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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


13 febbraio 2011

E QUATTRO (18)

Ritagli rimasugli frattaglie 1

Il giallo dei bagagli in transito, tanto per cominciare. A Bolzano la tipa del check-in guarda il biglietto e chiede: “Tel Aviv?” Rispondo: “Vado a Tel Aviv ma la valigia la devo ritirare a Roma, perché questa notte mi fermo lì.” Riguarda il biglietto e dice: “Ah già, il proseguimento è domani” e manda la valigia a Roma. Al ritorno, al Ben Gurion, al momento di presentare il biglietto dico subito che la valigia deve essere mandata a Roma. La tipa controlla il biglietto e dice: “Bolzano”. Dico sì, ma per Bolzano proseguo domani, questa notte mi fermo a Roma e quindi devo ritirare la valigia lì perché mi serve. Impossibile, dice, la valigia deve andare direttamente alla destinazione finale. Impossibile, dico, la valigia stasera deve venire con me in albergo perché ne ho bisogno. Si attacca al telefono, ci parla per un tempo biblico (embè, certo, siamo in Israele, che altri tempi ci dovrebbero essere?) e alla fine dice va bene, può ritirarla a Roma. Infatti la ritiro a Roma, vado in albergo, la mattina dopo torno in aeroporto, vado al check-in, il tipo digita il mio numero sul computer, guarda lo schermo e dice: “Lei ha un bagaglio in transito”.  No, dico, l’ho ritirato ieri sera qui perché eccetera eccetera. Ah, dice, allora aspetti che glielo cancello. Digita, clicca, smanetta, alla fine annuncia: “Non si cancella”. Prova a rifare l’operazione su un altro computer. Non si cancella. In conclusione ho tenuto la fila bloccata per oltre un quarto d’ora perché in tre riuscissero a risolvere il problema ed eliminare la registrazione di un bagaglio in transito sul mio conto. Ma il mistero no, quello non c’è stato modo di spiegarlo.
Prima del check-in al Ben Gurion, ma quando già eravamo in fila per il controllo della valigia e il nastro in fondo era stato chiuso, è arrivato David, venuto a salutarmi. Si è rivolto al tizio della sicurezza che controllava l’accesso – uno di quegli orribilissimi nonché sadici e perfidi mostri che tanto hanno fatto stizzire il povero Vittorio Sgarbi da trasformarlo da amicissimo di Israele in uno che non ci metterà mai più piede – gli ha spiegato che doveva entrare per salutare un’amica che stava partendo, io ho alzato un braccio per farmi individuare e il mostro ha aperto il nastro e lo ha fatto entrare. Ed è stato mentre eravamo lì a scambiare due chiacchiere che nella fila di fianco c’è stata la scena da Achille e la tartaruga: la ragazza della sicurezza, dopo aver fatto al passeggero di turno le domande di rito, appiccica l’etichetta sulla valigia, si china per appiccicarne un’altra sulla borsa da viaggio che sta per terra ma il ragazzo non se ne accorge e con un calcio la spinge avanti. La ragazza, sbilanciata in avanti, quasi perde l’equilibrio, lo recupera, si rialza solo a metà, con l’etichetta in mano e sempre chinata in avanti fa due passi, e nel momento in cui la sua mano sta per raggiungere la borsa la coda avanza, il ragazzo ha un buon mezzo metro libero davanti a sé e con un altro calcio spinge ulteriormente in avanti la borsa, e così per tre volte di fila, ed è stato a questo punto che siamo tutti scoppiati a ridere per questa scena da ridolini, compresa la ragazza della sicurezza (quegli orribilissimi nonché sadici e perfidi mostri, you know), sempre piegata e sbilanciata in avanti, sempre con la sua etichetta in mano, e il ragazzo che fino a quel momento non si era accorto di niente che si ritrova con tutti intorno che si scompisciano dalle risate e la ragazza della sicurezza che quasi gli casca addosso.
E poi niente, controllo quasi inesistente, come al solito, per via che il Mossad mi conosce e mi ama e mi vizia e mi coccola e comunque non ho la faccia da galera che si ritrova Sgarbi, e poi partenza, col tramonto mozzafiato che vi ho mostrato all’inizio. Oggi invece, per chiudere questo post, vi regalo qualche immagine di Gerusalemme com’era.









barbara


19 gennaio 2011

E QUATTRO (11)

Le chicche di Chicca

Ve l’ho già detto? Vabbè, se l’ho già detto ve lo ribeccate, che non morirete di sicuro per questo: i viaggi di Chicca sono speciali. Perché nei suoi viaggi scoprite cose che non potreste vedere in nessun altro modo, né viaggiando da soli né, meno che mai, affidandovi ai viaggi organizzati dalle solite agenzie. Per non parlare poi dei pellegrinaggi (giusto l’altro ieri mi è arrivato questo messaggio: «Non sono di religione ebraica ma cattolica con senso critico. L'anno scorso ho avuto l'occasione di andare in Israele e Giordania con un viaggio che partiva da Chieri, la mia città, è stato molto comodo per me e mi è anche piaciuto molto. L'unico rimpianto è che è stato organizzato in parte come pellegrinaggio nei luoghi santi, e ha completamente tagliato fuori tutto il mondo ebraico; a Gerusalemme abbiamo avuto una guida, naturalmente palestinese, il cui unico scopo era indottrinarci politicamente in senso antiisraeliano. lavora al consolato italiano ha studiato per otto anni in Italia (penso pagato dai nostri contributi per la cooperazione) e ora si occupa dell'assegnazione delle borse di studio ad altri studenti come lui, si può ben capire quale sarà l'unico parametro di scelta, la fedeltà alla causa palestinese. Diverse volte si è irritato con me e mi ha detto che non si può ragionare con una che non capisce..»). Una delle chicche di quest’ultimo viaggio è stata la casa di Ben Gurion a Tel Aviv, che ho scoperto essere sconosciuta anche a persone che hanno mezza famiglia in Israele e ci sono state dozzine di volte.
Casa estremamente modesta, all’inizio – riconoscibile per la diversa pavimentazione – con tre sole stanzette, successivamente ampliata, ma sempre restando un’abitazione modesta. In seguito si è arricchita di un piano superiore, interamente adibito a biblioteca






(grazie a Giorgio per le foto)

con ventimila libri in dieci lingue (Ben Gurion non si fidava delle traduzioni, e leggeva esclusivamente in lingua originale). Oggi, per sua volontà, tutti questi libri sono liberamente consultabili. Ed è bello poi scoprire che quest’ometto dai candidi capelli svolazzanti, fra un incitamento a credere nel realismo dei miracoli, un impegno di stato, lo studio di una lingua, la lettura di un libro, riusciva a trovare anche il tempo di mantenersi in forma.


(qui aveva settant'anni)

barbara


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9 gennaio 2011

E QUATTRO (2)

Là dove c’era il deserto ora c’è una città...













Immagini di Arad prese dall’autobus. Ricordiamo che del territorio assegnato dall’Onu agli ebrei con la risoluzione 181, i due terzi erano costituiti da deserto (e una parte del terzo rimanente aveva smesso di essere deserto e palude e pietraia grazie a mezzo secolo di durissimo lavoro da parte dei pionieri). Ben Gurion, a proposito del deserto, soleva dire: questo abbiamo e con questo dobbiamo fare i conti. Arad è uno di questi conti: solo pochissimi decenni fa era tutto deserto, ora c’è quello che – in piccolissima parte – vediamo in queste immagini.
Un altro motto di Ben Gurion era: chi non crede nei miracoli non è realista. E gli israeliani sono molto realisti. Per questo sono specializzati in miracoli.

barbara


16 dicembre 2010

PERCHÉ SGARBI È UN UOMO INTELLIGENTE

L’intelligenza di Sgarbi

Buona parte dell’intervista rilasciata da Vittorio Sgarbi, pubblicata sull’ultimo numero di HaTikwa, è dedicata all’episodio – già a suo tempo ampiamente pubblicizzato – del presunto atteggiamento eccessivo e scortese che nei confronti del critico d’arte avrebbero assunto, tempo fa, gli addetti alla sicurezza dell’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv: un comportamento giudicato dall’interessato tanto molesto e inopportuno da indurlo ad affermare che non avrebbe più messo piede in Israele, scelta che appare confermata nella suddetta intervista. Alla base del risentimento, spiega Sgarbi, c’è soprattutto il fatto che lui era andato in Israele essendo stato invitato, e ciò lo avrebbe dovuto esentare dai necessari controlli di routine: “ero ospite di Israele, sapevano perfettamente chi ero… Se uno va in Israele spontaneamente è giusto che facciano i controlli che vogliono. Se uno invece va come ospite deve essere rispettato, non c’è nessuna ragione perché sia temuto come un nemico… Se un ebreo viene a casa mia non faccio nessun controllo”.
Essendo Sgarbi notoriamente considerato persona di intelligenza fuori dal comune, tali considerazioni meritano qualche commento:
1) Gli addetti alla sicurezza del Ben Gurion non mancano mai a nessuno di rispetto, che sia invitato o no, e non trattano nessuno “da nemico”, ma tutti come persone che possono essere usate, anche a loro insaputa, da possibili nemici. Sgarbi pensa forse che i “nemici” si presentino con un ghigno sadico e un pugnale tra i denti?
Siamo sicuri che Sgarbi non fa nessun controllo su chi va a casa sua, ebreo o no, per il semplice motivo che non c’è nessuno che minacci di farlo saltare in aria con qualche bomba. Il massimo che ha rischiato, in vita sua, è qualche fischio. Forse per Israele il discorso è un poco diverso. Ma, nonostante l’aeroporto Ben Gurion sia il target n. 1 dei terroristi di mezzo mondo, esso resta tuttavia l’aeroporto più sicuro del pianeta, grazie proprio alla pignoleria di quei solerti addetti alla sicurezza che tanto hanno infastidito Sgarbi. Strano che una persona della sua intelligenza mostri di non capirlo, e apprezzarlo.
Sgarbi non dice da chi è stato invitato in Israele, se dal governo, da un’Università, un’istituzione culturale o altro. Ma la cosa, in ogni caso, non ha alcuna importanza, così come non ha alcuna importanza, ai fini della sicurezza, se uno va in Israele invitato da qualcuno o no. Se anche Sgarbi fosse stato invitato, per esempio, dal Presidente dello Stato in persona, neanche il Presidente stesso avrebbe potuto influire sui meccanismi di sicurezza, che sono necessariamente inderogabili e, per definizione, non ammettono eccezioni. Certo, secondo un ragionamento “all’italiana”, secondo cui “gli amici degli amici” o i “Lei non sa chi sono io” devono avere un trattamento diverso, Sgarbi non avrebbe “fatto la fila”, come ogni comune mortale. Ma questo Israele non se lo può permettere, nell’interesse dei suoi milioni di visitatori. Strano, ancora una volta, che un’intelligenza così raffinata non arrivi a comprenderlo.
Le numerose volte che sono andato in Israele (molto spesso, da invitato, come Sgarbi), sono sempre stato sottoposto, ovviamente, ai controlli di scurezza, e ho sempre provato gratitudine per quei ragazzi impegnati in un lavoro ingrato, duro e stressante, nel quale anche una piccola distrazione potrebbe rivelarsi fatale. Quasi sempre sono stato trattato con grande cortesia e affabilità, e qualche volta anche, come è umano che accada, in modo un po’ sbrigativo. Può anche darsi (anche se non me ne ricordo) che talvolta io abbia un po’ bofonchiato per la rigidità di un addetto particolarmente zelante. Ma se avessi trasformato il mio malumore verso un responsabile della security un po’ brusco in una generale insofferenza verso lo Stato ebraico, nel suo insieme, avrei dimostrato lo stesso livello di intelligenza di Sgarbi. Che però, per fortuna, è irraggiungibile.

Francesco Lucrezi, storico

Sì, Vittorio Sgarbi è un uomo intelligente, e ciò è di grande conforto a tutti noi.

                     

 

barbara


25 aprile 2010

AUTODIFESA

Da un paio di giorni sto malissimo: tosse convulsa violentissima, miliardi di aghi in gola, mastodontico raffreddore, testa che scoppia, pressione impazzita … Forse è a causa di tutti questi malanni che stanotte ho fatto uno di quei brutti sogni in cui si passa da una situazione all’altra, una peggiore dell’altra, e più si tenta di uscirne e più ci si infogna fino a non riuscire più a intravvedere una via d’uscita. Poi, quando sono arrivata proprio al fondo del fondo, e la castrofe totale ormai si profilava come inevitabile, mi sono detta: meno male che tanto è un sogno e poi mi sveglio! E poi mi sono chiesta: e chi te lo dice che è solo un sogno? E mi sono risposta: semplice, basta verificarlo. E mi sono messa a fare tutte quelle cose che sogno spesso di fare e che in sogno mi riescono benissimo senza la minima difficoltà, e che nella vita reale invece mi sono impossibili, e ad ogni cosa provata e riuscita agevolmente mi ripetevo trionfalmente: visto? È un sogno! Poi ti svegli ed è tutto finito.
Beh, nonostante i malanni e gli acciacchi e i solori, è stata una nottata discretamente confortante. (Molto meno confortante è leggere questo, ma in fin dei conti certe cose è sempre meglio saperle che ignorarle)

barbara


19 aprile 2010

ISRAELE COMPIE 62 ANNI

Credo che il modo migliore per celebrare la ricorrenza sia quello di riportare le parole scritte ieri da Ugo Volli.

Vigilia d'Indipendenza

Come si formano gli Stati? Nella maggior parte dei casi per via di guerre di conquista. È il caso dell'Italia, della Germania, più anticamente della Francia e della Gran Bretagna, della Russia e della Spagna, unificati da dinastie che badavano per lo più al loro interesse dinastico, anche se magari non erano "indifferenti al grido di dolore" del paese oppresso dagli stranieri, come disse Carlo Alberto. Le eccezioni a questa nascita giustificata esclusivamente dalla forza sono rare: stati che proclamano la loro indipendenza sulla base di principi, che giustificano la loro istituzione con una dichiarazione approvata democraticamente. È il caso degli Stati Uniti con la grande prosa di Thomas Jefferson: "Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità".
Ed è il caso del testo più sobrio letto sessantadue anni fa, il 5 di Iyar del 5708, da Ben Gurion: "In Eretz Israel è nato il popolo ebraico, qui si è formata la sua identità spirituale, religiosa e politica, qui ha vissuto una vita indipendente, qui ha creato valori culturali con portata nazionale e universale e ha dato al mondo l'eterno Libro dei Libri. Dopo essere stato forzatamente esiliato dalla sua terra, il popolo le rimase fedele attraverso tutte le dispersioni e non cessò mai di pregare e di sperare nel ritorno alla sua terra e nel ripristino in essa della libertà politica. Spinti da questo attaccamento storico e tradizionale, gli ebrei aspirarono in ogni successiva generazione a tornare e stabilirsi nella loro antica patria; e nelle ultime generazioni ritornarono in massa. Pionieri, ma'apilim e difensori fecero fiorire i deserti, rivivere la loro lingua ebraica, costruirono villaggi e città e crearono una comunità in crescita, che controllava la propria economia e la propria cultura, amante della pace e in grado di difendersi, portando i vantaggi del progresso a tutti gli abitanti del paese e aspirando all'indipendenza nazionale".
È un testo importantissimo e che merita di essere studiato nei dettagli. Nei paragrafi successivi ci si richiama al sionismo e ai suoi programmi congressuali, si citano come fonti legittimanti la dichiarazione Balfour e forse per l'unica volta al mondo, una decisione dell'assemblea dell'Onu: "L'Assemblea Generale chiedeva che gli abitanti di Eretz Israel compissero loro stessi i passi necessari da parte loro alla messa in atto della risoluzione. Questo riconoscimento delle Nazioni Unite del diritto del popolo ebraico a fondare il proprio Stato è irrevocabile. Questo diritto è il diritto naturale del popolo ebraico a essere, come tutti gli altri popoli, indipendente nel proprio Stato sovrano".
Si proclamano i principi politici democratici (“Lo Stato d'Israele sarà aperto per l'immigrazione ebraica e per la riunione degli esuli, incrementerà lo sviluppo del paese per il bene di tutti i suoi abitanti, sarà fondato sulla libertà, sulla giustizia e sulla pace come predetto dai profeti d'Israele, assicurerà completa uguaglianza di diritti sociali e politici a tutti i suoi abitanti senza distinzione di religione, razza o sesso, garantirà libertà di religione, di coscienza, di lingua, di istruzione e di cultura, preserverà i luoghi santi di tutte le religioni e sarà fedele ai principi della Carta delle Nazioni Unite").
Si propone, nonostante l'aggressione in corso, la pace ai nemici che cercavano di distruggere Israele alla nascita e ancora lo fanno ("Facciamo appello - nel mezzo dell'attacco che ci viene sferrato contro da mesi - ai cittadini arabi dello Stato di Israele affinché mantengano la pace e partecipino alla costruzione dello Stato sulla base della piena e uguale cittadinanza e della rappresentanza appropriata in tutte le sue istituzioni provvisorie e permanenti. Tendiamo una mano di pace e di buon vicinato a tutti gli Stati vicini e ai loro popoli, e facciamo loro appello affinché stabiliscano legami di collaborazione e di aiuto reciproco col sovrano popolo ebraico stabilito nella sua terra. Lo Stato d'Israele è pronto a compiere la sua parte in uno sforzo comune per il progresso del Medio Oriente intero").
Con tutte le difficoltà di una storia tormentata e tutte le oscillazioni di una politica democratica, soprattutto nonostante i costi umani di un'aggressione subita ininterrottamente da allora e che ci obbliga a tenere nella giornata di oggi il lutto delle vittime, prima di poter festeggiare l'indipendenza, Israele ha tenuto fede alla sua dichiarazione, si regge ancora oggi sui valori di allora e conduce in sostanza la stessa grande politica disegnata dalle parole di Ben Gurion. Purtroppo l'appello al buon vicinato non è mai stato veramente raccolto, perché esso presuppone l'accettazione del "sovrano popolo ebraico stabilito sulla sua terra", che gli arabi rifiutano e una volontà di "collaborazione e aiuto reciproco" che è negata anche nell'odio da coloro che hanno firmato accordi di pace con Israele.
Da parte nostra, di ebrei della Diaspora, non ci resta che continuare ad adempiere alla nostra parte del compito, com'è descritta nell'ultima frase del documento: "Facciamo appello al popolo ebraico dovunque nella Diaspora affinché si raccolga intorno alla comunità ebraica di Eretz Israel e la sostenga nello sforzo dell'immigrazione e della costruzione e la assista nella grande impresa per la realizzazione dell'antica aspirazione: la redenzione di Israele". E di essere fieri di una formazione politica che nella sua essenza, è la più democratica e motivata nei principi che ci sia oggi al mondo.

Ugo Volli

                                         

Ecco, siamo arrivati fin qui, perché ci abbiamo creduto e per questo non è stato un sogno. Qui, per chi fosse interessato, il testo integrale della dichiarazione di indipendenza, di cui qui potete ascoltare uno spezzone. Poi bisogna assolutamente guardare questo e dedicare un pensiero a coloro che alla difesa di Israele hanno sacrificato la propria vita. E infine un messaggio per i nostri nemici: siamo venuti per restare, sappiatelo e fatevene una ragione.

buon compleanno israele!

barbara

AGGIORNAMENTO: guardare anche questo.

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Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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