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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


23 giugno 2010

MI RIVOLGO A TE, PACIFISTA

Roma, ottobre 2003
Mi rivolgo a te, ai pacifisti senza se e senza ma dell'ultima guerra in Iraq, a quelli che stanno con i palestinesi
, a quelli che ci amano solo nel ruolo di vittime, in altre parole le sinistre, che commemorano con noi i nostri morti solo per sentirsi poi moralmente liberi di infangare il nostro Stato, a quelli che ritengono Israele uno Stato abusivo, a quelli che piangono i nostri ebrei al cinema ma che non sopportano l'ebreo che gli vive o lavora vicino, a quelli pronti a mettere in dubbio tutte le informazioni dei media tranne le infamie su Israele.
La libera stampa amico mio è capace di mentire e diffamando sistematicamente uno Stato lo trasforma automaticamente in un obiettivo legittimo per i terroristi, ti ricordi il caso Dreyfus, per noi poco è cambiato nonostante tutto.
L'odio che sento da parte tua mi ha ferito, disilluso e rafforzato. Sono stanco di tacere, di non reagire, mi porto dietro più di chiunque altro un dolore storico, un dolore che purtroppo si rinnova costantemente, tanto che non possiamo dimenticare e ricostruirci.
Ho trasmesso ai miei figli le mie atroci esperienze, le mie ansie, il mio amore per l'ebraismo laico e la sua cultura, ne sono al tempo stesso lieto e triste, più di tutto sono contento che non ti somiglino, ma sono sicuro che abbiano lottato contro la mia ossessione per sopravvivere a me, un sopravvissuto.
I miei figli si son fatti largo nella mia ossessione, nell'angoscia e nella rabbia, i miei figli sono nati due volte, una volta dall'utero della loro madre e l'altra attraverso loro stessi.
Sai per loro cosa non mi aspettavo, che crescessero con più avversari di me, loro non si sono mai sentiti di sinistra, non si sono mai sentiti protetti dalle sinistre, per loro paradossalmente le sinistre sono state un nemico naturale dall'età della ragione.
Cerco da anni di capire ma sono giunto alla conclusione che non sono io a dovermi spiegare i motivi del tuo cieco antisemitismo, io devo solo combatterlo. Io, più di te, pacifista assoluto
, difensore dei deboli e degli oppressi, sono aperto all'altro, fa parte del mio patrimonio genetico, io, il cittadino più provvisorio della terra, sono naturalmente cosmopolita, ho sempre guardato oltre i confini dei paesi in cui ho vissuto e ciò è stato motivo di persecuzione nei miei confronti, oggi io chiudo i miei confini all'altro solo nel momento in cui lui minaccia la mia sopravvivenza.

Questo testo, pubblicato qualche giorno fa fra le lettere inviate a Informazione Corretta, è stato scritto sette anni fa da Ursula Franco a nome del suo alter ego Israel Goldmann, sopravvissuto della Shoà. Scritto sette anni fa e, purtroppo, non invecchiato di un giorno perché l’antisemitismo, come ricorda il grandissimo Herbert Pagani, ogni giorno “rinasce dalle sue ceneri – pardon, dalle NOSTRE ceneri”. (Poi, certo, ogni tanto capita anche che qualcuno si accorga che forse sono meglio gli ebrei vivi di quelli morti, ma purtroppo non sono casi troppo frequenti…)

barbara

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