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Diario


21 agosto 2010

QUOUSQUE TANDEM...

Lettera aperta al segretario generale dell’Onu

Gentile Segretario Generale Ban Ki Moon,
mi permetto di disturbarla per una questione che ritengo di qualche importanza nei confronti di quella Pace che l'istituzione che lei rappresenta dovrebbe, credo, perseguire. Sappiamo che il suo collaboratore Goldstone - del quale non vogliamo ricordare in questa sede, in quanto fuori tema, il fosco passato di fedele servitore del regime sudafricano di apartheid, riccamente corredato di condanne a morte inflitte ad attivisti neri - ha costruito il suo notorio rapporto in modo scorretto, fazioso, parziale, finalizzato alla demonizzazione di Israele, ma che tuttavia non ha potuto completamente evitare di menzionare le migliaia di razzi sparati da Gaza su Israele, prendendo regolarmente di mira aree densamente popolate e del tutto prive di obiettivi militari, e di chiederne conto all'Autorità Palestinese.
Leggo, nelle risposte che lei ha ricevuto, che i gruppi della resistenza armata di Gaza non mirano intenzionalmente ai civili israeliani (did intentionally target Israeli civilians), e che si limitano a sporadici lanci di semplici razzi e mortai (sporadic “crude rocket” firing and mortar shelling), Se, eventualmente, dei civili sono rimasti colpiti, questo è avvenuto unicamente per la natura estremamente grossolana delle armi utilizzate e l’impossibilità di controllare dove finiscono i razzi sparati (If and when civilian targets or populations have been affected by such “crude rocket” firing, it was essentially because of the crude nature of the weapon and the inability to control where the fired projectile lands). Non essendovi quindi la chiara intenzione di colpire civili innocenti, il lancio di missili non può essere considerato una violazione delle leggi umanitarie internazionali (While this is in no way intended to justify any harm caused to innocent civilians, it cannot be considered a violation of international humanitarian law). Si dovrebbe poi investigare caso per caso sui pretesi incidenti che abbiano colpito dei civili o le loro proprietà, ed i gruppi della resistenza palestinese dovrebbero cooperare in simili verifiche con il governo di Israele (each alleged incident of harm to civilian persons or civilian property would have to be investigated on an individual basis, and the Palestinian Independent Commission is not in a position to do so without the cooperation of both the Government of Israel and the armed resistance groups in Gaza). Ma come sarebbe possibile se rifiutano comunque perfino di sedersi allo stesso tavolo?
Gentile Segretario Generale, le chiedo di dirmi fino a quando (le ho qui tradotto il titolo quousque tandem nel dubbio che lei non comprenda, a causa delle sue origini, il latino più elementare) il mondo civile dovrà far finta di credere a tutte le menzogne, a tutte le falsità, a tutte le prese in giro di certi personaggi che meriterebbero solo di essere sbattuti in galera per il resto dei loro giorni, e non certo di ricevere quantità enormi di denaro messo a disposizione dai paesi civili.
È mai possibile che l’esperienza del passato non serva a niente? L’ONU ha preso il posto della Società delle Nazioni, dimostratasi inadatta per lo scopo per il quale era stata creata, ma è caduta in errori, quando non veri e propri crimini, ancora peggiori. E lei certo sa, signor Segretario Generale, quale è stato il risultato di quegli errori.

Distinti saluti

Emanuel Segre Amar

PS: le allego, per sua informazione, nel caso non ne abbia avuto già conoscenza, copia del video che dimostra il modo di passare la giornata di questi prigionieri di quel carcere a cielo aperto, vittime di apartheid, sterminio, genocidio, olocausto. Ma non è una presa in giro, tutto questo?
http://elderofziyon.blogspot.com/2010/08/new-video-of-gazan-suffering-starvation.html

Sì, certo che è una presa in giro, ma si direbbe che il mondo non desideri di meglio che di farsi prendere in giro, e quindi temo proprio che la fine di tutto questo non la vedremo mai. Anche perché molto prima finiremo noi.

    

barbara

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