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Diario


3 dicembre 2008

CARENZA DI INFORMAZIONI SUL CORRIERE DELLA SERA

Comunicato Honest Reporting Italia 3 dicembre 2008

Fa acqua da tutte le parti, sul piano della correttezza e della completezza dell'informazione, questo articolo di Francesco Battistini intitolato L'UE: « Riaprite l'Orient House dei palestinesi» No di Israele pubblicato a pag. 17 del Corriere della Sera di martedì 2 dicembre 2008. Qui di seguito il testo completo dell'articolo con, tra le righe, alcune nostre annotazioni.

GERUSALEMME — Tre cani. Due gatti. Gli arbusti secchi e le palme. La bandiera palestinese. Una catena che avvolge il cancello come un rampicante. E un vecchio che s'è stancato di combattere, non di chiacchierare: «Posso fargliela vedere, non fotografare », dice Abu Firaz Husseini, 62 anni, l'unico che ci abita ancora. L'Orient House è il castello incantato di Gerusalemme Est. Abu Firaz, il fantasma d'una storia infinita: queste pietre bianche fecero da soggiorno al Kaiser Guglielmo II e all'imperatore Hailé Selassié, ospitarono l'Onu e un albergo di lusso, finché non arrivarono la Guerra dei Sei giorni,
Vogliamo sprecare due parole per ricordare che la Guerra dei Sei giorni, qui considerata responsabile, a quanto pare, della decadenza di questo "castello incantato", è stata voluta dagli stati arabi allo scopo dichiarato di distruggere Israele?

la decadenza e negli anni '80 una parte venne affittata dall'Autorità palestinese, che le trasformò in una specie di ministero degli Esteri. Ci stesero in segreto gli accordi di Oslo, qui dentro.
E ne fecero un covo del terrorismo. Dettaglio ben mascherato da queste sapienti pennellate di colore.

S'organizzò l'intifada.
Termine fortemente improprio per una guerra terroristica accuratamente preparata per anni

Ci venivano ministri, cardinali, giornalisti. Ci stava l'ultimo leader autorevole d'una Palestina in costruzione, Faisal Husseini,
Qui qualche utile notizia sul personaggio in questione

e una volta c'era anche una meravigliosa biblioteca, 25mila volumi di storia araba. Oggi, c'è solo Abu Firaz. Che ascolta l'ultima novità — «vogliono riaprire l'Orient House» —, beve una Coca, si lascia andare sulla poltrona, proprio sotto la foto del celebre cugino Faisal: «La storia di questa casa è come la storia della mia famiglia. Troppo pesante. Sono sfinito...». Il nuovo capitolo sta in un documento riservato del governo francese, titolo «Strategie d'azione della Ue per la pace in Medio Oriente», pronto per la prossima riunione dei 27 ministri europei degli Esteri.
Già, il governo francese: quello che, oltre a dare generosa ospitalità ai terroristi italiani, ha fatto i salti mortali per impedire che Hamas venisse qualificata come organizzazione terroristica - giusto per amore della pace, beninteso.

È una Road Map con tappe prevedibili, lo stop agli insediamenti e la lotta al terrorismo, ma con un bivio che Israele già vuole sia modificato: «Una parte fondamentale nella costruzione d'uno Stato palestinese — scrivono a Parigi — deve risolvere la questione dello status di Gerusalemme come capitale di due Stati ».
A noi sembrerebbe che alla base di tutto dovrebbe esserci la certezza che un eventuale stato di Palestina non sia uno stato terrorista, ma "a Parigi", come abbiamo appena notato, il terrorismo - per lo meno quello degli altri - non sembra essere una priorità assoluta: decisamente delle ottime credenziali per ergersi a giudici di ciò che è meglio per risolvere una questione come quella del conflitto arabo-israeliano.

E poi: «L'Unione europea lavorerà attivamente perché vengano riaperte tutte le istituzioni palestinesi, compresa l'Orient House». Una casa considerata un covo: l'Autorità palestinese sfrattata all'inizio della prima intifada, riammessa dopo Oslo, sloggiata definitivamente nell'agosto 2001, quando un kamikaze di Hamas si fece saltare dentro la pizzeria Sbarro, 15 morti e 130 feriti nel cuore di Gerusalemme.
E sapendo questo, e sapendo che, come ha scritto più sopra, è qui che "s'organizzò l'intifada", il signor Battistini trova ragionevole affermare che la casa era considerata un covo? E a quale titolo, poi, l'Unione europea pretende di riaprire tutte quelle istituzioni che Israele ha fatto chiudere perché covi di terrorismo?

Bayt al-Sharq, come i vecchi arabi preferiscono chiamare l'Orient House, era l'ultimo, importante palazzo che faceva sventolare il tricolore palestinese
a voler essere proprio proprio pignoli, di colori la bandiera palestinese ne avrebbe quattro ...

nella città eterna: «Gente inferocita arrivò di notte a lanciarci le pietre — ricorda Abu Firaz —. Poi vennero i soldati israeliani. Ci misero in fila, mani in alto. Avevamo paura, ma nemmeno mia figlia che piangeva sempre diede loro la soddisfazione d'una lacrima. Perquisirono le stanze. Chiusero tutto. Da allora, qui siamo rimasti io, mia moglie e mio figlio maschio. Abbiamo le chiavi di questa porticina sul retro, al pianoterra. Possiamo restare solo in queste stanze. Nient'altro. E dobbiamo controllare che nessuno entri nel resto del palazzo».
La notte, qualche auto sgomma. Qualcuno ha graffitato sul muro www.orienthouse.org, ovvero: leggetevi la nostra storia. «Dal 1975, ho lasciato questa casa solo una volta»: Abu Firaz ha portato nel tinello le reliquie di famiglia. Un ritratto a olio d'un antenato, la firma italiana di Gennaro Iannelli, e una galleria di foto felici: «La mia festa di matrimonio fu al piano di sopra, nel salone grande». Ogni sei mesi, Abu Firaz si presenta al posto di polizia, firma un foglio: «È l'ordine di sequestro. La prossima scadenza è a febbraio. Lo so: in questa casa vuota, io ci morirò».
Un bel pezzo di colore, con toni accorati e patetici che, come troppo spesso accade quando si tratta di Israele-Palestina, tratta da vittime degli efferati e spietati terroristi e da carnefici coloro che dal terrorismo si difendono.

Considerazioni e commenti a lettere@corriere.it.


Per la vostra delizia vi aggiungo due messaggi arriva timi dal solito ineffabile nonché immarcescibile Antonio Caracciolo:

Ubbidisco ai comandi dell’Occhio di Sion e vi mando copia del testo debitamente inviato al Corriere della Sera.

Blog: Civium Libertas
Post: Un altro disonesto rapporto di “Honest Reporting Italia”
Link: http://civiumlibertas.blogspot.com/2008/12/un-altro-disonesto-rapporto-di-honest.html

Antonio Caracciolo ti ha inviato un link a un blog:
Vi prego di diffondere presso i vostri 155.000 iscritti per un’efficace lotta contro il razzismo ed il regime di apartheid praticato in Israele.

Blog: Civium Libertas
Post: Contro il razzismo: riceviamo e pubblichiamo
Link: http://civiumlibertas.blogspot.com/2008/12/contro-il-razzismo-riceviamo-e.html

Perché, ricordiamolo, per avere la pace nel mondo la soluzione esiste:

   

                 

barbara


30 giugno 2008

SERGIO ROMANO RECIDIVO SU SABRA E CHATILA

Comunicato Honest Reporting Italia 29 giugno 2008

Non c'è niente da fare: se appena appena gli si offre la possibilità di fare un po' di sana disinformazione su Sabra e Chatila, Sergio Romano proprio non può resistere alla tentazione. Anche questa volta il destro glielo offre, giovedì 26 giugno, la lettera di un lettore che protesta per la palese disinformazione seminata a piene mani circa un mese fa.

I MASSACRI DI SHATILA LA DIFFICILE CONTA DEI MORTI

La sua risposta a un lettore sulla strage avvenuta a Beirut nel 1982, nei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila, colpisce per parzialità e disinformazione. Lei inizia con una ricostruzione molto lacunosa del contesto in cui maturò quel tragico episodio e ignora i presupposti dell'intervento dell'esercito israeliano (ripetuti attentati lungo la frontiera con Israele, creazione di un arsenale di armi pesanti da utilizzare tanto nella guerra civile libanese quanto contro Israele, massacri compiuti dai palestinesi nei confronti dei cristiani libanesi).
Volendo sorvolare sull'uso del termine «guerrigliero» per definire i terroristi palestinesi, oltre che sulla forma dubitativa circa le responsabilità siriane nell'attentato a Bashir Gemayel, colpisce la falsità dei dati sulle vittime palestinesi che secondo la Procura Generale libanese, Croce Rossa e la Commissione d'inchiesta israeliana (la stessa che attribuì la responsabilità indiretta della strage a Sharon) furono tra 470 e 800 e non 3.000. Non è il numero che colpisce (1, 10, 100 o 1.000 morti, restano la gravità dell'episodio e la sua efferatezza), quanto il fatto che lei prenda per buona la cifra fornita dai palestinesi, attribuendo, di fatto, attendibilità solo a quella fonte. Gradirei una risposta che mi aiuti a capire come un giornale notoriamente equilibrato e pertinente come il vostro possa cadere in questi grossolani errori.
Daniele Coppin

Caro Coppin,
Dopo avere indicato una possibile cifra (3.000)
3000 NON è una cifra possibile: è una cifra inventata di sana pianta: non è la stessa cosa

e osservato che il dato è difficilmente verificabile,
piuttosto difficile, effettivamente, verificare le cose inventate ...

avrei dovuto aggiungere che esistono effettivamente stime diverse: 460 secondo il calcolo più conservatore degli israeliani, 700 secondo il direttore dell'Intelligence militare di Israele, 2.000 secondo fonti ufficiose dei servizi dell'Onu e voci raccolte dai giornalisti stranieri a Beirut.
Falso: secondo la Procura Generale della Repubblica libanese - e non secondo "il calcolo più conservatore degli israeliani" - sarebbero state 470, mentre la Commissione di inchiesta israeliana - la più severa - in base a sopralluoghi, riprese aeree e testimonianze ha calcolato che le vittime siano state fra le 700 e le 800. La cifra più alta, all'epoca, è stata quella "sparata" dai palestinesi, ed era di circa 1500 morti. Cifre più alte sono state avanzate solo in tempi recenti, senza alcuna connessione né con i fatti, né con eventuali indagini o testimonianze.

Non esiste una stima della Commissione Kahan, costituita a Gerusalemme per accertare le responsabilità delle forze armate israeliane.
FALSO!

Se lei rileggerà la pagina 26 del rapporto, troverà un lungo paragrafo che comincia con le parole «E' impossibile determinare con precisione il numero delle persone massacrate».
E che termina con le parole «Taking into account the fact that Red Cross personnel counted no more that 328 bodies, it would appear that the number of victims of the massacre was not as high as a thousand, and certainly not thousands»: «considerando che il personale della Croce Rossa ha contato non più di 328 corpi, sembra che il numero delle vittime del massacro non arrivi a mille, e sicuramente non migliaia» (qui): ecco, questa sembrerebbe proprio essere "una stima della commissione Kahan". Ciò che sta facendo qui Sergio Romano è un volgare tentativo di falsificare i documenti, citando le parti che confermano le sue fantasiose invenzioni, ed eliminando quelle che le contraddicono.

Non sappiamo quanti palestinesi vivessero a Shatila fra il 16 e il 18 settembre 1982. Non sappiamo quanti cadaveri siano stati rapidamente sepolti nelle vicinanze del campo. Non sappiamo quanti siano stati trasportati altrove (su camion forniti dagli israeliani, secondo alcuni testimoni) e sepolti in fosse comuni. Robert Fisk, autore di uno dei migliori libri sulla guerra civile libanese («Pity the Nation. Lebanon at War») scrive di avere raccolto notizie secondo cui un migliaio di persone sarebbe stato sepolto sotto un «campo sportivo». Pensò allo stadio e fece un sopralluogo, ma gli fu detto più tardi che il «campo sportivo» era in realtà il grande Golf Club lungo la strada che corre da Shatila all'aeroporto. Andò a vedere e trovò larghe zone di terra smossa e tracce di mezzi cingolati. Ma il Golf era presidiato dalle forze armate libanesi che non autorizzarono le indagini della Croce Rossa.
Come ricorda la Commissione Kahan, il numero indicato in un rapporto della Croce Rossa (328) è soltanto quello dei cadaveri che gli ispettori riuscirono a contare quando poterono finalmente entrare nel campo. Come in tutti i massacri, gli autori, a cose fatte, cercano di occultare per quanto possibile i loro peccati.
Nella sua lettera, caro Coppin, lei ricorda le ragioni dell'intervento dell'esercito israeliano in Libano. Per completare il quadro, tuttavia, conviene ricordare che i massacri avvennero dopo l'esecuzione di un piano americano per la partenza dal Libano dei guerriglieri palestinesi e delle forze siriane. L'evacuazione ebbe luogo soprattutto per mare alla fine di agosto.
Evacuazione che non fu completata a causa delle inadempienze delle forze internazionali che avrebbero dovuto provvedere: perché non ricordarlo, visto che il signor Romano sta diligentemente riempiendo le lacune lasciate dal signor Coppin?

Vi erano ancora combattenti palestinesi a Shatila dopo la partenza di Arafat? E' probabile
Probabile? Semplicemente probabile?? E chi l'avrebbe fatta, secondo il competentissimo signor Romano, quella che è passata alla storia come "la guerra dei campi" che è durata anni e che tra bombardamenti, massacri e carestie provocate dagli assedi ha causato circa 10.000 morti fra i palestinesi delle varie fazioni? E visto che il signor Romano ama citare Robert Fisk, lo citeremo anche noi: «La distruzione di Sabra è così grande che fra chi non viveva nel sottosuolo, ben pochi sono sopravvissuti. Il modo in cui Amal e i palestinesi hanno combattuto nei corridoi dell’ospedale per anziani mentre i pazienti erano ancora lì indica che nessuna delle due parti si preoccupa troppo per i civili presi nel fuoco incrociato. Il modo in cui i palestinesi costruiscono le loro case sopra i bunker rende inevitabile la morte di civili. [...] Se chiedete quanti combattenti hanno, rispondono che tutti i palestinesi sono combattenti, uomini, donne e bambini. Ma poi strillano se una donna o un bambino viene ucciso». Solo che all'epoca non c'erano israeliani in circolazione, e dunque tutti questi massacri, tutte queste distruzioni, tutti questi morti palestinesi vengono opportunamente ignorati.

ed è certamente vero che nei giorni seguenti furono trovati numerosi depositi di armi dell'Olp.
Sì. Per la precisione 5630 tonnellate di munizioni, 1320 fra carri armati e altri veicoli pesanti, 623 pezzi di artiglieria e lanciamissili, 33.303 armi leggere, 1352 armi anticarro, 2387 attrezzature ottiche, 2024 apparecchi di telecomunicazione, 215 mortai, 62 lanciarazzi katiuscia (elenco non definitivo, fornito nel comunicato ufficiale israeliano del 18 novembre 1982).

Ma Shatila non era una roccaforte terrorista
Ma certo che no! Chi di noi non tiene in giardino, tra nanetti e begonie, qualche migliaio di carri armati così, giusto per bellezza? E mica ci vorranno trattare da terroristi solo per questo, no?

e la resistenza contro le milizie cristiane alleate di Israele fu soltanto sporadica.
A noi veramente risulta che sono state le milizie cristiane ad organizzare la resistenza contro l'invasione e l'aggressione delle bande terroristiche palestinesi che hanno prima destabilizzato e poi distrutto il Libano, cancellando numerosissime comunità cristiane, e che le milizie cristiane, incapaci di avere ragione da sole delle meglio organizzate e armate bande terroristiche palestinesi, hanno ad un certo punto cercato l'alleanza di Israele: e non c'è bisogno di crederci sulla parola: la cronologia dovrebbe essere più che sufficiente a fare piazza pulita di tutte le menzogne seminate dal signor Romano.

Non vi fu una battaglia tra forze contrapposte. Vi fu un massacro.
"Secondo il rapporto del Procuratore Generale libanese, nei due campi non ci sarebbe stato un massacro di inermi contro armati, ma una vera e propria battaglia che ha coinvolto l'intera popolazione. «... Furono i terroristi palestinesi - riferirà un maggiore dell'esercito danese, Joern Mehedon - a cominciare la sparatoria ... Sapevamo che i guerriglieri si facevano normalmente scudo di donne e bambini. ...»." (Fausto Coen, Israele: 50 anni di speranza, Marietti, p. 160). E, nella stessa pagina del rapporto della commissione Kahan più sopra citata dallo stesso Sergio Romano: «A further difficulty in determining the number of victims stems from the fact that it is difficult to distinguish between victims of combat operations and victims of acts of slaughter. We cannot rule out the possibility that various reports included also victims of combat operations from the period antedating the assassination of Bashir»: «Un'ulteriore difficoltà nel determinare il numero delle vittime deriva dal fatto che è difficile distinguere fra vittime di operazioni di combattimento e vittime di atti di massacro. Non possiamo escludere la possibilità che vari rapporti includano anche vittime di combattimenti del periodo precedente l'assassinio di Bashir». Forse è vero ciò che sostengono il Procuratore Generale libanese e il maggiore Joern Mehedon e la commissione Kahan, o forse è vero ciò che afferma il signor Romano, ma dare una sola versione quando ne esistono almeno due non è giornalismo.

Proviamo a rinfrescare un po' la memoria a Sergio Romano scrivendogli a:
lettere@corriere.it oppure sromano@rcs.it (lettere, firmate con nome, cognome e città).


Invitiamo i nostri lettori a scrivere ai mass media per protestare contro servizi scorretti e faziosi, e a inviarci copia dei loro messaggi e delle eventuali risposte ricevute, presso HR-Italia@honestreporting.com

HonestReportingItalia vi invita inoltre a proporci eventuali critiche ai media per una possibile inclusione nei futuri comunicati. Assicuratevi di includere l'URL dell'articolo in questione o l'articolo stesso e invialo a: HR-Italia@honestreporting.com

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Può essere interessante dare una scorsa a questo scambio intercorso nel mailbox di Honest Reporting Italia.

E se quello che voi ritenete scorretto è invece corretto per gli altri altri, i quali invece ritengono scorretta la vostra azione di lobbying? Non ditemi che non intendete fare lobbying. Ad essere danneggiati sono quei cittadini che attendono tranquillamente alle loro occupazioni e si trovano improvvisamente in guerra contro popoli pacifici perché delle ristrette lobby che curano i loro interessi hanno prodotto ciò.
Antonio Caracciolo


Inventarsi le cifre non è "quello che noi riteniamo scorretto"; citare documenti e riportarli castrati non è "quello che noi riteniamo scorretto"; dichiarare inesistente ciò che invece esiste non è "quello che noi riteniamo scorretto", capovolgere la cronologia ribaltando così i rapporti di causa-effetto non è "quello che noi riteniamo scorretto": tutto questo è scorretto. Peggio: tutto questo è fare consapevolmente disinformazione. Se Le dispiace tanto per i cittadini che si ritrovano in guerra dovrebbe rivolgere la sua attenzione a chi li condanna al terrorismo, non a chi denuncia il terrorismo e i sedicenti giornalisti che il terrorismo difendono. Quanto alle insinuazioni nei nostri confronti, le rimandiamo al mittente. Ci stia bene.
La redazione di Honest Reporting Italia

Si capisce un tubo! Ai due paesi di cui si parla è morto o no ammazzato qualcuno? Terrorismo che vuol dire? Terrorismo di stato è quello che israele ha sempre fatto o no? Nel 1948 vi è stata o no la Nakba, la pulizia etnica di cui non io parlo ma l'ebreo israeliano Ilàn Pappe?
Gli ebrei sionisti in Palestina sono arrivati dalla luna nel 5000 avanti cristo o ci sono sbarcati pensando di avere a che fare con gli indiani d'America?
E voi chi... siete? Cosa volete? Cosa fate?
Fra aggrediti e d aggressori non vi sono dubbi! Quanto a Shatila e Sabra mica è un romanzo? A me poco interessa il dettaglio. Interessa la sostanza. La sostanza dice che da 60 anni a questa parte vi è stata un'occupazione colniale ai danni di un popolo che vi risiedeva da prima. E non ditemi che gli israeliani sono ebrei che ritornano nella patria lasciata duemila anni fa ai tempi della distruzione del Tempio perché si tratta di una mera invenzione. Gli attuali israeliani che occupano la Palestina come avamposto militare degli USA sono russi, polacchi, italiani...Lo dice un altro ebrei isareliano di nome Shlomo Sand. Quindi, i palestinesi stavano a casa loro prima che qualcuno in modo criminale li cacciasse..
E non ditemi che sono antisemita perché mi incavolo... Intanti, veri semiti sono soltanto i palestinesi, non gli ebrei di israele...
Adesso ho da fare!

Chi siamo e che cosa vogliamo? È lei che è piombato in casa nostra sproloquiando e delirando, egregio signore. E anche noi abbiamo altro da fare che occuparci di un antisemitello da strapazzo. Prima di congedarci definitivamente ci permettiamo di darle un ultimo suggerimento: disdica l'iscrizione a questa newsletter che evidentemente deve avere fatto in un momento di distrazione, visto che la verità fa così male alla sua digestione.

La redazione di Honest Reporting Italia

Branco di idioti.
Se la vostra mailing list è attività PUBBLICA e non segreta e massonica, come in effetti ho potuto smascherare, io faccio attività lecita di monitoraggio di tutto ciò che è pubblico. Posso documentare (e me ne avete dato gli elementi probatori) che la vostra attività è du pura lobbying, cioè qualcosa di pericoloso per la democrazia.
Non mi sono iscritto alla vostra Lista per ottenere delizia. Ma per fare un lavoro di vigilanza democratica, I vostri attacchi a Sergio Romano sono vergognosi? La Verità? E cosa ne sapete voi? Siete esattamente il contrario? È in vostro potere cancellarmi. In me, se continuerete a mandare le vostre delazioni concertate aq danno di terzi, troverere il critico che vigila per la democrazia di questo paese che evidentemente non è il vostro. Razza di idioti!

(Per la serie: se non son matti non li vogliamo) (E anche per la serie: ma quando mai i poveri palestinesi avranno una speranza di pace, finché avranno simili sostenitori?) (E infine per la serie: ma ci vogliamo decidere a fare una colletta per regalare un po’ di preservativi a quella povera mamma degli imbecilli, che possa finalmente tirare il fiato anche lei, povera donna?)

barbara

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Un proposito:
io vedo, io sento, io parlo.
 

 
Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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