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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


5 giugno 2011

PREMESSO CHE BERLUSCONI MI FA VOMITARE

e che potrei tranquillamente affogarlo con le mie mani senza provare l’ombra di un rimorso, ho trovato, gentilmente segnalatami, una cosa che riesce a farmi vomitare ancora di più.

barbara


22 ottobre 2010

MI DOMANDO

Sono solo io a trovare che queste facce fanno senso?

 

         

Disclaimer: Questo NON è un post politico, è un post estetico.

barbara


11 ottobre 2010

E PARLIAMO DELLA POLITICA ESTERA ITALIANA

C’era una volta la diccì, do you remember? Quella che nel segreto dell’urna Dio ti vede e Stalin no. A quel tempo la politica estera italiana era filoaraba, filopalestinese e antiisraeliana. È il tempo degli abbracci fra Andreotti e il terrorista Arafat, è il tempo del “lodo Moro” (quel Moro complice attivo di terrorismo, quel Moro complice attivo di assassinio e di strage che qualcuno ancora vorrebbe onorare come martire, come politico esemplare, come grande statista), in base al quale viene concesso ai terroristi palestinesi diritto incondizionato di caccia nei confronti degli ebrei italiani. In politica interna, intanto, è il tempo in cui viene assassinata Giorgiana Masi, mentre il signor KoSSiga – quel Cossiga che fino all’ultimo dei suoi giorni ha continuato a sputare nel piatto, senza peraltro rinunciare a mangiarvi, quel Cossiga che ha inaugurato il vezzo di andare all’estero per insultare gli avversari politici italiani, di fronte a giornalisti e politici esterrefatti che mai, in tutta la loro vita, avevano visto un simile scempio della politica – il signor KoSSiga, dicevo, ripete fino allo sfinimento che le forze dell’ordine non avevano armi da fuoco.
Finisce finalmente l’era diccì e vanno al governo i socialisti. A partire da quel momento la politica estera italiana diventa filoaraba, filopalestinese e antiisraeliana. La caccia all’ebreo è libera e incondizionata, all’unica condizione che si lascino in pace gli altri italiani, quelli per bene, quelli meritevoli di vivere. Si chiama selezione, questa cosa qui. Come ad Auschwitz. Ossia si prende una carrettata di ebrei e si fanno fuori, stando attenti a non fare fuori gli altri che non c’entrano. Succede a Entebbe, succede in Francia, succede in Argentina, succede un po’ dappertutto. Poi qualcuno se ne esce a dire ma guarda un po’ che disdetta, volevano ammazzare gli ebrei e invece sono morti dei cittadini innocenti. Più o meno come nell’attentato a Carlo Palermo, quando è capitato di sentir dire, fra i commenti alla notizia, che volevano uccidere il giudice e invece sono morti tre innocenti, una donna e i suoi due gemellini. Carlo Palermo, già. Impegnato a indagare su terrorismo e traffico d’armi. E un bel giorno tra le carte su cui riesce a mettere le mani sbuca fuori il nome di Craxi, e istantaneamente gli viene sottratta l’inchiesta, viene trasferito in Sicilia e lì, sicuramente molto meglio di quanto avrebbero potuto fare a Trento, gli organizzano un bell’attentato con autobomba. Ed è così che fra i crimini documentati del latitante Craxi, quello della complicità nel terrorismo internazionale non è riuscito ad approdare. Tutto come nell’era diccì, dunque? Non del tutto. Perché adesso, nell’era del sol dell’avvenir, si fa un passo avanti, e si mobilitano massicciamente le forze dell’ordine per impedire che i terroristi palestinesi, rei di massacri, vengano consegnati alla giustizia (uno e due).
E poi... E poi gli anni passano e i bimbi crescono e le mamme imbiancano e imbiancano anche i politici e le ere si succedono alle ere e arrivano al governo i comunisti che secondo loro bisognerebbe dire ex comunisti ma si sa che il comunista, come il maestro dell’immortale Paolo Conte, è nell’anima e dentro all’anima per sempre resterà (sì, certo, anche il fascista, ma occupiamoci di una perversione per volta, pliz). E che cosa succede quando agli esteri siede il comunista D’Alema? Eh, ne succedono di cose! Tanto per cominciare succede che la politica estera italiana diventa filoaraba, filopalestinese e antiisraeliana. Poi, per quanto riguarda personalmente il signor ministro, possiamo registrare che, oltre a farsi fotografare a braccetto, in corrispondenza d’amorosi sensi, coi capi del terrorismo antiisraeliano, si lancia in una serie di attacchi antiisraeliani senza precedenti nella pur antiisraelianissima storia della politica estera italiana. Volendo si potrebbe parlare anche dell’infinita serie di battute antisemite che, essendo nonostante tutto un politico e non un buffone, si premura di fare ben lontano dai microfoni e dalle telecamere, ma che non per questo riescono a passare inosservate. Ma non voglio rinunciare a parlare di quella che è forse l’apoteosi della sua politica estera. Mi riferisco all’episodio del medico palestinese e delle infermiere bulgare arrestati in Libia con l’accusa di avere infettato con il virus Hiv oltre quattrocento persone – documentatamente ammalatesi tre anni prima che medico e infermiere mettessero piede in Libia – tenuti in prigione per anni, torturati e infine condannati a morte. E che cosa fa l’Ineffabile? Invoca clemenza. Evidentemente non sa, l’Immarcescibile, che la clemenza si invoca per i colpevoli. Evidentemente ignora, l’Incommensurabile, che gli innocenti hanno DIRITTO alla GIUSTIZIA. O forse la questione è un’altra: il Nostro ama infinitamente i palestinesi, ai quali è molto più equivicino che agli israeliani, a patto che facciano i palestinesi. Ora, un palestinese che invece che andare a far massacri di ebrei, come è suo sacrosanto dovere, fa onestamente un onesto mestiere di medico, che razza di palestinese è? Perché mai il signor D’Alema dovrebbe occuparsi dei suoi diritti? Perché mai dovrebbe chiedere giustizia per lui?
E veniamo ai giorni nostri. Adesso al centrosinistra è succeduto il centrodestra, e al governo abbiamo il maggico Berlusconi, mentre degli esteri si occupa quel bel pupo del signor Frattini. Ebbene, immediatamente a ridosso dell’11 settembre Berlusconi afferma che la nostra civiltà è superiore a quella islamica, ma appena uno sceicco inarca un quarto di sopracciglio si precipita a dichiarare che è stato frainteso, che le sue parole e le sue intenzioni sono state travisate (maledetti giornalisti comunisti!) e che no, assolutamente no, mai mai mai neanche per un istante si è sognato di pensare una simile mostruosità! E poi gli anni passano e i bimbi crescono eccetera eccetera e l’Immaginifico li passa, gli anni, a raccontare barzellette antisemite, una più becera dell’altra, a fare battute antisemite, una più becera dell’altra, ad aumentare vertiginosamente il giro d’affari con l’Iran, a fare patti di ferro con Gheddafi, il capo di stato più antiisraeliano del pianeta. Esibendosi nel frattempo, nell’illusione di salvare le apparenze e rifarsi una verginità, con la faccina compunta e la kippah in testa, a Yad Vashem (dove, ricordiamolo, NON ci sono i morti, e quindi la kippah non è affatto d’obbligo). E il Fratino? Si spende, il Fratino, si spende tantissimo. A raccomandare a Israele di stare calmo. Di non reagire. Di non provocare. Di non rispondere. Vi ricordate quella vecchia battuta, “Non agitarti che fai il gioco del nemico”? È una battuta oscena, nel caso qualcuno non lo sapesse. Significa: mentre te lo mettono in culo stai fermo, che se no l’inculatore gode ancora di più. Ecco, questo è ciò che il fratino sta chiedendo a Israele: di stare fermo mentre il terrorismo glielo mette in culo. Detto così è volgare, lo so, ma è esattamente di questo che si tratta, ed è inutile girarci intorno. E al di fuori di Israele? Al di fuori di Israele succede che vince il Nobel per la pace un dissidente cinese in galera per reati di opinione, e il fratino non ci pensa neanche di striscio a chiederne la scarcerazione: gli affari sono affari, che diamine, e noi con la Cina ne abbiamo, di affari, oh se ne abbiamo! Ecco, adesso che la Farnesina è dominio del centrodestra e non più del centrosinistra, funziona così.
Vero che è bello vedere come le cose, nel corso degli anni e dei decenni, mutano e si evolvono?

barbara


6 ottobre 2010

DI EBREI, DI AMICI DEGLI EBREI E DI COSE DI ATTUALITÀ

La ricorrente quanto mai abusata ostentazione di amicizia nei confronti dello Stato di Israele, soprattutto da parte di alcuni esponenti di una certa area politica, richiama alla mente quell’immagine talmudica di colui che cerca, in modo surrettizio, di purificarsi nel Miqwè, bagno rituale, tenendo tra le mani un verme impuro. E’ un po’ la stessa logica di chi dopo averci sferrato colpi bassi e proditori tenta di giustificarsi rinfacciandoci di aver salvato tanti ebrei durante la Shoà. Se prendessimo sul serio le tante e millantate storie di salvezza di questi sedicenti mitomani alla bisogna il popolo ebraico avrebbe dovuto contare nel 1945 sei milioni di persone in più anziché in meno! Sono molto pochi però, fra questi “mitici salvatori”, che per dovere di verità menzionano dei denari versati dai disperati fuggiaschi ebrei costretti molte volte a togliersi dalle tasche gli ultimi spiccioli rimasti per poter dare un pezzo di pane e pochi centimetri di pavimento dove far trascorrere una nottata ai loro piccoli. E questa sì che non è una barzelletta...! Storia vera dalla quale non fanno eccezione neppure i caritatevoli conventi ed enti ecclesiastici, che pure hanno aperto le loro porte. Con un singolare paradosso negli anni ’70 e in quelli immediatamente successivi siamo stati testimoni di una logica asimmetrica ma figlia di una stessa e identica filosofia. Quanti compagni di liceo abbiamo ascoltato nella varie assemblee accanirsi velenosamente contro lo Stato di Israele e magari a soli pochi giorni di distanza erano quegli stessi compagni che portavano corone di fiori alle Fosse Ardeatine e sulle lapidi dei nostri morti nella Shoà! Talvolta anche indossando le kippòt sulla testa! Quali dei due meno peggio? Non saprei dire. Entrambi forme di alibi e rifugi di coscienze che mal sopportano gli ebrei vivi, testimoni attivi di una cultura di minoranza che vive e che lotta affinché ci siano sempre culture di minoranza. Quanto suona attuale, in un’epoca che vede la nostra Comunità sempre più corteggiata e pressata dalle varie forze politiche contrapposte, quella espressione del Profeta Geremia riportata nel verso 6 del capitolo 5 del Libro di Ekhà, le Lamentazioni: “ …l’ Assiria (Babilonia) avrebbe dovuto darci una mano e l'Egitto (l'altra potenza politica dell'epoca ) avrebbe dovuto sfamarci...!” Il Profeta, cosciente del grave disorientamento in cui versa il popolo ebraico abbandonato e deluso da coloro che sarebbero dovuti essere i suoi “amici”, non fa che ribadire quella tanto amara quanto realistica constatazione della Torah (Numeri, 23; 9): “… il popolo ebraico se ne sta da solo…”… costretto a prendere coscienza che vi sono situazioni in cui deve cavarsela da solo e basarsi essenzialmente sulle proprie forze.
Rav Roberto Della Rocca

Senatore Ciarrapico, testina fascista: Il plurale di Kippàh (femminile singolare) fa Kippòt. Presidente Berlusconi: La scuola dirimpettaia non era Israeliana, era Israelitica. In inglese si dice: "Worst possible scenario". In ciociaro: "Peggio de così se more".
Sergio Della Pergola

La barzelletta di Silvio Berlusconi contiene e propaga cinque fondamentali del pregiudizio antiebraico: l'ebreo straricco, l'ebreo profittatore, l'ebreo astuto, l'ebreo traditore (anche del fratello), l'ebreo a-nazionale (vedi l'uso di "connazionale" anziché "correligionario"). Niente male in una botta sola, anche senza considerare l'offesa del riso imbecille su una tragedia profonda.
Michele Sarfatti

Direi che per il momento questi commenti agli ultimi avvenimenti possono bastare mentre io finisco di riprendermi – sotto vari aspetti – dalle fatiche del lavoro inutile, che è quello che stronca nel modo più micidiale.

barbara


3 ottobre 2010

DI BLOG E DI COSE ATTUALI

Nella mia vita quotidiana sono straordinariamente disordinata come sa chi mi conosce. Nel computer no: ho archivi ordinatissimi, con cartelle e sottocartelle, e sportelli scaffali cassetti raccoglitori scatole plichi eccetera eccetera. Vale anche per i blog: quelli che non solo leggo e consulto ma anche consiglio sono qui, nel blogroll. Poi ce ne sono molti altri che visito con maggiore o minore frequenza, ordinati, a seconda del valore, dell’interesse, e dell’assiduità di lettura, in cartelle che si chiamano blog a, blog b, blog c, blog d, blog r ossia rari, vale a dire che fanno tre post all’anno ma vale la pena di dare un’occhiata ogni tanto, e blog e: blog estinti, abbandonati da anni ma contenenti materiale che ogni tanto ho bisogno di consultare.
Ieri sera sono entrata in un blog a. Non ne dico il nome, e non dico il nome del titolare, personaggio di una certa notorietà nel mondo della comunicazione. Ci ho trovato un attacco a 360° a Fiamma Nirenstein, e fin qui passi: ognuno ha diritto alle proprie simpatie e antipatie. Ma la cosa sconvolgente erano gli argomenti, che da persona finora conosciuta come intelligente davvero non ti aspetteresti, e invece quando c’è in ballo Israele ti devi aspettare di tutto. Fiamma Nirenstein è estremista, dice, appena ti azzardi a muovere mezza critica a Israele ti dà dell’antisemita. Tu dici non è vero che sono antisemita e lei ti risponde che invece sì che lo sei anche se lo neghi (ma se un ebreo si sente offeso dall’interlocutore, chi è che deve decidere se l’offesa c’è stata o no: l’offeso o l’offensore?). Tu replichi che hai un sacco di amici ebrei e lei ti ribatte che la conosciamo bene la foglia di fico degli amici ebrei (in effetti non la conosce solo Fiamma Nirenstein: la conosciamo tutti quella squallida foglia di fico, e sappiamo anche che nessuno ricorrerebbe a quella foglia di fico se avesse qualche copertura più decente, ma i foglifichisti non se ne sono ancora accorti, eh già...), e questo è un atteggiamento “ingiusto, furbo e ricattatorio”. E il sostegno della destra a Israele è “acritico” mentre l’equilibratissima sinistra, o yes, ha sempre avuto “una linea prevalente di equidistanza fra Palestina e Israele” - perché è bello essere equidistanti fra chi tenta di attuare un programma di sterminio totale e chi tenta di difendersene – “se non di vicinanza al popolo palestinese” – perché è più bello ancora dedicarsi anima e corpo alla causa di chi sta cercando di completare l’opera di Hitler (e non parliamo poi delle cose scritte nei commenti...). Vabbè, indecisa se andare a vomitare o cercare di trattenere le deliziose orecchiette pugliesi mangiate per cena, ho comunque provveduto immediatamente ad eliminare il blog in questione.
Sono entrata, sempre ieri sera, in un altro blog, sempre della cartella “blog a” (e ora nel cestino), sempre di persona solitamente intelligente e riflessiva, in cui è detto che se dovesse sentire “la stracciatissima parola indignazione per la bestemmia detta da Berlusconi” ci viene a cercare casa per casa per appiccicarci sulla fronte un’etichetta con scritto “LA BINETTI VE LA MERITATE TUTTA”. Ora, a me la Binetti fa abbastanza senso, come credo di avere già avuto occasione di dire. E potendo scegliere liberamente, sceglierei di sicuro di farmi governare da un essere umano. Se poi il suddetto essere umano sapesse anche fare il politico, sarebbe l’apoteosi. Ma se fossi obbligata a scegliere fra quell’essere semiumano che è la Binetti e quell’ammasso di putredine, non non avrei davvero dubbi sulla scelta da compiere, e se quel signore verrà a bussare a casa mia, potrà tranquillamente risparmiarsi la fatica di portare l’etichetta, perché sulla mia fronte ce n’è già una, con scritto “FIERA DI MERITARMI LA BINETTI”. Quanto alla “barzelletta” su Rosy Bindi, non l’ho sentita e non l’ho letta, e non la voglio né sentire né leggere (interessante comunque il fatto che nel blog in questione molti commenti dicano che la barzelletta fa schiantare dalle risate e che la bestemmia finale ci sta meravigliosamente. Interessante il fatto che i suddetti commenti siano tutti maschili. Il che costringe ad osservare che, pur lontanissimi dal mondo islamico, anche da noi però di strada da fare per ripulire il mondo da questa feccia schifosa ce n’è ancora un bel po’). Per quanto riguarda invece quella sugli ebrei, qualcuno dovrebbe provvedere a informare l’ammasso di putredine che in quella originale il protagonista non è un ebreo, bensì un cristiano che si va a confessare; qualcuno dovrebbe provvedere a informare l’ammasso di putredine che gli ebrei, a quei tempi, erano quelli che scappavano e cercavano rifugi, non quelli che potevano permettersi il lusso di offrirli; qualcuno dovrebbe provvedere a informare l’ammasso di putredine che gli ebrei, a quei tempi, non erano quelli che si arricchivano offrendo ripari, bensì quelli che, se avevano due soldi, si svenavano e arricchivano i cristiani per tentare di sfuggire alle camere a gas. Qualcuno ci è riuscito, molti altri no. Ditelo, a quell’ammasso di putredine. (e già che ci sei leggiti anche questo)

barbara


18 aprile 2010

UNA COSA MI PIACEREBBE CAPIRE

Perché il signor Gino Strada che, fra i quasi sette miliardi di persone che popolano il pianeta Terra, è sicuramente piazzato ai primi posti nella classifica degli odiatori di Berlusconi, perché, dicevo, ogni volta che qualcuno si azzarda a muovergli qualche critica, vuoi per il suo passato violento, vuoi per il suo presente, diciamo così – giusto per usare un eufemismo – ambiguo, o che viene beccato con le mani nella marmellata delle più sordide frequentazioni (vedi caso Mastrogiacomo, con contorno di interprete lasciato scannare senza muovere un dito giusto per dimostrare che per lui ogni essere umano è uguale a qualunque altro essere umano) perché, mi domando, si mette a strillare al complotto come una gallina spennata preciso identico a Berlusconi? Perché?

barbara


16 dicembre 2009

LA LEGGE DEL CONTRAPPASSO



barbara


10 ottobre 2009

E ORA UN DUBBIO MALIGNO

tenace e impertinente attanaglia la mia mente: se Berlusconi dovesse fare un infarto e sopravvivere, convocherebbe una conferenza stampa per fare l’agghiacciante rivelazione che il padreterno è comunista?

Poi, sempre in tema di grand’uomini, vai a leggere lui, oggi più birbantello che mai, e naturalmente
MEMENTO: +40.

barbara


9 ottobre 2009

ANCORA SU SADAT E DINTORNI

Vi voglio regalare questa piccola chicca:



In Israele per celebrare l’avvento della pace, sia pure fredda – molto fredda – con uno stato che le aveva dichiarato guerra al momento della sua nascita e in guerra era rimasto per oltre trent’anni, è stato fatto questo. Spero che qualcuno dei miei cortesi visitatori sia in grado di aiutarmi a trovare le equivalenti iniziative dell’Egitto, perché io, evidentemente incapace e sprovveduta, sono riuscita a trovare solo un premio governativo conferito a quel giornalista che ha ringraziato Hitler per avere preventivamente vendicato i palestinesi – che io tra l’altro a questo punto davvero non capisco più niente: questo benedetto olocausto c’è stato o non c’è stato? Se lo sono fatto gli ebrei da soli o glielo ha fatto qualcun altro? Boh – e altre cosettine analoghe.
Poi naturalmente, sempre più o meno in tema c’è da leggere lui e poi, come ogni giorno fino a revoca, come dicono in banca per gli ordini permanenti,
MEMENTO: +39.

barbara


31 maggio 2009

DE NOEMEIDE

Essendo convinta che, se pure l’abuso di dietrologia può avere effetti nefasti, la dietrologia in sé è tuttavia cosa quasi scientifica, ritengo legittimo chiedermi: che cosa c’è dietro questa inarrestabile e incontenibile noemeide che straripa da tutte le parti e ci sta ormai soffocando? Perché i giornali sono invasi, pagine e pagine, dal noemi-pensiero e dal letiziame tutto? Perché non c’è angolo di carta stampata in cui non trovino spazio gli alti lai di Donna Veronica come se fosse l’unica moglie cornuta del Pianeta Terra – e pensare quante ce ne sono, invece, che oltre ad essere cornute non hanno neppure né ville né miliardi né papponi direttori di giornali amici pronti a raccoglierne amorosamente ogni singhiozzoso sospiro? A me tutto questo ricorda la tecnica del prestigiatore che con voce stentorea intima: “Guardate bene la mia mano destra! Guardate bene la mia mano sinistra!” e tutto questo, lo sappiamo perfettamente, ha l’unico scopo di farci guardare dove vuole lui e impedirci di guardare, anche solo per sbaglio, là dove il trucco sta avvenendo. E a questo punto mi coglie anche il sospetto che Miriam Bartolini – ché chiamare la moglie del Presidente del Consiglio col nome d’arte di un’attricetta da due soldi mi sembra davvero poco decoroso – ben lungi dall’essere una controparte umiliata e offesa e cornuta e mazziata vittima del satiro inviagrato, sia invece complice consapevole e molto molto attiva del suddetto gioco di prestigio. Per coprire che cosa?
Mills? Who is this man? Women come and go talking of Michelangelo.

barbara


9 aprile 2009

LA PROVA DEL NOVE

Non che ce ne fosse bisogno, ma è arrivata lo stesso. Tu prova solo a sfiorare – in qualunque campo, con qualunque argomento – il Sublime Cavaliere Capo Del Governo Signore Nostro Dio Onnipotente Padre Figlio E Spirito Santo, e immediatamente si scatena la muta di cani rabbiosi a latrare con la bava alla bocca, arrivando addirittura al punto di mettere tranquillamente sullo stesso piano ricerche scientifiche e centurie di Nostradamus. E dunque anche se, come detto sopra, non ce n’era affatto bisogno, abbiamo comunque la prova del nove: il senso della decenza, in Italia, è proprio morto.

barbara

POI RICORDIAMOCI anche degli sciacalli, che possono essere di molti tipi diversi, e in molti modi diversi esercitare l'arte dello sciacallaggio, ma sempre sciacalli restano.


7 aprile 2009

PER LA SERIE: SE NON L’AVESSI VISTO COI MIEI OCCHI E SENTITO CON LE MIE ORECCHIE ...

Dunque succede che un tizio che di mestiere studia i terremoti e tutte quelle cose lì ad un certo momento comincia a dire attenzione che sta arrivando un terremoto e sarà disastroso. Va avanti per un bel po’, ma nessuno lo ascolta (do you remember Vajont?), anzi, ad un certo punto il signor Bertolaso si incazza di brutto, gli dà dell’imbecille, chiede una punizione. Poi il terremoto arriva. Ed è disastroso. E che cosa fanno I Sublimi? Il Sublime Capo Del Governo spiega che il terremoto non era prevedibile. Il Suo Sublime Reggipanza Signor Bertolaso conferma e ribadisce che il terremoto non era prevedibile. E io mi chiedo: ma neanche il rispetto per centinaia di morti, migliaia di feriti, decine di migliaia di persone che hanno perso tutto, neanche questo riesce a imporre un po’ di decenza a queste fogne immonde?

barbara


19 febbraio 2009

BERLUSCONI E I DESAPARECIDOS

Verrebbe da dire che si è toccato il fondo, ma conoscendo il soggetto temo che illudersi di questo equivalga a credere a Babbo Natale (qui e qui) e, come ha giustamente osservato qualcuno, la cosa forse ancora più sconvolgente sono le laide risate del popolo bue per compiacere il potente magnanimamente in visita.
P.S.: e adesso prepariamoci al completamento della distruzione della Sardegna.

barbara


4 settembre 2008

CARRIERA DI UN SIMPATICO RAGAZZO

Questo elenco riporta i nomi di tutti i giornalisti uccisi nella Russia di Putin. L'ultima vittima in ordine cronologico risale al 31 agosto. Si tratta del fondatore di un sito web di opposizione all'amministrazione della Repubblica russa di Inguscezia. Tutto questo ovviamente nel silenzio assoluto dei nostri mezzi di comunicazione ormai sempre più vicini a quelli di un paese del terzo mondo.

1. Antonio Russo, giornalista di Radio Radicale, ucciso in Georgia attraverso lo schiacciamento del torace, un metodo tipico dei servizi segreti sovietici. Russo era in procinto di rientrare in Italia per portare nuove testimonianze e documenti sull’atrocità della guerra in Cecenia. Il suo corpo privo di vita è stato trovato sulla strada dove si trovava la base russa di Vasiani
2. Ilyas Shurpayev , giornalista Dagestano responsabile per la copertura delle notizie del Caucaso Settentrionale su Channel One; muore strangolato con una cintura a Mosca.
3. Gaji Abashilov, responsabile della Tv di Stato del Daghestan, VGTRK, fucilato nella sua auto.
4. Magomed Yevloyev, proprietario di Ingushetiya.ru, ucciso a colpi di pistola in un’auto della polizia.
5. Khabarovsk Konstantin Brovko, giornalista della compagnia televisiva “Gubernia”, ucciso a Khabarovsk.
6. Ivan Safronov, militare opinionista del quotidiano “Kommersant”. Morto a Mosca il 2 marzo; la causa della sua morte non è mai stata chiarita.
7. Vadim Kuznetsov, redattore capo della rivista “World and home. Saint Petersburg”, ucciso a San Pietroburgo.
8. Vaghif Kochetkov, del quotidiano Trud (Labor), ucciso a Tula;
9. Ilya Zimin, ha lavorato per il canale televisivo NTV Russia, ucciso a Mosca.
10. Vyacheslav Akatov, reporter speciale dello show televisivo “Business Mosca”, ucciso a Mosca.
11. Anton Kretenchuk, cameraman del canale TV 38 °, ucciso a Rostov-on-Don;
12. Yevgeny Gerasimenko, del giornale “Saratovsky Rasklad”, ucciso a Saratov;
13. Vlad Kidanov, giornalista freelance, del Cheboksary;
14. Alexander Petrov, redattore capo, della rivista “Right for Choice”, ucciso vicino a Omsk – nella Repubblica di Altai.
15. Vyacheslav Plotnikov, reporter del canale “41a TV Channel”, Voronezh;
16. Anna Politkovskaja, del quotidiano Novaya Gazeta, Mosca,
17. Anatoly Voronin, capo del settore commercio di ITAR-TASS; Mosca.
18. Pavel Makeyev, reporter per la SocietàTNT-Pulse, Rostov-sul-Don;
19. Magomedzaghid Varisov, Makhachkala;
20. Alexander Pitersky, reporter di Radio Baltika, San Pietroburgo;
21. Vladimir Pashutin, del giornale Smolensky Literator, Smolensk;
22. Tamirlan Kazikhanov, capo del servizio stampa Anti-terrorismo del Centro Russian Ministry of Internal Affairs’s, Dipartimento per il Distretto Federale Meridionale, Nalchik;
23. Kira Lezhneva, cronista del quotidiano “Kamensky Worker “, nella regione di Sverdlovsk
24. Yefim Sukhanov, ATK-Media, Archangelsk;
25. Farit Urazbayev, cameraman, Vladivostok TV / Radio Company, città di Vladivostok;
26. Adlan Khassanov, Reuters reporter, ucciso a Grozny;
27. Shangysh Mondush, corrispondente per il quotidiano Khemchiktin Syldyzy, Repubblica di Tuya
28. Paul Klebnikov, redattore della versione russa di Forbes Magazine, Mosca;
29. Payl Peloyan, redattore della rivista Armyansky Pereulok, Mosca;
30. Zoya Ivanova, dell’ emittente televisiva BGTRK, Repubblica di Buryatia;
31. Vladimir Pritchin, redattore capo del canale Nord Baikal TV / Radio Company, Repubblica di Buryatia;
32. Ian Travinsky, San Pietroburgo, ucciso a Irkutsk,
33. Aleksei Sidorov, Tolyatinskoye Obozreniye. È il secondo redattore capo del giornale locale, “Tolyatinskoye Obozreniye” ad essere ucciso.
34. Yuri Shchekochikhin, Novaya Gazeta, Mosca. Vice redattore della Novaya Gazeta, morì pochi giorni prima del suo viaggio in programma negli Stati Uniti d’America per discutere i risultati della sua inchiesta giornalistica con i funzionari dell’FBI. Ha investigato su alcuni scandali di corruzione delle che ha coinvolto alti funzionari FSB. Shchekochikhin è morto per un “grave reazione allergica” ad una sostanza che presumibilmente è stata identificata come tallio.
35. Dmitry Shvets, della TV-21 Northwestern Broadcasting, morto a Murmansk. E’ stato vice direttore della stazione televisiva indipendente TV-21 Northwestern Broadcasting. E’ stato ucciso al di fuori del suo ufficio. Shvets’ aveva detto ai colleghi di aver ricevuto molteplici minacce per la sua relazione sugli influenti politici locali.
36. Natalia Skryl, del giornale Nashe Vremya, città di Taganrog;
37. Konstantin Pogodin, Novoye, del quotidiano Delo, città di Niznij Novgorod;
38. Valeri Batuev, giornale di Moscow News, Mosca;
39. Sergei Kalinovski, Moskovskiy Komsomolets, Smolensk;
40. Vitali Sakhn-Val’da, fotoreporter, della città di Kursk;
41. Leonid Shevchenko,del giornale Pervoye Chteniye , Volgograd;
42. Valeri Ivanov, redattore capo del Tol’yattinskoye Obozrenie , nella regione Samara;
43. Sergei Zhabin, al servizio stampa del governatore della regione di Mosca;
44. Nikolai Vasiliev, di Cheboksary , Chuvashia;
45. Leonid Kuznetsov, del giornale Mescherskaya Nov’ , della regione di Ryazan;
46. Paavo Voutilainen, redattore principale della rivista Kareliya, Kareliya;
47. Roddy Scott, della Frontline-TV inglese.
48. Alexandr Plotnikov, del giornale Gostiny Dvor, della città di Tyumen;
49. Oleg Sedinko, fondatore della Novaja Volna TV e Radio Company, di Vladivostok;
50. Nikolai Razmolodin, direttore generale della Europroject TV e Radio Company, Ulyanovsk
51. Igor Salikov, capo del Dipartimento di informazioni di sicurezza dei Moskovskiy Komsomolets, giornale in Penza;
52. Leonid Plotnikov, della casa editrice “Periodici di Mari-El”, Yoshkar-Ola.
53. Eduard Markevich, curatore ed editore del giornale locale Novy Reft, a Sverdlovsk. Viene trovato morto, colpito alla schiena. Ha spesso criticato i funzionari locali ed aveva ricevuto minacce prima dell’assassinio.
54. Vladimir Yatsina, corrispondente di ITAR-TASS, rapito e poi ucciso da un gruppo di Wahhabis in Cecenia
55. Aleksandr Yefremov, Cecenia. Fotoreporter della Siberia occidentale del giornale Nashe Vremya, ucciso in Cecenia dai ribelli.
56. Igor Domnikov, dalla Novaya Gazeta, Mosca. Uno sconosciuto assassino lo colpisce ripetutamente alla testa con un martello, all’ingresso del suo palazzo a Mosca. L’assassino non è mai stato trovato.
57. Sergey Novikov, Radio Vesna, Smolensk. E’ colpito e ucciso nel vano scala del suo appartamento. Ha spesso criticato il governo di Smolensk.
58. Iskandar Khatloni, Radio Free Europe, Mosca. È ucciso di notte con un ascia nel suo appartamento di Mosca da uno sconosciuto. Khatloni lavorava sugli abusi dei diritti umani in Cecenia.
59. Sergey Ivanov, Lada-TV. E’ colpito cinque volte alla testa e al torace davanti al suo palazzo. È stato direttore della Lada-TV, la più grande televisione indipendente nel Togliattigrad.
60. Adam Tepsurgayev, Reuters. Cameraman ceceno, ha prodotto la maggior parte delle riprese Reuters’ dalla Cecenia nel 2000, tra cui gli scatti del ribelle ceceno Shamil Basayev.
61. Cynthia Elbaum. fotografo per Time magazine, Cynthia èstata uccisa nel corso di bombardamenti russi nel 1994.
62. Vladimir Zhitarenko, veterano militare corrispondente per le forze armate russe per il quotidiano Krasnaya Zvezda (Stella Rossa), è colpito da due proiettili di un cecchino al di fuori della città di Tolstoy-Yurt, nei pressi della capitale cecena di Grozny.
63. Nina Yefimova, reporter per il giornale locale “Revival” è stata rapita dal suo appartamento e uccisa insieme a sua madre. Diversi giornalisti a Grozny e a Mosca credono che il suo omicidio sia legato ai suoi articoli sulla criminalità in Cecenia.
64. Jochen Piest. È ucciso in un attacco suicida da un ribelle ceceno nel villaggio di Chervlyonna, a nord-est della capitale cecena.
65. Farkhad Kerimov. Autore delle riprese di Associated Press dei “ribelli” della Cecenia. Non è mai stato stabilito il motivo dell’uccisione.
66. Natalya Alyakina Free-lance corrispondente per la Germania, è uccisa da un soldato vicino alla città meridionale russa di Budyonnovsk.
67. Shamkhan Kagirov. Reporter per il quotidiano di Mosca Rossiyskaya Gazeta e il giornale locale Vozrozheniye, è colpito e ucciso in un agguato in Cecenia.Tre agenti di polizia locale che viaggiavano in automobile con lui vengono anch’essi uccisi.
68. Viktor Pimenov. Fatalmente colpito alla schiena da un cecchino posizionato sul tetto di un edificio a Grozny.
69. Nadezhda Chaikova. Il suo corpo è stato trovato sepolto nel villaggio ceceno di Geikhi bendato e recante segni di percosse. La causa della morte è un colpo d’arma da fuoco.
70. Supian Ependiyev. Muore in un affollato mercato all’aperto nel centro di Grozny, in un raid che causò l’uccisione o il ferimento di centinaia di persone. Secondo altre fonti, morì due giorni dopo.
71. Ramzan Mezhidov. Uccisi in un attacco aereo a un convoglio di rifugiati lungo la Rostov-Baku, strada da Grozny a Nazran nella vicina Inguscezia.
72. Vladimir Yatsina , corrispondente per ITAR-TASS, è rapito e ucciso da un gruppo di Wahhabis.
73. Roddy Scott. Ucciso nella repubblica russa di Inguscezia. Soldati russi hanno trovato il suo corpo nella regione di Galashki, vicino al confine con la Cecenia, a seguito di una sanguinosa battaglia tra le forze russe e un gruppo di combattenti ceceni.
74. Magomedzagid Varisov , scienziato politico e giornalista, è colpito a morte nei pressi della sua abitazione a Makhachkala. Aveva ricevuto minacce e aveva chiesto, senza ottenerla, l’aiuto della polizia locale. Sharia Jamaat ha rivendicato la responsabilità per l’uccisione.
75. Dmitry Krikoryants
76. Yvan Scopan
77. Sergei Krasilnikov
78. Rory Peck
79. Igor Belozyorov
80. Vladimir Drobyshev
81. Aleksandr Sidelnikov
82. Aleksandr Smirnov
83. Yuri Soltis
84. Dmitry Kholodov
85. Viatcheslav Rudnev
86. Vladislav Listyev
87. Vadim Alferyev
88. Felix Solovyov
89. Viktor Pimenov
90. Viktor Mikhailov
91. Ramzan Khadzhiev
92. Larisa Yudina
93. Anatoly Levin-Utkin
94. Supian Ependiyev
95. Eduard Markevich
96. Natalya Skryl
97. Roddy Scott
98. Adlan Khasanov
99. Pavel Makeev
100. Maksim Maksimov
101. Andrei Soloviev
102. Grigol Chikhladze
103. Stan Storimans

(Fonte RadioRadicale.it)

Rubato a Galileo.

Io non so a voi, ma a me ogni volta che vedo Putin, da sempre, vengono i brividi alla schiena: lo guardo, e mi dà l’idea di uno che sarebbe capace di uccidere a mani nude.
Ma a qualcuno, evidentemente, il tipo piace, e i suoi sistemi anche.



barbara


28 aprile 2008

POLIGOTTI A CONFRONTO

E uno. E due. (Così, perché mi va) (E perché vi voglio bene, smack!)

barbara


18 aprile 2008

MA CHE PALLE

Possibile che ogni volta che un deficiente crepa di sballo tocchi regolarmente assistere all’interminabile starnazzamento dei “era la prima volta” e “non era un drogato” e, immancabile, “ne aveva presa solo mezza pasticca”? Già, mezza, sempre. Mai uno che ne avesse presa una, o tre quarti, o una e un quarto, no: sempre mezza, tutti. Si direbbe che sia quella la dose letale, ne prendi una e vai col liscio, ne prendi mezza e crepi. Dopodiché parte, altrettanto immancabile, la caccia al famigerato assassino che ha venduto la dose fatale. Come se fosse stato lui a rincorrere la povera vittima. Come se fosse stato lui a infilarle a forza la morte in bocca. Come se fosse stato lui a decidere della sua vita e della sua morte. Aggiungendo così un altro tassello alla disintegrazione di quella cosa che si chiama senso di responsabilità, in atto ormai da tempo immemorabile nelle famiglie, nelle scuole, nelle aule di tribunale, in ogni dove.
Poi penso che magari in quello stesso momento qualche povero innocente colpito da infarto o da ictus non ha potuto trovare posto in sala rianimazione perché il posto era occupato da un coglioncello che ha voluto provare l’ebbrezza dello sballo, e allora mi incazzo ancora di più.

barbara

AGGIORNAMENTO OT (forse): e si ricomincia con le figure di merda internazionali (avrà mai sentito il nome di Anna Politkovskaya, quello?)

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