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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


26 settembre 2011

LES LIAISONS DANGEREUSES

Le relazioni pericolose, per quei quattro gatti che, oltre a non masticare il francese, non conoscessero neppure il famoso libro. Sapete qual è la caratteristica delle relazioni pericolose? No? Allora ve lo dico io: sono pericolose. Dite che ho scoperto l’acqua calda? Vero, però con l’acqua calda, se non sai che è calda e non prendi le tue precauzioni, ti scotti, e poi vieni ancora a dirmi che sono banale e dico cose banali.
Prendete Burhanuddin Rabbani, per esempio: trattava coi talebani, perché i talebani sono parte del tessuto sociale, perché si tratta con chi c’è, perché se si vuole arrivare alla pace non si possono operare esclusioni aprioristiche e dunque ci sono i talebani? Bene, si tratta coi talebani. Com’è andata a finire? Che i talebani lo hanno fatto fuori.
O Vittorio Arrigoni: si era messo a servizio a tempo pieno dei terroristi di Hamas, perché quelli di Hamas hanno il grande merito di combattere per l’annientamento di quei topi di fogna che sono gli ebrei, perché la storia è un optional, e i fatti non contano, e “occupazione” riempie la bocca molto meglio che democrazia e diritti umani, e dunque si sta dalla parte di Hamas, ci si mette al servizio di Hamas, si odia per conto di Hamas, si mente per conto di Hamas, si inganna per conto di Hamas. Com’è andata a finire? Che gli eroi di Hamas lo hanno fatto fuori, e neanche in maniera troppo misericordiosa, sembra.
E Giuliana Sgrena? È andata a Baghdad per servire la jihad islamica, “denunciando” tutti gli abusi perpetrati dagli occupanti americani e guardandosi bene dal dire mezza parola su quanto operato dalla controparte (tutte le donne stuprate, per dirne una, sono state stuprate unicamente da americani). Com’è andata a finire? Stando alla sua versione, sembrerebbe che sia stata rapita da quelli della jihad islamica al cui servizio a 90° si era volenterosamente posta (anche se va detto che quelli sono stati cortesissimi e le davano frutta e dolci e le hanno anche regalato un collier che poi i perfidi yankee le hanno rubato, ma questa è un’altra storia. O no? Poi un onesto servitore dello stato, per andare a liberare la gallinella, ci ha rimesso la pelle, e quella no, non è un’altra storia).
E stendiamo un velo pietoso sulle due Simone.
Eccetera.
Cioè, quello che voglio dire è: ma la gente ha occhi e orecchie? Ha qualche quarto di neurone sparso in giro per la scatola cranica? È capace di imparare? No, eh? No. Si sbaglia e si continua a risbagliare, sempre allo stesso modo, all’infinito, come ci ricorda Barry Rubin. E mentre all’Onu si discute, in Israele si muore.


Asher Palmer e il figlio Yehonatan, vittime dell'ultimo attentato

barbara


28 febbraio 2008

CHI GIOCA SPORCO CON LA CARTA PALESTINESE?

da un articolo di Barry Rubin

In mezzo alle minacce di Hezbollah contro Israele all'indomani dell'uccisione del capo delle operazioni di terrorismo di quel gruppo Imad Mugniyah, si è registrato un fatto di notevole interesse, che dice molto circa il futuro del Medio Oriente.
Si tratta della dichiarazione rilasciata dal generale Muhammad Ali Jafari, comandante delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, vale a dire della principale forza militare di Teheran (nonché dei futuri custodi delle armi nucleari dell'Iran). Jafari ha preannunciato che "in un futuro prossimo assisteremo alla distruzione di quella crescita cancerosa che è Israele". Ma questa non è la parte più interessante del suo discorso. Ciò che è più notevole è chi realizzerà l'opera di distruzione: secondo Jafari, Israele sarà spazzato via dalla carta geografica ad opera di Hezbollah.
Si potrebbe prenderla come una spacconata propagandistica. Se invece vi si presta un attimo di attenzione, la dichiarazione rivela un notevole spostamento rispetto a ciò che è stato vero negli ultimi sessant'anni e più.
Jafari e altri esponenti iraniani preferiscono non dire a chiare lettere che sarà lo stesso Iran a realizzare l'annichilimento di Israele. Dopo tutto, in passato allusioni di questo genere non hanno fatto che rafforzare l'opposizione internazionale all'ambizione iraniana di dotarsi di armi nucleari che potrebbero essere usate contro Israele. Una tale presa di posizione, inoltre, potrebbe persino giustificare un attacco da parte di Israele in quanto paese apertamente minacciato di genocidio da parte di Teheran.
Tuttavia, ciò che di fatto fa Safari è cancellare dalla scena tutti i protagonisti storici del conflitto: stati arabi, movimenti nazionalisti arabi, musulmani sunniti e – cosa particolarmente rilevante – gli stessi palestinesi. La guerra viene dunque condotta dagli eroi di oggi, vincitori di domani: i musulmani sciiti, e in particolare quelli libanesi. Non è più nemmeno una guerra fra musulmani ed ebrei (che è la percezione islamica generale) dal momento che la grande maggioranza dei musulmani (sunniti) non viene più menzionata.
Naturalmente Hezbollah ha sempre detto che avrebbe combattuto e sconfitto Israele, sebbene negli anni '80 e '90 fosse innanzitutto interessato a riprendersi il controllo sul Libano meridionale. Ma parlare di Hezbollah, e solo di Hezbollah, come protagonista della lotta e della disfatta di Israele configura una nuova teoria del conflitto.
Non dovevano essere i palestinesi l'avanguardia della lotta? E questa lotta non doveva essere teoricamente combattuta in loro nome?
Ora, invece, è diventata una causa non araba e nemmeno islamica, bensì sciita: da utilizzare per promuovere l'egemonia iraniana sulla regione. Gli arabi sono tagliati fuori, sono tagliati fuori i sunniti, e sono tagliati fuori gli stessi palestinesi.
Non è impossibile una cooperazione tra sunniti e sciiti: gli esempi migliori sono la simpatia per il regime siriano pur con la sua maggioranza sunnita, e quella per i fondamentalisti sunniti palestinesi di Hamas clienti dell'Iran. Ma per lo più sunniti e sciiti sono in forte antagonismo, arrivando spesso a dividersi in scontri sanguinosi.
Si consideri un aspetto quasi completamente ignorato: non c'è e non c'è mai stata un'organizzazione tipo Hamas fra i palestinesi in Libano. Perché? Perché gli iraniani, i siriani e Hezbollah non permettono a nessun concorrente di operare, eccetto i loro gruppi fantoccio.
È vero che sauditi, giordani, egiziani, iracheni e una decina di altri stati arabi – almeno per ora – non sono direttamente coinvolti nel conflitto. Se ne sono tirati fuori, almeno dal piano della lotta attiva, indipendentemente da quanta propaganda facciano sulla questione. Ma come si sentiranno i Fratelli Musulmani egiziani (sunniti) e i palestinesi di Fatah (o anche quelli di Hamas) di fronte a questa ri-definizione del conflitto che li relega nell'irrilevanza?
Si tratta, naturalmente, di un piano sciovinista iraniano e sciita (che comprende anche la Siria, che è sì a maggioranza sunnita ma dominata da un regime alawita che si dichiara vicino agli sciiti e alleato dell'Iran). Come se dicessero: ora la carta palestinese è nelle nostre mani.
Ma, se la carta palestinese viene usata come uno strumento al servizio di Teheran, perché mai i sunniti e gli stati arabi dovrebbero sostenere questo tentativo? Se una minoranza di libanesi vuole sfruttare il conflitto israelo-palestinese per perseguire le proprie ambizioni e i propri legami con potenze straniere, perché mai la maggioranza dei libanesi dovrebbe accettare di patire e morire, lasciando che il paese venga usato come campo di battaglia?
E come fa l'occidente a continuare a pensare che tutta la questione ruoti soltanto attorno ai palestinesi quando è sempre più evidente – ma è sempre stato vero – che il conflitto è piuttosto imperniato su una lotta di potere per il controllo della regione? (Global Research in International Affairs Center, 19 febbraio 2008 - da israele.net)

C’è chi lo va ripetendo da decenni, che i palestinesi sono sempre stati usati come carne da cannone per i giochi di potere dei potentati islamici circostanti: lo si va ripetendo perché è chiaro come il sole, lo si va ripetendo perché è sotto gli occhi di tutti, ma a quanto pare gli occhi di tutti preferiscono guardare altrove. Quousque tandem …?


barbara


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