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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


5 aprile 2009

CHIAMIAMO LE COSE COL LORO NOME!

A casa mia si chiama complicità

di Ugo Volli

Scusate, proviamo a ragionare. Ci siamo troppo abituati all'orrore: dobbiamo fermarci, tirare il fiato e provare a ragionare. Dunque: un tale, travestito da ebreo ortodosso per essere indistinguibile dagli abitanti, entra in un villaggio (i giornali italiani dicono tutti "colonia", ma Bat Ayn è al di là della linea verde ma solo un paese senza speciali difese). Si è portato dietro due accette. Dato che è un vigliacco, non se la prende con gli adulti, ma si scatena contro due bambini. Ne ammazza uno, l'altro riesce solo a ferirlo. Immaginate il sangue che sprizza da tutte le parti: una scena tremenda . Poi un passante gli salta addosso per fermarlo e lui scappa, per ora senza essere ripreso. Orribile, ma non pazzesco: il paese è isolato, lui c'è venuto apposta, si è travestito, sapeva come fuggire: non un atto di follia ma un orribile omicidio premeditato.
I palestinesi come reagiscono? Rivendicano: due gruppi, la jihad islamica (che ha legami con Al Fatah) e una "brigata" dedicata a un certo macellaio di Hezbollah ucciso l'anno scorso a Damasco di nome Mughniyah. Hamas naturalmente giustifica e approva ("l'attacco è stata compiuto nel quadro della resistenza"). L'autorità palestinese, che di solito in questi casi pronuncia una dissociazione formale, questa volta non fiata. L'ammazzamento di un bambino è normale anche per loro. Magari qualcuno avrà offerto da bere, come spesso succede dopo gli attentati. E qui la differenza è grande: Israele ha sempre espresso dispiacere quando le è successo di colpire i bambini, ha fatto inchieste, aperto dibattiti sui giornali. I palestinesi, tutti i palestinesi, sono contenti. Spesso dopo gli attentati, offrono caramelle ai passanti, fanno festa. Dite che è solo una differenza psicologica o formale? No, è diverso sapere che in guerra purtroppo possono rimetterci gli innocenti o gioire per il sangue versato. C'è tutta la differenza fra civiltà e barbarie, fra l'autodifesa e l'odio selvaggio.
E i giornali italiani? Chi in maniera diretta come Battistini sul "Corriere", chi in modo più subdolo come "Repubblica" o "L'Unità", hanno attribuito la colpa a Liberman e al nuovo governo israeliano. E' chiaro il senso, no? "Non volete la pace, tenetevi gli attentati, ben vi sta." Sapete come si chiama questo atteggiamento, a casa mia? Complicità. Anche per loro il sangue innocente non è molto importante, conta la distinzione fra destra e sinistra, l'ideologia. Che miseria.

(Informazione Corretta, 4 aprile 2009)

Complici, sì: è questo l’unico nome che meritano: complici di assassini, complici di terroristi, complici di macellai, complici di esseri che hanno votato tutta intera la propria vita all’odio e alla distruzione. E i nostri giornali ne rigurgitano. Diciamoglielo chiaro in faccia: ANCHE LE VOSTRE MANI SONO SPORCHE DI SANGUE!


barbara

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Ugo Volli

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