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Diario


12 dicembre 2009

A PROPOSITO DI PACE E DI COMPROMESSI E DI PASSI AVANTI E DI PASSI INDIETRO ECC. ECC.

"Speriamo che San Klausewitz aiuti gli sceicchi d'Eurabia!"

Riassunto delle ultime puntate della trattativa fra israeliani e palestinesi (ma proprio delle ultimissime, perché se no vi scrivo un romanzo, altro che cartolina).
Un anno fa Olmert propone a Abu Mazen i confini del '67 con solo qualche scambio alla pari di pochi territori, per comprendere in Israele i blocchi più importantI degli insediamenti. Abu Mazen dice di no, arriva Obama, c'è la guerra a Gaza, cambia il governo israeliano.
Abu Mazen rifiuta di ricominciare le trattative con un governo "estremista", che ha la colpa di non sostenere i "due stati". Netanyahu dopo un po', col discorso di Bar Ilan, conferma l'accettazione israeliana della soluzione del conflitto basata sui due stati.
Allora i Palestinesi, sull'onda di una stupidissima imbeccata di Obama, si inventano una precondizione alle trattative che non avevano mai sollevato prima: il blocco totale dell'edilizia negli insediamenti (attenzione, non della costruzione autorizzata di nuovi villaggi, che non avviene da cinque anni, ma di quella di case appartamenti o servizi dentro gli insediamenti che ci sono, senza impegnare nuovo territorio, insomma la vita normale di questi posti).
Dopo qualche tempo, il governo israeliano proclama una moratoria di dieci mesi nelle costruzioni nei Territori, pagando un prezzo pesante di scontentezza nel paese.
Ma già subito i palestinesi dicono: non basta, ci vuole anche Gerusalemme, contando sul fatto che sia difficile bloccare del tutto una grande città. Insomma, fuori dai denti, hanno voglia di tutto fuorché trattare. Aspettano che qualcuno (Obama?) gli porti su un vassoio la resa di Israele.
I governanti di Eurabia, gli sceicchi del continente, naturalmente, fanno eco. Abu Mazen diceva "due stati" e loro subito si sono messi a ripetere "due stati, due stati! non si fa niente senza i due stati!".
Abu Mazen esige il "blocco delle costruzioni". E loro "blocco, blocco, neanche un pollaio nuovo!".
Adesso il problema dell' AP sembra Gerusalemme e loro dicono, obbedienti, in una dichiarazione dell'altro ieri, di cui vi ho già parlato "Gerusalemme: Gerusalemme capitale di due stati, non pregiudicare lo status quo, non costruite neanche una panchina nuova!".
Vedremo se Netanyahu cercherà di dare soddisfazione alle pressioni internazionali anche su questo punto.
Nel frattempo avete visto voi qualche passo dalla parte araba? Non dico i palestinesi, che con tutta evidenza si occupano ormai solo di farsi pubblicità e hanno perso ogni volontà o capacità di muoversi per la pace, avvolti nella loro spirale propagandistica.
Ma l'Egitto? L'Arabia saudita? La Giordania? I "moderati"? Dove sono? Cosa fanno? Voglio dire che cosa fanno di costruttivo, oltre a rilanciare la propaganda palestinese?
Ecco. Per esempio il reuccio di Giordania, che un mese fa era così spaventato perché gli israeliani stavano per dare l'assalto alla moschea di Al Aqsa, adesso che non è successo, cosa fa?
E gli egiziani, dopo 30 anni di "pace", al di là di proibire ogni "normalizzazione" nei contatti fra giornalisti e medici delle due parti, hanno forse qualcosa da dire?
E l'Arabia saudita, si è decisa a fare la grande concessione di non proibire agli aerei civili israeliani il loro spazio aereo, costringendoli a un giro di migliaia di kilometri nelle rotte verso l'est? Naturalmente no.
Non che siano grandi cose, ma neanche un gesto di buona volontà, che gli americani implorano da mesi... poi si parla delle liti di Netanyahu con Obama, ma questi arabi "buoni" che hanno fatto per dargli una mano?
Ma la colpa della pace che non si fa è naturalmente dell'"intransigenza" israeliana, almeno secondo i megafoni di Eurabia.
Un passo in più, un altro passo in più, predicano gli iman degli esteri europei. E poi?
Ma si rendono conto che appoggiando in questo modo l'impotenza araba allontanano e non avvicinano la pace?
Chissà, magari prima o poi a qualche genio strategico verrà in mente che se si vuole davvero arrivare a un accordo di pace bisogna costringere a trattare chi non vuole, non fare sempre nuove richieste a chi si è detto disponibile, perché in questo modo si rende conveniente l'astensione, non la partecipazione al negoziato...
Speriamo che san Clausewitz aiuti gli sceicchi d'Eurabia e faccia il miracolo di chiarir loro le menti.

Ugo Volli

E non aggiungo niente perché, come sempre, ha già detto tutto lui come meglio non si potrebbe.
E poi vatti a leggere questo splendido articolo, gentilmente tradotto da Emanuel Segre Amar: non che si conti troppo sulla possibilità che qualcuno si decida ad aprire gli occhi, ma insomma, la speranza è sempre l’ultima a morire, come si suol dire.
E poi felice hanukkà a tutti con questo delizioso disegno del grande Lele Luzzati (e poi basta, torno a letto che mi sono ribeccata un’altra volta l’influenza).



barbara

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