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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


10 gennaio 2011

E QUATTRO (3)

Günther


Grazie a Chicca per la foto

Günther è nato in Germania, nel 1940: il padre non l’ha conosciuto: è morto in guerra. Nel 1963, alla ricerca di qualcosa di meglio della volgarità del suo ambiente di lavoro, è approdato in Israele, come volontario in un kibbuz. E qui si è trovato a fare i conti fra la sua coscienza di tedesco e la realtà della Shoah. La sua storia comincia da qui, da questo. Volontario in un ospizio per vecchi, molti sopravvissuti ai campi di sterminio, bisognosi di parlare, di liberarsi dell’inferno vissuto, lui che sente il dovere, come tedesco, come cristiano – ad un certo punto in conflitto anche col suo essere cristiano a causa del male fatto dal cristianesimo agli ebrei, dell’odio accuratamente coltivato, delle persecuzioni perpetrate nel corso dei secoli – di offrire una sorta di risarcimento. Ma la sofferenza ad un certo punto diventa insostenibile, chiede di essere adibito a un altro incarico, gli affidano dei bambini handicappati, mette in piedi una falegnameria per far imparare a questi ragazzi un mestiere e per rendersi finanziariamente autosufficiente. Per alcuni anni fa mezzo anno lì e mezzo in Germania, alla fine si stabilisce definitivamente lì, sposando una volontaria anch’essa tedesca e cristiana.
Oggi Günther ha 71 anni. Non è in condizioni ottimali perché anni fa a causa di una caduta è rimasto tre giorni in coma e la sua memoria ne ha un po’ risentito, ma continua a portare avanti, infaticabilmente, l’opera iniziata quasi mezzo secolo fa, di pagare colpe non sue ma di cui la sua coscienza ha sentito di doversi fare carico. Vive presso la comunità tedesca di Migdal in Galilea, dove con pochi familiari conduce una residenza per anziani. Non si è mai convertito formalmente, ma tutti i suoi figli si sono convertiti e vivono da ebrei ortodossi. Racconta con molta semplicità quello che ha fatto (come raccontava Giorgio Perlasca, come raccontano tutti i veri grandi, inconsapevoli della propria grandezza), ma ancora gli si arrochisce la voce e gli si appannano gli occhi quando deve parlare delle sofferenze inflitte dal suo popolo agli ebrei.



barbara


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permalink | inviato da ilblogdibarbara il 10/1/2011 alle 20:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (18) | Versione per la stampa
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