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Diario


19 novembre 2010

IL TIZIO DELLA SERA - QUELLO GRANDE E QUELLO PICCOLO

Precisazione

Non è in questione se l'altro giorno il chirurgo ebreo dovesse o meno operare il malato nazista, perché veramente i malati andrebbero curati. Si è trattato solo di un fatto pratico di cui tenere conto: il bisturi tagliava troppo bene e nell'entusiasmo dell'operazione c'era il rischio di forare il pavimento. E va bene, il Tizio della Sera ha provato a riderci sopra. Sa come tutti che nell'uomo esistono odi improvvisi, oppure odi che covano dato che il tempo mantiene bene l'avversione sotto la cenere, e qui di cenere ve n'è un'infinità. Però, riflette il mattino dopo il Tizio della Sera, che in definitiva non pensa solo la sera, la precisazione della precisazione è che per i nazisti non prova più un odio fresco, di quello appena sgorgato. Solo se li vede nel loro presente, che marciano in un film o in un veridico documentario in bianco e nero con gli stivali tesi nell'aria, vorrebbe essere lì con un cannone e maciullarli insieme al loro capetto col ciuffo. Altrimenti la questione della Shoah prosegue nei cuori delle generazioni ebraiche. Lo fa in silenzio, lo fa in paura e lo fa nella tristezza - la peggiore povertà che ci sia. E certi giorni questa povertà si fa viva.
Il Tizio ricorda come andò che il piccolo Tizio apprese del fatto. Il piccolo Tizio non seppe fino agli otto anni della distruzione dei corpi ebraici. Nessuna parola della scomparsa cinerea degli zii, della nonna e dei cugini. Eppure già prima, molto prima, il piccolo Tizio aveva saputo del fatto attraverso le pareti dell'aria. Succedeva la sera, quando doveva andare a letto. Aveva cinque anni il piccolo Tizio, e camminava nel corridoio lunghissimo. Nessuno aveva lasciato la meravigliosa luce accesa e il corridoio era al buio. A un tratto, il piccolo Tizio si metteva a correre perché immaginava che dal buio spuntassero le mani secche di mille e mille morti, che lo volevano subito con sé. E sentiva che lo sfioravano, che lo facevano anche se non le vedeva, anche se correva. Volava in camera e si tuffava nella tenda immacolata delle lenzuola - e tutto finiva. Adesso era a casa con gli amici che aveva inventato. Ma da dove venissero quei morti e chi fossero, il piccolo Tizio non lo sapeva. Non da un film, non da racconti. Li chiamava i Vecchi. Stava già riscuotendo l'eredità ebraica, e l'eredità veniva dal buio.

Il Tizio della Sera

Già, perché il Tizio della Sera, a volte, pensa anche di mattina. E quando lo fa, quando ti offre il pensiero che nasce di mattina sorgendo dalle ceneri e spalanca davanti ai tuoi occhi la voragine che quelle ceneri hanno creato, ti manca il respiro. Perché di quelle ceneri è ancora impregnata l’aria che respiriamo. E perché è a tutti noi che sono stati sottratti, quei sei milioni, quelle nonne, quegli zii, quei cugini di cui qualcuno può dire mia nonna mio zio mio cugino e noi no, noi questo non lo possiamo dire, però il vuoto c’è anche per noi, è lì, si sente, come le mani di quei vecchi che si protendevano verso il piccolo Tizio, e ti chiama e ti chiede il tuo contributo, ti chiede il tuo obolo. E io rispondo: sono qui. Sono qui, Tizio della Sera. Sono qui, nonna del Tizio della Sera. Sono qui, zii e cugini del Tizio della Sera e di tutti gli altri. Sono qui a compiere il mio dovere, e anch’io, quel giorno, potrò dire: vi ho ricordati.

barbara

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