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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


6 settembre 2009

AMORE MATERNO

L’episodio che vado a rievocare risale a quel triste periodo in cui si era verificato un vero e proprio boom – un tristo, squallido, osceno boom – di ultrasessantenni che partorivano dopo essersi fatte inseminare con ovuli ovviamente donati da donne molto più giovani di loro. Adesso pare che questa “moda” sia abbastanza in recessione, o per lo meno io non ne sento più parlare, ma a quel tempo ogni giorno ne saltava fuori una. Quella di cui voglio parlare l’ho vista in televisione. Al momento del parto aveva 62 anni. Aveva voluto questo figlio, spiegava, perché l’altro che aveva era morto in un incidente. “Io ho il diritto …” rivendicava fieramente, e mai la parola diritto fu usata in modo più sconcio. E del diritto di un bambino che viene al mondo, di essere amato di per sé e non come surrogato del fratello morto, di quello non si ricorda nessuno? “Io ho energia da vendere!” proclamava. Adesso. Ma a ottant’anni, quando il figlio avrà diciotto anni e avrà bisogno di tutta la presenza, di tutta l’attenzione, di tutta la forza per non rischiare di prendere vie sbagliate, quanta energia avrà la signora a quell’età? “Una volta morivano giovani e lasciavano orfani di cinque anni” asseriva. Vero. Ma quella quarantenne che moriva lasciando un orfano di cinque anni, lasciava anche una figlia ventenne, sposata e madre, o in procinto di diventarlo, che si prendeva l’orfanello in casa, facendolo crescere in una famiglia normale. Ma ciò di cui voglio specificamente parlare è la risposta della madre/bisnonna alla domanda: se sentiva così forte il bisogno di dare il suo amore a un bambino, perché non dedicarsi a un bambino già esistente e abbandonato? La risposta è stata: “Ma un bambino adottato non è mica la stessa cosa di un figlio vero!”. Ora, innanzitutto c’è da dire che la signora è apparsa decisamente ignorante in fatto di cose biologiche, e precisamente ignora che se l’ovulo mi viene donato da un’altra donna, io il bambino posso tenermelo in pancia novantasette mesi e partorirlo ventidue volte, ma biologicamente resterà sempre figlio della donna che mi ha donato l’ovulo, perché di mio, in quel corpo, non c’è una sola cellula, una sola molecola, un solo atomo. In secondo luogo, mi permetto di dubitare fortemente dello spirito materno di una donna incapace di amare come proprio un figlio non partorito da lei. Perché l’amore materno, quello vero, se ne frega della biologia. Se ne frega dell’identità. Se ne frega di chi ha partorito. All’amore materno, quello vero, interessa una cosa sola: quella creaturina tenera e inerme, che ha bisogno di tutte le cure. Di tutta l’attenzione. Di tutto l’amore: il suo.













barbara


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permalink | inviato da ilblogdibarbara il 6/9/2009 alle 14:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
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