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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


22 gennaio 2009

XYZ *, DUNQUE

Cioè, non è che adesso ve lo racconto, questo non dovete proprio aspettarvelo perché, in tutta sincerità, io non lo so mica se raccontare XYZ rientri fra le capacità umane conosciute. Insomma, io ci provo, e poi vedete voi. XYZ dunque, dovete sapere, è un ragazzaccio indisciplinato sfrontato e impertinente, uno Jecke ottantasettenne dal passato burrascoso e dal presente indescrivibile. Per darvi un’idea – un barlume di idea, diciamo – vi racconto quella del microfono. Dunque la sera del nostro arrivo, a Tel Aviv, c’è un incontro con Yosh Amishav, che ci racconta un po’ di cose, illustra la situazione, risponde alle domande, o almeno ci prova, perché a me a dire il vero non è mica riuscito a dare una risposta decente ma questa è un’altra storia o forse no, visto che di mestiere ha funzioni in campo diplomatico ed è noto che rispondere senza rispondere fa parte dei compiti specifici dei diplomatici e insomma siamo lì, Angela ce lo presenta, lui comincia a parlare e XYZ attacca a strepitare: “Ma non c’è un microfono?” “Io non sento niente!” “Possibile che questo albergo non disponga di un microfono?” Gli dicono scusa XYZ, ma perché non vieni davanti? Infatti si era seduto nell’ultima fila, il che non è la cosa più logica per uno che, come può facilmente accadere a uno che si sta gloriosamente avviando alla novantina, comincia ad avere un udito non proprio perfettissimo. E lui, a muso duro: “No! Io voglio stare qui e voglio sentire!” Amishav comincia a parlare e XYZ comincia a borbottare, a voce abbastanza alta: “Io non riesco a capire questa idiosincrasia per i microfoni. Io veramente non la capisco. Cosa sta dicendo adesso? Io non lo sento, lui parla e io non lo sento, come si fa a sentire senza microfono?” Poi alla fine si è rassegnato ad alzarsi e andare davanti, ma ce n’è voluto, oh se ce n’è voluto. Poi ad un certo momento ha deciso che l’incontro si era protratto anche troppo e ha detto che non si dovevano più fare domande. Gli è stato detto: “Ma se sei stanco perché non vai via tu?” “No, sono le dieci ed è ora che andiamo via tutti” e ha continuato a brontolare per tutto il tempo che è seguito fino alla fine dell’incontro. Ecco, XYZ è così, fatevene una ragione.
Sedersi a tavola con lui era abbastanza pericoloso per via delle sue micidiali battute che arrivavano quando meno te l’aspettavi e cominciavi a sghignazzare sgangheratamente col serio rischio di strozzarti se stavi mangiando o bevendo. A me, comunque, dopo avermi accusata di strafarmi di viagra, ha detto che seduta vicino a lui non mi vuole perché sono vecchia e brutta e grassa (“Ah no? E allora stasera quando vai in camera fai una bella cosa: mettiti davanti allo specchio e guardati! Ma guardati bene, mi raccomando!”). Altre volte invece mi faceva grandi feste, a volte in italiano, a volte in inglese o francese o tedesco, ma non ho mai ben capito se facesse sul serio, se scherzasse, o se mi stesse prendendo sonoramente per il culo. In ogni caso si è capito che a lui piacciono giovani, e che Tel Aviv è più bella di Gerusalemme perché è laica e le signorine lì sono molto molto molto meno vestite che nella religiosa Gerusalemme.
Ogni tanto, quando era in vena, si metteva a raccontare, la fuga dalla Germania nel ’39, Israele al tempo dei pionieri, l’arruolamento (“Ero in servizio alla ferrovia, dovevo controllare i vagoni se qualcuno aveva fregato qualcosa, e quello che non avevano fregato lo fregavo io”), i figli, i nipoti. Ogni tanto passava dall’altra parte della strada e si metteva a fotografarci, tipo visitatore dello zoo che fotografa le scimmiette in gabbia.
E coi suoi ottantasette anni ha fatto praticamente tutto quello che hanno fatto gli altri, brontolando, imprecando – come con “quel babbeo” del custode del museo del moshav Kinneret, un anno meno di lui, che continuava a raccontare la storia della sua famiglia partendo ogni volta da Tito - bofonchiando, scalpitando di tanto in tanto, ma senza perdere un colpo.
Sì, lo so che non sono riuscita a rendere XYZ, lo sapevo anche prima: non solo in un paragrafo non ci sta, ma neanche in un capitolo, e chissà se si riuscirebbe a farlo stare in un libro. Ma insomma, come dice il protagonista di Qualcuno volò sul nido del cuculo, io ci ho provato, ecco.

barbara

* Il nome della persona è stato eliminato su richiesta del figlio che per mezzo di una squallida bugia è riuscito a farsi dare il mio numero di cellulare

POST SCRIPTUM: poi comunque ho dedicato un grazioso post anche al figlio.

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