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Diario


6 giugno 2011

OGGI VI REGALO UN SERGIO ROMANO D’ANNATA

Ho ripescato dalla cartella dei post dell’altro blog questo pezzo di oltre sei anni fa. Poiché, nonostante la non verdissima età, il Romano continua a imperversare un giorno sì e uno no, e temi e toni sono sempre gli stessi, trovo interessante riproporlo.

EVVIVA IL TERRORISMO!

Riporto una parte della risposta data a un lettore dal nostro Grande Sergio Romano sul Corriere di Oggi, meritevole, a mio avviso, di un commento.

Dove io e lei, caro Pasquino, siamo in disaccordo è sulla vicenda di Sigonella. Come lei ricorda, Craxi, negli anni precedenti, aveva coltivato

“coltivare”! Quale deliziosa e sana attività! Quale profumo di terra e frumento ne emana!
i rapporti con il movimento palestinese
movimento? Ohibò, e che sarà mai questo movimento? Forse quello, un po’ licenzioso, delle anche di qualche signorina non troppo per bene? O forse un movimento intellettuale, come quello dei veristi? O saggio Romano, se solo volesse illuminarci, sì che anche noi potessimo abbeverarci alla Sua infinita sapienza!
e con Arafat.
Grand’uomo! Lasciatemelo dire, che questa proprio mi sgorga dal cuore, grand’uomo!
Quando scoppiò la crisi dell’Achille Lauro,
Crisi? Come quelle della mia mamma, povera donna, ottantenne acciaccata che ogni tanto le vengono di quelle crisi, poveraccia, da farci prendere degli spaventi che non vi dico! Crisi così?
sequestrata da un gruppo di terroristi nelle acque egiziane il 7 ottobre 1985, quei rapporti dettero buoni frutti e il governo a riuscì a ottenere la liberazione della nave.
Scusi, signor Romano, ma se avevamo rapporti tanto buoni con quei signori del “movimento”, perché ci hanno fatto sta porcata di sequestrarci la nave? O che non lo sapevano che era cosa nostra? Forse hanno qualcosa a che fare queste misteriose e fantomatiche “acque egiziane”? Lei sa qualcosa che noi poveri comuni mortali non sappiamo? La prego, carissimo, non ci tenga all’oscuro, non ci lasci penare così!
Ma l’assassinio di un ebreo americano riaprì la crisi
E figuriamoci se non saltava fuori il solito rompicoglioni di ebreo, che pare proprio che lo facciano apposta a ficcarsi sempre in mezzo a rovinare tutto, sti ebrei del cavolo! E notiamo che, giustamente, il Nostro non perde tempo a spendere parole di pietà nei confronti di chi, con la sua improvvida presenza sulla nave, ha mandato all’aria un così idillico rapporto fra noi e quei signori. Né, altrettanto giustamente, di condanna nei confronti di chi, dopotutto, ha solo fatto il suo onesto mestiere di terrorista
e la trasformò in un braccio di ferro tra l’Italia e gli Stati Uniti. Gli americani, che già avevano dato segni d’impazienza,
e perché mai?
decisero di intervenire per impadronirsi dei terroristi.
Ma tu guarda che razza di pretese! Come se i terroristi fossero cosa loro, e non cosa nostra!
Craxi resistette alle loro pressioni e affrontò spavaldamente
figo, il nostro Craxi, eh?
nei giorni seguenti la crisi provocata dal partito repubblicano.
Aahhh!!!! Ecco di chi era la colpa: dei repubblicani fetenti, che gli venisse un accidente!
Abu Abbas, il terrorista che il leader socialista rifiutò di consegnare, era certamente il regista dell’operazione. Ma l’incendiario, nel corso della vicenda, era diventato pompiere e occorreva, a mio avviso, trattarlo come tale.
Giusto! E’ così che si fa! Tipo: io tiro un calcio sui cocomeri al signor Romano – con rispetto parlando – poi gli do una bella pomatina ed è da infermiera che devo essere trattata, eccimancherebbe altro, ci mancherebbe!
Non basta.
Giusto, non deve bastare.
Se Craxi, in quel momento, avesse ceduto alle pressioni degli americani, avrebbe disperso tutto il patrimonio accumulato per sé e per l’Italia nel mondo arabo.
Ma che meraviglia, che meraviglia! Guardi, sono senza parole, Romano, dico sul serio: senza parole, di fronte a tanta acutezza e a tanta profondità. Anzi, per essere sicura che il concetto sia chiaro, glielo ripeto: sono senza parole, ecco.
Che la sua scelta fosse giusta per il Paese venne confermato del resto indirettamente dalla rapidità con cui il presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, dimenticò l’incidente.
Ecco, questo è un argomento. Riconosciamolo, signori: questo è un signor argomento.
L’episodio rappresentò per Craxi una doppia vittoria. Dimostrò che la sua politica palestinese aveva dato buoni frutti. E dimostrò che l’Italia poteva, quando erano in gioco i suoi interessi, dire no all’America.

Ecco. Riconoscendo la giustezza delle argomentazioni del Grande ex Diplomatico Sergio Romano, per il bene della Nazione propongo di sbattere in galera tutti quei fessi di giudici che combattono contro la mafia; di sospendere dal servizio tutti i poliziotti, carabinieri, guardie di finanza che tentano di disperdere tutto il patrimonio che abbiamo accumulato nell’Onorata Società (che sia anche lei un movimento?), di liberare immediatamente il signor Salvatore Riina che a me personalmente non ha mai fatto niente di male e dopotutto è un onesto padre di famiglia, e chissà che bravo pompiere diventerebbe se solo gliene dessimo l’opportunità, e infine di nominare senatori a vita tutti i capi riconosciuti di Cosa Nostra. E quanto all’America, mandiamola affanculo. E non parliamone più.

E dopo questo tuffo nel passato torniamo al presente, leggendo questo e questo e poi anche questa notizia che non mi sembra avere campeggiato nelle prime pagine dei nostri giornali.

barbara


4 dicembre 2008

EBREI SEMPRE NEL MIRINO

Fiamma Nirenstein

Il Giornale, 30 novembre
2008

Fra i 26 stranieri innocenti trucidati a Mumbai, otto, anche se i numeri sono ancora tutti da verificare, sono ebrei. Se fossero israeliani o meno non importava niente ai terroristi che avevano messo la casa dei Chabad «Nariman House» fra gli obiettivi. I macellai avevano due scopi generici: uccidere gli occidentali, specialmente americani e inglesi, i nemici imperialisti dell’islam; uccidere i cittadini dell’India, Paese traditore asservito all’imperialismo. E poi, un obiettivo specifico, uno solo: uccidere gli ebrei. Fra dieci obiettivi di massa come la stazione, due ospedali, svariati centri cittadini, i grandi hotel Oberoi e Taj ce n’era uno, invece, apparentemente insignificante, la casa ebraica dei Chabad, un centro guidato da un rabbino ventisettenne con una moglie di 26 anni e un bambino di 2.
Una casa dei Chabad è un punto di raccolta per pecorelle smarrite, diremmo noi, un luogo in cui persone molto religiose, in questo caso appunto i Chabad, cercano di raccogliere ragazzi in viaggio, che spesso sono israeliani, che si perdono dentro il fascino troppo profumato dell’India; là si dorme, si mangia kosher, si canta insieme, si viene richiesti di stare tranquilli (niente musica rock, niente sesso) e di unirsi a qualche preghiera. A Pasqua e a Kippur, per le grandi feste, questo è un rifugio per ebrei di ogni età e provenienza.
La scena della baby sitter che fugge con un bambino in braccio mentre i genitori ebrei vengono trucidati, è talmente iconografica, talmente classica che ognuno di noi ha in mente troppi film e libri in cui si compie un simile pogrom, in molte epoche diverse. Oggi, dopo il 1945, nonostante tanto scrivere e chiacchierare su questo, gli ebrei si sono abituati tuttavia di nuovo ad essere cacciati in tutto il mondo, ad essere presi di sorpresa: quando pregano (a Roma nel 1982, chi può dimenticare il bambino Stefano Tachè ucciso dai terroristi palestinesi); a Monaco, quando nel 1972 gli atleti israeliani furono sequestrati e poi trucidati uno a uno durante le Olimpiadi; a Entebbe, nel 1976, quando la selezione degli ebrei avvenne in base ai nomi sui passaporti; in decine di altri sequestri aerei; sulla nave Achille Lauro, 1985, quando un ebreo sulla sedia a rotelle, Leon Klinghoffer, fu gettato in mare dai terroristi palestinesi, selezionato fra tutti gli altri passeggeri; a Mombasa, nel 2002, in un albergo meta di turismo israeliano, quando tutti gli ospiti furono uccisi da una bomba nella hall; nelle città israeliane a tiro di katiusha e qassam di Hezbollah o di Hamas, dove sei un obiettivo anche se bambino, soltanto perché sei ebreo e ti insegue la citazione coranica: «Se l’ebreo si nasconderà dietro un cespuglio o una pietra - dice più o meno, senza che troviamo la voglia di andarlo a ricercare sulla carta fondativa di Hamas -, essi lo indicheranno al buon musulmano e gli diranno: “Uccidilo”».
La minaccia insegue gli ebrei quasi ovunque viaggino, gli toglie la libertà di movimento, crea in Israele lunghe liste di Paesi non visitabili e carica il paese di una responsabilità inaffrontabile che riguarda ogni sinagoga e ogni scuola ebraica, rende impossibile far fronte a quella che è la più repellente minaccia globale poiché è la più efficacemente sperimentata dalla storia. Intendiamo dire con questo che finora vi è una responsabilità generica nella lotta al terrorismo, che invece va preso finalmente sul serio. E poi c’è la responsabilità specifica, quella del mondo attaccato dal terrorismo, di combattere coralmente in difesa del popolo ebraico condannato a morte dalla Jihad a ogni latitudine.
Come nella Seconda guerra mondiale gli alleati salvando parte degli ebrei alla fine salvarono la democrazia, così oggi porsi il problema di come affrontare questo terribile e delicato capitolo può salvare la vita dell’intero Occidente.

                 

Niente da aggiungere alla lucida e allo stesso tempo accorata analisi di Fiamma Nirenstein, solo l’invito ad andare a leggere anche questo.



barbara

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MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


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