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Diario


26 agosto 2009

NIENTE LINK PER UGO VOLLI OGGI

Perché quello che è troppo è troppo: anche alla grandezza che si può inscatolare in un link c’è un limite. Ebbene, la grandezza del suo scritto di oggi supera tale limite, e bisogna dunque metterlo in vetrina.

Caro Frattini, dato che lei appare come incapace di pudore, mi vergogno io per lei

Cari amici, sapete che cos'hanno in comune l'Italia e la Gran Bretagna? Indovinate. Non il gusto del cibo, naturalmente, non il clima, non la costituzione repubblicana e neppure lo schieramento politico al governo. Naturalmente sono entrambi paesi membri onorati di Eurabia, con tutti i problemi che sappiamo. Ma non voglio parlarvi proprio di questo, oggi, anche se c'entra.
C'è qualcosa di più attuale che mette insieme i paesi governati da Gordon Brown e Berlusconi: l'irresistibile tendenza a leccare gli stivali (o i sandali o i piedi nudi o altro ancora che non voglio nominare, quel che sia) del colonnello Gheddafi. La Gran Bretagna gli ha appena consegnato Abdel Basset Ali Mohmet al-Megrahi, un terrorista assassino, autore dell'attentato che ha ucciso qualche centinaio di persone in un aereo sui cieli scozzesi una ventina d'anni fa. Gheddafi ha ammesso a suo tempo il proprio coinvolgimento nella faccenda pagando ai parenti delle vittime un risarcimento miliardario (in dollari).
Ora per "ragioni umanitarie" a quanto pare contrattate all'ultimo G8 dell'Aquila, e naturalmente connesse al petrolio, che oggi è certamente la misura di tutte le cose, anche dell'umanità, la Gran Bretagna ha restituito alla Libia libero l'esecutore materiale del suo attentato di Stato. Naturalmente per ragioni umanitarie, il poverino era malatissimo secondo gli scozzesi che lo custodivano (dato che l'attentato è avvenuto nel loro cielo, non ai danni dei loro cittadini - e anche questo c'entra). Com'era prevedibile, Gheddafi non ha affatto tenuto il basso profilo promesso, ringraziando umilmente per il piacere, ma ha presentato al mondo la liberazione del sicario come un trionfo personale e l'assoluzione del suo regime, organizzando grandi manifestazioni per onorare se stesso e l'assassino, o piuttosto se stesso come assassino impunito. Prevedibile e previsto. Ora Gordon Brown si proclama "disgustato" per queste manifestazioni, ma nel frattempo viene fuori dalle avanzatissime cliniche oncologiche libiche che il criminale liberato non era affatto un malato terminale di cancro, forse non è affatto destinato a morire entro tre mesi (come la legge britannica richiede per le liberazioni umanitarie) ma fra sei mesi o più. Del resto gli uomini sono mortali e anche per Basset Ali Mohmet al-Megrahi verrà il suo turno, perché fare fretta alla sorte? Anche questo si poteva prevedere. È dai tempi delle verifiche a scuola che un certificato medico un po' gonfiato è il miglior modo di evadere gratis.
Di fronte allo scomposto trionfo libico sui cadaveri dei passeggeri del volo Pan Am, si è scatenata anche una polemica contro la partecipazione di Berlusconi al compleanno della rivoluzione islamica di Gheddafi, prevista nei prossimi giorni: la prima visita di un leader occidentale dopo lo spernacchio gheddafiano. Una partecipazione che è stata difesa come "importantissima" dal ministro degli esteri Frattini. Importantissima. Sarà. Noi non siamo affatto sicuri che sia opportuno celebrare (addirittura con le Frecce tricolori), l'instaurazione di un regime totalitario puro e duro, tendenzialmente anti-italiano e deliberatamente antisemita. Ma sarà importantissima.
Ammettiamo dunque che la real politik abbia le sue esigenze. Ma allora non vale almeno la pena di chiedere che ci sia consegnato un altro terrorista, Al Zomar, quello che trent'anni fa fece un attentato al tempio ebraico di Roma, ferendo molte persone e ammazzando un bambino di due anni? Fu condannato in contumacia dai tribunali italiani, scovato in Grecia e consegnato dal governo greco non all'Italia ma guarda un po' alla Libia (lo stesso piacere che fece Craxi ai palestinesi a Sigonella: si sa che uccidere ebrei non è un reato che meriti un'attività internazionale; del resto fu lo stesso Craxi a mandare a monte l'attacco americano contro Gheddafi, avvertendolo appena in tempo).
È quel che ha chiesto in maniera peraltro molto gentile ed educata Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica di Roma: "Non vogliamo entrare nel merito né nel giudizio se sia utile o meno questo viaggio a Tripoli - dice Pacifici - ma per noi rimane aperto questo problema. Siamo fiduciosi che il premier, amico di Israele e soprattutto della comunità ebraica, non dimenticherà di porlo sul tavolo degli incontri con Gheddafi". Pacifici ha ricordato che nell'attacco alla sinagoga, oltre a numerosi feriti, morì Stefano Gay Taché "un ragazzino di due anni. Un ebreo italiano colpevole di essere soltanto ebreo. Il palestinese Al Zomar è stato condannato in contumacia dai tribunali italiani nel 1988 ed è stato estradato dalla Grecia in Libia".
Ora leggete la risposta di Frattini in questo lancio Ansa di oggi. È un testo agghiacciante per la sua fredda presunzione e maleducazione: "La Libia è uno stato indipendente e le regole della giustizia libica non hanno previsto finora l'estradizione" di Osama Abdel Al Zomar. Così il ministro degli Esteri Franco Frattini commenta le parole del presidente della Comunità ebraica Riccardo Pacifici che oggi ha chiesto, in vista del viaggio a Tripoli del premier Silvio Berlusconi, che il terrorista Al Zomar, autore dell'attentato della sinagoga di Roma del 1982, sia estradato dalla Libia e sconti l'ergastolo in Italia. "Se noi immaginiamo che la Libia sia uno stato indipendente - prosegue Frattini - e che abbia i suoi organi giudiziari, dobbiamo chiedere a quegli organi giudiziari se l'estradizione sia consentita e sia possibile. Ma se pensiamo ancora che la Libia sia una colonia italiana allora ci prendiamo questa persona e ce la processiamo in Italia". Il ministro degli Esteri, evidenziando che l'Italia "non è certo sospetta di non essere amica degli ebrei", ha spiegato di volere "una giustizia seria, che punisca con grande severità questa persona, se responsabile", ribadendo però che "ci sono delle regole da rispettare" e che "la Libia ci ha fatto sapere, finora, che questa persona non sarà estradata".
Vi ricorda qualcosa? A me sembra proprio lo stile di D'Alema. Quel tono didattico e sfottente, quell'idea che gli altri siano tutti cretini... L'idea che la politica debba seguire la sua strada e che non si possa neanche far frenare un po' dall'etica... Chissà se i due ministri degli esteri si siano scambiati in segreto le maschere. Oltre a essere entrambi derogatori nei confronti del mondo ebraico (non è un capolavoro quella frase sull'Italia "non è certo sospetta di non essere amica degli ebrei"), pensano di essere furbi a leccare gli stivali (be', gli stivali...) al bullo di turno, se ha appena un po' di potere – o di petrolio... Ma non si rendono conto che le conseguenze di un atteggiamento del genere sono più terrorismo, più ricatti, perfino più barconi di emigranti (è questa la minaccia di Gheddafi, no?). Non capiscono che restituire terroristi a Gheddafi, o neppure chiederli col rischio di sentirsi dire di no, sia un errore. Per dirla con Taillerand la posizione di Frattini è peggio che criminale, è stupida. Caro Frattini, (be' caro: caro di prezzo, forse, non certo caro d'affetto) a un presuntuoso maleducato come lei non importa nulla, ma sappia che dato che lei appare come incapace di pudore, mi vergogno io per lei

Ugo Volli

Ecco, queste cose è senz’altro meglio che le scriva Ugo Volli, che è un signore e dice: “leccare gli stivali (o i sandali o i piedi nudi o altro ancora che non voglio nominare, quel che sia)”: io, come certamente non può dubitare chi mi conosce, avrei nominato, eccome se avrei nominato. E anche sul “caro Frattini” forse mi sarei lasciata andare a un modo di dire un tantino triviale che si usa dalle mie parti. E dunque è meglio che al posto della mia indignazione e della mia rabbia, lasci spazio a quelle del Grande Ugo.



barbara

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