.
Annunci online

ilblogdibarbara
fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


17 gennaio 2011

E QUATTRO (9)

E fiorisce il deserto

Deserto, si diceva. Deserto che al momento della nascita dello stato (prima era ancora di più dato che da mezzo secolo ormai i pionieri ebrei stavano dissodando e bonificando e fertilizzando deserti e paludi e pietraie) costituiva circa i due terzi del territorio graziosamente concesso agli ebrei dall’Onu con la risoluzione 181. Dopo che dell’area prevista dalla dichiarazione Balfour gli inglesi avevano scippato il 78% per regalarlo all’emiro Abdallah, detronizzato dall’Arabia ad opera di Abdul Aziz bin Abdul Rahman ibn Faisal Al Saud meglio noto come Ibn Saud, capostipite della dinastia saudita (e dopo che quel 78%, divenuto stato col nome di Transgiordania, era diventato il primo stato judenrein della storia moderna), quella benemerita associazione a delinquere conosciuta col nome di Onu decise di sottrarre agli ebrei un ulteriore 40% del 22% rimasto, lasciando loro il 13% di ciò che era stato loro promesso. E due terzi di quel 13% era deserto. Gli ebrei accettarono e si rimboccarono le maniche (gli arabi no, e imboccarono i cannoni).
Deserto, si diceva dunque. Di cui oggi una parte non trascurabile non è più deserto: in parte si è trasformato in accoglienti città, come ho mostrato nei giorni scorsi – e non dimentichiamo Tel Aviv, che un secolo fa era così:



e pochi mesi dopo così:



- e in parte in coltivazioni, piantagioni e altro, come è possibile vedere in uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci, undici e dodici. Un merito fondamentale per questa straordinaria impresa va a Yoel De Malach, ideatore tra l’altro dell’irrigazione a goccia


(grazie a Umberto per la foto)

e alla messa a punto del sistema dei tubi


(grazie a Lionella per la foto)

che, messi intorno alla piantina appena interrata, conservano attorno ad essa l’umidità anziché lasciarla disperdere nell’aria, e le creano un microclima che, oltre a far risparmiare grandi quantità di acqua, la fanno crescere a velocità quadrupla, con un tasso di fallimenti pressoché nullo. Oltre a questo, naturalmente, dietro allo straordinario miracolo del far fiorire il deserto in un mondo in cui la desertificazione avanza inesorabilmente anno dopo anno, c’è l’indefesso lavoro del popolo dalla dura cervice, e l’incrollabile fede nel realismo dei miracoli di Ben Gurion, convinto da sempre che “il futuro di Israele è nel Negev”. E quel futuro, grazie a tutte queste intelligenze e a tutti questi sforzi concentrati, almeno in parte è già presente.

(E periodicamente salta fuori qualcuno a cianciare di “restituzione”, ignorando visibilmente sia il significato del verbo restituire, sia una buona fetta di storia. Sempre che non si tratti di qualcosa di peggio. E facendo finta di non ricordare che si tratterebbe di mettere questo paradiso in mano a gente che, come a Gaza, ha ricevuto questo:



e lo ha immediatamente ridotto così:



Perché c’è chi è specializzato nel prendere in mano un deserto e trasformarlo in giardino, e chi è specializzato nel prendere in mano un giardino e trasformarlo in deserto. Per poi, magari, chiamarlo pace).

barbara

sfoglia     dicembre        febbraio
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario

VAI A VEDERE

siti
foto e filmati
blog
.
I MIEI POST
Israele, documenti e riflessioni
Comunicati HonestReportingItalia
islam
donne
addii
ricorrenze
cose di ebrei
i miei libri
cose mie
cose così
chicche
post speciali
sveglia!
in Israele
Somalia
La luna e il suo bardo


ilblogdibarbara@gmail.com 

Un proposito:
io vedo, io sento, io parlo.
 

 
Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


gatto sionista

Occhio alla piovra giudaica!









QUESTO BLOG È SIONISTA










... e invece niente

 Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11 


Non riuscirete a fermarci!










Anna Politkovskaja: non perdoniamo
e non dimentichiamo




Reduci dai campi di sterminio nazisti





giù le mani dalle donne








Make love, not peace!




Poesia pura



Locations of visitors to this page


        questa sono io


questa è una cosa che amo


     e questa è un'altra



Pillole di saggezza
Take it easy. But take it.

La miglior vendetta è la vendetta.


Sholem Aleichem
Cantico dei Cantici
ed. Belforte
traduzione di Sigrid Sohn e Barbara Mella


sessantenne d'assalto
   

CERCA