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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


17 dicembre 2010

PERCHÉ BRUTO È UN UOMO D’ONORE

PRIMO CITTADINO: Fermi, oh! Udiamo Marc'Antonio.
TERZO CITTADINO: Che salga sulla pubblica cattedra; l'udremo. Nobile Antonio, sali.
ANTONIO: Per l'amore di Bruto, sono obbligato a voi.
QUARTO CITTADINO: Che dice egli di Bruto?
TERZO CITTADINO: Egli dice che per amore di Bruto si sente obbligato a noi tutti.
QUARTO CITTADINO: Sarà bene che egli non sparli di Bruto qui.
PRIMO CITTADINO: Questo Cesare era un tiranno.
TERZO CITTADINO: Davvero, questo è certo: siamo fortunati che Roma ne sia libera.
SECONDO CITTADINO: Silenzio! Udiamo ciò che Antonio può dire.
ANTONIO: O voi, gentili Romani...
PRIMO CITTADINO: Silenzio, oh! Udiamolo.
ANTONIO: Amici, Romani, compatrioti, prestatemi orecchio; io vengo a seppellire Cesare, non a lodarlo. Il male che gli uomini fanno sopravvive loro; il bene è spesso sepolto con le loro ossa; e così sia di Cesare. Il nobile Bruto v'ha detto che Cesare era ambizioso: se così era, fu un ben grave difetto: e gravemente Cesare ne ha pagato il fio. Qui, col permesso di Bruto e degli altri - ché Bruto è uomo d'onore; così sono tutti, tutti uomini d'onore - io vengo a parlare al funerale di Cesare. Egli fu mio amico, fedele e giusto verso di me: ma Bruto dice che fu ambizioso; e Bruto è uomo d'onore. Molti prigionieri egli ha riportato a Roma, il prezzo del cui riscatto ha riempito il pubblico tesoro: sembrò questo atto ambizioso in Cesare? Quando i poveri hanno pianto, Cesare ha lacrimato: l'ambizione dovrebbe essere fatta di più rude stoffa; eppure Bruto dice ch'egli fu ambizioso; e Bruto è uomo d'onore. Tutti vedeste come al Lupercale tre volte gli presentai una corona di re ch'egli tre volte rifiutò: fu questo atto di ambizione? Eppure Bruto dice ch'egli fu ambizioso; e, invero, Bruto è uomo d'onore. Non parlo, no, per smentire ciò che Bruto disse, ma qui io sono per dire ciò che io so. Tutti lo amaste una volta, né senza ragione: qual ragione vi trattiene dunque dal piangerlo? O senno, tu sei fuggito tra gli animali bruti e gli uomini hanno perduto la ragione. Scusatemi; il mio cuore giace là nella bara con Cesare e debbo tacere sinché non ritorni a me.
PRIMO CITTADINO: Mi pare che vi sia molta ragione nelle sue parole.
SECONDO CITTADINO: Se tu consideri bene la cosa, a Cesare è stato fatto gran torto.
TERZO CITTADINO: Vi sembra, signori? Temo che uno peggiore di lui verrà al suo posto.
QUARTO CITTADINO: Avete notato le sue parole? Non volle accettare la corona: è quindi certo che non era ambizioso.
PRIMO CITTADINO: Se si troverà che è così qualcuno la pagherà ben cara.
SECONDO CITTADINO: Pover uomo! I suoi occhi sono rossi come il fuoco dal piangere.
TERZO CITTADINO: Non v'è uomo a Roma più nobile di Antonio.
QUARTO CITTADINO: Ora, osservatelo, ricomincia a parlare.
ANTONIO: Pur ieri la parola di Cesare avrebbe potuto opporsi al mondo intero: ora egli giace là, e non v'è alcuno, per quanto basso, che gli renda onore. O signori, se io fossi disposto ad eccitarvi il cuore e la mente alla ribellione ed al furore, farei un torto a Bruto e un torto a Cassio, i quali, lo sapete tutti, sono uomini d'onore: e non voglio far loro torto: preferisco piuttosto far torto al defunto, far torto a me stesso e a voi, che far torto a sì onorata gente. Ma qui è una pergamena col sigillo di Cesare - l'ho trovata nel suo studio È il suo testamento: che i popolani odano soltanto questo testamento, che, perdonatemi, io non intendo di leggere, e andrebbero a baciar le ferite del morto Cesare, ed immergerebbero i loro lini nel sacro sangue di lui; anzi, chiederebbero un capello per ricordo e, morendo, ne farebbero menzione nel loro testamento, lasciandolo, ricco legato, alla prole.
PRIMO CITTADINO: Vogliamo udire il testamento: leggetelo, Marc'Antonio.
I CITTADINI: Il testamento, il testamento! Vogliamo udire il testamento di Cesare.
ANTONIO: Pazienza, gentili amici, non debbo leggerlo; non è bene che voi sappiate quanto Cesare vi amò. Non siete di legno, non siete di pietra, ma uomini, e essendo uomini, e udendo il testamento di Cesare, esso v'infiammerebbe, vi farebbe impazzire: è bene non sappiate che siete i suoi eredi; ché, se lo sapeste oh, che ne seguirebbe!
QUARTO CITTADINO: Leggete il testamento; vogliamo udirlo, Antonio; dovete leggerci il testamento, il testamento di Cesare.
ANTONIO: Volete pazientare? Volete attendere un poco? Ho sorpassato il segno nel parlarvene. Temo di far torto agli uomini d'onore i cui pugnali hanno trafitto Cesare; invero, lo temo.
QUARTO CITTADINO: Erano traditori: che uomini d'onore!
I CITTADINI: Il testamento! Il testamento!
SECONDO CITTADINO: Erano canaglie, assassini: il testamento! Leggete il testamento!
ANTONIO: M'obbligate dunque a leggere il testamento? E allora fate cerchio attorno al corpo di Cesare, e lasciate che io vi mostri colui che fece il testamento. Debbo scendere? E me lo permettete?
I CITTADINI: Venite giù!
SECONDO CITTADINO: Scendete.
TERZO CITTADINO: Avrete il permesso.

(Antonio scende)

QUARTO CITTADINO: In cerchio, state intorno.
PRIMO CITTADINO: Lontani dalla bara; lontani dal corpo.
SECONDO CITTADINO: Fate posto ad Antonio, al nobilissimo Antonio.
ANTONIO: No, non vi affollate intorno a me; state lontani.
I CITTADINI: State indietro! Posto! Andate indietro!
ANTONIO: Se avete lacrime, preparatevi a spargerle adesso. Tutti conoscete questo mantello: io ricordo la prima volta che Cesare lo indossò: era una serata estiva, nella sua tenda, il giorno in cui sconfisse i Nervii: guardate, qui il pugnale di Cassio l'ha trapassato: mirate lo strappo che Casca nel suo odio vi ha fatto:
attraverso questo il ben amato Bruto l'ha trafitto; e quando tirò fuori il maledetto acciaio, guardate come il sangue di Cesare lo seguì, quasi si precipitasse fuori di casa per assicurarsi se fosse o no Bruto che così rudemente bussava; perché Bruto, come sapete, era l'angelo di Cesare: giudicate, o dèi, quanto caramente Cesare lo amava! Questo fu il più crudele colpo di tutti, perché quando il nobile Cesare lo vide che feriva, l'ingratitudine, più forte delle braccia dei traditori, completamente lo sopraffece: allora si spezzò il suo gran cuore; e, nascondendo il volto nel mantello, proprio alla base della statua di Pompeo, che tutto il tempo s'irrorava di sangue, il gran Cesare cadde. Oh, qual caduta fu quella, miei compatrioti!
Allora io e voi e tutti noi cademmo, mentre il sanguinoso tradimento trionfava sopra di noi. Oh, ora voi piangete; e, m'accorgo, voi sentite il morso della pietà: queste son generose gocce. Anime gentili, come? piangete quando non vedete ferita che la veste di Cesare? Guardate qui, eccolo lui stesso, straziato come vedete, dai traditori.
PRIMO CITTADINO: O pietoso spettacolo!
SECONDO CITTADINO: O nobile Cesare!
TERZO CITTADINO: O infausto giorno!
QUARTO CITTADINO: O traditori! Canaglie!
PRIMO CITTADINO: O vista cruenta!
SECONDO CITTADINO: Vogliamo essere vendicati.
I CITTADINI: Vendetta! Attorno! Cercate! Bruciate! Incendiate!
Uccidete! Trucidate! Non lasciate vivo un solo traditore!
ANTONIO: Fermi, compatrioti!
PRIMO CITTADINO: Silenzio, là! Udite il nobile Antonio.
SECONDO CITTADINO: L'udremo, lo seguiremo, morremo con lui!
ANTONIO: Buoni amici, dolci amici, che io non vi sproni a così subitanea ondata di ribellione. Coloro che han commesso questa azione sono uomini d'onore; quali private cause di rancore essi abbiano, ahimè, io ignoro, che li hanno indotti a commetterla; essi sono saggi ed uomini d'onore, e, senza dubbio, con ragioni vi risponderanno. Non vengo, amici, a rapirvi il cuore. Non sono un oratore com'è Bruto; bensì, quale tutti mi conoscete, un uomo semplice e franco, che ama il suo amico; e ciò ben sanno coloro che mi han dato il permesso di parlare in pubblico di lui: perché io non ho né l'ingegno, né la facondia, né l'abilità, né il gesto, né l'accento, né la potenza di parola per scaldare il sangue degli uomini: io non parlo che alla buona, vi dico ciò che voi stessi sapete, vi mostro le ferite del dolce Cesare, povere, povere bocche mute, e chiedo loro di parlare per me: ma se io fossi Bruto, e Bruto Antonio, allora vi sarebbe un Antonio che sommoverebbe gli animi vostri e porrebbe una lingua in ogni ferita di Cesare, così da spingere le pietre di Roma a insorgere e ribellarsi.
I CITTADINI: Ci ribelleremo.
PRIMO CITTADINO: Bruceremo la casa di Bruto!
SECONDO CITTADINO: Via dunque! Venite, si cerchino i cospiratori!
ANTONIO: Ascoltatemi ancora, compatrioti; ancora uditemi parlare.
I CITTADINI: Silenzio, oh! Udite Antonio, il nobilissimo Antonio.
ANTONIO: Amici, voi andate a fare non sapete che cosa. In che ha Cesare meritato il vostro amore? Ahimè, non sapete: debbo dirvelo allora: avete dimenticato il testamento di cui vi parlavo.
I CITTADINI: Verissimo, il testamento: restiamo ad udire il testamento.
ANTONIO: Ecco il testamento, e col sigillo di Cesare: ad ogni cittadino romano egli dà, ad ognuno individualmente, settantacinque dramme.
SECONDO CITTADINO: Nobilissimo Cesare! Vendicheremo la sua morte.
TERZO CITTADINO: O regale Cesare!
ANTONIO: Ascoltatemi con pazienza.
I CITTADINI: Zitti, oh!
ANTONIO: Inoltre, egli vi ha lasciato tutti i suoi passeggi, le sue private pergole e gli orti nuovamente piantati, al di qua del Tevere; egli li ha lasciati a voi ed ai vostri eredi per sempre: pubblici luoghi di piacere, per passeggiare e per divertirvi. Questo era un Cesare! Quando ne verrà un altro simile?
PRIMO CITTADINO: Giammai, giammai! Venite, via, via! Bruceremo il suo corpo nel luogo santo, e con i tizzoni incendieremo le case dei traditori. Raccogliete il corpo.
SECONDO CITTADINO: Andate a prendere il fuoco.
TERZO CITTADINO: Abbattete le panche.
QUARTO CITTADINO:. Abbattete i sedili, le finestre, ogni cosa.

(Escono i Cittadini col corpo)

ANTONIO: Ed ora, che la cosa vada avanti da sé. Malanno, tu sei scatenato, prendi il corso che vuoi.

Eh sì, è bello vivere in un mondo pieno di uomini d’onore, pieno di uomini di intelligenza, pieno di uomini di pace... Bello davvero.

barbara

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