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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


25 agosto 2010

LA BAMBINA CON I SANDALI BIANCHI

A voi infelici, umiliati, feriti, reclusi nelle galere della Repubblica o nei pregiudizi dei suoi cittadini; a voi che avete sofferto e ancora soffrite dico forte: alzate la testa! Sognate! Credeteci! Progredite!

Attraversare l’inferno – la miseria delle bidonville, una madre ostile e sadica, una famiglia, nel migliore dei casi, insensibile, un ambiente più o meno larvatamente razzista, un incidente che le ruberà anni di vita e la lascerà segnata per sempre, una famiglia araba musulmana che rivendica la proprietà delle figlie femmine e il diritto di decidere la loro sorte (impressionante quando, ancora giovanissima, si fa deflorare dal primo che le capita a tiro all’unico scopo di non essere più spendibile sul mercato dei matrimoni combinati; e quando, arrivato il momento, comunica che non possono farla sposare al cugino che lei ha soprannominato “rasoterra” perché, appunto, non è più vergine, prima il fratello la riempie di botte, poi la madre molto tranquillamente dice che non importa, basterà che al momento opportuno si infili un pezzetto di vetro nella vagina, e quello la farà sanguinare quanto basta per ingannare il marito) – e riuscire a riemergere. Riuscire a sconfiggere, oltre all’inferno intorno, anche l’inferno dentro. Lottando con tutte le proprie forze. Con indomabile volontà. Con inesauribile energia. E con una indistruttibile fede in se stessa e nelle proprie capacità (perché, come diceva quel tale, Se lo vorrete non sarà un sogno). È un libro forte che può dare qualche importante lezione anche a ciascuno di noi.

Malika Bellaribi, La bambina con i sandali bianchi, Piemme



barbara


11 dicembre 2007

LUI C’ERA

Qualche anno fa avevo postato questa foto,



con qualche parola di commento, in occasione dell’anniversario della strage che aveva colpito, tra gli altri, diversi suoi congiunti. Subito mi è piombato lì un blogger – che ovviamente mi guardo bene dal citare – a dirmi che io non so niente e che non capisco niente, che lui in Algeria ci vive e che le cose non stanno affatto come le presento io, che lui va dove vuole quando vuole come vuole senza il minimo timore. Gli ho chiesto se i duecentomila morti del terrorismo sono una balla. Mi ha risposto che io non so niente e che non capisco niente, che lui in Algeria ci vive e che le cose non stanno affatto come le presento io, che lui va dove vuole quando vuole come vuole senza il minimo timore. (Per inciso questo stesso signore qualche tempo più tardi è intervenuto su un mio commento nel blog di un amico e, senza il minimo nesso con quanto detto da me, ha scritto che io sono “pecora ma proprio pecora in tutti i sensi”. Alla preoccupazione del blogger amico per le mie possibili reazioni ho risposto che non si doveva preoccupare, perché io alle provocazioni reagisco, ma le cacche le scavalco, semplicemente, per non sporcarmi le scarpe. Al che il signore che lui in Algeria ci vive e quindi sa tutto ha replicato chiamandomi “vacca acida” – fatica inutile dato che, vacca o no, a lui non la do. Vabbè. Sempre lui, poi, in altra occasione ha pesantemente attaccato Stefania Atzori, rea di avere messo al mondo “due figlie bastarde” in quanto “di razza mista” – e chiudo l’inciso).
Tutta questa premessa era per dirvi che se per caso oggi avete sentito parlare di un attentato in Algeria con un sacco di morti, probabilmente avete capito male, o hanno capito male quelli della radio e della televisione, o hanno capito male quelli delle agenzie di stampa. Insomma, qualcuno ha capito male e deve essere sicuramente una balla, perché è un fatto che in Algeria non succede niente di ciò che si racconta. Restando comunque fermo il fatto che, come ricorda più sotto il Signore degli anelli, anche se non è successo è comunque colpa del sionismo e dell’occupazione.

barbara

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”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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