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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


11 gennaio 2009

COSÌ FU COSÌ PASSÒ IL MIO TERZO AMORE

Era una canzone di quando ero ragazzina. L’ho sentita solo poche volte, perché non ha mai avuto un grande successo, ma me la ricordo bene perché mi ha sempre colpita per la sua originalità, dopo secoli di retorica sul primo amore.
Questo è stato il mio terzo viaggio in Israele, ed è stato un viaggio assolutamente speciale, da tutti i punti di vista; un terzo amore, che resterà nella memoria e accarezzerà la mente nei giorni e negli anni che verranno. E dunque vi racconterò ora come fu il mio terzo amore.
I miei tre viaggi in Israele si sono svolti tutti nel giro di un anno; la prima cosa che colpisce chi si reca con frequenza in Israele è che ogni volta vi si trova un pezzetto di deserto in meno e una piantagione in più, anche se, come nel mio caso, dalla visita precedente non sono passati che pochi mesi. Vale la pena di ricordare che nella spartizione di quel 22% della Palestina mandataria originaria rimasto dopo lo scippo del 78% per fabbricare lo stato di Transgiordania – oggi Giordania – Israele ha sì avuto una fetta un po’ più grande, ma che il 60% di quella fetta era desertico: inimmaginabile, se così fosse stato lasciato, che avrebbe potuto ospitare e nutrire i circa sette milioni di abitanti che costituiscono oggi la popolazione di Israele. Israele non ha però l’abitudine di frignare contro il destino cinico e baro: Israele, quando è in difficoltà, si rimbocca le maniche, alza le chiappe e si mette al lavoro. Anche perché sa perfettamente che nessun altro, quel lavoro, lo farà al posto suo. Ed è così che gli israeliani hanno spianato dune, prosciugato paludi, dissodato pietraie, coltivato il deserto, trasformando una buona parte di quella terra desolata in città e giardini e prati e campi e piantagioni e cambiando, in questo modo, anche il microclima, il che favorisce ulteriori trasformazioni del deserto in terreno abitabile e coltivabile.
Dopo l’incredibile serie di disavventure occorsemi nel viaggio di andata, e dopo tre giorni di riposo trascorsi sul mar Morto, sono tornata a Tel Aviv per unirmi a un gruppo in arrivo dall’Italia e compiere, insieme a questo, un giro organizzato. È stato il tassista che era venuto a prendermi ad annunciarmi: “Army in Gaza!” e io ho fatto un salto di esultanza: finalmente! Finalmente dopo anni di attacchi terroristici, dopo migliaia di missili sulle città israeliane, dopo i morti e i feriti e i traumatizzati e le distruzioni e il terrore e i rapimenti e le incursioni, aumentati in misura esponenziale dopo il famigerato ritiro del 15 agosto 2005, finalmente Israele si è deciso a compiere il dovere che ogni stato ha nei confronti dei propri cittadini, ossia proteggerli, finalmente Israele si è deciso a compiere il gesto che da anni si stava aspettando. Poi, lungo la strada dal mar Morto a Tel Aviv, abbiamo incrociato alcuni camion che trasportavano, due per ciascuno, i carri armati al fronte, e la cosa ha avuto su di me un effetto tranquillizzante: si stavano facendo le cose per bene, non in maniera improvvisata e pasticciata come nel Libano. Questa volta ce la faremo, ne sono sicura.

barbara

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