliaia di persone radunate nel centro della città al passaggio di un corteo di un migliaio di monaci buddisti.

GLI ARRESTI - Intanto sono cominciati gli arresti «eccellenti»: fermati un noto attivista per i diritti civili, Wing Nain, e il più celebre attore locale, Zaganar, che aveva appoggiato pubblicamente la protesta. Secondo un diplomatico occidentale, il settantenne uomo politico arrestato è stato portato via dalla sua abitazione in piena notte (intorno alle 02:30 ora locale). L'attore arrestato nei giorni scorsi aveva preso esplicita posizione a sostegno della protesta, recandosi in una pagoda ad offrire acqua e cibo ai monaci.

A MANDALAY FERMATO IL CORTEO - Decine di soldati e di agenti di polizia antisommossa hanno impedito a 300 monaci e 30 monache buddisti di entrare nella Pagoda Mahamuni Paya di Mandalay, la seconda città di Myanmar (ex Birmania). Dopo un acceso confronto, i religiosi hanno deciso di marciare verso il centro della città dove sono dispiegate altre forze di sicurezza. I militari hanno creato una barricata e hanno chiuso con il filo spinato l’uscita della Pagoda, da cui nei giorni scorsi è partita la protesta dei monaci buddisti. Cinque autocarri militari sono stati visti all’interno del monastero, mentre altri soldati sono stati dispiegati lungo la strada nella città dei templi e dei palazzi. "Abbiamo paura, i soldati sono pronti a sparare sui civili in ogni momento", ha detto un uomo vicino alla pagoda. Sim

COPRIFUOCO - Il coprifuoco imposto dalla giunta militare è effettivo dalla 21:00 alle 05:00 ora locale e rimarrà in vigore per 60 giorni nelle città più importanti. La misura trasferisce all'esercito il controllo diretto della sicurezza in tutto il Paese e proibisce gli assembramenti e le riunioni di più di cinque persone.
26 settembre 2007 (Corriere on-line)



barbara

AGGIORNAMENTO: Le forze di sicurezza birmane hanno poi lanciato un ultimatum ai manifestanti intimando loro di disperdersi nel più breve tempo possibile con la minaccia di «un'azione estrema». […]
«I membri del Consiglio hanno espresso la loro preoccupazione riguardo alla situazione e hanno invitato alla moderazione, in particolare da parte del governo birmano» […]
Le forze di sicurezza birmane hanno arrestato stanotte il portavoce della leader della Lega nazionale per la democrazia, Aung San Suu Kyi. (Corriere on-line)




AGGIORNAMENTO 2: monaci arrestati: 800. Uccisi due giornalisti, uno dei quali giapponese.



Retate negli alberghi alla caccia di giornalisti stranieri: evidentemente si vuole evitare che quanto sta per accadere venga documentato.



AGGIORNAMENTO 3: andare qui.

AGGIORNAMENTO 4: "In support of our incredibly brave friends in Burma: may all people around the world wear a red shirt on Friday, September 28. Please forward!" (a sostegno dei nostri amici incredibilmente coraggiosi in Birmania: venerdì 28 settembre indossiamo tutti quanti, in tutto il mondo, una maglietta rossa).

AGGIORNAMENTO 5: ecco:


Giace a terra Kenji Nagai, il fotoreporter giapponese della Afp, colpito a morte dalla polizia birmana. Prima di spirare ha ancora la forza di fare l'ultimo scatto . Nagai, 52 anni, è stato colpito da spari nei pressi della pagoda di Sule, dove manifestavano oltre diecimila persone. A documentare il momento drammatico della sua morte è un collega della Reuters (Reuters)


25 settembre 2007

SPERIAMO

che se c’è qualcuno lassù, gli tenga una mano sopra





perché quando quelli cominceranno a sparare possiamo star certi che nessuno, quaggiù, muoverà un dito.

barbara

AGGIORNAMENTO: aggiornamento 1, aggiornamento 2. E prepariamoci al peggio.

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