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Diario


9 gennaio 2009

RICORDA QUALCOSA?

Alla fine di marzo i nazisti si sentirono abbastanza forti per dare l'avvio al primo atto della loro vera rivoluzione, quella che non è diretta contro una determinata carta costituziona­le, ma contro i fondamenti della convivenza umana sulla ter­ra, e che, se non viene contrastata, è ancora ben lontana dall'aver raggiunto il proprio acme. Il suo primo, timido atto fu il boicottaggio degli ebrei del 1° aprile 1933.
Venne deciso la domenica precedente da Hitler e Goebbels sull'Obersalzberg, tra tè e biscotti. Lunedì i giornali titolarono, con curiosa ironia, «Annunciata azione di massa». A partire da sabato 1° aprile, si leggeva, tutti i negozi ebrei dovevano essere boicottati. Sentinelle delle SA si sarebbero schierate davanti agli esercizi impedendo che qualcuno vi entrasse. Nello stesso modo si dovevano boicottare i medici e gli avvocati ebrei. Pat­tuglie di SA avrebbero controllato che in studi e ambulatori si effettuasse il boicottaggio.
Dalle motivazioni di questo provvedimento si può misurare il progresso che i nazisti avevano compiuto in un mese. La leg­genda del progettato putsch comunista, raccontata per abro­gare la costituzione e le libertà civili, era stata una storiella co­munque ben costruita, che teneva d'occhio la credibilità; anzi, si era ritenuto necessario mettere assieme una specie di prova visibile dando fuoco al Reichstag. La motivazione del boicot­taggio degli ebrei, al contrario, era un'offesa impudente e una presa in giro di coloro dai quali si pretendeva che si comportassero come se ci credessero davvero. Infatti il boicottaggio degli ebrei doveva essere organizzato come misura di difesa e di ritorsione contro le false notizie di atrocità che avvenivano nella nuova Germania, prive di ogni fondamento, capziosa­mente diffuse all'estero dagli ebrei tedeschi. Ecco, questo era il motivo.
Nei giorni seguenti vennero disposti altri provvedimenti in­tegrativi (alcuni di essi furono poi attenuati, per il momento): tutti i negozi «ariani» dovevano licenziare i loro impiegati ebrei. E dovevano farlo pure tutti i negozi ebrei, che erano ob­bligati a pagare salari e stipendi ai loro impiegati «ariani» an­che durante la chiusura dovuta al boicottaggio. I proprietari di negozi ebrei dovevano ritirarsi dall'attività e trovare gesto­ri «ariani». Eccetera.
Contemporaneamente iniziò una grande «campagna di informazione» contro gli ebrei. Con volantini, manifesti e adu­nate di massa i tedeschi furono illuminati sul fatto che se fino ad allora avevano considerato gli ebrei esseri umani erano in­corsi in un errore. In realtà gli ebrei erano una «sottospecie» umana, quasi degli animali, ma con le caratteristiche di demo­ni. Quali conseguenze se ne potevano trarre, per il momento non veniva detto. Comunque, come grido di battaglia e parola d'ordine fu consigliato «Crepa giudeo!». A capo del boicottaggio venne designato un uomo di cui la maggior parie dei tede­schi lesse allora il nome per la prima volta: Julius Streicher.
Tutto questo suscitò qualcosa che dai tedeschi, dopo le ul­time quattro settimane, non ci si sarebbe più aspettati: sgo­mento generalizzato. Un borbottio di disapprovazione, soffo­cato ma udibile, corse attraverso il paese. I nazisti intuirono di aver fatto un passo troppo lungo, per il momento, e dopo il 1° aprile annullarono una parte dei provvedimenti. Ma non sen­za prima lasciare che lo sgomento totale producesse i suoi ef­fetti. Nel frattempo, sappiamo a quante delle loro reali inten­zioni abbiano rinunciato.
La cosa strana e deprimente fu senza dubbio che, al di là dell'immediata sensazione di sgomento, questo primo gran­dioso annuncio di una nuova idea criminosa scatenò in tutta la Germania un'ondata di dibattili e discussioni... ma non sulla questione dell'antisemitismo, bensì sulla «questione ebraica». Un giochetto che da allora ai nazisti è riuscito per molte altre «questioni», anche su scala internazionale: mentre minacciava­no qualcuno di morte pubblicamente - un paese, un popolo, un gruppo umano - riuscivano a far sì che di colpo venisse messo in discussione da tutti non il loro diritto all'esistenza, ma quello di quel qualcuno.
Improvvisamente ognuno si sentì obbligato e autorizzato a formarsi un'opinione sugli ebrei e ad esporla. Si operarono sottili distinzioni tra gli ebrei «rispettabili» e gli altri; se alcuni, per così dire a giustificazione degli ebrei - giustificazione per cosa? contro cosa? - portavano gli esempi delle loro prestazio­ni in campo scientifico, artistico, medico, altri rinfacciavano loro proprio questo: avrebbero «inforestierito» la scienza, l'ar­te, la medicina. Soprattutto divenne rapidamente consuetudine generale e popolare quella di mettere in conto agli ebrei l'esercizio di professioni rispettabili e intellettualmente rilevanti come se fosse un crimine o quanto meno una mancanza di tatto. A chi difendeva gli ebrei si rimproverava, aggrottando la fronte, che insomma gli ebrei, in modo decisamente riprove­vole, erano presenti in proporzione notevole tra i medici, gli avvocati, i giornalisti ecc. Ci si dilettava particolarmente nel risolvere la «questione ebraica» con calcoli percentuali. Si inda­gava se la quota di ebrei nel numero di membri del partito co­munista non fosse troppo alta, e quella nel numero dei caduti della guerra mondiale forse troppo bassa. (Davvero, ho assi­stito anche a questo, da parte di un uomo che si annoverava tra i «ceti colti» e aveva un titolo di dottore. Mi dimostrò con la massima serietà che, considerando il numero complessivo degli ebrei tedeschi, i 12.000 caduti nella guerra mondiale era­no proporzionalmente inferiori rispetto alla corrispondente cifra dei caduti ariani, e da qui deduceva «una certa giustifi­cazione» dell'antisemitismo nazista.) (Sebastian Haffner, Storia di un tedesco, Garzanti, pp. 113-116; libro scritto nel 1939).

Davvero preziosa, la lezione dei nazisti. Talmente preziosa che è stata ripresa al cento per cento, e ciò che era allora accaduto per il popolo ebraico, avviene ora per lo stato ebraico: non la legittimità di chi ne persegue la distruzione, viene messa in discussione, bensì quella della sua esistenza. Historia magistra vitae? Sì, certo, peccato solo che i maestri più gettonati siano regolarmente quelli dalle mani più lorde di sangue. E fra le colpe che maggiormente si imputano agli ebrei, continua ad esserci quella di morire troppo poco – magari da quelli stessi che il 27 gennaio si commuovano e gli scappa anche la lacrimuccia: gente che ama talmente tanto commemorare l’olocausto da prodigarsi con tutte le proprie forze per poterne, un giorno, commemorare due.


barbara

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