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Diario


24 maggio 2009

GAZA, O L’IPOCRISIA SENZA PARI

L’originale, come si può constatare dal contenuto dell’articolo, è di qualche mese fa, ma vale la pena di leggerlo. La traduzione è mia; mentre lo stavo traducendo mi sono accorta che ci sono già delle traduzioni in rete, ma avendo constatato che sono piene di errori, sia di traduzione che di grammatica italiana, ho preferito completare il lavoro e offrirvi la mia.

Dalla parte araba, Kountrass News nº 115 - Iyar 5769 / Maggio 2009

Dalla parte araba si possono leggere a volte dei testi di una sorprendente lucidità. È il caso dell’articolo che segue, redatto da Wafa Sultan – www.Aafaq.org – sociologa di origine siriana, residente negli Stati Uniti e molto impegnata nella denuncia del pericolo islamista.


[…] Poiché poco m’importa di soddisfare gli uni, di difendere gli altri o di evitare la collera dei terzi, posso dire che Hamas non è altro che una secrezione islamica terrorista il cui comportamento irresponsabile nei confronti della propria popolazione gli impedisce di elevarsi al livello di un governo. Ma questo è conforme all’abitudine, dato che nel corso della storia non è mai accaduto che una banda di criminali islamici abbia rispettato i suoi amministrati. […] Io non pretendo di difendere Israele, perché gli ebrei non hanno chiesto il mio parere in merito alla loro Terra promessa. Se mi domandassero il mio parere, consiglierei loro di bruciare tutti i loro libri sacri e di lasciare la regione e salvarsi la pelle. Perché i musulmani costituiscono una nazione rigida, priva di cervello. Ed è una cosa contagiosa. Tutti coloro che li frequentano perdono il cervello …
Prima della creazione dello stato di Israele, la storia non ha mai menzionato una guerra che implicasse gli ebrei, né che un ebreo abbia comandato un esercito o guidato una conquista. Ma i musulmani sono dei combattenti, dei conquistatori e la loro storia non manca di esempi e di racconti di conquiste, di morti, di ammazzamenti, di razzie … Per i musulmani uccidere è un piacere. E se non trovano un nemico da uccidere, si uccidono tra di loro.
È impossibile per una nazione che educa i suoi bambini al culto della morte e del martirio per piacere al proprio Creatore, insegnare allo stesso tempo l’amore per la vita. Ha forse un valore la vita per una società che inculca ai suoi bambini che devono uccidere o essere uccisi per andare in paradiso?
[…] Dall’inizio dell’operazione israeliana contro Gaza sono bombardata di email provenienti da lettori musulmani che chiedono il mio parere su ciò che succede a Gaza. Io non sono interessata a ciò che accade lì, ma sono interessata alle motivazioni che animano coloro che mi scrivono. Sono convinta che ciò che li spinge non è la condanna dell’orrore, né la condanna della morte che imperversa a Gaza. Perché se la motivazione fosse realmente la condanna della morte, questi stessi lettori si sarebbero fatti sentire in altre occasioni in cui la vita è minacciata.
Coloro che condannano il massacro di Gaza in difesa della vita in quanto valore, dovrebbero chiedermi il mio parere ogni volta che questa vita-valore viene minacciata.
Ora, più di 200.000 musulmani algerini sono stati massacrati da altri musulmani algerini in questi ultimi quindici anni, senza che alcun musulmano ne sia stato turbato. Donne algerine violentate dagli islamisti hanno testimoniato e raccontato che i loro stupratori pregavano Allah e imploravano il suo profeta prima di stuprare le loro vittime. Ma nessuno mi ha chiesto il mio parere. Più di 20.000 cittadini siriani musulmani sono stati massacrati dalle autorità (a Hama nel 1983) senza che alcun musulmano reagisse e senza che nessuno mi chiedesse il mio parere su questi massacri di stato. Dei musulmani si sono fatti esplodere in degli alberghi giordani
uccidendo musulmani innocenti che celebravano matrimoni, simboli della vita-valore, senza che alcuna manifestazione fosse organizzata attraverso il mondo, e senza che fosse chiesto il mio parere. In Egitto recentemente degli islamisti hanno attaccato un villaggio ed hanno massacrato 21 contadini, senza che un solo musulmano denunciasse questo crimine. Saddam Hussein ha sepolto vivi più di 300.000 sciiti e curdi, e molti di più ne ha gassati, senza che un solo musulmano osasse reagire e denunciare questi crimini.
Al culmine dei bombardamenti di Gaza, una donna musulmana, fedele e pia, si è fatta esplodere in Iraq in una moschea sciita, uccidendo una trentina di innocenti, senza che i mass media o i musulmani se ne commuovessero. Alcuni mesi fa anche Hamas aveva ucciso undici persone di una stessa famiglia palestinese, accusati di appartenere al Fatah, senza che in Europa o nel mondo arabo fossero organizzate manifestazioni, e senza che alcun lettore mi scrivesse per inviarmi le sue proteste.
Così, la vita non ha valore per il musulmano. Altrimenti avrebbe denunciato ogni attentato alla vita, chiunque ne sia la vittima. I palestinesi ed i loro sostenitori denunciano i massacri di Gaza, non per l'amore della vita, ma per denunciare l'identità degli uccisori. Se l'uccisore fosse musulmano, appartenente a Hamas o al Fatah, non ci sarebbe stata alcuna manifestazione.
[…] La CNN ha diffuso un documentario su Gaza mostrando una donna palestinese che si lamenta e grida: ma cosa hanno fatto i nostri bambini per essere uccisi così? Ma chissà? Forse si tratta della stessa palestinese che gioiva due anni fa quando uno dei suoi figli si era fatto esplodere in un ristorante di Tel Aviv e che affermava di sperare che gli altri suoi figli seguissero lo stesso esempio e diventassero martiri.
Ma quando l'ideologia e l'indottrinamento sono di tale bassezza, diventa normale che questa palestinese neghi ogni valore alla vita. Altrimenti piangerebbe i suoi figli nello stesso modo quando si uccidono in un attentato suicida a Tel Aviv o sotto le bombe israeliane. Poiché la morte è la stessa, quali che ne siano le circostanze, e va bandita, ed al contrario, la vita merita di essere vissuta o pianta.
Come posso dunque essere solidale con una donna che lancia grida di gioia quando uno di suoi figli si fa esplodere contro gli ebrei, e piange quando gli ebrei uccidono gli altri suoi figli? Ma l'ideologia insegna ai musulmani che uccidere o essere ucciso permette ai fedeli di guadagnare il paradiso. E allora, perché piangere i palestinesi di Gaza mentre non hanno mosso un mignolo per gli iracheni, gli Algerini, gli Egiziani o i Siriani, benché anch’essi tutti musulmani?
[…] Dopo quanto detto, sono certa che coloro che mi scrivono e mi chiedono il mio parere su ciò che avviene a Gaza cercano di farmi dire ciò che possono utilizzare per accusarmi e condannarmi, o per farmi dire ciò che non possono esprimere in prima persona.
[…] Borhane, un giovane palestinese di 14 anni, ha perso le braccia, le gambe e la vista nell'esplosione di una mina in Cisgiordania una decina d’anni fa. La Comunità palestinese negli Stati Uniti si è mobilitata per aiutare a finanziare la sua ospedalizzazione nella speranza di salvare il salvabile. In occasione di un pranzo organizzato in suo favore in California, la più ricca palestinese degli Stati Uniti si è presentata in pelliccia, ed ha chiamato Borhane un eroe. Si è rivolta a questo pezzo di carne inerte: 'Borhane sei il nostro eroe. Il paese ha bisogno di te. Devi tornare nel paese per impedire ai sionisti di confiscarlo…' Ma l'ipocrisia della palestinese più ricca degli Stati Uniti le impedisce di inviare i propri figli a difendere la Palestina contro i sionisti. Esattamente ad immagine dei capi di Hamas che chiedono i sacrifici a Gaza, ma restano al riparo a Damasco ed a Beirut.
La guerra contro Gaza è certamente un orrore. Ma ha il merito di rivelare un'ipocrisia senza pari nella storia recente dell'umanità. Un'ipocrisia che promuove i fratelli musulmani siriani che annunciano di abbandonare le loro attività d'opposizione per serrare i ranghi contro i sionisti. Ma questi fratelli musulmani hanno il diritto di dimenticare i crimini del regime commessi contro loro a Hama, Homs e Aleppo? Prima di riconciliarsi con il regime per lottare contro i sionisti, questi fratelli musulmani hanno denunciato i crimini commessi dai loro alleati e partner (nella confraternita) in Algeria ed in Iraq? Hanno denunciato la morte di centinaia di migliaia di sciiti in Iraq sul ponte degli Ulema a Baghdad, polverizzato da uno dei vostri conformemente agli insegnamenti della vostra religione di pace e di misericordia? Avete una sola volta denunciato le estorsioni contro i cristiani in Iraq? O contro i copti in Egitto? La vostra ipocrisia ci impedisce di credere ai vostri sentimenti verso i bambini di Gaza, poiché voi siete responsabili di peggio.
Proviamo ad immaginare ciò che Hamas avrebbe fatto a Fatah e agli altri, se possedesse la tecnologia e le armi di Israele? Proviamo ad immaginare ciò che l'Iran avrebbe fatto ai sunniti della regione, se detenesse le armi moderne che possiede Israele?
Sarebbe stato certamente il massacro garantito.
Ho recentemente incontrato un religioso Indù in occasione di una conferenza dedicata alla guerra contro il terrorismo. Mi ha detto: "Tutte le guerre si sono svolte tra il bene ed il male. Eccetto la prossima, deve svolgersi tra il male ed il male". Non avendo compreso le sue parole gli ho chiesto spiegazioni. Mi ha detto: "Sono contro la presenza americana in Iraq ed in Afganistan. Se gli Stati Uniti vogliono vincere la guerra contro gli islamisti, devono ritirarsi e lasciare i due poli del male ammazzarsi tra di loro. I sunniti e gli sciiti, nutriti di odio, si combatteranno e si neutralizzeranno".
Tirando la conclusione di queste parole piene di saggezza, si può dire che Israele contribuisce oggi, inconsapevolmente, al successo dell'islam. Attaccando a Gaza, Israele incita i musulmani a rendersi solidali e a superare le loro divergenze. E settembre nero in Giordania è ancora in tutte le menti [...]. Ciò che sono capaci da fare gli Arabi ed i musulmani supera ogni immaginazione. Un carro armato giordano aveva investito un palestinese, quindi il conducente del carro è sceso dal suo blindato ed ha imbottito la bocca della sua vittima con un giornale… Un comportamento che nessun soldato israeliano ha avuto in Gaza. Inoltre, durante i massacri di Hama in Siria, militanti dei fratelli musulmani inzuppavano le loro mani nel sangue delle vittime per scrivere sulle pareti: Allah Akbar, gloria all'islam. Non ho mai sentito che un ebreo abbia scritto con il sangue di un altro ebreo slogan alla gloria del giudaismo. Lo dico con una stretta al cuore: per salvare l'umanità dal terrorismo, occorre che il mondo libero si ritiri e lasci che i musulmani si uccidano tra di loro.
Mi ricordo quando studiavo all'università di Aleppo, e l'allora ministro siriano della difesa Mustapha Tlass era venuto ad incontrarci. In uno slancio d'ipocrisia, Tlass ci aveva detto: "Israele teme la morte, e la perdita di uno dei suoi soldati gli fa paura e male. Ma noi abbiamo molti uomini ed i nostri uomini non temono la morte". Qui sta la differenza tra le due concezioni e i due campi, e la testimonianza di Tlass sembra avere ispirato i dirigenti di Hamas oggi.
Così lo sterminio di tutti i bambini di Gaza importa poco ai dirigenti islamisti e a Hamas, perché la vita non ha alcun valore per loro. Si rallegrano semplicemente della morte di alcuni soldati israeliani. Per gli islamisti, l'obiettivo della vita è di uccidere o farsi uccidere per guadagnare il paradiso.
La vita non ha dunque alcun valore.
Se il Profeta Maometto avesse saputo che gli ebrei avrebbero un giorno volato a bordo degli F-16, non avrebbe ordinato ai suoi discepoli di ucciderli fino all’giorno ultimo. I suoi discepoli devono modificare quest'ideologia per pietà per le generazioni future, e per salvare la propria discendenza e prepararle una vita migliore, lontano dall'idealizzazione della morte.
I musulmani devono cominciare dal cambiamento di se stessi, per poter cambiare la vita. Devono rifiutare la cultura della morte insegnata e trasmessa dai loro libri. Solo quando ci saranno riusciti non avranno più nemici. Perché chi impara ad amare il proprio figlio più che a odiare il suo nemico apprezzerà meglio la vita. Inoltre la terra non vale mai la vita di nessuno, e gli Arabi sono il popolo che meno ha bisogno di terra. Ma, paradossalmente, è il popolo che odia di più la vita. Quando comprenderanno gli Arabi quest'equazione e cominceranno ad amare la vita?

NOTA DI KOUNTRASS: Se ci venisse chiesto, risponderemmo negativamente: si tratta di una disposizione ben più profonda che un semplice tratto culturale: si tratta di una natura essenziale del mondo arabo.

NOTA DI BARBARA: È di qualche conforto constatare che anche dal mondo arabo-musulmano riesce a levarsi qualche voce coraggiosa (più spesso di donne che di uomini: sarà un caso?). Molto meno confortante è il dover rilevare che sono quasi esclusivamente arabi o musulmani che risiedono molto lontani dai luoghi d’origine a potersi permettere il “lusso” di far sentire la propria voce al servizio della verità, della giustizia, della pace. In una parola, della VITA. (Invito chi ancora non conoscesse questa donna straordinaria e guardare questo video, altro sublime esempio del suo incredibile coraggio e della sua eccezionale lucidità).


barbara


AGGIORNAMENTO: sempre in tema di donne coraggiose, assolutamente obbligatorio vedere questo.

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