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Diario


19 maggio 2010

VIVA VIVA L’AMERICA DI OBAMA!

L'Iran è nella Commissione Diritti delle donne grazie all'assenteismo degli Usa

di Piera Prister

L’Iran ha ottenuto nella “Commission on Status of Women” dell’ONU un seggio da cui pontificare in fatto di diritti e pari opportunità delle donne e ciò è avvenuto senza l’opposizione degli Stati Uniti e con il loro silenzioso beneplacito, visto che Susan Rice, l’ambasciatrice USA all’ONU non era presente in aula mentre la maggioranza dei suoi membri, per acclamazione ha detto sì all’ingresso dell’Iran. Una maggioranza che vorrebbe vedere sempre più le donne dietro il burqa, soggiogate, sottomesse e ammazzate sull’altare della Shariah Law che avanza in Occidente con i suoi insidiosi tentacoli per l’insipienza e l’omertà delle democrazie.
L’Italia civile e progredita s’è dichiarata contro, grazie al suo governo in carica che rappresenta in alta percentuale gli Italiani nel cui immaginario culturale collettivo le donne, con tutte le loro battaglie storiche -anche in difesa delle donne afgane- da Emma Bonino ad Adelaide Aglietta e ad Adele Faccio sono degne di tutto rispetto.
E così Susan Rice, ambasciatrice degli Stati Uniti all’ONU non era presente in aula e quindi non ha opposto il suo veto, come avrebbe dovuto fare per chiarezza morale. Così le donne sono state doppiamente gabbate per l’assenteismo USA e per l’ammissione dell’Iran nella Commissione sui Diritti delle Donne.
È notorio che con Obama non si scherza e che ogni giorno che passa si scopre qualche altra sgradita sorpresa sulla sua amministrazione. Susan Rice nominata da Obama US Ambassador to the UN- che per il suo ruolo e in nome della bipartisanship avrebbe dovuto difendere i diritti delle donne, non era in aula al momento del voto quando si doveva votare SÌ o NO all’Iran che senza fanfara è entrato scandalosamente a far parte della commissione in questione e in altre due commissioni. L’Iran è ”UN REGIME FEMMINICIDA” -il termine inglese “femicide” è usato dal 1801 ed è incluso nel “Wharton’s Law Lexicon”- è un regime di terrore che agita lo spauracchio di donne assassinate, o lapidate, o penzolanti dalla forca avvolte nel sinistro burqa o bersaglio dei cecchini come Neda in strada che muore in un mare di sangue.
Il canagliume che siede all’ONU ha ora, ancora più, i crismi della legalità per commettere impunemente ancora altre illegalità senza che nessuno gli sbarri il passo! Nemmeno gli Stati Uniti.
Già, dove era Susan Rice, ambasciatrice degli Stati Uniti all’ONU? Dove era quando nella sede dell’ONU, “United Nations Commission On Women’s Status” i membri hanno acclamato l’ingresso dell’Iran nella commissione, l’Iran che fa quotidianamente scempio dei diritti umani e si accanisce contro le donne? L’ambasciatrice statunitese non era presente né in sala, né lo era nell’edificio, era latitante, come si dava per scontato, ormai. Un blogger ironicamente ha detto che forse stava incipriandosi il naso, ma non ci sono scuse che reggano. Come spiegare la sua defezione in un giorno così importante quando invece avrebbe dovuto votare contro e opporre il suo veto? Nessuna opposizione ai crimini del regime iraniano, neppure dagli Stati Uniti, dove le donne ne hanno fatta di strada per raggiungere lo status di cui godono e dove dovrebbero difendere quelle meno fortunate! Che altro ci si potrebbe aspettare da Obama che nomina come suo consigliere, una donna in tonaca e hijab, come Dalia Mogahed?
Infatti per l’amministrazione Obama, l’Iran non è più un paese canaglia e non è più quindi lo sponsor internazionale del terrore, un regime sanguinario, antisemita e misogino che reprime nel sangue la protesta, lapida impicca, tortura e viola le donne nelle carceri. E dove vige, per legge, la poligamia. È un paese invece non solo con cui dialogare ma anche al quale assicurare una membership nella Commissione sui diritti delle donne!? E così l’Iran ha ottenuto dall’ONU non solo l’impunità dei suoi crimini ma anche l’incoraggiamento a proseguire, con la Susan Rice che se la batte in ritirata e che per giunta è anche pagata con i nostri soldi. Forse se la spassava nei salotti televisivi di Oprah Winfrey, la regina dei talk-show televisivi, la donna più ricca ed influente d’America e sua grande amica, e soprattutto grande promotrice mediatica della candidatura di Obama.
L’anno scorso, abbiamo visto Susan Rice, fresca di carica, su C-Span -in diretta TV presente al summit di Davos del 2009, sui fatti di Gaza, con Israele sul banco degli imputati, insomma quando si discuteva di cose molte serie con il primo ministro turco Erdogan che attaccava duramente il presidente israeliano Shimon Peres. Lei invece tutta leggera ed incline al pettegolezzo, eludendo l’argomento generale, parlò della sua amicizia con Oprah Winfrey.

Quello che ci si chiede è: perché per trovare una parola su questi fatti SCANDALOSI bisogna andare sui siti specializzati come Informazione Corretta dove, oltre al pezzo di Piera Priester, troviamo anche quello di Ugo Volli? Perché i giornali non traboccano di indignazione e di anatemi come fanno regolarmente per fatti di ben più modesta portata? Perché? E, senza allontanarci troppo dal tema, perché ci sono personaggi di altissimo livello che addirittura si rifiutano di pronunciare le parole “islam radicale”? Davvero qualcuno è tanto sprovveduto da illudersi che nutrendo il coccodrillo se ne otterrà alla fine la benevolenza? Ma non si illuda, questo qualcuno, che offrendogli in pasto tutti noi su un piatto d’argento, come i fanciulli e le fanciulle al Minotauro, alla fine giungerà ad essere sazio: alla fine arriverà anche il vostro turno: quattordici secoli di storia dovrebbero avervelo insegnato.

  

  

                                               

barbara

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