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Diario


27 febbraio 2009

INFORMAZIONE SUL MEDIO ORIENTE, ISTRUZIONI PER L’USO

Cari amici,

mi permetto di usare questa cartolina per trasmettervi i primi articoli di un "manuale di stile o codice etico per la redazione di notizie sul conflitto del Medio Oriente sui grandi mezzi di comunicazione politically correct", proposto dall'argentino Patricio A. Brodski. Non che noi ne abbiamo bisogno, dato che la nostra stampa eurabiana è sempre informazione (politicamente corretta), ma magari a voi può far comodo. Ecco:

1. In Medio Oriente è sempre Israele che attacca per primo e sono sempre gli arabi a cercare di difendersi. Questa difesa va chiamata "resistenza all'occupazione"
2. Israele non ha diritto di uccidere terroristi irregolari e senza uniforme. Essi vanno chiamati "civili, in maggioranza donne e bambini."
3. Gli arabi hanno diritto ad ammazzare i civili nella loro "ricerca del paradiso". Ciò andrà descritto come "legittima difesa contro l'occupazione".
4. Quando gli arabi ammazzano civili in massa, l'opinione pubblica internazionale resta in silenzio, mentre l'Onu condanna immediatamente la reazione israeliana. Questo va chiamato "reazione della comunità internazionale”.
5. Palestinesi e libanesi hanno il diritto di sequestrare quando e dove gli pare quanti soldati israeliani vogliono e possono trattenerli indefinitamente. Questo si chiama "cattura di prigionieri"
6. Israele non ha diritto di arrestare, giudicare o incarcerare pericolosi assassini anche se arrestati quando cercano o riescono ad ammazzare donne e bambini israeliani. Se lo fa, bisogna definirlo "sequestro di civili indifesi”.
7. Quando si menziona la parola Israele, è obbligatorio specificare che è appoggiato e finanziato dagli Stati Uniti.
8. Quando si cita Hezbollah o Hamas è proibito aggiungere che sono finanziati, appoggiati e armati dalla Siria e dall'Iran.
9. Quando si parla di territori palestinesi, devono sempre apparire i seguenti concetti: "occupazione", "risoluzioni dell'Onu", "violazione dei diritti umani" e possibilmente "olocausto palestinese".
10. Bisogna assolutamente evitare di insinuare che i terroristi libanesi o palestinesi si nascondono in mezzo a una popolazione civile che non li vuole. Israele non ha diritto di combattere i terroristi con bombe e missili quando si nascondono così. Questo va descritto come "azione criminale di uno stato terrorista".
11. I palestinesi, essendo poveri e oppressi, meritano di far sentire la loro voce molto più degli israeliani. Questo atteggiamento di aiuto ai diseredati è la vera oggettività giornalistica.
12. Quando si pubblicano foto o filmati, bisogna evitare di mostrare attentati compiuti in Israele o contro gli israeliani. Morti e feriti potrebbero trasmettere l'idea erronea che anche gli israeliani siano vittime.
13. Bisogna sempre mostrare immagini che illustrino la sofferenza del popolo palestinese, anche quando sono evidentemente falsificate o costruite apposta. Se non sono proprio vere, è giusto il loro significato.
14. Quando si parla di morti in territorio libanese o palestinese, ricordarsi che sono tutti civili. Specificare donne e bambini. I morti israeliani vanno invece descritti come "coloni"; se non si può, limitarsi al numero.
15. Se vi trovate a enumerare gli attentati terroristi nel mondo, evitate di citare quelli in Israele o contro obiettivi ebraici, come la strage al centro sociale ebraico in Argentina, gli attentati a Djerba o a Istambul.
16. Usate come sinonimi ebreo, israeliano, sionista. Ma contestate come un'aberrazione razzista il carattere ebraico dello Stato di Israele.
17. Non accennate mai alla presenza ebraica nella regione, prima del XX secolo.
18. Per parlare dei territori fra Giordano [e Mediterraneo], usate sempre la parola Palestina (magari aggiungendo "occupata"), o Palestina storica. Che non sia mai esistito uno stato palestinese, che il nome sia stato inventato dai romani per de-ebraicizzare Israele, che il Filistei fossero indoeuropei senza alcun rapporto con i palestinesi attuali, non importa.
19. Eventualmente insinuate che i discendenti dei residenti del tempo di Gesù siano i palestinesi attuali, e gli ebrei solo colonialisti europei.
20. Mai parlare di Gerusalemme come capitale di Israele. Anche se ha sede da quarant'anni a Gerusalemme, il governo israeliano è "il governo di Tel Aviv".
21. Se c'è almeno un morto, ogni azione militare israeliana non è solo un "atto criminale", "omicidio", "strage", ma "genocidio".
22. Meravigliatevi e rattristatevi sempre che le vittime di un tempo siano diventati i carnefici di oggi.
23. Ogni volta che parlate dei problemi dei palestinesi, fate riferimento a Auschwitz, all'Olocausto, ai campi di concentramento o almeno all'apartheid.
24. Tutti quelli che si discostano da queste idee sono razzisti, fascisti, complici del colonialismo. Non esitate a dirlo.


Tanti auguri: se applicherete scrupolosamente queste regole, sarete pronti a fare i corrispondenti di Repubblica o del TG3. (fonte)

Ugo Volli

Niente da aggiungere: è perfetto così.


Infame sionista giustiziata nel corso della legittima lotta di liberazione

barbara

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”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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