.
Annunci online

ilblogdibarbara
fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


17 maggio 2010

INTERVISTA AD EMANUEL SEGRE AMAR

Proseguo la mia serie di interviste a personaggi che hanno qualcosa da dire. Chi frequenta Informazione Corretta e alcuni altri ambienti di “addetti ai lavori” conosce già Emanuel Segre Amar, gli altri ne faranno la conoscenza adesso.

Segre Amar: un cognome noto fin dagli anni Trenta. Vorresti ricordarci come e perché è salito alla ribalta?
In realtà la domanda non è precisa, se mi permetti.
Io credo che tu ti riferisca al momento dell’arresto di mio Padre, nel 1934, allorquando venne arrestato alla frontiera di Ponte Tresa mentre rientrava in Italia, con un amico, Mario Levi, con dei volantini nascosti nel bagagliaio dell’automobile nei quali si invitavano gli italiani a votare no nelle elezioni del 25 marzo.
Ebbene, in quel momento mio Padre si chiamava ancora Sion Segre, e solo successivamente aggiunse un secondo cognome, appunto Amar, per ricordare la famiglia di sua Madre, da poco deceduta. Sua Madre, Margherita Amar vedova Segre, era l’ultima di una antica famiglia che si sarebbe pertanto estinta, almeno nel suo ramo. E mia nonna Margherita deve essere ricordata, tra l’altro, per essere stata la fondatrice di un importante salotto sionista, sorto negli anni 20, molto frequentato nella vecchia Torino del periodo tra le due guerre.
Quando dunque mio Padre venne arrestato, venne processato e giudicato nel primo processo fatto dal Tribunale Speciale voluto dal fascismo per combattere gli antifascisti, in gran parte torinesi, ed in gran parte ebrei. Va detto che mio Padre subì una condanna a tre anni, della quale scontò un anno soltanto grazie alla riduzione della pena accordatagli alla nascita della principessa Maria Pia di Savoia. In carcere, a Regina Coeli, in una cella insieme a Leone Ginzburg, visse quello che amava definire il momento più importante e arricchente della sua vita. Tra l’altro, mancandogli la possibilità di leggere se non pochi libri, mandò a memoria l’intera Divina Commedia. La convivenza con Leone doveva influenzare il resto della sua vita per la enorme personalità dell’amico, e compagno di scuola, Leone.

Figura davvero straordinaria, quella di Sion Segre Amar, non solo per il suo impegno nella lotta antifascista. Vogliamo ricordarne qualche altro aspetto?
Ben difficile questa domanda, per un figlio.
Innanzitutto devo dire che è stato un padre ed un nonno eccezionale, e fino all'ultimo giorno della sua vita, pur ormai malato, non è venuto meno a questo compito che si era sempre imposto. Non è facile essere genitore, ma egli lo ha saputo essere lungo tutto l’arco della sua vita, nei momenti belli come in quelli tristi, quando ero bambino come quando ero studente o quando ormai lavoravo anch’io, inizialmente insieme a lui, e poi per conto mio. E, nello stesso modo, seppe essere guida per i miei figli. Io nacqui in tempo di guerra, in condizioni difficili per tutta la famiglia, eppure le rare immagini di quei tempi lo mostrano come fu poi sempre, per tutta la vita.
Ebbe numerosi interessi, fece tanti lavori diversi, soprattutto negli anni della guerra ed in quelli immediatamente successivi, ma credo che si debbano ricordare, in particolare, i suoi libri ed i suoi articoli che iniziò a scrivere quando si ritirò dal lavoro. Fu per lui il modo migliore per mantenere la testa in esercizio. Iniziò quasi per divertimento, scrivendo un libro di memorie, Sette storie del numero 1 (il numero 1 era la linea del tram che passava davanti a casa nostra). Ma poi continuò, e collaborò anche con diversi quotidiani italiani scrivendo sulla attualità di Israele; aveva conosciuto a fondo il paese, e manteneva stretti legami di amicizia con italiani che avevano fatto la aliyah.
Ma non si può parlare di mio Padre senza ricordare anche la sua passione per i libri miniati; nacque quasi per caso, un giorno che era di passaggio a Londra, e segnò profondamente la sua vita di uomo sempre alla ricerca di interessi colti ed intelligenti. Divenne non solo collezionista di antichi codici e miniature, ma fine intenditore, e due libri da lui scritti furono l’occasione per raccontare una storia romanzata dei miniatori che vissero nell’Italia del medio evo.
Fu anche presidente della Comunità ebraica torinese dove portò cambiamenti ed innovazioni che furono rottura col passato; trovò sul momento molti avversari, mossi soprattutto da motivi politici, ma molte sue azioni influenzarono gli anni successivi non solo dell'ebraismo torinese, ma anche di quello italiano. Alcuni avversari di allora, mi fa piacere ricordarlo, gliene resero atto quando mancò, nel 2003.
Ecco, queste poche parole servono forse per descrivere, a chi non lo conobbe, quello che fu mio Padre al di là della lotta antifascista; di questa mi preme dire che non amava parlare se non con gli amici di allora, o forse meglio con i pochi che non abbracciarono poi altre ideologie assolutiste che egli sempre combatté, vedendone i pericoli che portavano ad Israele, agli ebrei ed all’uomo in generale. Si illuse quando sembrò che palestinesi ed israeliani potessero finalmente raggiungere un’intesa, ma fu un’illusione nella quale in cuor suo forse non credeva del tutto, vista la sua conoscenza del mondo e della mentalità araba (e qui non vorrei che proprio lui fosse considerato razzista per questa mia affermazione; non si deve parlare di razzismo se si studia attentamente la mentalità di un popolo).

Che cosa ha significato per te essere figlio di questo uomo eccezionale?
Non è davvero facile rispondere a questa domanda, che richiede per me una attenta riflessione.
Certamente, avendo io delle attitudini diverse dalle sue (io mi sono dedicato a studi scientifici, essendomi laureato al Politecnico), ho faticato, nei primi anni, a cogliere il significato profondo degli insegnamenti che, giorno dopo giorno, mi arrivavano. Ma quegli insegnamenti restavano lì, nella mia testa, ed arrivato all'età matura me li sono ritrovati tutti a disposizione, per la vita.
È così che ho imparato a non dare mai nulla per scontato, a cercare di non essere mai banale, e, soprattutto, a non far mai nulla di cui un giorno potrei pentirmi. Insegnamento di vita così raro e così importante anche oggi, ma che non credo che ancora molti genitori trasmettano ai propri figli.
In parte sono insegnamenti che so che egli aveva ricevuto da sua madre (suo padre morì quando egli era bambino), e li ha trasmessi poi anche ai miei figli.
Ecco, anche se non sono sicuro di aver risposto davvero alla domanda, credo di poter affermare che questi valori sono il principale insegnamento che ho ricevuto, per tutto il lungo cammino della vita fatto insieme.

Bene, e ora che abbiamo parlato di tuo padre, anche se certamente non in modo esauriente rispetto al calibro del personaggio, parliamo di te: chi è Emanuel Segre Amar?
Mia cara, possibile che le tue domande siano sempre più difficili?
Da dove si deve cominciare, visto che ho già 65 anni?
Bene, da bambino ero sempre sorridente, amico di tutti. Poi ho continuato ad aprirmi, ma solo con gli amici, e anche questi erano via via sempre più selezionati.
Il fatto è che ho incominciato un severo lavoro di attenta valutazione, ho incominciato a soppesare attentamente chi mi stava di fronte. Le sventure della vita, che capitano a tutti noi, insegnano a difendersi per cercare di evitare di cadere due volte negli stessi errori.
Nella mia vita lavorativa ho avuto la fortuna di fare sempre dei lavori che mi piacevano, e quando i due figli (entrambi maschi) sono diventati adulti, ho avuto ancora la fortuna che uno dei due volesse lavorare con me.
E così ora ho molto tempo libero, perché gran parte del lavoro lo fa questo figlio. Io ne approfitto per approfondire la conoscenza della cultura che è stata alla base della vita della mia famiglia per almeno un secolo. Già mia nonna, Margherita Amar vedova Segre (da qui il mio cognome, come ho già spiegato) aveva fondato a Torino un salotto dove si riunivano i sionisti
dell'epoca. Di mio Padre ho già spiegato, ed io ho trovato uno spazio tutto mio (anche se certo in valida compagnia) nel quale puntualizzo, correggo e critico tutto quello e tutti coloro che, volutamente, falsificano i fatti, di ieri e di oggi. Non capiscono, queste persone, che se non si guarda con onestà in faccia alla realtà, il conto lo si pagherà, alla fine, tutti insieme. Per questo non mi stanco di dire e di spiegare quello che riportano i documenti ufficiali.
Guardiamo, ad esempio, i nostri quotidiani: perché solo pochi giornalisti, e pochissimi direttori (forse soltanto De Bortoli, direttore del Corriere, tra questi ultimi) accettano il dialogo (che deve essere sempre corretto e concreto, ovviamente)? È una grave mancanza di correttezza professionale quella di tanti professionisti della stampa e della televisione che non accettano il dialogo. Preferiscono stare chiusi nel loro ufficio a pontificare. Da un dialogo preciso, puntuale e corretto, non possono invece venire che arricchimenti per tutti. Il rifiuto è, per me, indice di codardia e di servilismo (verso altri, ovviamente).
Ecco, oggi, compresso da questi problemi, sono sempre più chiuso in me stesso, frequento meno persone, sono meno loquace, sorrido sempre meno. Ma penso che ne valga la pena, e che sia utile e necessario per tutti noi (anche se non ho la pretesa di cambiare il mondo; ci mancherebbe altro). Come ho sempre sostenuto, coloro ad esempio che fondarono Giustizia e
Libertà non cambiarono il corso della storia. E tuttavia furono utili, tanti anni dopo. E loro, almeno loro, furono in pace con la loro coscienza. Non dovettero far finta di dimenticare i loro trascorsi di collaborazionisti, come tante figure altamente "democratiche" della nostra Repubblica, del mondo politico e culturale e della società civile.
Io credo in quello che faccio, in quello che scrivo, e penso che sia utile per tutta la nostra società occidentale, a rischio oggi come mai nel passato recente.

Parliamo allora di Israele: Israele ed Emanuel Segre Amar, Israele e il mondo, Israele e Israele...
Israele, cosa è per me?
Ma io sono nato in Israele; non ne ho merito, evidentemente, ma nascere a Gerusalemme è una cosa che non può essere ordinaria. Quando ero bambino mi dicevano tutti erroneamente: ah, come Gesù bambino. Ed io mi seccavo.
Poi, per tanti anni non sono più tornato, in quella terra che lasciai quando avevo un anno.
Ci tornai, per la prima volta, subito dopo il servizio militare, e feci un grandissimo giro, pieno di avventure, insieme ad un carissimo compagno di scuola. Ma era un paese del tutto diverso da quello che è poi diventato. Ricordo che quando mio cugino mi accompagnò a vedere la casa in cui ero nato, ebbene, io la riconobbi prima che lui me la indicasse. Impossibile? Non so, ma è così.
Poi tornai dopo poco, in una circostanza che non voglio divulgare; lavoravo in un pollaio, con amici italiani, la famiglia Eckert; altra esperienza che mi ha segnato moltissimo.
E appena i miei bambini furono in grado di capire, tornai con loro e con mio Padre.
E poi tornai tante altre volte ancora.
Adesso ci vado una volta all'anno (ma quest'anno ho programmato due viaggi consecutivi), non solo per visitare il paese, ma per incontrare tante persone come si trovano solo là e in pochi altri posti al mondo. E per capire, per comprendere sempre di più come, ahimé, in questa situazione non si può davvero sperare che la pace sia vicina.
Se il mondo volesse capire la mentalità dei popoli e della gente, se i governanti non preferissero stare in pace con la propria coscienza mandando tanti soldi (dei cittadini, non certo loro), forse si potrebbe aprire uno spiraglio di luce. Ma visto come vanno le cose, no, non è possibile vedere una luce in fondo al tunnel. I governanti palestinesi non hanno nessun
interesse personale a cambiare lo status quo; loro stanno troppo bene così. Ed a quale governante islamico è mai interessata la condizione in cui vivevano i suoi concittadini?
Ed Israele, così, pur con il desiderio di pace che hanno tutti i suoi cittadini, è destinato a non conoscerla tanto presto. La situazione è pericolosa; ma è così da sempre. Israele ha sempre trovato (quasi unica tra le nazioni) governanti in grado di risolvere i suoi enormi problemi. Durerà? C'è da augurarselo, almeno guardando alla realtà del paese. Un paese in cui, grazie al livello scolastico, il numero di brevetti e di innovazioni, e il livello culturale è da primato. Anche la politica non può che trarre dei giovamenti da questa situazione. Auguriamoci che così continui, senza catastrofi cioè, fino al giorno in cui i suoi nemici (ed i suoi amici poco
sinceri) comprenderanno quello che è nell'interesse di tutti.

Vorrei parlare ora dell'ebraismo. Che cos'è per te l'ebraismo? Che cosa significa per te essere ebreo? Quale ruolo e quale peso ha l'ebraismo nella tua vita?
Vorrei rispondere con parole tratte da: "POURQUOI JE SUIS JUIF" di
Edmond Fleg [qui il testo originale, ndb].

Io sono ebreo
perché sono nato
non solo nel popolo di Israele, ma in
Israele, (che poi ho lasciato subito, quando ero ancora piccolissimo);
ma voglio che viva dopo di me,
più vivo ancora di quanto non sia dentro di me.
Sono ebreo
perché la fede per il popolo di Israele non richiede nessuna abdicazione.
Sono ebreo
perché per il popolo di Israele sono pronto a tutto.
Sono ebreo
perché in ogni luogo dove vi sono sofferenze,
vi è un ebreo che piange.
Sono ebreo
perché sempre quando vi sia la disperazione, l'ebreo spera.
Sono ebreo
perché la parola di Israele è la più antica e la più nuova.
Sono ebreo
perchè, per il popolo di Israele, il mondo non è compiuto, ma sono gli uomini che lo fanno.
Sono ebreo
perché, al di sopra delle nazioni e di Israele,
il popolo di Israele mette l'Uomo e la sua unità.

E vorrei aggiungere che sono ebreo, come tanti, pur in un totale agnosticismo, senza seguire i 613 precetti, senza pregare in sinagoga. Ma non mangio cibi proibiti: è forse un controsenso? Certo che lo è, ma per me non lo è. È il mio modo di essere ebreo, come ho imparato ad esserlo da mio Padre che a sua volta lo aveva imparato dai suoi genitori. Sono ebreo perché credo nei valori della famiglia che stanno alla base del mio mondo.

A partire dall'inizio del 1994 (immeditamente dopo la firma degli accordi di Oslo: sarà un caso?) si è scatenata in tutto il mondo un'ondata di antisemitismo come non si era più visto dalla fine della guerra, con aggressioni fisiche ad ebrei, devastazioni di sinagoghe e cimiteri e violentissime campagne di stampa. Alcuni parlano di "nuovo antisemitismo". Qual è la tua opinione in proposito: è sempre lo stesso antisemitismo che, dopo un periodo di latenza è tornato ad alzare la testa o è un fenomeno nuovo con caratteristiche proprie, diverse dal precedente?
L’antisemitismo dura da almeno 2000 anni e si è sempre rinnovato nelle sue forme pur restando sempre identico a se stesso, nella sua malvagità.
Nel 1993, vorrei ricordare, non si firmano solo gli accordi di Oslo, ma si aprono anche i rapporti diplomatici tra Israele e il Vaticano.
Questi due episodi sono strettamente legati; non a caso il papa si incontra con Arafat prima di compiere il grande passo, sempre rifiutato, fino ad allora, dal GOVERNO DELLA CHIESA.
Ed ecco che ora si capisce lo stretto collegamento che vi è tra fatti apparentemente slegati, e le conseguenze che ne derivarono.
Arafat era un grande maestro nell’arte di far finta di accettare l’idea dei due stati, salvo poi trovare il modo di scatenare i suoi uomini contro gli ebrei per bloccare tutto; nella sua azione, e nella reazione israeliana trovava il successo che cercava: la non accettazione di Israele, e quindi l’uccisione degli ebrei (non dimentichiamo che suo zio, il Gran Muftì di Gerusalemme, fu grande alleato di Hitler fino alla fine del regime nazista, e ne continuò gli ideali nell’Egitto del dopo guerra; e l’OLP non ha mai modificato il suo statuto originale, nonostante gli impegni firmati). [Qui il testo integrale della Costituzione di al-Fatah, ndb]
Arafat scatena poco per volta i suoi alleati contro Israele; tra questi vi sono certamente i classici nemici degli ebrei, quei movimenti cioè di estrema destra mai scomparsi nel vecchio continente. Ma vi sono anche i simpatizzanti di una sinistra più o meno estrema che, pur orfani del comunismo, sono rimasti fedeli a certi principi che durano fin dall’epoca di Stalin. E vi sono, ovviamente, le masse di fedeli dell’islam non necessariamente fondamentalista, ma certo facile preda di predicatori senza scrupoli.
Parallelamente nella Chiesa, che oramai ha riconosciuto lo Stato di Israele, rimangono forti presenze di uomini che mantengono intatti gli ideali più violentemente antigiudaici. Proprio nei giorni scorsi ne abbiamo avuto la riprova con le dichiarazioni di “autorevoli” rappresentanti della Chiesa.
E così diventa semplice, per chi continua a rifiutare l’ebreo come cittadino uguale a tutti gli altri, trovare persone pronte a scatenarsi con atti che non sono spariti né con l’illuminismo, né con l’apertura dei ghetti, né con la fine della seconda guerra mondiale. Il male è sempre presente, anche quando la malattia sembra essere debellata, ed alla prima occasione si scatena in forme nuove, ma che ricalcano quelle vecchie.
Il Presidente Napolitano lo ha detto benissimo; l’antisemitismo e l’antisionismo sono sintomi di una stessa malattia; ieri gli ebrei, come oggi gli israeliani (e, di conseguenza, anche gli ebrei) sono accusati di rubare il sangue o gli organi dei goim, di controllare le finanze del mondo intero, di voler dominare il mondo. Che cosa vi è di nuovo negli ultimi tempi?

Ti è accaduto di viverlo, l'antisemitismo, sulla tua pelle?
Devo riconoscere che non ho dovuto soffrire troppo sovente per atti o parole antisemite. Tuttavia...
Quando ero bambino avevo un grande amico, Gianni, che giocava a pallacanestro dai salesiani, proprio dietro casa mia. Un giorno mi presentai al cancello per vedere una partita che mi era stata annunciata di grande interesse. Ma un sacerdote mi ha bloccato sulla porta dicendomi testualmente: tu sei ebreo, non puoi entrare.
Mi ha colpito molto, quella frase, e mai osai riferirla a mio Padre, forse temendo chissà quale sua reazione. Oggi mi chiedo anche come facesse a sapere che ero ebreo, visto che non ho neanche il naso adunco, e la stella gialla non era più di moda.
Detta a un bambino una frase di quel genere rimane impressa nella mente per tutta la vita, e questo mi fa pensare a come dovevano vivere i giovani che subirono nella loro vita situazioni ben più tragiche, e ripetute in drammatiche sequenze.
Non mi ritrovai in seguito in simili condizioni per lungo tempo, fino al momento del servizio militare, quando un mio compagno uscì con un'altra frase tipica dell'antisemitismo; ma oramai sapevo come difendermi.
Oggi è diverso: non sono attaccato come ebreo, ma come filo-israeliano; spesso capisco che alla base è la stessa cosa (spesso, non sempre); ma credo di sapere argomentare contro qualsiasi attacco.

Io le domande le avrei terminate, quindi, come si fa a scuola, per la conclusione ti assegno un "tema libero": c'è qualcosa che avresti sempre voluto dire - in qualunque campo e su qualunque argomento - e non ne hai mai avuto l'occasione perché nessuno te lo ha mai chiesto?
Ma perché dobbiamo sempre fare attenzione a quello che è politicamente corretto? Ma perché dobbiamo sempre fare attenzione a che cosa succede se... Ma non ci renderemo mai conto che è sempre meglio dire le cose che vanno dette, perché altrimenti i problemi non si risolvono da soli? E poi, quando impareremo a sceglierci i compagni di strada? Quello sbagliato, prima o poi, ci porta alla rovina, sempre. Io sono fatto così, e sarà anche per questa ragione che pochi mi sopportano. Ma non me ne importa niente. Ora anche voi sapete un poco come sono fatto. Se vi va, bene, altrimenti, alla mia età, non cambio più.

Un sentito grazie ad Emanuel, che ha voluto dedicare a me e al mio blog tanto del suo scarso e preziosissimo tempo, e un grosso augurio per tutte le sue attività in favore della pace, in favore della verità, in favore di Israele.

barbara

sfoglia     aprile        giugno
 
 




blog letto 5057507 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario

VAI A VEDERE

siti
foto e filmati
blog
.
I MIEI POST
Israele, documenti e riflessioni
Comunicati HonestReportingItalia
islam
donne
addii
ricorrenze
cose di ebrei
i miei libri
cose mie
cose così
chicche
post speciali
sveglia!
in Israele
Somalia
La luna e il suo bardo


ilblogdibarbara@gmail.com 

Un proposito:
io vedo, io sento, io parlo.
 

 
Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


gatto sionista

Occhio alla piovra giudaica!









QUESTO BLOG È SIONISTA










... e invece niente

 Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11 


Non riuscirete a fermarci!










Anna Politkovskaja: non perdoniamo
e non dimentichiamo




Reduci dai campi di sterminio nazisti





giù le mani dalle donne








Make love, not peace!




Poesia pura



Locations of visitors to this page


        questa sono io


questa è una cosa che amo


     e questa è un'altra



Pillole di saggezza
Take it easy. But take it.

La miglior vendetta è la vendetta.


Sholem Aleichem
Cantico dei Cantici
ed. Belforte
traduzione di Sigrid Sohn e Barbara Mella


sessantenne d'assalto
   

CERCA