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Diario


23 agosto 2009

OLTRE LA SOGLIA

La soglia è quella che introduce nella sede dell’Opus Dei. Soglia che non può essere in alcun modo aperta dall’esterno, ma unicamente dall’interno, attraverso un complicato sistema di chiavi tenute da persone diverse.
María del Carmen Tapia, giovane appassionata e fervente cattolica, entrata nell’Opus Dei con l’idea di mettere la propria vita al servizio di Dio, ci è rimasta per vent’anni, con ruoli dirigenziali di altissimo livello ed è perciò che, con piena competenza e cognizione di causa, può guidarci per mano alla scoperta di tutti i segreti di questa pericolosissima associazione per delinquere di stampo mafioso: le tecniche di adescamento, l’uso del ricatto, il sistematico lavaggio del cervello, la distruzione del pensiero, l’annientamento della personalità, l’ottundimento della coscienza, la fabbricazione del fanatismo. Con qualche precisazione da parte mia, nel caso dovesse passare da queste parti qualche esponente dell’organizzazione mafiosa denominata Cosa Nostra e sentirsi offeso dal non del tutto appropriato accostamento. Va detto in effetti che entrambe le organizzazioni criminali hanno per obiettivo il conseguimento di denaro e potere, che entrambe si basano sull’istituto della più assoluta omertà, non arretrano di fronte ad alcun crimine quando sono in gioco i loro interessi e da parte di entrambe, nei confronti di chi sgarra, la vendetta è spietata. Però nessun boss di Cosa Nostra ha mai vietato ai propri adepti, in linea di principio, di coltivare gli affetti familiari, di frequentare le amicizie, di conservare un minimo di libertà personale, almeno in ciò che non collide con gli interessi dell’organizzazione. E non fa proselitismo. Altra cosa interessante: avete presente la simpatica usanza, in vigore nell’Impero staliniano, di far scomparire ogni traccia – nomi e foto e documenti – delle persone cadute in disgrazia? Le foto “corrette”, enciclopedie e libri tagliuzzati ecc. ecc., cosicché la persona caduta in disgrazia non si limita a cessare di esistere ma cessa addirittura di essere esistita? Beh, lo fa anche l’Opus Dei. Così come, in comune con l’Unione Sovietica, ha un massiccio culto della personalità, l’uso della tortura per estorcere confessioni, il confinamento in manicomio di chi, non riuscendo più a conciliare la propria coscienza con l’attiva collaborazione a fabbricare l’inferno in terra, non è più disposto a continuare a tacere. Anche qui, però, qualche distinguo è d’obbligo: Stalin non ha mai imposto la venerazione, oltre che di se stesso, anche dei propri familiari; non risulta che usasse mandare in giro per il mondo le proprie mutande usate affinché diventassero oggetto di culto devozionale; non vietava di amare i bambini. Aggiungerei che, se è vero che Stalin si è macchiato di crimini di ogni sorta, almeno però non si proponeva come esempio di carità cristiana come faceva invece quell’ometto isterico e volgare, sul quale troviamo aneddoti illuminanti come questi.

Aggiunse: «Dick dice di non aver mai letto in san Tommaso che i negri abbiano un’anima. Tu che ne pensi?» Pat, con un sorriso beffardo, rispose: «Se lo dice mio cugino …» Risposta che monsignor Escrivá accolse con grandi risate, ripetendo: «Che divertente! Ma che divertente!» (p. 225)

Una volta una di noi raccontò al Padre di essere andata a Ciampino, allora unico aeroporto internazionale di Roma, e di aver visto un gruppo di monache in attesa della madre generale, le quali, vistala scendere dall’aereo, si erano messe a strillare e saltare dicendo: «La nostra madre, la nostra madre! Ecco che arriva la nostra madre!»
Monsignor Escrivá scoppiò a ridere, ripetendo: «Che divertente, ma che divertente!»
Eppure, stranamente, era proprio quello che facevano anni dopo i membri dell’Opus Dei quando monsignor Escrivá arrivava in qualche posto.
Quella volta monsignor Escrivá ci ripeté che «le suore erano sciocche», aggiungendo che l’unica monaca a cui faceva visita era suor Lucia del Portogallo, «non perché abbia visto la Madonna, ma perché ci ama molto». E ribadiva: «È un po’ sciocchina, ma è una brava donna». (p. 179)

Da cui si deduce che monsignor José María Escrivá è molto ma molto più importante della Madonna.
Pio XII e papa Giovanni ne diffidarono sempre. Paolo VI si lasciò turlupinare dalla sua ipocrisia e dalle sue menzogne, e gli concesse notevoli riconoscimenti. Giovanni Paolo II, l’amico fraterno di tutti i terroristi del pianeta, il beatificatore dell’antisemita per antonomasia Pio IX e dell’arcivescovo di Zagabria Aloisius Stepinac, grande estimatore e complice degli ustascia, che benediceva le armi con cui questi andavano a far strage di serbi e di ebrei nei campi di sterminio croati, pensò bene di coronare la sua proficua carriera al servizio del Male beatificando anche José María Escrivá, alla fine di un processo caratterizzato da irregolarità che non hanno precedenti, per numero e per gravità, nell’intera storia della Chiesa.
Da leggere, perché il Male è tra noi, e non abbiamo il diritto di ignorarlo.

María del Carmen Tapia, Oltre la soglia, Baldini&Castoldi



(In parte connessa con l’argomento è la – ancora una volta! – mirabile cartolina di oggi e anche, se vogliamo, questo video curato da tre solerti formichine)

barbara

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