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Diario


22 settembre 2010

COME SI DIFFONDE LA RELIGIONE DI PACE

Altre strategie di islamizzazione

I pericoli costituiti dallo squilibrio demografico e dal potere economico e amministrativo detenuto dai cristiani vinti non sfug­girono né ai califfi arabi né ai sultani turchi. Se gli interessi eco­nomici portavano a limitare le misure di espulsione e di conver­sione forzata dei dhimmi, la sicurezza militare esigeva invece un incremento della presenza islamica nei territori conquistati, al fi­ne di neutralizzare e spezzare le resistenze locali dei popoli vinti. La durevolezza delle colonizzazioni araba e turca poggiò sulla densità demografica dell'hinterland musulmano, da cui partiva­no continuamente nuove ondate migratorie. Ma in questi flussi è opportuno distinguere le migrazioni dei popoli dediti alla pasto­rizia, in cerca di pascoli e ricche città da saccheggiare, dalla poli­tica di colonizzazione perseguita dai califfi, in virtù della quale gli arabi si stanziarono in tutto l'Oriente, nel Maghreb, in Spagna, nelle isole italiane e greche. Al-'Abbas ibn al-Fadl fece insediare dei musulmani in Sicilia, in Calabria e in Longobardia. Durante la spedizione contro Amorium (833), al-Ma'mun diceva: «Io an­drò a cercare gli arabi ‘beduini’, li condurrò fuori dai loro de­serti e li farò stabilire in tutte le città che conquisterò, finché non attaccherò Costantinopoli».
Alla politica di colonizzazione araba si accompagnò un movi­mento inverso, costituito dal trasferimento e dalla deportazione dei popoli dhimmi, misure, queste, rispondenti a motivi economi­ci e strategici. La forza lavoro veniva spostata nelle zone i cui abi­tanti erano stati catturati e ridotti in schiavitù o decimati. Ma que­sto rimpasto etnico mirava soprattutto a rompere l'omogeneità del tessuto sociale, a frammentare i popoli in enclave spesso osti­li tra loro e a favorire in essi, strappandoli al loro ambiente, la di­sintegrazione dei vincoli di solidarietà comune.
Siriaci, copti, armeni, indiani, ebrei, nestoriani e melchiti furo­no deportati nel corso della conquista e della colonizzazione ara­be. Durante l'occupazione della Babilonia (Iraq), un considerevo­le numero di persone era stato spostato nel Hijaz, e alla presa di Cesarea pare fossero stati deportati a Medina 4000 abitanti. Nel 670 Mu'awiya trasferì numerose famiglie da Bassora in Siria, e sia al-Walid che Yazid II ricorsero a misure analoghe. Al-Mansur a sua volta deportò gli armeni di Kahramanmarafl e Samosata. Al-Ma'mun, nel corso della spedizione volta a domare l'insurrezio­ne copta in Basso Egitto, fece trasferire parte dei ribelli nel basso Iraq, mentre gli altri vennero trucidati sul posto. Gli almoravidi spostarono un gruppo di cristiani da Siviglia (Andalusia) a Meknes (Marocco): secondo il qadi Abu al-Hasan al-Maghribi (XIV se­colo), infatti, data l'esperienza dei cristiani in fatto di edilizia, ar­boricoltura e irrigazione - arti in cui i musulmani non eccelleva­no di certo, e che peraltro non praticavano - era opportuno farli insediare fra gli islamici per favorire lo sviluppo di quella città e indebolire gli infedeli. E in effetti la deportazione dei tributari in Marocco da parte degli almoravidi comportò un considerevole aumento di ricchezze per questa regione.
La politica di colonizzazione araba realizzata mediante il tra­sferimento delle popolazioni indigene e l'insediamento delle tribù islamiche nei territori conquistati fu applicata dai selgiuchidi (XI secolo), e più tardi dagli ottomani, nel processo di «turchificazione» e islamizzazione dell'Armenia, dell'Anatolia e dei Balcani.
Nel 1137 il sultano di Iconium Mas'ud conquistò Adana (Cilicia) e fece prigionieri tutti i suoi abitanti. Nel 1171 Kilij Arslan II catturò e deportò l'intera popolazione dell'area prospiciente Melitene. Dopo aver conquistato i Balcani, gli ottomani ordinarono il trasferimento (sürgün, esilio) dei popoli indigeni. Parte dei contadini della Valacchia e della Rumelia fu deportata in Bosnia. Murad I (1359-1389) si impossessò di Adrianopoli e del­le regioni circostanti, che popolò di musulmani originari del­l'Anatolia. Sotto Mehmed II, migliaia di ungheresi, serbi, bul­gari e greci furono trasferiti dalle loro province natali, divenu­te dar al-islam, in altre regioni. Alla caduta di Costantinopoli, nel 1453, fra le 50.000 e le 60.000 persone furono ridotte in schiavitù e deportate. Poi la città deserta fu ripopolata grazie al trasferimento di migliaia di musulmani, di cristiani e di ebrei fatti arrivare da varie province dell'Impero. Nella seconda metà del XV secolo alcuni popoli greci furono trasferiti dal Peloponneso nelle regioni disabitate dello Stato ottomano. Nel 1573 circa 20.000 turchi furono spostati a Cipro con le loro fa­miglie e il loro bestiame. Tutti questi nuclei di persone, distri­buiti sia nei villaggi che nelle città, divennero fermenti attivi di islamizzazione.
[…]

Tra i fattori di islamizzazione bisogna ancora segnalare le leg­gi religiose coraniche che consentivano a un uomo di possedere simultaneamente quattro mogli legali e un numero illimitato di schiave-concubine, nonché di divorziare ogni volta che lo deside­rava. L'islamizzazione attuata attraverso le donne - nobili o mi­scredenti costrette a sposare dei musulmani -, ma anche attraver­so gli harem, pieni di prigioniere e di schiave, favoriva il rapido incremento della popolazione islamica, mentre nel caso dei cri­stiani l'obbligo della monogamia, il divieto di divorzio e le diver­se strategie di islamizzazione dei figli provocavano un'inesorabi­le inversione demografica. Le ondate di conversioni in massa conseguenti alle guerre e alle conquiste acceleravano questo mo­vimento. (Bat Yeor, Il declino della cristianità sotto l’islam, Lindau, pp.176-181)

E si continua, come potete vedere qui. E poi, abbastanza in tema,leggete anche questa cartolina.


barbara

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