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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


6 ottobre 2011

SPIGOLATURE 1

Il ragazzo che era in fila con me al check in, alla partenza: giovane, caruccio, dalla morbida parlata emiliana. Dopo mezz’ora che ci parlavo, a causa di qualcosa che ha detto mi è venuto il sospetto che potesse non essere italiano. Infatti era arabo israeliano, di Nazaret. Poi in aereo era dietro di me e l’ho sentito parlare molto disinvoltamente in ebraico coi suoi vicini. Ad ogni buon conto, una volta diventato di pubblico dominio che era arabo, ha provveduto a tenere bene in vista sopra la maglietta la croce che portava al collo.

Polizia e carabinieri. Una mezza dozzina, col mitra spianato, a proteggere la nostra fila, quella del volo per Tel Aviv: penso, in quell’ora notturna, almeno la metà di quelli che erano in servizio nel piccolo aeroporto di Verona. E solo per quel volo. Poi vengono a dire che Israele deve essere trattato come qualunque altro stato; e a dirlo, beninteso, sono proprio quelli che rendono necessario tutto quell’eccezionale apparato di sicurezza.

I colori. Non li ho potuti fotografare perché quando apparivano ero sempre in movimento, però bisogna che ne parli. Nelle città come in mezzo al deserto, lungo una strada o in mezzo al nulla improvvisamente compare un cespuglio pieno di fiori, un’esplosione di colori che riempiono gli occhi e l’anima, un’orgia di rossi e di gialli e di blu e di arancione e di rosa e di viola col verde delle foglie, un verde smeraldo intenso, quasi abbacinante. E ogni volta mi protendevo a guardare, col fiato sospeso, ammutolita da tanta bellezza, da tanta proprompente vitalità creata dalla dura cervice di coloro che hanno fatto fiorire persino il deserto. E quando l’esplosione di colore era passata mi riadagiavo contro lo schienale e dicevo, convinta: “Ah, come sono contenta di essere in Israele!”

E i colori dei pesci. C’era una grande vasca rotonda all’aperto, nel grande spazio dell’acquario di Eilat, con i pesci rossi. Proprio mentre ero lì vicino una bambina si è messa a buttare in acqua del cibo, e i pesci naturalmente sono accorsi tutti lì, così me ne sono trovata a disposizione una bella ammucchiata e anche loro facevano una gran bella macchia di colore, anche se, certo, non proprio come i fiori.



La bandiera giordana. Quando siamo arrivate in spiaggia e l’ho vista, ho detto: la fotografo e la metto nel blog col titolo “A un tiro di schioppo”. Un’ora dopo sono arrivate le prime notizie sugli attentati. Non dalla Giordania, d’accordo, ma rimane ugualmente valido il fatto che i nemici, quelli che vogliono la distruzione di Israele e la morte degli ebrei tutti, sono sempre a un tiro di schioppo. (L’immagine è parecchio sfocata perché poi la foto l’ho fatta che era quasi sera)



barbara

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”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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