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Diario


18 febbraio 2011

LO SCHIAVISMO ISLAMICO

La schiavitù: aspetti demografici, religiosi e culturali

Del fenomeno dello schiavismo islamico esaminiamo qui solo l'aspetto delle vittime del jihad, e non quello del commercio degli schiavi.
Il processo schiavistico legato al jihad riguarda i contingenti di ambo i sessi inviati ogni anno dai sovrani tributari al califfo inconformità ai trattati di sottomissione. Quando, nel 643, 'Amr conquistò Tripoli (Libia), egli costrinse i berberi ebrei e cristiani a cedere come schiavi all'esercito arabo le loro mogli e i loro figli, detraendoli dalla jizya. Dal 652 fino alla sua conquista, ossia al 1276, la Nubia fu costretta a inviare annualmente a Il Cairo un contingente di schiavi. I trattati conclusi dai califfi omayyadi e abbasidi con alcune città della Transoxiana, del Sistan, dell'Armenia e del Fezzan (Maghreb) prevedevano l'invio annuale di schiavi di entrambi i sessi.
Tuttavia, le principali fonti della riserva di schiavi restavano i raid sistematici contro i villaggi del dar al-harb e le spedizioni mi­litari che rastrellavano più in profondità i paesi degli infedeli, svuotando le città e le province dei loro abitanti. Questa strategia, applicata fin dall'inizio dell'espansione arabo-islamica dai primi quattro califfi, e in seguito dagli omayyadi e dai loro successori, rimase invariata in tutti i territori interessati dal jihad. Lo spopo­lamento e la desertificazione di regioni un tempo fiorenti e den­samente popolate, fenomeni ampiamente descritti dai cronisti musulmani e cristiani, sono il risultato delle massicce deporta­zioni di prigionieri. Musa ibn Nusayr deportò 30.000 schiavi frut­to delle sue incursioni in Spagna (714). Nel 740 il governatore della provincia di Tangeri provocò la rivolta dei berberi musul­mani della setta kharijita perché voleva «prelevare il quinto dai berberi con la scusa che questo popolo era da considerarsi un bot­tino acquisito dall'islam». Il cronista osserva che fino ad allora nessun emiro aveva osato esigere dai vinti islamizzati un tributo in schiavi come «porzione del quinto», e conclude: «Soltanto ai popoli che si rifiutarono di abbracciare l'islamismo i governatori imposero tale tributo». In Andalusia, 'Abd al-Rahman I (756-788) annoverava tra le sue truppe più di 40.000 schiavi non mu­sulmani. Il suo successore Hisham ne avrebbe posseduti 45.000. Le continue campagne militari in Spagna, unite alle razzie, frut­tavano infatti un enorme numero di prigionieri, che venivano poi ridotti in schiavitù.
Spostandoci all'altra estremità del dar al-islam, segnaliamo che, in occasione del sacco di Efeso (781), furono catturati e deportati 7000 greci. Durante la presa di Amorium (838), al-Mu'tasim «or­dinò che i prigionieri fossero messi all'asta solo tre volte» per af­frettarne la vendita. Essi erano talmente numerosi che venivano venduti a gruppi di cinque o di dieci». Dopo il sacco di Tessalonica (903), 22.000 cristiani furono spartiti tra i capi arabi o vendu­ti come schiavi. Nel 924 una spedizione marittima «fruttò 1000 prigionieri, 8000 capi di bestiame di grosso taglio, 20.000 di be­stiame minuto e una grande quantità d'oro e d'argento».
(Bat Ye’or, Il declino della cristianità sotto l’islam, Lindau, pp. 146-148)

Dice, e sai che novità, a quel tempo tutti avevano schiavi e tutti facevano razzie e tutti riducevano in schiavitù i prigionieri di guerra. Esatto: a quel tempo. Dice no, ma negli Stati Uniti hanno avuto la schiavitù istituzionalizzata fino al XIX secolo avanzato. Esatto: XIX secolo. Loro, gli arabi musulmani, la schiavitù la praticano OGGI, XXI secolo iniziato già da un po’. E non sto parlando della schiavitù di fatto praticata in Arabia Saudita dove i padroni esercitano letteralmente il diritto di vita e di morte sui lavoratori stranieri, e nessuno ha mai pagato, non dico con la galera, ma anche solo con una multa o con un risarcimento, per le serve dodicenni assassinate per avere tentato di sottrarsi all’ennesimo stupro, per le donne tornate in patria con le mani e i piedi, come rivelano le radiografie, piene di aghi e chiodi annidati tra le ossa, per gli operai scomparsi nel nulla. Non solo di questo, per lo meno. Sto parlando della schiavitù istituzionalizzata praticata in Africa dagli arabi musulmani, sto parlando delle razzie, sto parlando degli schiavi negri venduti al mercato degli schiavi, nelle piazze dei villaggi. Quindi, per favore, nessuno se ne esca a dire che una volta lo facevamo anche noi, perché noi lo facevamo, per l’appunto, una volta. Esattamente come una volta – mezzo millennio fa – anche i cristiani facevano guerre di religione che consideravano legittime e giuste guerre sante. Esattamente come una volta – due millenni fa – anche gli ebrei lapidavano le adultere. Mezzo millennio fa, due millenni fa, noi. Oggi, loro. La differenza è tutta qui.


barbara


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