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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


18 settembre 2010

LA BASTARDA DI ISTANBUL

Perché il corpo sa sempre, molto meglio della mente, che cosa è giusto fare. Ed è per questo che, contro tutto e contro tutti, la “bastarda” riesce a venire al mondo, dando così il via a questo coraggioso romanzo. Perché se è vero che, come diceva quel tale, il coraggio se uno non ce l’ha non se lo può dare, è altrettanto vero che se uno ce l’ha nessuno lo può fermare e come un fiume in piena travolge e spazza via ogni ostacolo sul proprio cammino. Ed è coraggio vero quello della giovane autrice di questo splendido romanzo, che non ha esitato ad affrontare un processo pur di non rinunciare a gridare forte la verità: quella verità - una sola, sempre lei – che la Turchia oggi come ieri non vuole sentire: il genocidio armeno. E strane storie si svolgono e si intrecciano intorno alla “bastarda”, in un girotondo sempre più stretto, sempre più rapido, come nelle danze dei dervisci, che ti attira e alla fine ti risucchia e la vertigine che ti coglie quando, al riapparire della spilla con la melagrana, di colpo ti balena la verità – non meno sconvolgente di quell’altra verità, più recente e più antica, la prima rivelata dall’acqua d’argento nella ciotola d’argento – quella vertigine che ti costringe a posare il libro e ritrarti, e riprendere respiro, per non precipitare nel baratro che, improvviso e fatale, si spalanca ai tuoi piedi. E tra ceci e pistacchi e pinoli e cannella e zucchero e riso e finestre sul Bosforo e dinastie di gatti e cianuro di potassio e un incredibile, inaspettato “Se non ora quando?” che d’improvviso ti balza fuori dalla pagina, precipiti verso l’inevitabile conclusione, in cui tutti i conti finalmente tornano e tutti i debiti vengono saldati... per poi pentirti di avere corso tanto quando ti rendi conto che il libro è inesorabilmente finito, e con esso l’incommensurabile piacere di leggere questo autentico capolavoro.

Elif Shafak, La bastarda di Istanbul, BUR



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