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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


5 agosto 2011

LE CENERI DI ANGELA

Perché capita che in un tempo ormai lontano della propria vita una si è ritrovata in condizioni economiche un po’ meno sfigate del solito. E che ne ha approfittato per comprarsi centinaia di libri, che poi non è riuscita a smaltire. E che adesso, che le condizioni economiche sono particolarmente sfigate e di libri non se ne può comprare più, si va a ripescare. E capita così che in partenza per le vacanze si prende su questo qua, che è lì dalla notte dei tempi – il prezzo infatti è in lire – e lì è rimasto per tempo immemorabile (immemorabile, non immemore come scrive qualcuno convinto di fare un figurone con questa bellissima parola dotta, dando poi dell’ignorante a chi si permette di sindacare le sue scelte lessicali) , un po’ per via del celestino smorto della copertina che davvero non invoglia a prenderlo su, un po’ perché, per via del tempo immemorabile – immemorabile, non immemore – trascorso, non si ricordano più i motivi che avevano indotto a comprarlo.
Beh, gente, è un capolavoro, e dovreste veramente veramente leggerlo. Perché quando uno riesce a raccontare di un’infanzia con la pancia vuota e i piedi nudi e il padre che non lavora e si beve il sussidio e i fratelli che muoiono uno dietro l’altro e tutti che ti dicono che se ti tocchi Gesù piange e la madonna piange e tu andrai all’inferno ma gli ormoni urlano più forte di preti e beghine e tu tremi per il terrore dell’inferno ma poi ci ricaschi e poi tremi ancora di più; quando, dicevo, uno riesce a raccontare una roba così e non piangersi addosso neanche mezza briciola, beh, ragazzi, quello è un genio. E voi lo dovete proprio leggere (imperdibile la scena della prima comunione che poi subito dopo il pranzo la nonna gli dice qualcosa che gli provoca il vomito e non riesce a trattenersi e vomita tutto nel giardinetto e la nonna è disperata e sconvolta perché quello ha vomitato Dio e adesso oltretutto lei ha Dio lì per terra nel giardinetto e non sa cosa fare e lo porta in chiesa a confessarsi e il prete che a sentire la storia di Dio nel giardinetto deve fare i salti mortali per non far sentire che si sta ammazzando dalle risate...)

Frank McCourt, Le ceneri di Angela, Adelphi



barbara


16 agosto 2008

SUITE FRANCESE

Un’idea grandiosa: una sequenza di cinque libri, un immenso affresco di un evento storico ancora in divenire, ossia la seconda guerra mondiale, l’invasione e l’occupazione tedesca, la miseria morale di parte non piccola della nazione francese – senza troppe differenze fra popolo, borghesia e aristocrazia – e la piaga del più abietto collaborazionismo. Un quadro vivo e spietato, a tratti addirittura epico – ma la storia incalza, il destino incombe, Auschwitz è alle porte, e di libri ha il tempo di scriverne solo due.
Singolare destino, quello di questa donna, intrisa dei peggiori pregiudizi antisemiti (capelli crespi, naso adunco, mano molle, dita e unghie a uncino, colorito scuro, giallo o olivastro, occhi neri, ravvicinati e melliflui, corporatura gracile, guance livide, denti irregolari, narici mobili, sete di guadagno, isteria, atavica abilità nel vendere e comprare paccottiglia, fare traffico di valuta, improvvisarsi commessi viaggiatori, rappresentanti di finti merletti o munizioni di contrabbando, gentaglia ebrea, bisogno quasi selvaggio di ottenere le cose desiderate, disprezzo cieco per ciò che possono pensare gli altri, insolenza ebraica) e che tuttavia, consapevole che ciò le potrà costare la deportazione e la vita, non esita a qualificarsi come persona “di razza ebraica”. E come tale conclude la sua breve vita in una camera a gas.
Singolare anche la sua scrittura, in un francese così ricco, brillante, cristallino – nonostante sia da pochi anni immigrata dalla Bielorussia, in fuga dalla rivoluzione – da indurre i suoi primi editori a sospettare che si tratti di un prestanome per qualche scrittore famoso desideroso di pubblicare qualcosa in incognito. Ed è una scrittura veramente magistrale che, unita a una sublime perfidia, rende la sua opera assolutamente meritevole di essere letta.

Irène Némirovsky, Suite francese, Adelphi



barbara


1 aprile 2008

OSSA NEL DESERTO

Il deserto è quello che circonda Ciudád Juarez,



cittadina al confine tra il Messico e gli Stati Uniti.



E le ossa sono quelle delle centinaia di donne rapite, violentate, assassinate, mutilate (ma forse, a volte, prima mutilate e poi assassinate). Ogni tanto questa drammatica vicenda che si trascina ormai da una buona quindicina d’anni fa capolino nei nostri mass media, ogni tanto qualcuno tenta di denunciare questo incredibile dramma, ma l’attenzione dura poco, e si rivolge presto altrove. Si sa poco di questa storia, ci viene raccontato. È tutto avvolto nel mistero, ci viene detto. È una vicenda dai contorni sfumati, ci viene dato a bere. Non è vero: di questa storia si sa tutto. Si sa chi, si sa quando, si sa come, si sa dove, si sa perché. Il problema non è la mancanza di notizie, il problema è un altro: il problema è che i nomi coinvolti sono troppo grossi, e troppo vasti gli interessi collegati, e troppo stretti i legami con i vertici delle istituzioni. Ed ecco allora spuntare dal nulla il colpevole perfetto: arabo, alcolizzato, pregiudicato per tutta una serie di violenze sessuali. E se poi, quando lui è in galera, sparizioni e uccisioni continuano? Niente paura, abbiamo la spiegazione: è lui che paga dei sicari per far credere che non era stato lui neanche prima - ma noi che siamo furbi non ci lasciamo mica abbindolare. Ecco, non appena qualcuno denuncia la scomparsa della figlia, o non appena viene ritrovato un cadavere, prima ancora che si sia cominciato a indagare, o prima ancora che sia stato identificato il corpo, provvedere immediatamente a informare l’opinione pubblica che lei comunque era una poco di buono, aveva una doppia vita, e insomma se l’è proprio andata a cercare. Ecco conferenze stampa in cui si annuncia che i casi sono praticamente tutti risolti. Ecco sparire, oltre alle donne, anche giornalisti e investigatori. Ecco che, quando un’avvocatessa coraggiosa si rifiuta di lasciarsi intimidire, si spara a suo figlio. Ecco, quando uno scrittore con molto pelo sullo stomaco scrive un libro – questo – con nomi e cognomi e indirizzi e fatti e circostanze e documenti, e le minacce di morte non bastano a fermarlo, passare agli agguati. C’è tutto, in questo libro – ci sono anche quelle terrificanti venti pagine del capitolo 18, “Vite spezzate”, riempite unicamente di nomi, età e condizioni del cadavere – o di ciò che ne è rimasto – al momento del ritrovamento. Serve uno stomaco piuttosto robusto, per affrontare questo libro, però bisogna leggerlo: almeno come omaggio postumo alle centinaia di vittime innocenti di persone senza cuore e senza scrupoli, e di una cultura in cui basta nascere donne per perdere ogni diritto al rispetto, ogni diritto alla dignità, ogni diritto alla vita. (Pubblicato – pubblicando? Pubblicaturo? – su LibMagazine)

Sergio González Rodríguez, Ossa nel deserto, Adelphi



barbara


23 gennaio 2008

ETICHETTE

Se uscendo dalla macelleria sentite il bisogno di una rinfrescata, e non volete tuttavia scendere al livello di collezioni Harmony et similia, questo è il libro che fa per voi. Le etichette sono quelle che in altri tempi i viaggiatori di classe riportavano, attaccate a valigie e bauli, a testimonianza dei grandi alberghi in cui avevano soggiornato. E viaggiatore d’altri tempi è infatti Evelyn (non lasciatevi ingannare: è un uomo) Waugh: viaggiatore intelligente, colto, attento e, soprattutto, dotato di uno strepitoso senso dell’umorismo. Unica precauzione d’uso: non bevete (e qualcuno un giorno mi dovrà spiegare perché diavolo word mi segna errore “bevete”) mentre state leggendo, perché la risata vi coglie sempre a tradimento, e potrebbe avere conseguenze drammatiche.

Evelyn Waugh, Etichette, Adelphi



barbara


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”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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