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Diario


9 agosto 2010

LA RAFLE DU VEL’ D’HIV’

È avvenuto in un caldo giorno di luglio di sessantotto anni fa. Ricordiamolo.

Parigi, il rastrellamento del velodromo d’inverno

di Levia Messina

Uno degli episodi più tristi e vergognosi della storia francese porta la data del 16 luglio 1942 e il nome di Rafle du Vel’ d’hiv’, rastrellamento del velodromo d’inverno di Parigi.
In quel giorno, alle quattro del mattino, ebbe inizio un’operazione di polizia militare che portò all’arresto di 12884 ebrei: 4051 bambini, 5802 donne e 3031 uomini.
Alcuni arrestati, i single e i coniugi senza figli, furono inviati subito al campo di transito di Drancy, campo di concentramento a nord della capitale francese, nel quale erano alloggiati i prigionieri prima di essere deportati in Germania o in Polonia.
Altri, la maggioranza, compresi tutti i bambini, furono rinchiusi per giorni nel Velodromo d’inverno, ecco l’origine del nome di quel tristissimo giorno.
All’orrore delle deportazioni e del Nazismo in sé, si aggiunge l’orrore delle condizioni in cui dovettero non vivere, bensì cercare di sopravvivere i 7000 internati.
All’interno della costruzione, nulla era stato preparato per il loro arrivo, tutti erano stipati con meno di un metro quadrato a disposizione di ciascuno.
Le pochissime persone che, in qualità di assistenti sociali, poterono entrare a portare un misero sollievo a quei disperati, parlano di condizioni disumane sotto ogni aspetto.
Cibo scarsissimo, per non dire nullo (soltanto il terzo giorno furono distribuiti 70 grammi di pane e una tazza di brodo a testa).
Assenza di toilette, con le logiche e orribili conseguenze.
Temperature insopportabili dovute all’unione tra il mese di luglio, l’elevatissimo numero di persone e la chiusura totale di porte e finestre. Odori nauseabondi. Malori, svenimenti, parti e aborti.
Dopo alcuni giorni, le vittime della Rafle furono deportate nei campi di Drancy e Beaune-la-Rolande e, successivamente, in Germania. Su 12884 persone, soltanto 811 fecero ritorno.
E, nel 1995, a cinquant’anni dalla fine della guerra, il Presidente francese Chirac riconobbe la responsabilità della Francia nella Shoah. (qui)

Perché non basta un giorno della memoria per ricordare. E non basta piangere sugli ebrei morti per guadagnarsi il diritto di sputare su quelli vivi.











barbara

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