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Diario


10 agosto 2010

LA VERA STORIA DELL’EXODUS

Un altro anniversario è caduto nello scorso mese di luglio: quello della drammatica avventura dell’Exodus. Lo recupero adesso, grazie alla rievocazione di Federico Steinhaus.

Recentemente è morto in Israele,
all'età di 86 anni, Yitzhak (detto Ike) Aronowicz. Era stato il comandante della mitica nave Exodus.

                          

La storia dell'Exodus racconta­taci dal libro di Leon Uris e dal film di
Paul Newman è pura finzione. Nell'immediato dopoguerra l'aliyah Bet rappresentò uno dei momenti epici della creazione dello Stato ebraico, portando in Palestina ebrei sopravvissuti alla Shoah che, con l'aiuto di circa 200 volontari ameri­cani, canadesi, europei e palestinesi, forzavano il blocco imposto dagli in­glesi. Molti di questi volontari ave­vano 20 anni o meno.
La storia dell'Exodus rappresenta uno degli episodi più drammatici.
L'11 luglio 1947 la nave con a bordo 4.515 passeggeri di cui 655 bambini, si accingeva a lasciare il porto di Séte, nella Francia meridionale, in dire­zione della Palestina; ma il portuale che la avrebbe dovuta aiutare a su­perare le secche fu fermato dagli in­glesi, cosicché il comandante della nave decise di tentare la sorte senza l'aiuto di chi conosceva quelle acque.



Non fu un viaggio tranquillo. Al­l'imbocco del porto c'erano un incro­ciatore e alcune navi da guerra inglesi, che affiancarono la Exodus durante il suo viaggio attraverso il Mediterraneo; quando la nave arrivò a 40 chilometri dalla costa palesti­nese, al limite delle acque internazionali, il convoglio inglese sferrò l'attacco contro la nave carica di persone provenienti dai campi di sterminio e dai centri di raccolta. Le navi inglesi speronarono quella di Aronowicz, e prima dell'arrem­baggio vi gettarono bombe lacrimo­gene: si contarono tre morti e più di cento feriti. Poi, la resa. Ma non fu
la fine.
Negli
anni tra il 1946 ed il 1948 una sessantina di navi organizzate dall'aliyah Bet aveva tentato di for­zare il blocco inglese, quasi sempre senza riuscirvi, e i loro passeggeri e marinai (oltre 50 mila) venivano de­portati verso un campo di prigionia inglese a Famagosta, Cipro: a questi si riferisce specificamente la busta riprodotta, con il suo annullo "Ben­venuti a casa" che ancora oggi ci fa rivivere con commozione quegli eventi.



Non la Exodus però, che fu
costretta a tornare nell'Europa dalla quale i suoi passeggeri erano fuggiti e dove furono smistati, prima in Francia e poi in Germania. Fu così che la Exodus divenne il simbolo dell'immane tragedia degli ebrei eu­ropei. Forse questa storia è meno suggestiva del film e del romanzo. Ma è più coerente con la realtà degli atti di eroismo di molti ebrei che, scam­pati alla Shoah, misero il loro de­stino di sopravvissuti al servizio dei valori positivi dell'edificazione di
una patria ebraica. Israele nacque anche grazie a loro.

Federico Steinhaus

Consigliere Ucei


Aggiungo un solo commento. A ricordare, a proposito di un recente episodio, i latrati di condanna levati da ogni parte, alla luce della vicenda dell’Exodus, non si può fare a meno di esclamare: da che pulpito!

barbara

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