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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


9 gennaio 2009

E IL RITORNO? VI CHIEDERETE VOI

No? Non se lo chiede nessuno? E vabbè, chi se ne frega, io ve lo racconto lo stesso.
Al ritorno niente bizze con l’Alitalia, niente scioperi, niente agitazioni niente “problemi operativi”, e dunque si parte regolari. Quasi. Perché qualcuno ha pensato bene di imbarcare le valigie e poi sparire, per cui, constatato che i ripetuti appelli per l’imbarco immediato risultavano vani, alla fine, per ovvi motivi di sicurezza, non è rimasto che riaprire la stiva e andare alla ricerca dei bagagli dei latitanti per scaricarli, e così siamo partiti in ritardo. Poi però l’aereo ha corso come un matto e alla fine siamo atterrati puntuali. Dopo un’ora abbondante di attesa davanti al nastro che continuava a girare vuoto e desolato, io, un signore israeliano e un ragazzo americano siamo andati a uno sportello informazioni per chiedere come mai i bagagli non arrivassero; indirizzati al banco dell’Alitalia, l’operatrice, dopo una mezza dozzina di telefonate, ci ha gentilmente spiegato che non avevano ancora cominciato a scaricarli perché non c’erano carrelli da mandare sotto l’aereo: per tutti gli altri voli c’erano, ma per il nostro no. Alla richiesta di quanto, prevedibilmente, ci fosse ancora da aspettare, ci è stato risposto che se di lì a mezz’ora non fossero ancora arrivati dovevamo tornare lì a segnalarlo. Vabbè, poi alla fine sono arrivati.
Con l’aiuto della preziosa Giacomina vado a prendere il treno per Termini, che doveva arrivare alle 10.37, teoricamente in tempo per prendere l’eurostar delle 10.50. Solo che la porta a cui ero più vicina non si è aperta e tutti quelli che erano da quella parte sono dovuti tornare indietro attraversando tutta la carrozza, e trovandosi ovviamente in coda. Alla fine sono arrivata alla biglietteria alle 11.05, e altri venti minuti mi sono occorsi per arrivare a fare il biglietto. Che ho dovuto prendere di prima, perché la seconda era tutta occupata, mentre sul treno precedente, quello che avevo perso, non c’era più posto neanche in prima. Avrei potuto anche prendere un biglietto di seconda, mi ha spiegato l’impiegata, però senza garanzia di potermi sedere, e dato che ero sostanzialmente in piedi da ventotto ore, ho scelto di spendere venti euro in più e prendere la prima. Che, come si vedrà più avanti, è stata decisamente un’ottima scelta.
Il treno sarebbe dovuto partire alle 12.50, ma è partito con mezz’ora di ritardo, che poi non ha recuperato e così a Bologna ho perso la coincidenza. Cosa piuttosto tragica, perché col treno successivo non avevo più treni per l’ultimo tratto del viaggio, il che mi costringeva a prendere un taxi, che mi sarebbe costato una fortuna. Ero sicura di avere ancora soldi a sufficienza, ma per ulteriore sicurezza ho voluto controllare. Ed è stato così che ho scoperto che mi avevano rubato il portafogli, che oltre ai soldi conteneva anche patente, carta d’identità, carta di credito, due bancomat, tessera e libretto sanitari, indirizzi, numeri di telefono ecc. ecc.
(La notte eravamo partiti dall’albergo alle due e mezza, e quindi non ero andata a letto, mi ero solo stesa qualche momento, vestita, e ad un certo punto mi sono assopita per qualche minuto. E ho avuto uno dei miei tipici e frequenti incubi di viaggio. Ho sognato che ero alla stazione coi miei genitori, e ho chiesto loro di guardarmi la valigia mentre andavo a fare il biglietto, e mi sono avviata, ma la biglietteria non c’era, camminavo e camminavo, giravo e giravo, ma non si trovava proprio, e poi ero di nuovo dentro ma lontano, e poi di nuovo fuori, e i miei genitori non li vedevo più, e poi ho trovato una porta aperta e sono entrata e c’era una tizia che teneva una specie di comizio e appena sono entrata mi ha gridato: “Tu come ti permetti di venire qui dentro per criticare?” e allora sono uscita, sempre più angosciata perché si avvicinava sempre più l’ora della partenza del treno e rischiavo ormai seriamente di perderlo, e poi uno mi ha urtata, e poco dopo ho messo la mano in tasca per prendere il portafogli, ma quello che mi sono ritrovata in mano non era il mio, era un altro e per giunta era vuoto, e ho capito che il mio doveva avermelo rubato quello che mi aveva urtata. Mi sono svegliata con la gola secca e un grande senso di sgomento)
Poi, giusto perché non manchi il tocco di grottesco, capita che hai bisogno di andare al cesso e ti rendi conto che se ti hanno fregato i soldi non ti è consentito pisciare. Mi è toccato chiamare il tizio che stava dall’altra parte, spiegargli tutta la faccenda e infine mostrargli la denuncia della polizia ferroviaria per indurlo ad aprirmi e scroccare una pisciata aggratis.
Poi per fortuna la cosa dell’ultimo tratto di viaggio l’ho potuta risolvere perché avevo nel cellulare il numero della signora che mi ha fatto assistenza a domicilio quando avevo le gambe rotte; l’ho chiamata, le ho spiegato la situazione, e lei non ha esitato un momento ad accettare di venirmi a prendere. Poi in treno un tizio passando mi ha scaraventato sul cranio uno spigolo durissimo dello zaino, che mi ha fatto cacciare un urlo belluino. La zona, dopo tre giorni, è ancora tumefatta, e a toccarla fa parecchio male, ma il tipo si è subito tranquillizzato constatando che non c’era sangue. Poi – ciliegina sulla torta - arrivata a casa, ho constatato che nonostante tutti gli strapazzi e levatacce e marce e arrampicate e chi più ne ha più ne metta, sono ingrassata di quattro chili.
Ma questa è un’altra storia.

barbara

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