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Diario


19 maggio 2009

CARTOLINE DA EURABIA di Ugo Volli

E vabbè Santità, facciamo finta che abbia ragione Lei

E vabbè Santità, facciamo finta che abbia ragione Lei ("tutti i muri si possono abbattere") e anche il vicepresidente americano Biden ("bisogna restituire ai palestinesi la libertà di movimento"). Facciamo quello che il fisico e chimico danese Hans Christian Ørsted ha lanciato in epistemologia col nome pomposo di "Gedankenexperiment", e che i miei figli da piccoli invece definivano "giochiamo che io ero". Bene, io ero Netanyahu e la ascoltavo. Facevo quello che voleva Lei, la pace, l'abbattimento dei muri, la libertà di movimento tutto. In particolare, con una speciale tecnologia messa a punto dal Technion di Haifa (che se non lo sa è una delle migliori università scientifiche del mondo) facevo sparire di un colpo solo tutti i muri del paese, anche quelli che delimitano i giardinetti o i campi coltivati. Facevo eccezione solo coi muri degli edifici (cerchi di capire, Santità, era per ragioni umanitarie, un tetto senza mura che lo sostengono è pericoloso) e inoltre il Kotel, quello che viene chiamato "muro del pianto", foss'anche solo per non disperdere il prezioso biglietto autografo diretto al Santo Benedetto che Lei ci ha infilato dentro. All'esercito ordinavo di togliere ogni posto di blocco, e in particolare di eliminare l'embargo di Gaza, e per festeggiare mandavo tutti i soldati in licenza al mare, diciamo fra Ostia e Torvaianica, in onor Suo. Magari la incontravano mentre faceva footing sulla spiaggia, o vogava su un sandolino: grande! Un'altra invenzione del Technion trasformava la nostra centrale atomica nel Negev in un immenso centro commerciale specializzato in sci da neve e i nostri caccia in grandi macinacaffè ecologici, giusto per far contenti quelli dell'amministrazione Obama. Liberavo con tanti complimenti tutti i detenuti, soprattutto quelli condannati per decine di omicidi. Per farmi perdonare regalavo a ciascuno tante paia di sci, di quelli in vendita a Dimona, quanti morti avevano fatto. Se lo figura Barghouti? Proibivo anche agli insediamenti nel West Bank di costruire non dico una casa o un pollaio nuovo, ma neanche di attaccare un quadro o di tagliare l'erba. Proibito imbiancare le pareti, proibito spostare un mobile, anche per la pastasciutta (che loro temo non gradivano) ci voleva un mio permesso personale. Ecco. Fatto, come diceva Berlusconi una volta.
Contenta, Santità? Ma qui viene il difficile del nostro gioco. Come dicono gli americani: What next? E mo' che succede? Come continua il gioco? Proviamo a vedere se riusciamo a proseguire il nostro esperimento di pensiero. Le sottopongo tre possibilità:
Ipotesi 1: I palestinesi facevano come noi. Liberavano Shalit, senza chiedere riscatti. Dato che non hanno il Technion, usavano i razzi Kassam come pali per le porte di tantissimi campi di calcio e si mettevano tutti assieme a fare la pipì sopra i loro depositi di cinture esplosive e bombe varie per disattivarle. Usavano i tunnel di Gaza per coltivarci i funghi champignon. Poi vivevamo felici e contenti, volendoci molto bene per sempre. Trasformavamo le spade in aratri. E naturalmente eravamo molto grati a lei per la sua utilissima proposta.
Ipotesi 2. I palestinesi invece non volevano giocare come noi e iniziavano pure a minacciarci e ad attaccar briga. Ma l'Europa inviava l'esercito, le guardie forestali e anche i vigili urbani fino all'ultimo uomo per difenderci, Lei mandava le Guardie Svizzere, Viggiù spediva i pompieri, anche dall'America arrivava il settimo cavalleggeri con i fazzoletti al collo e le bandiere al vento; insomma c'era una grande solidarietà internazionale, ma i palestinesi incominciavano a sparare addosso a loro, bombe e razzi e attentatori suicidi; dopo qualche migliaio di morti anche gli svizzeri e i pompieri si stufavano e esigevano ricostruire almeno un muretto di protezione. Insomma, alla fine io richiamavo la Forza Israeliana di Difesa da Torvaianica, premevo il pulante reset sulla macchina del Technion, così tutto ricominciava come oggi. I muri si abbattono, ma se occorrono si tirano su di nuovo. Avevamo perso un po' di tempo e di energie, avremmo potuto usarle per passi più costruttivi... ma si sa, cosa sono i piccoli disagi della vita di fronte all'eternità.
Ipotesi 3. Neanche gli europei volevano davvero giocare. Dicevano di sì, ma... Avevano un appuntamento col dentista, gli mancava la benzina per il viaggio, erano troppo impegnati a difendere la Santa Sede dai pericolosi assalti degli abortisti e del gay pride, non volevano dispiacere al pakistano che aveva sposato la cugina di loro zia e la teneva già chiusa in casa col chador, figuriamoci se la prendeva male. Insomma, non venivano. Gli arabi capivano che era il loro momento e facevano in grande quello che avevano già sperimentato nel 2002. Un matrimonio? Una fermata dell'autobus? Un grande magazzino? Niente pensieri, una bombetta e via. Bum! Poi dato che il muro non c'era, l'aviazione e le armi pesanti neanche, insomma non c'era il rischio di fare brutta figura neppure per gli eserciti arabi, con qualche mese di ritardo intervenivano a loro soccorso i volontari siriani, iraniani, algerini, sudanesi perfino pakistani, tutti felici di aiutare il jihad vittorioso della resistenza palestinese. Non l'aveva detto il Corano? Arriverà un giorno che gli ebrei cercheranno di nascondersi dietro un sasso o dietro una palma, ma il sasso e la palma li denunceranno e i bravi musulmani si conquisteranno il paradiso ammazzandoli. Non le racconto i dettagli, Santità, questa è una cartolina e non un film splatter. Ma le assicuro che questo gioco non finiva bene.
Ecco, queste sono i miei tre finali del nostro esperimento di pensiero. Se ne possono aggiungere certamente degli altri, ipotizzare delle strade intermedie; ma probabilmente queste sono le possibilità fondamentali, i "finali di partita" da manuale di scacchi - magari qui un po' esagerati nello stile delle mie cartoline e però realistici, ragionevoli. Mi dica, Santità, quale le sembra il più probabile? Lei dice il primo? Bravo! Ha vinto un bellissimo rosario in plastica. Ammiro moltissimo la Sua fede nei miracoli, mi rendo conto che Lei è un ottimo professionista della fede, Le faccio i miei complimenti più sinceri, ma non riesco proprio a condividere le sue idee. Sa, noi siamo da sempre di dura cervice e poca fede...
Io temo invece che, se giochiamo il suo gioco, sia quasi sicura la terza soluzione e credo che qualunque persona di buon senso e non troppo immersa nella teologia dei misteri gloriosi lo capisca. Ecco perché, se io fossi davvero responsabile di qualcosa in Israele, davvero e non per un Gedankenexperiment un po' buffo e irriverente (mi perdoni, non sto prendendo in giro Lei, sto solo provando a pensare liberamente) ecco, se contassi qualcosa laggiù non mi sognerei affatto di abbattere i muri che separano i terroristi dai loro obiettivi, per esteticamente brutti e psicologicamente tristi che siano, come lei ha giustamente notato nei suoi discorsi; e non penserei affatto a assicurare libertà di movimento agli assassini, anche a costo di creare qualche problema di traffico alla gente per bene che da quelle parti non progetta attentati (certo che ci sono... loro, ma anche quelli che li preparano). Ecco, se incominciassero loro a bloccarli, ma per davvero... potrei anche incominciare a fidarmi, ma gradualmente, senza troppa fretta. Meglio un muro oggi che un attentato domani. Per il momento, mi compatisca, ma mi terrei bella stretta la pace fredda che il muro e le armi hanno assicurato, e direi agli utopisti che se hanno voglia di suicidarsi, per favore non coinvolgano gli altri.
Con infinita devozione ma purtroppo con pochissima fede per le sue capacità di tutela dell'ordine pubblico, mi creda suo

Ugo Volli
(da Informazione Corretta)

Si direbbe quasi che abbiamo fatto a gara, Ugo Volli e io, a chi è più perfido. E mi sa che sarà dura decidere chi abbia vinto.

 
Due uomini in kippà


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MEGLIO UN MURO OGGI
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Ugo Volli

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