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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


7 settembre 2009

CHI LO DIREBBE CHE QUESTO ARTICOLO HA PIÙ DI QUARANT’ANNI

La peculiare posizione di Israele
di Eric Hoffer*
L.A. Times, 26 maggio 1968

Gli ebrei sono un popolo particolare: ci sono cose permesse ad altre nazioni che agli ebrei sono proibite.
Altre nazioni espellono migliaia, addirittura milioni di persone e non ci sono problemi di rifugiati. Lo ha fatto la Russia, lo hanno fatto la Polonia e la Cecoslovacchia, la Turchia ha cacciato un milione di greci, l’Algeria un milione di francesi, l’Indonesia ha espulso chissà quanti cinesi, e nessuno parla di rifugiati. Ma nel caso di Israele, gli arabi trasferiti si sono trasformati in eterni rifugiati. Tutti insistono che Israele deve prendersi indietro ogni singolo arabo.
Arnold Toynbee qualifica l’evacuazione degli arabi come un’atrocità più grande di tutte quelle commesse dai nazisti.
Quando le altre nazioni vincono una guerra sul campo di battaglia, dettano le condizioni di pace, ma quando vince Israele, deve intavolare trattative per ottenere la pace.
Tutti si aspettano che gli ebrei siano gli unici veri cristiani a questo mondo. Le altre nazioni, quando vengono sconfitte, sopravvivono e si riprendono, ma se Israele fosse sconfitta, sarebbe distrutta. Se lo scorso giugno avesse vinto Nasser, avrebbe cancellato Israele dalla carta geografica, e nessuno avrebbe mosso un dito per salvare gli ebrei. Nessun impegno verso gli ebrei da parte di qualunque governo, compreso il nostro, vale la carta sulla quale è scritto.
Si levano grida di sdegno in tutto il mondo quando muore gente in Vietnam o quando due negri sono giustiziati in Rodesia. Ma quando Hitler massacrava gli ebrei, nessuno ha protestato. Gli svedesi, pronti a rompere le relazioni con gli Stati Uniti per ciò che facciamo in Vietnam, non hanno fiatato quando Hitler assassinava gli ebrei. Hanno mandato a Hitler il loro migliore ferro e munizioni, e hanno fornito alle sue truppe i treni per la Norvegia.
Gli ebrei sono soli al mondo. Se Israele riuscirà a sopravvivere, sarà solo grazie agli sforzi degli ebrei. E alle risorse degli ebrei. In questo momento Israele è il nostro unico alleato affidabile e incondizionato. Noi possiamo contare su Israele più di quanto Israele possa contare su di noi. Dobbiamo solo provare a immaginare che cosa sarebbe accaduto l’estate scorsa se gli arabi e i loro protettori russi avessero vinto la guerra per renderci conto di quanto sia vitale la sopravvivenza di Israele per gli Stati Uniti e per l’Occidente in generale. Ho una premonizione che non mi abbandonerà: ciò che accadrà a Israele, accadrà anche a tutti noi.
Se Israele perisce, la responsabilità dell’olocausto peserà su di noi.

*Eric Hoffer, (1902-1983) era un filosofo sociale non ebreo. (traduzione mia)

Potrebbe essere stato scritto dieci anni fa, o sessanta, o due, o l’altro ieri: la triste realtà è che il tempo passa ma gli ebrei – siano sparpagliati per il mondo o riuniti in un proprio stato – continuano ad essere abbandonati a se stessi. Continuano ad essere lasciati soli di fronte al carnefice di turno. E tutti gli impegni verso di loro – a partire dalla dichiarazione Balfour, che garantiva loro ben altro che quella striminzita fettina di terra per il 60% desertica, sopravvissuta ai successivi tagli operati nel corso dei decenni, che è stata alla fine magnanimamente concessa loro (cacciandoli da tutte le altre aree in cui avevano acquistato - e pagato in denaro sonante - deserti e pietraie e li avevano trasformati in campi e giardini) – continuano a valere meno della carta su cui sono scritti. E ancora si strilla come oche spennate quando, lasciati senza alternative, provvedono a difendersi da soli.
E adesso che hai letto fin qui, vai a leggere anche lui, oggi particolarmente ben combinato col mio post.


barbara

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