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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


12 gennaio 2012

I GRANDI DITTATORI

I GRANDI DITTATORI
A Caracas, Chavez e Ahmadinejad hanno recitato una scena da clown sul fantomatico uso di missili atomici puntati sulla città di Washington. Non è andata affatto bene e sulla Terra non ha riso nessuno. Forse per la qualità così bassa degli interpeti, o per il gap tra umorismo venezuelano e iraniano, o tra gli umorismi venezuelano, iraniano e l’umorismo del resto del mondo, oppure per la mediocrità del copione, o per il tema scelto, lievemente cupo. Ma è inutile girarci intorno, per Chavez e Ahmadinejad è stato un fiasco. D’altra parte nel mondo di adesso a fare il grande dittatore non c’è Charlie Chaplin, ma interpreti del livello di Chavez e Ahmadinejad. Minori. Anzi, minorati.

Il Tizio della Sera

Effettivamente a fare il grande dittatore pentito Ahmadinejad non sembra molto portato, anche se lo straordinario Tommaso Ciuffoletti ha provato a darcene un’idea.


 

E per non dimenticare le vittime innocenti: 

 
 

(Lilit, dove sei?)

barbara


24 novembre 2011

IL TIZIO DELLA SERA SI DOMANDA

La gente si domanda come ad Ahmadinejad possa essere venuto in mente di cancellare Israele. Quale mente?

Il Tizio della Sera

Io invece vi ricordo che l’importante è la pace. Pace sempre. Pace comunque. Pace a qualunque costo.

 

barbara


14 ottobre 2011

QUANDO L’ACQUA TOCCA IL CULO SI IMPARA A NUOTARE

Così si dice dalle mie parti. Ora, succede che da quasi tre anni il signor Barack Hussein Obama è impegnato a tempo pieno a fare il giochino della mano tesa con l’Iran. O meglio - perché l’Iran, non dimentichiamolo, è un meraviglioso Paese dall’antica e raffinatissima cultura e con un meraviglioso popolo che soffre e lotta - con Ahmadinejad. Ignorandone deliberatamente il negazionismo. Ignorando ostentatamente il suo proposito di arrivare all’atomica per annientare Israele, come del resto da oltre vent’anni va predicando il suo sponsor, l’ajatollah Ali Kamenei. Ignorando pervicacemente il terrore dei Paesi arabi circostanti che lo considerano un pericolo da fermare ad ogni costo. Ignorando diligentemente tutte le atrocità perpetrate contro i suoi inermi e pacifici cittadini.
Adesso succede che l’Iran è andato a fare la cacca in casa del signor Barack Hussein Obama e il signor Barack Hussein Obama ha improvvisamente scoperto che la cacca puzza. E inquina. E può provocare pericolose malattie. Così, altrettanto improvvisamente, ha appreso l’arte di nuotare: “l’Iran dovrà renderne conto”, “va isolato”, “risposta forte”, “le più dure sanzioni”, “nessuna opzione viene esclusa”.
Pare che, in realtà, il complottatore capo si sia rivelato talmente scalcinato – un ladro di polli più che un agente dei servizi segreti – da suscitare non pochi interrogativi e perplessità: che siano stati, mi chiedo io, i suoi uomini a organizzarsi per spingergli un po’ di acqua sotto il culo per costringerlo a nuotare? A me starebbe anche bene, spero solo che non siano arrivati troppo tardi.



barbara


3 dicembre 2009

LA STORIA DELLA CAPRA TURCA E DELLA GAZZELLA TIBETANA

Dai tempi più remoti si narra la leggenda della principessa Sheherazade, che narrando storie per mille e una notte si guadagnò dal suo crudele marito il diritto a vivere. Ma la storia non era andata così. O meglio, questa è solo una parte della storia. Ora vi racconto la vera storia che ha dato origine a quella leggenda.
Giunse dunque alla principessa Sheherazade la notizia che il sultano l’aveva scelta come sua sposa. Grande fu la disperazione della giovane e bellissima principessa: era infatti noto a tutti come il crudele sultano, terrorizzato dall’idea che le sue spose potessero essergli infedeli, fosse solito farle uccidere dopo la prima notte di nozze. Che fare? Rifiutarsi di sposare il sultano? Impensabile! E che altro dunque? Sheherazade chiese consiglio alla vecchia madre, donna saggia e prudente, che le suggerì di consultare la maga che viveva nella grotta sulle soglie della grande foresta. Quella maga era molto vecchia, chi diceva avesse mille anni, chi diecimila, chi ancora di più, nessuno sapeva quanti anni veramente avesse, si sapeva solo che anche i più vecchi del regno l’avevano sempre vista vecchia, e che questi narravano di aver sentito dire dai loro nonni che anche loro l’avevano sempre vista vecchia. Decise dunque Sheherazade di seguire il consiglio della sua saggia madre e durante la notte, coperta da un grande mantello nero, si recò alla grotta della maga.
“Maga, saggia e sapiente maga – disse – io …”
“Lo so, figliola – rispose la maga – so tutto. So quale tormento ti porta da me. Siediti e vediamo cosa si può fare. Dunque, tu vuoi sopravvivere alla prima notte di nozze, e anche alle altre finché la tua natura ti concederà di vivere. Ebbene, è molto semplice: la sera, quando tu e il sultano vi troverete nell’alcova, dovrai cominciare a raccontargli una bellissima, meravigliosa storia, e quando la storia sarà giunta al suo punto culminante, fingerai di cedere al sonno e di addormentarti. Il sultano allora ti lascerà vivere fino al giorno dopo per poter sentire la fine della storia. La sera seguente tu finirai la storia del giorno prima e poi ne comincerai subito un’altra, che al punto culminante si interromperà perché tu ti addormenterai e così via, sera dopo sera, per cento volte, per mille volte, continuerai finché il sultano non deciderà di concederti di vivere. Semplice, no?”
“Maga! – gridò atterrita Sheherazade – ma dove troverò cento e mille storie da raccontare? E come farò a sapere quale sarà il punto culminante in cui interrompermi? Racconterò una storia brutta e stupida e noiosa, e il sultano mi farà uccidere prima ancora che la notte sia finita!”
“Non ti agitare – disse la maga – metterò al tuo fianco qualcuno che ti aiuterà e ti consiglierà”.
Aprì la piccola gabbia del suo furetto preferito e gli sussurrò all’orecchio un misterioso incarico. Il furetto sparì, rapido come il lampo, e dopo qualche tempo riapparve, seguito da due personaggi: un giovane turco e una bellissima fanciulla tibetana. Erano due persone molto speciali, come la maga raccontò a Sheherazade: avevano vissuto molte vite, sempre sfiorandosi, qualche volta incontrandosi, ma senza mai poter fermare le loro vite, le loro vicende, l’uno accanto all’altra. Ora, finalmente, per la prima volta, si erano riuniti, e speravano che fosse per sempre.
“Ecco – disse la maga – questa donna è stata dotata dal fato di una fantasia sconfinata; inoltre nelle sue numerose vite ha visto accadere tante vicende quante ne può contenere la volta celeste: lei ti suggerirà le storie da raccontare. E quest’uomo è il più saggio che la terra abbia mai ospitato: lui ti consiglierà le cose giuste da fare per salvare la tua giovane vita dalla crudeltà del sultano”.
“Ma maga – obiettò Sheherazade – come potrei mai introdurre due estranei alla corte del sultano? E un uomo per giunta!”
“A questo si può porre rimedio. – disse il turco – Basterà che la maga ci trasformi in due animali. Al sultano racconterai che te li donò tuo padre prima di morire, raccomandandoti di non separartene mai, affinché mai tu ti possa separare dal ricordo di lui. Neppure il sultano oserà disobbedire alla volontà di un padre morente”.
La maga si grattò perplessa il mento rugoso.
“Tu sai, amico mio – disse – che i miei poteri sono grandi, ma non illimitati. Così ha stabilito la divinità, affinché troppo non montasse la mia superbia credendomi onnipotente. Io posso dunque trasformarvi in animali, ma non posso poi ritrasformarvi in esseri umani: se diventerete animali, animali dovrete restare per sempre”.
L’uomo e la donna si guardarono negli occhi per un istante: non avevano bisogno di parole per comprendersi.
“Va bene – disse la donna – accettiamo di restare animali per sempre. In cambio chiediamo di poter vivere per sempre, e per sempre insieme”.
“Sì, questo posso farlo” rispose la maga, e procedette subito alla trasformazione. L’uomo fu trasformato in una capra turca e la donna in una gazzella tibetana: la maga aveva scelto di incarnarli in due specie molto simili, affinché una troppo grande diversità non impedisse le loro unioni. Per consolare la donna della perdita dei suoi meravigliosi capelli, le donò un sofficissimo vello, che nessun altro animale al mondo possedeva.
“Bada – disse all’uomo-capra – un giorno uomini malvagi cercheranno di ucciderla per rubarle il suo vello: dovrai proteggerla, non allontanandoti mai dal suo fianco.”
Sheherazade tornò a casa accompagnata dai suoi due protettori e consiglieri. Nei giorni che mancavano alle nozze imparò la loro lingua, affinché solo lei, e non il sultano, potesse comprendere i loro suggerimenti, e dopo le nozze, come la maga aveva previsto, le storie meravigliose raccontate dalla donna-gazzella e riferite da Sheherazade, interrompendole nel momento in cui l’uomo-capra suggeriva di farlo, finirono per indurre il sultano a fare grazia della vita alla sua ultima sposa.
Finito il loro compito, la capra e la gazzella se ne andarono. Presero congedo prima da Sheherazade, che pianse molte lacrime al momento della separazione, e poi dalla maga. Se ne andarono lontano, dove nessuno poteva conoscerli, dove nessuno poteva cercarli. Se ne andarono sulle alte cime del Tibet, e da allora è possibile vederli pascolare su quei verdi prati, sempre insieme. I monaci, perplessi, si domandano: ma cosa avranno mai da dirsi quella capra turca e quella gazzella tibetana? Se potessero comprendere la loro lingua, li sentirebbero dire: “ … e ti ricordi quella volta al mercato degli schiavi?”, “ … e ti ricordi quella volta nel ghetto?”, “ … e ti ricordi quella volta sul lago Tana?”, “ … e ti ricordi quella volta sulla terrazza?” Forse, tendendo bene le orecchie, tra una rievocazione e l’altra, potrebbero cogliere anche qualche sommessa risatina …

Naturalmente anche queste altre storie, quella del mercato degli schiavi, e quella del ghetto, e quella del lago Tana, e quella della terrazza, e quella alle porte dell’India e ai confini col Messico e sugli altipiani del Kenia e sul mare di sabbia e quella dello sciamano e quella dell’ostrica e dei dervisci e del tricheco … tutte sono state narrate. Ma non le ritroverete qui.

(Qui e qui invece potete trovare delle storie vere che sembrano favole in quanto parlano di favole che sembrano storie vere …)


barbara


4 ottobre 2009

OGGI VI RIEMPIO DI REGALI

Così, perché mi va. Perché sono buona. Perché mi siete simpatici. E comincio con una delle scene più belle di uno dei film più belli mai realizzati. Se quello nuovo, che non ho visto, è bello anche solo la metà, anche solo un quarto di questo, sarà sicuramente un capolavoro.
Poi vi regalo ben due cartoline, quella di ieri sui penultimatum del signor Obama, e quella di oggi, sull’ultima – ma ben poco originale, visto che nella storia è stata preceduta da decine di altre analoghe – bufala messa in giro dai soliti antisemiti.
Gli estimatori dell’esimio studioso-matematico-pensatore-genio contemporaneo Odifreddi apprezzeranno sicuramente questo vecchio post che con qualche fatica, dato che il blog in cui era stato pubblicato non esiste più, sono riuscita a recuperare.
Poi godetevi questo straordinario capolavoro prodotto da lui – che è uno in gamba, fidatevi che ve lo dico io.
E per finire vi regalo una delle sorgenti del Giordano.



Poi, naturalmente, MEMENTO: +34.

barbara


1 ottobre 2009

AHMADINEJAD FA IL GANZO IN TV

Ahmadinejad ospite al Larry King Show
Il dittatore strizza l’occhio ai media americani


C’è un luogo che Mahmoud Ahmadinejad, presidente-dittatore della Repubblica Islamica dell’Iran, ama frequentare ogni volta che viene a New York a parlare (o sparlare) all’Assemblea generale delle Nazioni Unite: il salotto del Larry King Show, uno dei programmi televisivi statunitensi più celebri e amati dal pubblico del piccolo schermo. Si sa, anche i dittatori curano la loro immagine, così “l’ultimo discendente del profeta Maometto” si è presentato negli studi televisivi del programma vestito di tutto punto, con un elegante vestito grigio a conferirgli tono, autorevolezza e una certa aria da mediorientale in viaggio d’affari in Occidente. Arredamento sobrio, bandiera iraniana sullo sfondo, a interloquire con il barbuto dittatore uno dei “santoni” del giornalismo americano, Larry King, nome d’arte per Lawrence Harvey Zeiger, oltre quarantamila interviste realizzate in carriera e otto matrimoni alle spalle. “Chissà quale sofferenza avrà provato l’antisemita Ahmadinejad nello stringere la mano ad un personaggio che impersona al meglio lo stereotipo dell’ebreo basso, brutto, gobbo e col nasone”, si chiede un blogger americano (non ebreo). Insofferenza abilmente nascosta durante l’intervista, che è stata comunque “una partita di scherma” (soprattutto nella seconda parte) tra i due, con stoccate da una parte e dall’altra. King, memore delle critiche ricevute per essere stato troppo morbido e conciliante con il suo scomodo ospite l’anno scorso, ha cercato, attraverso domande pungenti e dirette, di mettere in difficoltà Ahmadinejad sin dall’inizio. Così, a differenza della passata intervista, quando l’attacco fu molto soft (“Che cosa prova ad essere a New York?”), questa volta la trasmissione è iniziata con un video di Obama, nel quale il presidente americano ha accusato il dittatore iraniano di voler sviluppare un programma nucleare non regolamentato dalle leggi internazionali. Chiaro il riferimento al secondo impianto iraniano per l’arricchimento dell’uranio, attualmente in costruzione nelle vicinanze della città di Qom. Ahmadinejad, fingendosi quasi stupito, si è giustificato dicendo di non aver violato il regolamento dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, “in quanto tale regolamento prevede l’obbligo di informare l’Agenzia solamente sei mesi prima che un impianto sia operativo. Siccome quello di Qom non sarà funzionante prima di un anno e mezzo, non ho fatto niente di male”. A contorno di queste affermazioni un sorriso sornione (che mostrerà più volte durante l’intervista) e una apparente rilassatezza, armi mediatiche diaboliche per cercare di allontanare i cattivi pensieri che aleggiano intorno al processo di arricchimento dell’uranio da parte dell’Iran. Alternando bastone e carota, Ahmadinejad ha poi lanciato chiari e minacciosi moniti all’Occidente (“l’epoca del colonialismo è finita, Francia e Gran Bretagna non si possono permettere di giudicare il mio paese”), seguiti da messaggi di apertura (“gli ispettori dell’Agenzia possono venire a Qom quando vogliono”). Non sono mancati anche tentativi di “arrampicarsi sugli specchi”, come quando King ha cercato di approfondire la questione del mancato rispetto dei diritti umani in Iran e delle sanguinose repressioni nei confronti degli oppositori del regime, ottenendo risposte sfuggenti ed evasive da Ahmadinejad. Assurdo, poi, il contrattacco del leader iraniano, che ha chiesto al presentatore lumi sul sistema carcerario americano e sul numero di prigionieri che muoiono ogni giorno nelle carcere statunitensi, come se King fosse Ministro della Giustizia e potesse rispondere a quelle domande. Ma è su Shoah ed Israele che lo scontro tra i due si è fatto ancora più acceso. Ahmadinejad non ha negato esplicitamente lo sterminio degli ebrei, dando risposte molto vaghe, del genere “sono uno storico, e come alcuni studiosi, ho opinioni differenti in proposito” o “perché non parliamo del genocidio del popolo palestinese?”. King ha mostrato apertamente il suo disappunto per le risposte ottenute, alzando più volte (e vanamente) la voce, scontrandosi contro il muro del silenzio eretto dal despota iraniano. Capitolo Israele: “Crede che sia possibile che l’esercito israeliano bombardi i vostri impianti nucleari?”, questa volta la domanda del settantaseienne giornalista di Brooklyn ottiene una risposta chiara da Ahmadinejad che, assunte le veci di insegnante di geografia, accenna alla differenza di estensione territoriale tra i due paesi, ritenendo Israele troppo piccola per impensierire il “gigante” iraniano. “Potrebbe, signor presidente, potrebbe”, mormora (con malcelata soddisfazione) King. Verrebbe quasi da ridere, se la sua battuta non prefigurasse scenari catastrofici, per il Medio Oriente e il mondo intero.
Adam Smulevich

Naturalmente vogliamo tutti deprecare la mefistofelica cattiveria di Larry King, cattiveria che peraltro non ci stupisce, trattandosi di un perfido giudeo. E ancora di più risalta, a fronte di tanta malvagità, la bontà di Sergio Romano: lui sì che ha capito tutto dell’ineffabile Ahmadinejad. Poi già che ci siete andate a vedere come quegli altri amici del buon Ahmy, i bravi ragazzi di Hamas, hanno genialmente trovato un modo semplice ed efficace per insegnare ai loro bambini come prendere per il culo quel pirla di Gilad Shalit che frigna mamma mamma. Quindi per proseguire bene la giornata andate a leggere la buona notizia sulle meravigliose invenzioni islamiche che vi dà lui, e infine
MEMENTO: +31.

barbara


23 settembre 2009

FAI LA COSA GIUSTA!

Nel posto giusto, al momento giusto.



Poi, senza beninteso voler fare paragoni, c'è anche qualcun altro che fa sempre la cosa giusta, nel posto giusto, al momento giusto.

barbara


28 giugno 2009

ORA TI SPIEGO COME FUNZIONA LA TEOCRAZIA



Vero che adesso è tutto molto più chiaro? E adesso leggiti questo bellissimo articolo che ho pescato (grazie ad Alessandra e a Esperimento) in questo fantastico blog. È un po’ lungo ma ne vale la pena, credimi.

Lila Ghobady
è una giornalista e scrittrice iraniana in esilio in Canada dal 2002. Ecco cosa scrive, tradotto per voi, sulle recenti elezioni e sul suo paese. Mi ha commosso e profondamente colpito.

Abbasso i dittatori! Viva la libertà in Iran!

"Perché non ho votato nelle ultime elezioni per il presidente del mio paese di nascita, l'Iran? Perché non importa chi è il presidente iraniano, mi avrebbero lapidato!
Come donna iraniana, ci vorrebbero grandi cambiamenti, per convincermi che un cambiamento di presidente significherebbe un miglioramento dei miei diritti fondamentali di essere umano in Iran. Sono stata tra i tanti iraniani che hanno deciso di non votare alle recenti [s]elezioni. Abbiamo boicottato le elezioni farsa nella mia patria e non siamo stati sorpresi dai risultati pubblicati dai media, sia in Iran che altrove. Questo regime fantoccio non ha mai considerato i desideri del popolo e ha sempre agito nell'interesse dei pochi che sono responsabili del carcere chiamato l'Iran. Inganni, menzogne e ipocrisia sono le specialità dei demagoghi religiosi che sostengono la farsa secondo la quale l'Iran sarebbe uno Stato democratico.
Ecco alcune semplici fatti che dimostrano che a prescindere da chi è presidente, vorrei lapidata a morte in Iran:

1. Come una donna a cui il marito ha rifiutato di divorzio, anche se sono fuggita dal paese e arrivata in Canada come rifugiata, verrò considerata la moglie di questo uomo finché sarò in vita. Non importa se vivo separata da lui da anni, se ho divorziato da lui nel mio nuovo paese e ho una relazione con un altro nuovo. Secondo le leggi e la Costituzione iraniana, che sono basate su una rigorosa interpretazione della legge islamica, sono considerata la moglie e sono a rischio di lapidazione per "adulterio", se mai tornassi in Iran. Di fatti, in quanto donna, non ho alcun diritto di divorziare da mio marito secondo le leggi del paese, mentre lui ha il privilegio di sposarsi altre tre volte senza divorziare da me. È così, non importa chi è il presidente iraniano; Ahamdinejad o Mousavi.
2. Come giornalista e regista, sono invitata dalla Repubblica islamica d'Iran a rispettare le linee rosse. Queste "linee rosse" includono credere e rispettare il Leader Supremo e le selvaggiamente ingiuste norme della legge islamica. Ci si aspetta che io non scriva o domandi la parità di diritti. Non sono autorizzata a fare i film che ho fatto sulla situazione della tratta di persone a fini sessuali e sulle altre piaghe sociali che dilagano in Iran, come ho fatto segretamente 12 anni fa. In realtà, non sono autorizzata a fare qualsiasi film senza il permesso e senza censura del Ministro della Cultura dell'Iran. Se facessi apertamente tutte queste cose in Iran, sparirei, sarei torturata, verrei violentata. Verrei uccisa, come hanno fatto con molte altre giornaliste, registe e attiviste. Tra le vittime anche Zahra Kazemi, la foto-giornalista iraniano-canadese, che è stato brutalmente torturata e uccisa per aver tentato di fotografare e denunciare le brutalità commesse dal regime iraniano.
3. Verrei considerata una infedele se fossi nata in una famiglia musulmana e successivamente mi fossi convertita ad un'altra religione o non avessi seguito rigorosamente la morale islamica. Il mio marchio come infedele si tradurrebbe nel mio assassinio in pubblico, probabilmente per lapidazione. Non importa chi è il presidente iraniano.
4. Verrei frustata in pubblico, violentata in carcere o addirittura uccisa a sassate se vendessi il mio corpo per portare cibo alla mia famiglia, come tante donne iraniane sono costrette a fare di nascosto, tra cui molte madri sole che non hanno accesso all'assistenza sociale in un ricco ma profondamente corrotto paese come l'Iran. Anche il semplice fatto di avere una relazione extra-coniugale o ancora peggio, partorire un figlio al di fuori del matrimonio è considerato un crimine contro l'umanità! Il prodotto di questa unione sarebbe considerato un bastardo e mi verrebbe portato via, riceverei 100 frustate immediatamente dopo il parto per il mio bambino. Non importa chi è il presidente iraniano.
5. Non importa chi è il presidente iraniano, mi sarebbe negata un'educazione universitaria, un posto nel governo e una voce in politica e sarebbe come se in fondo non esistessi, come se fossi un Baha'i. Verrei considerata una sciita a metà se fossi cristiana, ebrea, zoroastriana o anche sunnita da parte di tutti i livelli della società, non importa chi è il presidente iraniano.
6. Scomparirei e potrei essere ritrovata morta se scrivessi o sostenessi il mio impegno per i diritti fondamentali in quanto donna e intellettuale che non ha voce in capitolo nella politica (non c'era neanche una donna ministro nel cosiddetto "governo riformista" di Mohamad Khatami). Questo sarebbe stato il mio destino se avessi continuato a sostenere e sfidare le autorità per il fatto che, sebbene l'Iran sia uno dei paesi più ricchi del pianeta in quanto a risorse, il 70% del mio popolo vive in povertà a causa della corruzione dei leader e delle loro generose contribuzioni alla causa dei fanatici musulmani di Hezbollah in Libano, al governo comunista del Venezuela, attraverso le quali costruiscono alleanze in tutto il mondo. Un enorme numero di bambini vanno a dormire a stomaco vuoto. Bambine piccolissime sono costrette a vendere i loro corpi sulle strade di Teheran, Dubai e della Cina, anche solo per sopravvivere. Potrei essere imprigionata o fatta sparire non importa chi è il presidente iraniano.
7. Non importa chi è il presidente iraniano, non potrei essere un giudice o anche una testimone in tribunale, in quanto una donna. Questo perché secondo alle corti islamiche, due donne sono pari a un uomo. Non importa quanto sia istruita e consapevole, sarei comunque stata considerata la metà di un uomo che potrebbe avere un'istruzione palesemente inferiore alla mia, non importa chi è il presidente iraniano.
8. Non importa chi è il presidente iraniano, verrei fissata con sospetto se con coprissi la mia testa e il mio corpo in pubblico nel rispetto del codice islamico obbligatorio sull'abbigliamento. Se venissi trovata ad una festa di famiglia, ritrovo con gli amici, festa di nozze senza questo abbigliamento verrei punita. Molto di peggio accadrebbe se mi trovassero a bere. E non importa se io mi ritengo essere una non credente nell'Islam che semplicemente non vuole seguire le regole islamiche. Verrei punita duramente, legata, violentata, mentre sono in custodia e anche prima di andare sotto processo. Non importa chi è il presidente iraniano.
9. Non importa chi è il presidente iraniano, verrei uccisa se mi dichiarassi apertamente un'omosessuale. Mi verrebbero negati tutti i diritti di un essere umano dal momento che l'omosessualità è considerata uno peggiori peccati possibili sotto il regime islamico iraniano. Verrei considerata una criminale da uccidere perché “non ci sono omosessuali in Iran!” Questo è strano, perché alcuni dei miei migliori amici in Iran sono gay, ma rimangono chiusi nell'armadio per paura di essere uccisi. Non importa chi è il presidente iraniano.
10. Non importa chi è il presidente iraniano, gli attivisti iraniani che vivono in esilio, compresa la sottoscritta e molti altri che sono apertamente contrari al regime per le sue crudeli violazioni dei diritti umani, non sarebbero in grado di entrare nel paese. Verremmo catturati in aeroporto da parte delle forze di polizia del regime e verremmo costretti a firmare una lettera di scuse per le nostre azioni contro il regime. Se rifiutassimo verremmo incarcerati senza processo per aver chiesto la libertà per il nostro popolo. Mi verrebbero negati i miei diritti di base in quanto mi oppongo al regime e verrei chiamata "spia", incarcerata, torturata, violentata e giustiziata. Questo potrebbe accadere, indipendentemente da chi è il presidente iraniano.

Questo è l'Iran. Questo è ciò che significa vivere sotto Ayatollah Khamenei. Nessun cambiamento è possibile, finché l'Iran è controllato da despoti fondamentalisti che determinano le leggi del paese. Non vi è stata alcuna vera e propria elezione. I candidati sono tutti selezionati e autorizzati da un comitato centrale religioso. Si tratta di una brutta imitazione del processo elettorale a libera nomina che abbiamo nel mondo libero. Non vi è alcuna possibilità che una persona laica, pluralista, democratica e amante della libertà che ama il suo paese possa diventare un candidato alle presidenziali (o qualsiasi altro posto di potere) in Iran.
Dodici anni fa, siamo passati attraverso lo stesso processo. Mohamad Khatami, era diventato il preferito dai media occidentali, che lo avevano chiamato un “riformista",che parlava magnificamente di libertà di espressione, diritti civili e dialogo tra le culture. Ma quando è diventato presidente ci fu una repressione su una protesta studentesca - un giro di vite contro gli stessi studenti che avevano votato per lui. Molti sono stati uccisi, molti sono scomparsi, e molti sono stati torturati. Artisti, scrittori e intellettuali scomparirono e furono trovati “misteriosamente" assassinati. Il presidente Khatami, che parlava tanto bene, che gli occidentali amavano, non tentò mai di fermare la violenza e non dimostrò mai alcuna simpatia per i suoi sostenitori. Invece, ha apertamente dichiarato che la sua responsabilità era quella di rispettare la volontà del leader supremo, l'Ayatollah Khamenei, e di proteggere la sicurezza del regime islamico.
Ora, l'appassionata ed oppressa generazione di giovani iraniani stanno attraversando la stessa situazione. Stanno sostenendo l'amico di Khatami, Mousavi. È triste che la storia ripeta se stessa così velocemente nel mio amato paese. La gente dell'Iran era stanca della povertà, dell'ingiustizia, della corruzione e dell'imbarazzo internazionale nei confronti del cretino anti-semita, seminatore di guerra che è il Presidente Ahmadinejad. Hanno scelto di sostenere la scelta cattiva piuttosto che la scelta peggiore, Ahmadinejad. Comunque, quando una elezione in realtà è una selezione, la scelta è un illusione. Mousavi è parte del regime islamico; ne è inseparabile da esso e dai suoi abusi e crudeltà.
La verità è che l'Iran non ha una libera elezione democratica da più di 30 anni. Il signor Mousavi se anche dovesse venire eletto non porterebbe alcun cambiamento, non perché non ne avrebbe il potere (come dicevano i supporters di Khatami durante la sua presidenza) ma perché non crede in uno stato democratico come dimostrano i suoi trascorsi. Appartiene all'era di fanatismo dittatoriale dell'Ayatollah Khomeini e crede nello stesso sistema di governo comanda-e-controlla. Non dovremmo scordarci delle affermazioni di Khomeini in uno dei discorsi post rivoluzione sulla democrazia. Disse che “se tutto il popolo dell'Iran dice “sì" io direi di no se ritengo che la questione non sia giusta per la nazione islamica".
Non dimentichiamoci che Mousavi è stato Primo Ministro in Iran negli anni 80, quando più di 10mila prigionieri politici furono assassinati dopo processi vergogna di appena 3 minuti. È stato parte della dittatura iraniana degli ultimi 30 anni. Non lo fosse stato, non sarebbe mai stato scelto come candidato. Infatti in uno stato libero e democratico qualcuno come Mousavi avrebbe dovuto subire un processo prima di diventare candidato alle presidenziali, per i suoi crimini contro migliaia di prigionieri politici amanti della libertà che furono uccisi in Iran quando lui era Primo Ministro.
Un veloce sguardo alla biografia politica di Mousavi rivela che è stato un supporter fanatico di Khomeini e un fanatico di prima linea come Ahmadinejad e altri. Il suo mandato di primo ministro fu uno dei periodi più oscuri della storia del regime islamico iraniano, in termini di censura e di violazioni dei diritti umani. Ha anche supportato la famiglia mafiosa dei Rafsanjani che hanno rubato i soldi del petrolio per i loro interessi mentre il 70% della popolazione vive nella povertà.
Così com'è coinvolto in un sistema di corruzione e sfruttamento, come può qualcuno credere che Mousavi vuole davvero le riforme?
Per queste ed altre ragioni, ho scelto di non votare e ho invece boicottato le elezioni, assieme a molti altri iraniani. Ma questa volta, molti iraniani che hanno boicottato il voto alle scorse elezioni hanno votato a questa per via del loro profondo disgusto per Ahmadinejad. Simpatizzo per loro ma credo non vi sia alcuna possibilità migliore per il popolo iraniano che rovesciare completamente il regime islamico che opprime l'Iran dal momento della mia nascita. Sostengo con forza il movimento popolare contro la dittatura sempre presente e la violenza che infetta il mio paese. Io grido, insieme con i miei compatrioti, "Abbasso i dittatori!" "Abbasso gli assassini!" "Basta con la brutale oppressione che è il regime islamico con tutte le sue alleanze tossiche".
Viva la libertà in Iran!

                                                        

Lo so, lo so, non basterà a chiudere la bocca ai centomila imbecilli che continuano a cianciare di islam buono e che siamo noi che non sappiamo e non capiamo e che le donne lì sono molto più libere di quanto una cattiva propaganda mistificatrice ci vorrebbe far credere eccetera eccetera. Non basterà, no, ma insomma ci si prova (e grazie a chi ci ha regalato questa preziosa traduzione).
E poi, già che ci sei, guardati anche questo.


barbara


13 giugno 2009

AHMADINEJAD

Non c’è niente da fare: quell’uomo è un santo e il Cielo è con lui (avevo ragione io, come sempre!): prendiamone atto e facciamocene una ragione.



barbara


27 maggio 2009

IRAN E INTERNET



barbara


5 ottobre 2008

MESSAGGIO DA ISRAELE

Sappiate, luridi figli di puttana,
e cercate di ficcarvelo bene in testa,
che mai più significa mai più
e che da qui non ci sposterete
(anche se dall’altra parte, nel frattempo ...)
(grazie ad Anat, a Claudio Calò e a Marco per i filmati)

barbara


30 maggio 2008

COMUNICATO CONGIUNTO DI TRE ASSOCIAZIONI IRANIANE

Sì, lo so che questo articolo preso dal sito delle donne iraniane lo avete sicuramente già letto su tutti i giornali, ma siccome sono prolissa e ridondante, ripetitiva e dilagante, ve lo metto anch’io.

29 mag 2008

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO DI TRE ASSOCIAZIONI IRANIANE SUL PROSSIMO VIAGGIO DEL PASSDAR AHMADINEJAD A ROMA

Associazione Donne Democratiche, Associazione rifugiati politici, insieme all’Associazione Giovani iraniani desiderano esprimere la loro gratitudine e ringraziamento a tutti coloro che in previsione del viaggio del Passdar terrorista e “uomo di mille colpi di grazia” in Italia si sono mobilitati e hanno espresso la loro insoddisfazione per il suo ingresso in Italia.
In particolar modo vogliamo ringraziare il governo del presidente Silvio Berlusconi che attraverso il suo ministro degli Esteri, Franco Frattini ha espresso chiaramente che la visita di Ahmadinejad non è assolutamente gradita e che non verrà ricevuto dai rappresentanti del governo italiano.
Il popolo iraniano è molto grato al governo italiano e a tutti coloro che rappresentano in questo delicato momento la loro rabbia e la loro grida di disperazione contro un regime tirannico e terroristico quale quello rappresentato del presidente Passdar Ahmadinejad.
Chiediamo alle forze politiche e umanitarie di unire al grido di aiuto lanciato dal popolo iraniano, dai coraggiosi studenti che costantemente sono in scioperi di protesta, dai lavoratori, dagli insegnanti e dalle coraggiose donne che lottano quotidianamente contro il regime tirannico dei mullah gridando "morte al dittatore" chiedendo la libertà e la democrazia.
Ahmadinejad rappresenta un regime fondamentalista e terroristica che lancia costantemente messaggi di eliminazione e di morte contro gli israeliani, i palestinesi, gli americani e gli occidentali.

Associazione Donne Democratiche Iraniane in Italia
Associazione Giovani iraniani in Italia
Associazione Rifugiati Politici Iraniani In Italia Roma
29 maggio 2008


Ma naturalmente qualcuno non mancherà di ricordarci che Ahmadinejad è il presidente democraticamente eletto di tutti gli iraniani, che impiccare bambine stuprate e omosessuali fa parte della loro cultura, che se non hanno la democrazia sarà sicuramente perché il popolo non la vuole …

barbara


29 maggio 2008

NEVER AGAIN?



barbara


29 maggio 2008

MENTRE IN ISRAELE SI CELEBRAVANO I 60 ANNI DELLO STATO....

Il sessantesimo anniversario dell’indipendenza di Israele è stato “celebrato” anche in questo modo:

9.04 - TV Al-Aqsa (Hamas), ministro della cultura di Hamas 'Atallah Abu Al-Subh: "I Protocolli dei Savi di Sion costituiscono la fede che alberga nel cuore di ogni ebreo. Tutto ciò che vediamo nel mondo arabo e nel resto del mondo - la malvagità degli ebrei, i loro inganni, le loro furbizie, il loro bellicismo, il loro controllo del mondo, il loro disprezzo per tutti i popoli del mondo che loro considerano animali, scarafaggi, lucertole, serpenti, vermi schifosi da calpestare - tutte queste cose gli ebrei le dicono nei Protocolli".

9.04 - TV libanese NBN, ambasciatore dell'Autorità Palestinese in Libano Abbas Zaki: "L'Olp non ha mai cambiato di una virgola il suo programma politico. Alla luce della debolezza della nazione araba e del controllo americano sul mondo, l'Olp ha deciso di procedere per fasi, senza cambiare i propri obiettivi strategici. Quando l'ideologia d'Israele inizierà a crollare e noi prenderemo Gerusalemme, l'ideologia d'Israele crollerà del tutto e noi, col volere di Allah, inizieremo a realizzare il nostro programma ideologico e li cacceremo fuori da tutta la Palestina".

16.04 - La Medaglia d'Onore Al-Quds, massima onorificenza conferita dall'Olp, è stata attribuita a Ahlam Tamimi, detenuta in Israele per aver aiutato il terrorista che si fece esplodere nel ristornate Sbarro di Gerusalemme il 9 agosto 2001 (15 morti, fra cui sei bambini), e a Amra Muna, detenuta per aver adescato via internet l'adolescente israeliano Ophir Rahum e averlo attirato il 17 gennaio 2001 a Ramallah dove l'ha consegnato a un gruppo di terroristi Tanzim (Fatah) che lo hanno assassinato. Solo dopo la denuncia della stampa israeliana, Mahmoud Abbas (Abu Mazen) blocca la consegna delle medaglie.

18.04 - Documentario della TV Al Aqsa (Hamas): "I satanici ebrei escogitarono un malvagio complotto per sbarazzarsi di disabili ed handicappati con modalità cervellotiche e criminali". Amin Dabur, capo del Centro Palestinese di Ricerche Strategiche: "L'Olocausto è tutta una frottola e fa parte di un perfetto show messo in piedi da Ben Gurion. La cifra di sei milioni di vittime ebree è pura propaganda". Ben Gurion voleva "la gioventù forte ed energica e tutti gli altri - i disabili, gli handicappati - vennero mandati a morire, ammesso che ciò possa essere storicamente dimostrato. Furono mandati a morire dagli ebrei, affinché ci fosse un Olocausto e Israele potesse approfittarne per avere la simpatia del mondo".

19.04 - TV Al-Hiwar (emittente araba da Londra), ministro della cultura siriano Riyad Na'san Al-Agha: "Sono d'accordo che si metta sotto processo chiunque condanna la resistenza [Hezbollah], chiunque prende parte al grande piano sul Medio Oriente con cui gli Stati Uniti controllano la nostra nazione [araba], chiunque mette in dubbio l'identità di questa nostra nazione. Quelli che vogliono [relazioni con Israele], Allah non voglia, dovranno sbarazzarsi di me e di molti altri come me. È il nostro destino, stiamo parlando di un conflitto eterno, [ma] sono ottimista che entro dieci anni Israele sarà giunto alla fine".

26.04 - TV Al-Jazeera, capo del politburo di Hamas Khaled Mashaal: "La tregua è una tattica nella conduzione della lotta: è normale, per un movimento di lotta armata, in certi momenti intensificare [gli attacchi], in altri tirarsi indietro. È così che deve essere condotta la battaglia, e Hamas sa come farlo. Nel 2003 ci fu un cessate-il fuoco e poi le operazioni sono riprese".

30.04 - Leader di Hamas Mahmoud A-Zahar: "Il popolo palestinese dispone di duecentomila persone pronte a suicidarsi, a morire come martiri facendosi esplodere insieme ai sionisti".

2.05 - TV Al-Aqsa (Hamas), programma per bambini "Al-Mutamyazoon": "Persevereremo e torneremo alla nostra terra, col volere di Allah. Torneremo a Giaffa, ad Acri, a Lidda, a Ramle e ad Ashdod. Torneremo in tutte queste città, a Haifa, a Tiberiade e a Tel Rabi'a, che i sionisti hanno rinominato Tel Aviv. Torneremo alla nostra terra quando saremo uniti, quando aderiremo alla nostra fede e al Corano. Uniamoci e torniamo domani al nostro paese da vittoriosi".

4.05 - Durante un convegno in Danimarca, il leader del movimento islamico israeliano Raed Salah ha sollecita i palestinesi residenti in Europa ad esercitare il "diritto al ritorno" (all'interno di Israele): "Siamo venuti a portarvi questo messaggio di aspirazione per ogni granello di sabbia della Galilea, del Negev, della piana costiera, di Gerusalemme".

8.05 - Ministro della cultura egiziano Farouk Hosni (candidato alla segreteria generale dell'Unesco) durante un convegno al parlamento del Cairo: "Brucerei io stesso i libri israeliani, se li trovassi nelle biblioteche egiziane".

9.05 - TV Al-Aqsa (Hamas), programma per bambini "I pionieri di domani": "Vivevamo nel posto più bello della Palestina, a Tel Al-Rabi' ["collina della primavera", traduzione dell'ebraico Tel Aviv]. Che posto stupendo! I sionisti e gli ebrei hanno ebraicizzato il nome in Tel Aviv, ma era Tel Al-Rabi' da generazioni, sulla terra di Palestina, vicino a Giaffa. Io lo so, ho i documenti, ho anche la chiave. È terra nostra: i campi, gli alberi, le case". [Tel Aviv venne fondata nell'aprile 1909da una sessantina di famiglie ebree su dune sabbiose totalmente disabitate, acquistate a nord di Giaffa, come mostrano anche le immagini dell'epoca].

9.05 - Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad: "Il regime sionista è un cadavere in putrefazione" destinato a scomparire. "L'esistenza dell'entità sionista è messa in discussione ed è sulla via della distruzione".

11.05 - Nel "racconto della chiave", film d'animazione realizzato dalla JohaToon (casa di produzione gestita da un gruppo di donne di Gaza legate a Hamas), gli ebrei vengono definiti "nemici della religione e nemici della patria", e "sacro" viene definito il "diritto al ritorno" dei palestinesi all'interno di Israele. Le autrici sostengono di non essere "politicamente schierate".

13.05 - TV Al-Jazeera, professore dell'Università di Giordania Ibrahim 'Alloush: "Coloro che sono riusciti a mandare un martire a Dimona con esplosivo convenzionale dovrebbe considerare come mandare martiri a Dimona e altrove con armi non convenzionali, magari piccole bombe atomiche. Sono favorevole alle operazioni di martirio in Iraq, in Palestina e dovunque vi sia un'occupazione. Esistono prove scientifiche che dimostrano che l'Olocausto è una menzogna".

15.05 - Leader di Hamas Mahmoud Zahar: "Il diritto al ritorno [all'interno di Israele] è più vicino che mai. Palestinesi e arabi hanno infranto il complesso di superiorità degli ebrei. Lo dico e lo ripeto ora più che mai: non riconosceremo mai Israele. Costruiremo uno stato palestinese su tutte le terre di Palestina. E il sole della libertà incenerirà i sionisti. Io dico loro: sarete sconfitti. Scapperete e noi vi daremo la caccia".

15.05 - Presidente iraniano Mahmoud Ahmedinejad: Israele è "agonizzante". "Quei criminali, con i loro festeggiamenti, si illudono di salvare il regime sionista dalla morte. Ma dovrebbero sapere che le nazioni del Medio Oriente odiano quel regime falso e criminale e che, appena si presenterà anche solo la minima occasione, lo distruggeranno".

16.05 - Messaggio audio di Osama bin Laden: "Continueremo la lotta contro Israele. Finché ci sarà anche un solo vero musulmano sulla terra, non rinunceremo neanche a un centimetro di Palestina".

22.05 - Il generale Michel Sleiman, capo di stato maggiore e presidente in pectore del Libano, ha dichiarato che il suo paese ha un solo nemico: Israele. "Nella sua totalità - ha detto - il popolo libanese sostiene il conflitto armato contro l'entità sionista". [Israele si è completamente e unilateralmente ritirato dal Libano meridionale sin dal maggio 2000]
(FONTE:
NES n. 5, anno 20 - maggio 2008)

Tanto perché si sappia, visto che sui nostri giornali non è che queste notizie abbondino.


barbara


14 ottobre 2007

IN SALVO


profughi del Darfur che hanno raggiunto la frontiera di Israele ricevono i primi soccorsi

Perché mentre a Roma si discute, e mentre Sagunto cade, c’è qualcuno che si dà da fare per impedire almeno che tutti i saguntini vengano annientati.
E già che siete qui, guardatevi anche questo e questo.

barbara


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MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





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