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Diario


22 aprile 2009

ONU ovvero TE LA DO IO LA PACE!

Questo è un mio articoletto di un po’ più di cinque anni fa: credo che questo sia il momento più giusto per riproporlo.

Non intendo ripercorrere qui la triste - e trista - storia dell'Onu. Non intendo tornare a parlare delle centinaia di risoluzioni contro Israele - spesso su fatti mai indagati, come il "massacro" di Jenin - e mai una contro il terrorismo palestinese. Non intendo raccontare ancora una volta, come già tanti hanno fatto, della paranoica attenzione per ogni starnuto israeliano e della totale indifferenza da sempre mostrata verso massacri veri, pulizie etniche vere, apartheid vera, oppressioni vere, razzismo vero. E non intendo neppure ricordare che questa nobile istituzione ha scelto, ad un certo punto del proprio cammino, di farsi guidare da un ex ufficiale nazista, responsabile di crimini di guerra. Né ritornerò sullo scandalo di una commissione per i diritti umani guidata dalla Libia e comprendente fra i propri membri stati come Cuba, il Sudan, la Siria, la Cina, l'Arabia Saudita. O su quello di un ente che si occupa dei rifugiati, che permette che i campi sotto il proprio controllo si trasformino in covi di terroristi e depositi di armi. E nemmeno perderò tempo a commentare l'infamia della risoluzione 3379 del 10/10/1975, emanata sotto la direzione del criminale di guerra Kurt Waldheim, che equipara il sionismo al razzismo (vale a dire: lo stato di Israele non ha alcuna legittimità e non dovrebbe neppure esistere; vale a dire: carissimi arabi, volete andarlo a distruggere? Accomodatevi pure, per noi non è un problema). No, niente di tutto questo: questi fatti sono noti a tutti. Ciò che intendo fare è rievocare tre singoli episodi, poco conosciuti e mai menzionati dai mass media.

Maggio 1967. Siamo ormai all'epilogo di quella che, se non fosse una tragedia che ancora oggi, dopo trentasette anni, sta provocando morte e distruzione, sarebbe una brillantissima commedia degli equivoci: l'Unione Sovietica ha raccontato alla Siria che Israele sta ammassando truppe ai suoi confini perché ha l'intenzione di attaccarla; nessuno si preoccupa di verificare se queste truppe ci siano o no - e naturalmente non ci sono - e la Siria chiede aiuto all'Egitto per difendersi da Israele - da un Israele che tutto ha in mente, meno che di voler provocare una guerra, ma questo sembra non interessare a nessuno. L'Egitto si organizza e quando si sente pronto ad attaccare, Nasser dice - più o meno - all'Onu: "Toglietemi le vostre truppe dal Sinai, che devo andare a distruggere Israele". E l'Onu, organizzazione nata allo scopo di salvaguardare - e imporre anche con la forza, se necessario - la pace, l'Onu, nella persona del segretario generale U Thant, obbedisce all'istante. Le truppe Onu vengono immediatamente ritirate e Nasser riempie il Sinai di soldati fino al confine israeliano e chiude alle navi israeliane lo stretto di Tiran, rendendo così inevitabile quella che è passata alla storia col nome di "Guerra dei sei giorni". Il resto, purtroppo, è storia nota.

Dicembre 1979. Anwar al Sadat è un buon arabo: sa perfettamente che il sionismo è male e che Israele dev'essere cancellato dalla faccia della terra. Per questo ha compiuto il suo dovere nella guerra del 1967, e per questo, presa la guida del Paese, si è alleato alla Siria per "ributtare definitivamente a mare i sionisti". Ma niente errori, questa volta: niente vistosi movimenti di truppe, niente reboanti proclami. Questa volta si prepara tutto alla chetichella, e si sferra il micidiale attacco nel giorno di Kippur, in cui tutto Israele, soldati compresi, è in sinagoga a pregare e digiunare. E infatti per diversi giorni Israele le prende di santa ragione, e le perdite sono ingentissime. Poi si riprende e riesce a contrattaccare, perché Israele non sta combattendo una guerra di conquista, o una guerra per la gloria: Israele combatte per la propria sopravvivenza. E come sempre vince, anzi, stravince. Sadat è un buon arabo, e non ama Israele, ma non sta scritto da nessuna parte che un buon arabo che non ama Israele debba per forza essere un imbecille. E dunque capisce che combattere contro Israele forse non è tanto una buona idea, né per lo stato, né per chi lo guida. Accetta, unico fra gli stati arabi, la risoluzione 338, si reca a Gerusalemme (e il suo sincero e convinto "Basta sangue!" ancora oggi, o forse soprattutto oggi, ci fa accapponare la pelle), inizia una serie di negoziati, e arriva alla fine al riconoscimento dello stato di Israele e a un accordo di pace (col quale si riporta a casa tutto il Sinai). Tutto bene? L'Onu, nata per salvaguardare la pace è contenta? Non esattamente: con la risoluzione 34/65 del 12/12/1979 "Nota con preoccupazione che gli accordi di Camp David sono stati conclusi al di fuori della struttura delle Nazioni Unite e senza la partecipazione dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina" (e poco importa che quest'ultima non abbia partecipato agli accordi perché ha esplicitamente rifiutato di trattare con Israele, in quanto lo scopo della sua esistenza non è l'accordo con Israele, bensì la sua distruzione); "rifiuta" tali accordi e "fortemente condanna tutti gli accordi parziali e i trattati separati che costituiscono una flagrante violazione dei diritti del popolo palestinese". In altre parole l'organizzazione nata per tutelare e promuovere la pace condanna l'Egitto per aver voluto la pace e dichiara nullo tale accordo di pace.

Ottobre 2000. Una banda di terroristi hetzbollah, munita delle insegne dell'Onu, attraversa il confine del Libano, penetra illegalmente in territorio israeliano e rapisce, per ucciderli, tre soldati israeliani. E l'Onu, mandata lì per salvaguardare la pace, che cosa fa? Contempla lo spettacolo. Senza fare niente? Beh, no, non proprio: quei bravi omini mandati a pattugliare il confine per evitare scontri fra le due parti (e chissà mai dove si trovano tutte le volte che i terroristi libanesi bombardano di missili la Galilea!) mentre contemplano e ammirano lo spettacolo provvedono anche a filmarlo. Israele lo viene a sapere. E l'Onu? Nega! Come la brava moglie sorpresa con l'amante nell'armadio, nega fino a sfiatarsi. Nega per un anno intero. Poi finalmente, messa alle strette, si decide ad ammettere che sì, il filmato effettivamente c'è, ma Israele non lo può vedere. E perché? Santo cielo, che domande ingenue! Non lo può vedere perché in tal caso potrebbe riconoscere i terroristi, e allora dove andrebbe a finire la preziosissima neutralità e imparzialità dell'Onu, se adottasse un atteggiamento tale da favorire una delle parti in causa?

Commento finale? No, non serve. Dovremmo però forse prendere esempio da un antico: di qualunque argomento ci accingiamo a parlare, che sia il prezzo esorbitante del radicchio trevigiano o la censura su Dario Fo, che sia il lifting di Berlusconi o il maltempo nel sud d'Italia, dovremmo cominciare ogni nostro discorso con la frase: "Onu delenda est".

La gente a volte, invecchiando, invece di maturare rincoglionisce e l’Onu, col tempo, invece di evolversi si incancrenisce. Come stiamo vedendo in questi giorni (e a Ginevra, nel frattempo …)

barbara

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