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Diario


21 dicembre 2010

CAZZO, ANCHE GLI EBREI HANNO UN’AVIAZIONE!



Ve l’avevo preannunciato: in quella colossale schifezza che è “Con le peggiori intenzioni”, una pagina bella c’è. Questa.


È l'estate del Sessantasette. Quella in cui il mondo ha
preso a camminare vorticosamente. Sono trascorse poche settimane dalla conclusione della Guerra dei sei giorni. L'atmosfera in casa Sonnino, sebbene tutti siano troppo snob per aderire completamente agli umori della comu­nità ebraica, è ancora elettrica. Le mensole ingombre di quotidiani con titoli cubitali. Suvvia, è stato emozionante per chi ha vissuto certi tempi, per chi ha visto i propri de­cenni cuginetti deportati, per chi si è dovuto nascondere, per chi ha sopportato la violazione del proprio domicilio e lo scorticamento della propria anima, per chi ha tremato per il suono sordo degli stivali tedeschi e il clamore ferri­gno dei loro ordini mortuari di quel fatale Sedici Ottobre, vedere un esercito ebraico così formidabilmente equipag­giato annichilire lo stranumeroso nemico arabo sotto la guida di quel Messia ebraico del generale Yitzhak Rabin. Lo abbiamo già detto, in fondo: i Sonnino non sono tipi da commuoversi su Israele, non sono tipi da finanziarlo, non sono quel genere d'ebrei per cui Israele innanzitutto. Israele non è altro che una delle concrete propaggini della Me­moria Ebraica da loro guardate con diffidenza. No, i Sonnino sono dell'altro tipo: orgogliosamente affezionati al loro ufficio di sobri dispensatori di spirito critico e obbiettività. Chiediamo molto a Israele. Giustizia e democrazia. Tolleranza e laicismo. Proprio dagli israeliani, in guerra permanente, pretendiamo un comportamento esemplare, da padri pellegrini, da ultima frontiera: inflessibilmente duri ma severamente giusti. Ma stavolta no, è stato im­possibile trattenere l'emozione: ci siamo commossi, abbia­mo sofferto, perso il sonno, tifato, temuto realmente che Israele potesse smettere di esistere, scomparisse dalla fac­cia della terra, un nuovo genocidio ebraico e l'ennesimo sogno tramutato in tragedia. Abbiamo subito avuto l'im­pressione che stavolta le cose sarebbero andate diversa­mente. Abbiamo compreso che lo stoicismo con cui i geni­tori attesero di essere massacrati ha insegnato ai figli l'inderogabile necessità di combattere. Non potete capire l'orgoglio che riempie il cuore di Bepy. Incredibile che in una manciata di ore la piccola aviazione israeliana (cazzo, anche gli ebrei hanno un'aviazione!) abbia annientato i reattori russi, messi a disposizione degli egiziani e dei giordani, assicurandosi una supremazia aerea assoluta. E come quegli eserciti composti per lo più da masse analfa­bete e demotivate abbiano ceduto di fronte a un piccolo esercito compatto e così straripante di motivazioni.
Questo ha lasciato nell'animo di Bepy e dei suoi fa­miliari una sinistra euforia. È strano continuare a occu­parsi di cose insignificanti quali mandare avanti l'ingros­so, ricevere rappresentanti, organizzare feste in maschera, scoparsi modiste minorenni, mentre in una parte di mon­do nient'affatto lontana si consuma una vittoria così schiacciante dell'armata ebraica. Per vari giorni tutti in fa­miglia hanno continuato a comperare cinque quotidiani, delusi dalla progressiva perdita d'interesse dei giornali italiani per quell'evento straordinario, addolorati dalla fa­ziosità filoaraba della maggior parte dei commentatori. Come se un giornalismo impeccabile fosse tenuto a de­cantare ogni giorno l'inusitata potenza dell'esercito israe­liano. Sono diverse notti che Bepy dorme poco. Si alza, ascolta la radio, guarda la televisione. È scostante e irrita­bile. Soffre di quella sindrome periferica - quella sensa­zione di decentramento rispetto ai fatti della Storia - che ben presto porterà suo figlio Teo a emigrare laddove la Storia ancora esiste e la Cronaca non ha che un peso esor­nativo. (Alessandro Piperno, Con le peggiori intenzioni, pp.101-103)



E ricorda, questo letterario “Cazzo, anche gli ebrei hanno un’aviazione!”, quell’incredulo – e autentico – “Juden haben Waffen!” levatosi in quel giorno d’aprile nel ghetto di Varsavia. E continueranno ad averle, armi e aviazione: se ne facciano una ragione i nemici di Israele, e si vadano ad ascoltare questo messaggio. Per gli amici, invece, questo capolavoro di tre minuti e mezzo.


barbara

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