.
Annunci online

ilblogdibarbara
fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


26 ottobre 2009

AFGHANISTAN VISTO DA VICINO

Il mio interlocutore è un ufficiale delle Forze Armate italiane. Ha accettato di rispondere a qualche domanda a condizione che non compaia il suo nome, né alcun elemento atto a identificare lui o il suo gruppo di appartenenza.

Potresti spiegare ai lettori il motivo della necessità di nascondere ogni elemento identificativo?

Per poter ufficialmente rispondere a qualsiasi tipo di dibattito di una certa natura (sia pure online), bisogna essere autorizzati dalle Superiori Autorità.

Tu hai partecipato a diverse missioni all'estero: ci puoi dire dove sei stato?
Bosnia, Kosovo e Afghanistan.

Fra tutte queste esperienze, qual è quella che ti ha maggiormente segnato?
Sicuramente quella in Afghanistan, per impegno, teatro operativo, cultura e svariati altri motivi.

Quando ci sei stato, e per quanto tempo?
Dal settembre 2006 al marzo 2007.

Ti è consentito dire dove ti trovavi, esattamente?
Area della capitale, Kabul (Campo Invicta) e zone limitrofe.

Quali erano i compiti del tuo gruppo?
Addestrare la local police, cooperare con l'ANA (Afghan National Army), vigilare sull'intera zona di competenza, garantire la sicurezza e soprattutto attività di distribuzione aiuti umanitari a favore dei distretti di nostra competenza.

Fra le esperienze che hai vissuto, che cosa ti ha colpito di più?
Innanzitutto l'intero Paese e relativa morfologia. Si respira storia oltre che polvere. In secondo luogo i bambini, davvero tanti e molto, sempre sorridenti tra sporcizia e carenze di ogni cosa (dalla corrente elettrica all'acqua), a piedi scalzi nel fango e nella neve. Mi ha colpito l'organizzazione sociale dei distretti, la tribalità, l'autorità nelle mani dei più anziani ed il rispetto oltre che l'orgoglio; mi ha colpito l'ospitalità, il the nei bicchieri sporchi; mi ha colpito l'ambiguità di chi ti sorride dicendoti salam alaikum e poi ti fa saltare in aria.

C'è qualcosa, in particolare, che hai voglia di raccontare?
Nulla in particolare, solo l'orgoglio di aver fatto la missione assieme a colleghi preparati, motivati e consapevoli. La coscienza di aver fatto del bene è grande. Bisognerebbe che si desse più eco e spazio a quello che facciamo fuori dal nostro Paese.
Approfitto per dire che la situazione (ad oggi) non è poi molto differente dalla attuale. È un teatro ad elevato profilo di rischio e, purtroppo, ne abbiamo avuto l'ennesima riprova con gli attacchi del 17 settembre.
La popolazione locale soffre, patisce, c'è disinformazione e manipolazione da parte dei vecchi "Signori della guerra", ricchi feudatari che controllano vaste zone del territorio ed hanno influenza sui piccoli villaggi dove si vive davvero di stenti.
Un Governo (quello attuale di Karzai) non riesce a far fronte alle numerose problematiche poiché ci sono troppi gap da colmare, tra cui quello della presenza/assenza di GOs e relativi impegni in termini di tutela dei diritti fondamentali.
Sono consapevole per esperienza personale del grande impegno della NATO ed i relativi sforzi, ma da soli non si fa nulla.

Domanda d'obbligo, visti gli ultimi avvenimenti: missione di pace o missione di guerra?
La considero guerra al terrorismo attraverso anche attività di cooperazione civile e militare. Là dove c'è bisogno di combattere, c'è sicuramente necessità di acquisire il consenso della popolazione attraverso forme concrete di opere.

Ritieni che la copertura dei mass media sulle nostre missioni all'estero sia carente? O non corretta? C'è qualcosa che vorresti aggiungere o rettificare rispetto a quello che si legge?
Purtroppo la grande eco mediatica si avverte solo dopo eventi molto negativi. Posso solo dire che in termini di sforzi comunicativi la Forza Armata sta facendo grandi passi avanti e che gli addetti ai lavori stanno comprendendone l'importanza. Siamo una risorsa per il nostro Paese.

Puoi dirci qualcosa sulla condizione femminile, per ciò che hai potuto constatare tu con i tuoi occhi?
Non dico nulla di più rispetto a quanto sappiamo, vediamo, leggiamo sul web o sui giornali. La condizione femminile è disastrosa in termini di considerazione. C'è da dire però che la donna afghana sta dimostrando forte volontà di emergere dal solito torpore e sottomissione. È compito della comunità internazionale intervenire in materia di diritti civili per migliorarne la condizione, ed evitare che giovani fanciulle con il foulard in testa che sorridono felici andando a scuola diventino poi passi sconnessi dietro al buio di un burka.

Ritieni che ci siano stati errori nella conduzione, in generale, delle operazioni in Afghanistan? Provo a chiedertelo, anche se non so se puoi rispondere, visto che si entra nello specifico delle strategie sia politiche che militari.
Non posso rispondere.

Hai avuto l'occasione di "scontrarti" con il terrorismo, o di vederlo direttamente in azione?
Il terrorismo è velato e subdolo, lo avverti, lo palpi, fai di tutto per prevenire azioni ostili grazie ad una solida preparazione. Si è consapevoli di ciò a cui si va incontro, e così anche io, così come tanti miei colleghi, ci siamo fronteggiati con questo nemico.

Che cosa provi, e come reagisci quando senti invocare "dieci, cento, mille Nassiriya"?

Credo che sia una delle innumerevoli forme di ignoranza e bassa cultura che affligge il nostro caro Paese. Chiediamo a queste persone cosa vuol dire amor Patrio, Stato di Diritto (Locke, Hobbes), oppure chiediamogli se conoscono la storia o il Diritto Internazionale.

So che da ogni missione ritorni con un nuovo tatuaggio: è un caso o c'è la precisa volontà di portarti a casa un ricordo della missione tangibilmente impresso nel tuo corpo?
È quasi un rito.

Dall'Afghanistan che tatuaggio hai portato?

Dopo l'Afghanistan mi sono tatuato il nome di mia moglie e di mio figlio sul braccio destro. Me l'ero ripromesso.

E infine un’ultima domanda: da medico che ha avuto modo di vedere da vicino il paziente, te la senti di azzardare una prognosi per l'Afghanistan? Quali sviluppi, quali scenari prevedi per il prossimo futuro?
Se ne parla molto sul da farsi in quella fetta di mondo. In termini politici, come già detto, bisognerebbe intervenire con opere concrete, manufatti, istruzione, pozzi ecc ... Militarmente parlando, concentrare gli sforzi dove è necessario. Da un lato dai, dall'altro elimini il cancro.

Ringrazio di cuore il mio interlocutore per il tempo che ha voluto dedicare a questa intervista e, certa di interpretare anche i sentimenti di buona parte dei frequentatori di questo blog, auguro ogni fortuna a lui, all’Afghanistan e, soprattutto, alle donne afghane, vittime, oltre che dei famigerati signori della guerra che da decenni ormai stanno devastando quella terra infelice, anche di pregiudizi etnici e religiosi che ne hanno pressoché annientato l’esistenza.

barbara


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Afghanistan Forze Armate Nato

permalink | inviato da ilblogdibarbara il 26/10/2009 alle 20:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
sfoglia     settembre        novembre
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario

VAI A VEDERE

siti
foto e filmati
blog
.
I MIEI POST
Israele, documenti e riflessioni
Comunicati HonestReportingItalia
islam
donne
addii
ricorrenze
cose di ebrei
i miei libri
cose mie
cose così
chicche
post speciali
sveglia!
in Israele
Somalia
La luna e il suo bardo


ilblogdibarbara@gmail.com 

Un proposito:
io vedo, io sento, io parlo.
 

 
Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


gatto sionista

Occhio alla piovra giudaica!









QUESTO BLOG È SIONISTA










... e invece niente

 Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11 


Non riuscirete a fermarci!










Anna Politkovskaja: non perdoniamo
e non dimentichiamo




Reduci dai campi di sterminio nazisti





giù le mani dalle donne








Make love, not peace!




Poesia pura



Locations of visitors to this page


        questa sono io


questa è una cosa che amo


     e questa è un'altra



Pillole di saggezza
Take it easy. But take it.

La miglior vendetta è la vendetta.


Sholem Aleichem
Cantico dei Cantici
ed. Belforte
traduzione di Sigrid Sohn e Barbara Mella


sessantenne d'assalto
   

CERCA