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Diario


11 novembre 2011

LETTERA APERTA DI DANTE CORNELI

IL ‘REDIVIVO TIBURTINO',
ALL'EX SENATORE COMUNISTA VITTORIO VIDALI

Mercoledì 16 dicembre dello scorso anno, per iniziativa e sotto la direzione di Enzo Biagi, con la partecrpazíone di storici, ex combattenti comunisti, anarchici, repubblicani, socialisti italiani, con la presenza di alcuni stranieri ed anche con ex legionari fascisti, la Rete uno della Rai rievocava la guerra civile di Spagna.
Nel corso del dibattito abbastanza interessante e vivace , alla domanda di Enzo Biagi sulle accuse che da più parti sono state fatte a tuo carico, tu con spavalderia, di fronte a milioni di telespettatori che seguivano la trasmissione, hai risposto: «Che si facciano avanti i miei accusatori, che portino le prove sulle mie responsabilità, sono pronto a sostenere un pubblico dibattito».
A quanto pare tu sei sicuro che nessuno accetterà la sfida; nessuno, dopo mezzo secolo, potrà farti carico delle tue gravissime responsabilità.
Questa è la seconda volta che tu lanci questa sfida. Vero è che ormai i tuoi accusatori, quelli che potrebbero testimoniare contro di te, o sono scomparsi o sono stati assassinati o trucidati durante lo stalinismo. Però, può anche darsi che ci sia qualcuno ancora vivo o che salti fuori lo studioso che ha fatto o sta facendo ricerche sul tuo passato, a ricordare ciò che nascondi o hai dimenticato.
Questa lettera aperta è la seconda che scrivo a te. Diversi anni or sono scrissi alcuni samizdat sulle vicende di Francesco Prato, dell’ex deputato comunista Ersilio Ambrogi, dell'anarchico milanese Francesco Ghezzi e della medaglia d'oro Eugenio Curiel. Nel '78, in seguito alla pubblicazione del tuo libro Missione a Berlino, scrissi una lettera aperta a te sotto forma di samizdat che mandai ai miei amici, ad alcuni giornalisti e ad alcuni uomini politici. Può darsi che a te non sia arrivata. Questa la riceverai di sicuro.
Ti scrivo per comunicarti che accetto la sfida da te lanciata per un pubblico dibattito che serva a ricordare le gravissime responsabilità che hai sulle drammatiche vicende dell'emigrazione italiana, sulla guerra civile di Spagna, e durante i trent’anni dell'epoca stalinista, quale agente segreto del Comintern e della polizia sovietica.
Lo storico inglese Robert Conquest, nella premessa alla sua opera Il grande terrore, scrive: «Le ferite lasciate dal nazismo [e dal fascismo] e dalla seconda guerra mondiale sono dolorose e profonde, ma appartengono al passato, ciò che non è altrettanto vero per lo stalinismo... Tutto il mondo, in realtà, vive ancora sotto I'ombra di Stalin...».
Tu lo sai che nella condanna del nazismo e del fascismo la storia è stata implacabile. Hitler ha preferito suicidarsi. Tutti i suoi principali collaboratori ai processi di Norimberga sono stati condannati a morte. Molti nazísti responsabili di massacri e di atrocità scontano ancora pene gravissime.
Tu sai la fine che ha fatto Mussolini, sai pure che dopo la caduta del fascismo, nella furia della vendetta popolare, molti fascisti sono stati massacrati e di non pochi non è rimasta nessuna traccia.
Con lo stalinismo, con Stalin, con i suoi collaboratori, fiduciari e agenti segreti, ciò non è successo. Stalin fino all'ultimo, fra gli applausi e fra frenetiche approvazioni, ha deportato e trucidato milioni d'innocenti. Alcune settimane prima di morire stava orchestrando uno dei soliti complotti, che gli doveva servire per altri processi, condanne e fucilazioni d'innocenti (il processo dei medici).
Voi, stalinisti italiani, tra cui non pochi, oltre alla coscienza sporca, avete anche le mani sporche del sangue dei vostri compagni, che per trent'anni siete stati collaboratori, fiduciari, agenti segreti e leccapiedi di Stalin ed avete gravissime responsabilità, siete ritornati in Italia come degli eroi ed avete fatto carriera, siete stati eletti deputati e senatori e nominati ministri.
Non ti pare che dopo mezzo secolo sia ora di rivelare tutta la verità sulla guerra civile di Spagna? Tu, che ne sei stato uno dei principali protagonisti, perché continui a dire e a scrivere una massa di menzogne? Tu l'hai vissuta, l'hai combattuta, hai molto da ricordare, cosa aspetti? Parla! Forse anche tu, come hanno fatto Ersilio Ambrogi, Pietro Secchia e Paolo Robotti, la verità la tieni in un cassetto segreto?
Se hai dimenticato qualche particolare, sarò io a ricordartelo.
Intanto voglio ricordarti che la guerra civile di Spagna ebbe inizio nel '36, proprio quando a Mosca si stava svolgendo il primo grande processo orchestrato da Stalin, che si concluse con la condanna a morte dei sedici imputati, tra cui Zinoviev e Kamenev.
Sai meglio di me che mentre da tutte le parti, in un fraterno generoso slancio di solidarietà, molti comunisti, anarchici, socialisti, repubblicani e democratici antinazisti e antifascisti partivano volontari a difendere la giovane repubblica spagnola, Stalin praticamente l'occupava. Con gli aiuti che si faceva pagare con l'oro spagnolo, inondava la Spagna di suoi collaboratori, fiduciari, agenti segreti, esperti e consiglieri. Di fatto egli prendeva nelle sue mani la direzione del Partito comunista spagnolo, le operazioni militari, la polizia repubblicana, il controllo della Spagna democratica.
Palmiro Togliatti «il gelido dirigente del Comintern fedele esecutore della politica sovietica» sarà «lo spietato e onnipresente viceré di Stalin in Spagna, liquidatore di anarchici e trozkisti».
Slutskij, Orlov ed altri capi dell'Nkvd erano alla testa del numeroso contingente della polizia sovietica.
Generali e colonnelli sovietici dirigevano le operazioni militari.
Antonov-Ovseenko era il console generale a Barcellona.
Tu, italiano, e Lister, cubano, eravate uno commissario politico, l'altro comandante della rnilizia, cioè della polizia repubblicana.
Edoardo D'Onofrio era occupato a tenere lo schedario dei combattenti stranieri.
Con voi c'era il vecchio agente segreto Carlo Codevilla di Tortona.
All'ambasciata sovietica arrivavano gli ordini di Stalin, l'ambasciatore Rosenberg vi convocava, riferiva ed impartiva gli ordini ricevuti.
Con gli aiuti che Stalin inviava e l'interessamento che dimostrava ad assicurare la vittoria delle forze democratiche, Stalin si ergeva come il grande internazionalista, il difensore della libertà e della democrazia.
Le folle sinceramente gli credevano, freneticamente lo inneggiavano.
Dunque fra gli osanna e l'approvazíone generale egli poteva passare al secondo, poi al terzo ed infìne al quarto processo di Mosca. Poteva definitivamente annientare il partito bolscevico, il fior fiore della vecchia guardia, i marescialli e i generali dell'Esercito rosso, trucidare i 40.000 rivoluzionari che avevano riparato in Unione Sovietica, poteva scatenare la ezovscina, un terrore fino ad allora mai visto nella storia.
Penso che tu non avrai dimenticato che allora in Occidente era rimasta solo la repubblica democratica autonoma della catalogna, «culla e roccaforte dell'anarchico-sindacalismo spagnolo», in cui si levava il grido di protesta contro i crimini di Stalin e dove arrivava e da lì veniva propagata la lontana voce di Trozkij.
Del putsch di Barcellona se n'è tanto parlato e specialmente da voi stalinisti e da te personalmente sono state dette e scritte una massa di menzogne. Esso è stato organizzato per ordine di Stalin, per soffocare in un mare di sangue la repubblica autonoma catalana e annientare gli anarchici, i sindacalisti e i trozkisti del Poum. Sono stati gli agenti di Stalin, voi stalinisti, a massacrare Andrés Nin e gli anarchici italiani Camillo Berneri e Francesco Barbieri.
Su questo massacro contro di te sono state fatte precise accuse. Tu, come sempre, neghi e accusi gli altri di mentire.
Come poi si svolsero le cose in Spagna penso che non l'avrai dimenticato: Stalin cessava d'inviare aiuti; poco dopo il governo repubblicano capitolava; negli ultimi giorni di aprile del '39, gli ultimi combattenti volontari lasciavano la Spagna.
Stalin richiamava i suoi collaboratori, fiduciari e agenti di polizia, che appena arrivati a Mosca in gran parte finivano nei sotterranei della Lubjanka.
Gli ex combattenti volontari che ripararono nell'Unione Sovietica finirono quasi tutti nei campi di lavoro forzato.
Drammatiche le vicissitudini del leggendario generale della guerra civile spagnola Valentin Gonzales detto 'El Campesino', che dopo due tentativi riuscì a fuggire dai lager e a riparare in Francia.
Alcuni mesi dopo la guerra civile di Spagna, il 23 agosto 1939, veniva firmato lo «scellerato patto Molotov-Ribbentrop», con il quale Stalin e Hitler si spartivano la Polonia e scatenavano la seconda guerra mondiale.
Tu hai scritto che questo patto fu per te un rospo grande come un elefante, però lo inghiottisti e come tutti gli stalinisti lo hai approvato.
Vorrei ricordarti del xx Congresso del Pcus, al quale tu e Togliatti eravate presenti e sul quale hai scritto un libro: Diario del xx Congresso. Hai riconosciuto che per te e per Togliatti quel congresso non andava giù, per voi era un'assemblea di burocrati che avevano collaborato con Stalin e che stavano «gettando nel fiume il suo cadavere per far credere che il regime sovietico si stava democratizzando» .
Tu, Togliatti e tutto il Pci siete stati contro la condanna dello stalinismo, contro la rivelazione dei crimini di Stalin. Per nascondere le vostre gravissime responsabilità, vivo Togliatti, in Italia non si parlava dello stalinismo, dei crimini di Stalin e nemmeno delle drammatiche vicende delle vittime italiane.
Dalla morte di Stalin sono trascorsi trent'anni. Altrettanti circa dal xx Congresso che condannò lo stalinismo ed in cui Khrusciov, nel rapporto segreto, rivelò i crimini di Stalin. Ciò malgrado, ancora oggi molti italiani, specialmente i giovani, non sanno cos'è lo stalinismo, cos'è stata l'epoca staliniana, e chi veramente sia stato Giuseppe Stalin. E questo spiega perché ancora oggi non pochi vecchi comunisti conservano nelle case il ritratto di Stalin.
In questi giorni tutta la stampa italiana parla dell'elenco dei «92» comunisti morti nel Gulag e del quaderno degli appunti di Paolo Robotti, lasciato alcuni giorni prima di morire al suo amico Roberto Napoleone.
Molto significarivo il titolo dell'intervista rilasciata da Napoleone al giornalista de Il Giorno, del 29 settembre 1982: 'Dall'Italia l'ordine di uccidere 99 compagni in Urss'. Robotti fa i nomi dei dirigenti del partito responsabili della morte di questi compagni. Si parla di «terribili rivelazioni... che stanno a dimostrare che quanto è stato detto e scritto fino ad ora dal gruppo dirigente è un falso storico».
L'elenco non è stato ancora pubblicato e nemmeno il quaderno con gli appunti di Robotti è stato reso noto.
Come vedi nel pubblico dibattito con te abbiamo molte cose da ricordare. Lo possiamo fare a Roma, o a Milano o anche a Torino o a Firenze.
(Maggio 1983, da “Dante Corneli, Il redivivo tiburtino”, pp. 240-247)

Tutti – o quasi – noi sappiamo degli immensi e spaventosi crimini del comunismo e dello stalinismo. Tutti – o quasi – noi, sappiamo quale infame personaggio sia stato Togliatti, e quanto sporche di sangue le sue mani. Ma forse qualche dettaglio ci manca. Qui, in questo spietato j’accuse di Dante Corneli, di un uomo che il comunismo lo ha vissuto e amato – e duramente pagato – qualcuno di questi dettagli riesce finalmente a vedere la luce.


barbara

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