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Diario


31 maggio 2010

Poteva Israele evitare la sfida e lasciar passare la flottiglia? No, non poteva

Propongo, senza aggiungere commenti, questo testo di Ugo Volli che può aiutare chi vuole capire a capire che cosa sta succedendo e che cosa è successo.

Cari amici, volete capire freddamente che cos'è successo stamattina nella acque davanti a Israele? Ripensate alla famosa frase di Clausewitz: la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi. La politica consiste nel cercare di accumulare consenso con gesti simbolici e discorsi, di negoziare alleanze, di imporre così degli obiettivi e di realizzarli sul terreno. La guerra sostituisce ai discorsi le azioni fisiche e punta soprattutto a indebolire il nemico, a metterlo in difficoltà, per acquisire così un vantaggio. Nel caso di Gaza l'obiettivo politico immediato è stabilire la legittimità di Hamas e della sua "lotta"; quello più a lungo termine, naturalmente, la distruzione di quell'entità "estranea" (Sergio Romano) che è Israele. La guerra non sono più i carri armati e non ancora i missili balistici e le atomiche; oggi sono i razzi Kassam, gli attentati e le azioni che indeboliscono la capacità israeliana di autodifesa.
La spedizione delle navi turche e degli attivisti di sinistra verso la Striscia è stato un atto di questa guerra, freddamente calcolato e organizzato in maniera militare. L'obiettivo dei "pacifisti" armati che le popolavano non era affatto assistere la popolazione: in quel caso avrebbero accettate le forme di trasporto indiretto dei materiali proposte da Israele. Quello era solo un pretesto. Il punto era "rompere il blocco", cioè aprire la strada a un futuro comodo rifornimento di armi pesanti per Hamas e alla sua possibilità di proiettarsi all'esterno; oppure obbligare Israele a intervenire, come ha fatto, danneggiando ancora la sua immagine internazionale, isolandolo, indebolendolo. Come si è espresso nei giorni scorsi un capo di Hamas, "noi abbiamo vinto comunque, o riapriamo il porto di Gaza, oppure smascheriamo Israele".
In termini militari questa si chiama guerra asimmetrica, ed è la strategia dei palestinesi da sempre. Di fronte a una forza militare maggiore si compiono azioni che colpiscono la normalità della vita quotidiana (gli attentati alle fattorie degli anni Cinquanta, i dirottamenti degli anni Sessanta, le stragi all'estero, gli attentati suicidi, i rapimenti e i razzi), non pensando che questo modifichi l'equilibrio militare, ma facendo sì che il nemico si trovi nell'"alternativa del diavolo" di non reagire al terrorismo che minaccia la sua popolazione e quindi logorare la sua stessa esistenza o presentarsi come oppressivo, violento e inumano. E' quel che è accaduto negli ultimi anni con la guerra in Libano, con quella di Gaza e oggi con la flottiglia allestita dai turchi. Lo scopo è delegittimare Israele, renderlo incerto sul suo stesso territorio, trasformarlo in una stato paria. Purtroppo in buona parte questo è già successo. In questa guerra asimmetrica hanno una parte importantissima le organizzazioni internazionali (pensate al consiglio dei diritti umani dell'Onu e al giudice Goldstone), le organizzazioni "umanitarie" che agiscono in maniera unilaterale, gli intellettuali e i giornalisti che invece di spiegare quel che accade producono pregiudizi e demonizzazioni. Chi legge Informazione Corretta sa bene come queste forze della guerra asimmetrica dell'informazione siano massicciamente schierate.
Poteva Israele, come hanno suggerito i soliti noti di Haaretz e dintorni, evitare la sfida e lasciar passare la flottiglia? No, non poteva. Se Hamas realizzasse l'obiettivo tattico di avere libero accesso all'esterno senza controlli israeliani – il senso della "rottura del blocco" voluta dai "pacifisti" è questo - in mezzo al Mediterraneo si stabilirebbe un santuario terroristico, una base armata inattaccabile per l'islamismo combattente, l'equivalente della Somalia o delle valli tribali del Pakistan. Anche l'Egitto, che certo non vuol bene a Israele, tiene bloccata Gaza: perché è il solo modo per contenere una minaccia terrorista globale (a parte la riconquista della Striscia, che sarebbe stata opportuna già l'anno scorso, quando Olmert e Barak non ebbero il coraggio di andare fino in fondo – ma oggi dopo Goldstone e con Obama al potere è praticamente impossibile). Fra i due rischi, un'ennesima demonizzazione globale e la liberazione strategica di Hamas, Israele ha scelto giustamente il male minore e ha mandato i suoi ragazzi ad affrontare, col minor uso della forza possibile, "pacifisti" armati e militarmente organizzati.

Ugo Volli

Qui un altro articolo che ci fornisce ulteriori spunti di comprensione; qui le prove del fatto che si è trattato, da parte dei complici dei terroristi, di una provocazione premeditata e calcolata; qui un aiuto a capire la situazione in generale. E qui la cartolina di ieri, che avevo intenzione di postare oggi integralmente, ma gli ultimi avvenimenti hanno imposto altre priorità; e tuttavia la ritengo estremamente utile, proprio perché pubblicata ieri e quindi scritta in tempi e con scopi non sospetti, a capire il clima in cui si stanno verificando tutti questi eventi.

barbara

AGGIORNAMENTO
Innanzitutto leggere questo: http://www.israele.net/articolo,2839.htm e se avete tempo anche gli altri articoli linkati;
poi qui: http://twitter.com/MidEastTruth aggiornamenti in tempo reale;
qui http://www.mideasttruth.com/forum/viewtopic.php?t=9823 un'accurata ricostruzione degli eventi
e infine perfino sul sinistrissimo e pacifistissimo Haarets 
http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/israeli-commandos-gaza-flotilla-crew-tried-to-lynch-us-1.293089 si dà conto dell'accuratamente preparato linciaggio (do you remember Ramallah?) a cui i soldati israeliani si sono trovati a far fronte.
E per concludere in bellezza, ecco a voi



una splendida immagine di uno dei pacifisti in avvicinamento a Gaza con il suo tipico quanto inseparabile strumento di pace.
AGGIORNAMENTO 2: due video ripresi dall'elicottero: uno e due.
AGGIORNAMENTO 3: altri due documenti: uno e due.
AGGIORNAMENTO 4: mentre il giorno prima...

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