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Diario


24 giugno 2011

GILAD SHALIT, CINQUE ANNI

Domani, 25 giugno 2011, si compiranno cinque anni da quando Gilad Shalit è stato rapito.Vi propongo, per ricordarlo, le parole di Ugo Volli.

Cari amici,

vi ricordate dov'eravate cinque anni fa in questi giorni? Cosa facevate nella calda fine di giugno del 2006? Io lo so bene, mi stavo rimettendo da una caduta disastrosa, un femore fratturato, due operazioni e gustavo la libertà condizionale delle stampelle dopo tanta reclusione a letto. Vi ricordate qualcosa della vostra vita d'allora? Forse non nel dettaglio, ma certamente sapete quel che vi è accaduto in questi anni, vittorie e sconfitte, amicizie e solitudini, lavoro e vacanza, gioie e dolori, crescite e perdite. Cinque anni possono passare in fretta nella vita di un adulto, ma  per un ragazzo sono lunghissimi. Possono trascorrere anche nella ripetizione della stessa routine, ma contengono comunque infiniti dettagli, una grande ricchezza di vita.

Be', pensate ora a Gilad Shalit. Cinque anni fa, esattamente il 25 giugno 2006, era un ragazzo, stava a fare il suo dovere di soldato di leva in un posto di guardia in territorio israeliano al confine con Gaza per impedire atti di terrorismo, difendeva la vita dei suoi concittadini che affidano al'esercito la loro sicurezza minacciata ogni giorno dai terroristi. Una brutta notte si aprì accanto al suo avamposto un tunnel scavato segretamente oltre il confine dai terroristi che presero di sorpresa la piccola guarnigione. I suoi compagni furono uccisi, lui sopravvisse e fu rapito, portato chissà in che buco sotterraneo nella Striscia. Da allora sono passati cinque anni, un tempo lunghissimo per un ventenne: della sua vita non è stato più nulla. Ma possiamo immaginarla. Niente vittorie e niente sconfitte, niente amicizie, niente lavoro e niente vacanze, niente gioie, crescite e perdite. Niente vita. Unicamente solitudine, sopravvivenza sempre uguale in un buco nascosto a tutti per evitare che i suoi compagni possano provare a salvarlo.

Ecco l'anniversario che dobbiamo ricordare questa settimana: cinque anni di niente, che si compiranno sabato prossimo. Non possiamo fare nulla per Shalit, purtroppo, se non disprezzare i suoi vigliacchi rapitori, ricordarlo, fare dei gesti per mostrare a tutti che non lo dimentichiamo, che lo vogliamo vivo fra noi. Facciamoli, questi gesti e seppelliamo di schifo non solo i banditi che lo tengono prigioniero, ma anche quelli che li aiutano e li sostengono, quelli che organizzano flottiglie dell'odio in sostegno ad Hamas e quelli che solidarizzano con loro. I turchi e gli italiani, i gruppettari, gli anarchici e gli esimi parlamentari come il presidente di un partito che di nome fa democratico, i guitti che fanno commercio del loro ebraismo condendolo con odio piccante per Israele, quei sindacati non paghi del tentativo di distruggere l'industria italiana per fanatismo ideologico, che solidarizzano con i tagliagola e i banditi, i virtuosi gli antisemiti di ogni sorta e qualità.

Ugo Volli

PS: Ho letto da qualche parte (http://www.jpost.com/MiddleEast/Article.aspx?id=225512) che la moglie di Barghouti, il capo terrorista condannato a cinque ergastoli per aver organizzato e inviato attentatori suicidi ad ammazzare civili israeliani (troppo vigliacco per andarci lui, ma sempre assassino), ha protestato perché nessuno l'aiuta a liberare suo marito "rapito" da Israele. La signora mima evidentemente i tentativi disperati della famiglia Shalit di liberare il figlio. Ma sbaglia, perché Barghouti è stato condannato da un regolare pubblico tribunale dove ha avuto tutte le possibilità di difendersi, mentre Shalit non ha avuto nessun tribunale; a suo marito sono state imputate personalmente diverse decine di omicidi, mentre Shalit non è stato catturato perché gli sia stata attribuita alcuna responsabilità personale, ma solo in quanto israeliano ebreo; perché Barghouti vive in un carcere regolamentare, dove ha la possibilità di vedere parenti e avvocati, ha avuto la possibilità di studiare (e un'università palestinese gli ha dato un dottorato, immagino in scienze patibolari) e perfino quella di rilasciare interviste e fare dichiarazioni politiche, che i detenuti italiani normali hanno qualche difficoltà a ottenere. Perché infine Barghouti è un terrorista e Shalit un soldato di un esercito regolare che dovrebbe essere difeso dalla convenzione di Ginevra ed è stato invece privato di tutta le garanzie previste. Insomma suo marito è un bandito condannato e detenuto, Gilad Shalit invece un innocente rapito.

Nel frattempo capita di dover leggere notizie come questa:

Croce Rossa Internazionale: Hamas provi che Shalit è vivo

"L’assenza totale di informazioni è inaccettabile"

GINEVRA, 23 giu. - Il Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr) ha chiesto oggi di avere "la prova" che Gilad Shalit, il militare israeliano ostaggio di Hamas dall'estate del 2006, sia ancora "in vita". "Cinque anni dopo la cattura del soldato israeliano Gilad Shalit da parte di gruppi armati palestinesi, il Cicr è più preoccupato che mai sulla sua sorte", ha indicato l'organizzazione in un comunicato. "In assenza di qualsiasi segno di vita di Shalit da quasi due anni, il Cicr esige oggi che Hamas provi che sia vivo", ha aggiunto il Comitato internazionale della Croce Rossa. "L'assenza totale di informazioni su Shalit è completamente inaccettabile", secondo il direttore generale del Cicr, Yves Daccord. "La famiglia Shalit ha il diritto, sulla base delle leggi umanitarie internazionali, di essere in contatto con suo figlio", ha sottolineato. "Hamas ha l'obbligo, ai sensi del diritto internazionale umanitario, di proteggere la vita di Shalit, trattarlo umanamente e non privarlo del contatto con la sua famiglia".

(TMNews, 23 giugno 2011)

La Croce Rossa, dunque. Quella Croce Rossa che a Teresienstadt ha trovato che gli ebrei non se la passavano poi così male senza che le venisse in mente - anche se fosse stato vero che non se la passavano male - di chiedersi con quale diritto qualcuno aveva tolto quelle persone dalle loro case e le aveva rinchiuse in un campo. Quella Croce Rossa che a guerra finita in collaborazione col Vaticano ha provveduto a portare in salvo settantamila criminali nazisti. Quella Croce Rossa che alla richiesta di aggiungere alla croce e alla mezzaluna anche la stella di David ha sprezzantemente risposto: “ E perché non la svastica, già che ci siamo?” Quella. Oggi quelle brave persone trovano "inaccettabile" che non vengano date notizie su Gilad, ma a quanto pare non hanno molto da dire sul suo rapimento, sulla sua prigionia, e tutto quello che hanno da chiedere a Hamas è che diano notizie e lo trattino umanamente. Chiedere che venga liberato? Ma per carità! Chiedere almeno di poterlo vedere? Ma figuriamoci.

Noi intanto possiamo andare a firmare qui:
http://www.shalit.it/. A che cosa serve? Non lo so. Forse anche a niente, ma questa non è una buona ragione per non farlo. E se un giorno davvero avvenisse il miracolo della liberazione di Gilad, potremo almeno dirgli, a testa alta: NOI NON TI ABBIAMO DIMENTICATO.



barbara

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”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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