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Diario


22 dicembre 2008

PER PEACE REPORTER MEGLIO LE STORIELLE CHE LA STORIA

Comunicato Honest Reporting Italia 21 dicembre 2008

Sappiamo che Peace Reporter è, storicamente, un sito molto schierato, nel senso di schierato sempre e comunque contro Israele, e di solito non ce ne occupiamo, ma questo polpettone pubblicato venerdì 19 dicembre è di una pesantezza tale da rendere necessario il nostro intervento. In breve: una donna palestinese racconta una delle innumerevoli lacrimevoli storie che la propaganda ha insegnato loro a propinare alle benevole orecchie dei giornalisti occidentali, e la benevola e bendisposta giornalista di Peace Reporter ce la scodella devotamente, senza una sola fonte, senza una sola pezza d'appoggio, senza mezza briciola di documentazione, perché tanto è scontato che i palestinesi sono buoni e dunque dicono la verità mentre gli israeliani sono cattivi e dunque, se venisse loro in mente di controbattere, avremmo la matematica certezza che starebbero mentendo. E la storia, come sempre, è un optional che i nostri giornalisti sono troppo poveri per potersi permettere.
Contrariamente alle nostre abitudini, vi mettiamo subito il recapito a cui indirizzare precisazioni e proteste, perché se noi, per dovere d'ufficio, siamo riusciti ad imporci di arrivare fino in fondo, non siamo però del tutto sicuri che anche i nostri lettori ci riusciranno.

peacereporter@peacereporter.net


Fawzia non si piega. La vicenda della famiglia Al Kurd e della loro casa contesa a Gerusalemme Est

Scritto per noi da Caterina Donattini

Ho incontrato Fawzia Al Kurd nella tenda di fortuna dove oggi vive, piantata su un terreno sottostante alla sua vecchia casa, nel quartiere di Sheik Jarrah. Questa donna di 56 anni è oggi un simbolo della resistenza palestinese contro l'occupazione. Fin dal 1972 ha difeso la propria casa, affrontando le avversità con forza e intelligenza, mobilitando l'opinione pubblica internazionale ed esponendosi in prima persona nella lotta per i diritti degli abitanti del
quartiere di Gerusalemme Est, dove si trova la sua casa, e dove altre 26 famiglie vivono sotto la minaccia costante dell'espulsione. Fawzia Al Kurd è nata a Gerusalemme, nella città vecchia. La sua famiglia è originaria di Talbye, un quartiere di Gerusalemme Ovest.
Esatto, Gerusalemme ovest. Perché prima del 1948 Gerusalemme est era la parte ebraica - e non a caso è chiamata la "città vecchia", dato che molte delle famiglie ebraiche ivi residenti ci vivevano ininterrottamente dai tempi della Bibbia - e Gerusalemme ovest era la parte araba. Al momento della nascita ufficiale di Israele - come questo ignobile articolo si guarda bene dal ricordare - tutti gli stati arabi circostanti lo hanno aggredito allo scopo preciso di annientare il neonato stato di Israele e di impedire la nascita dello stato di Palestina. Nel momento in cui Israele stava per prendere il sopravvento sui suoi nemici, l'Onu, come sempre avrebbe poi continuato a fare nei decenni a venire, ha imposto il cessate il fuoco per impedire che Israele potesse conseguire una vittoria netta e definitiva. In quel momento, a causa dei continui spostamenti determinati dai violentissimi combattimenti, tutti gli ebrei si trovavano a ovest e tutti gli arabi a est, e così sono rimasti per sempre. Per questo motivo gli arabi hanno perso le loro abitazioni a ovest e gli ebrei hanno perso le proprie a est - ma di ciò che hanno perso gli ebrei nessuno ritiene opportuno parlare. Per completezza di informazione c'è ancora da aggiungere che gli arabi, nella Gerusalemme est immediatamente - e illegalmente - occupata dalla Giordania - hanno devastato sinagoghe e cimiteri e hanno usato le lapidi dei cimiteri per costruire latrine. Non marciapiedi, non ponti, non case, non scuole: latrine. Ancora, volendo, si potrebbe aggiungere che gli ebrei espulsi dalle loro case - a Gerusalemme est così come a Gaza e in Giudea e Samaria (Cisgiordania) e come pure, pochi decenni prima, in Giordania, non sono andati a vivere in tende di fortuna, non si sono fatti costruire campi profughi per frignare davanti al mondo intero: si sono fatti una ragione della nuova situazione, si sono rimboccati le maniche e si sono ricostruiti una vita da un'altra parte. Ci si chiede: perché i palestinesi non hanno potuto (voluto?) fare altrettanto?

I suoi genitori possedevano diverse proprietà, anche in Jaffa Street, oggi di grande valore. Persero tutto durante la Nakba.
Ossia durante la guerra scatenata, come ricordato più sopra, dagli arabi per annientare non solo lo stato ebraico di Israele ma anche quello arabo di Palestina.

Le forze armate sioniste li buttarono fuori di casa.
Quando si scatena una guerra, e per giunta non si è neanche capaci di vincerla, è inevitabile che se ne debba sopportare qualche conseguenza. Senza contare che è noto e documentato, anche da fonti arabe, che la maggior parte dei "profughi" palestinesi furono indotti a lasciare le proprie case dai leader arabi, e che moltissimi di loro fuggirono senza aver mai visto un solo soldato israeliano.

A distanza di 60 anni anche Fawzia ha perso tutto, anche lei è fuori di casa: la tragedia dei rifugiati palestinesi non si è mai fermata. La casa in cui Fawzia ha vissuto con il marito per 38 anni fa parte di un complesso immobiliare costruito dal governo giordano e dall'UNRWA (United Nation Relief and Works Agency) per provvedere alla collocazione dei rifugiati palestinesi della Nakba.
Sarebbe il caso di essere un po' più precisi: l'UNRWA non è stata costituita per provvedere alla collocazione dei rifugiati palestinesi, bensì per perpetuare e ampliare all'infinito la loro sorte - con giri d'affari di miliardi di dollari. Per questo, e solo per questo la tragedia dei rifugiati palestinesi non si è mai fermata.

Alcuni di essi, tra loro suo marito, rinunciando allo statuto di rifugiato ottennero il titolo di proprietà su una di quelle case, Fawzia lo possiede ancora oggi.
"Rinunciando"? E perché mai avrebbe dovuto continuare ad essere considerato profugo se aveva una casa di sua proprietà - oltretutto non acquistata col proprio lavoro bensì regalata - esattamente nella stessa città, addirittura nella stessa parte della città in cui è nata sua moglie, e forse anche lui stesso?! Sembra che qui ci sia qualcuno che non solo vuole la botte piena e la moglie ubriaca, ma pretende anche che gli diano indietro i soldi del vino, e che qualcuno trovi straordinario che alla fine ai soldi del vino abbia generosamente rinunciato ...

Nel 1972 una famiglia di ebrei rivendicò la proprietà del terreno di Sheik Jarrah, su cui il complesso immobiliare era stato costruito, in base ad un antico documento rilasciato dall' impero Ottomano. Il caso prese vie legali. Negli anni 90 Fawzia ristrutturò la casa ricavandone due appartamenti indipendenti.
Cioè: l'intera proprietà è contesa, la situazione è controversa ed è in sospeso da ben 18 anni, e lei investe dei soldi per ristrutturare un immobile al quale non è sicura di avere diritto?

Il comune di Gerusalemme definì i lavori di ristrutturazione illegali e ne chiuse uno.
Succede anche alle case si proprietà di ebrei, se sono illegali. A volte le demoliscono pure, ma quando succede alle proprietà ebraiche la cosa non finisce mai sui giornali o su altre fonti di informazione, chissà perché ...

Nel 2001 le condizioni di salute del marito di Fawzia andavano peggiorando: lei lo assisteva giorno e notte all'ospedale. Una notte, approfittando della loro assenza, un gruppo di coloni (non le stesse persone che rivendicavano la proprietà sulla casa) forzò la porta di casa ed occupò l'appartamento precedentemente sigillato dal comune.
Coloni a Gerusalemme?? Cioè anche Gerusalemme sarebbe una colonia ebraica in territorio palestinese? Grandioso! E, a parte questo, se i due appartamenti erano indipendenti, e se l'altro era stato sigillato dal comune, che cosa ha a che fare l'irruzioni dei "coloni" in quell'appartamento - in cui lei non viveva, del quale non aveva le chiavi, al quale non aveva accesso - con la sua temporanea assenza dal proprio appartamento?

Dal 2001 in poi Fawzia e suo marito dovettero vivere fianco a fianco ai coloni: "Hanno commesso tutti i sette i peccati, se ti raccontassi tutto quello che hanno fatto ... uno ad uno i tuoi capelli diventerebbero bianchi! Ricordare quello che ho vissuto fa male, ma ogni cosa è registrata, qui nel mio cuore. Buttavano pannoloni e spazzatura di fronte alla mia porta, tenevano la musica accesa ad ogni ora del giorno e della notte, facevano tirare le freccette ai bambini verso l'immagine di un palestinese e gli urlavano di mirare agli occhi. Si sono collegati al mio contatore e ho dovuto pagare una bolletta da 28000 Shekels. Facevano di tutto per farmi abbandonare la casa".
Una foto, un filmato, un qualche cosa per documentare questo racconto dell'orrore, visto che la cosa è andata avanti per anni e anni, no eh?

Una Corte israeliana emise due ordini di espulsione a carico della famiglia di coloni che occupava la casa: entrambe le volte la famiglia occupante cedette il proprio posto a un'altra successiva. In questo modo il decreto veniva annullato e il processo doveva ricominciare da capo. Nel 2006 la Corte di Giustizia israeliana decretò che gli antichi documenti posseduti dal gruppo di ebrei che rivendicava la proprietà sul terreno, erano falsi.
Sta dicendo che la Giustizia dei cattivissimi israeliani ha dato ragione ai palestinesi e torto agli ebrei?

Tuttavia essi fecero appello basandosi su un documento stilato dal primo avvocato della famiglia Kurd, Tossia Cohen, nel quale si dichiarava che la famiglia Al Kurd avrebbe pagato alla famiglia ebrea un affitto mensile. Tale documento non venne mai riconosciuto dalla famiglia Al Kurd, che licenziò l'avvocato rendendosi conto che li stava raggirando.
Ma su quel documento c'era o non c'era la loro firma? Perché se non c'era non si vede in che modo l'avvocato se ne sarebbe potuto servire; se invece c'era ...

E' proprio sulla base di quel documento che il 14 luglio 2008 i coniugi Al Kurd hanno ricevuto un ordine di espulsione, non avendo corrisposto l'affitto mensile che essi secondo il documento, si erano impegnati a pagare nel 1972: "Non si tratta di un problema legale, ma politico! Se fosse una questione legale, saremmo a posto! Se fosse una questione legale come spiegare il fatto che mi hanno offerto soldi per tre volte, fino a 15 milioni di dollari, perché io me ne andassi?
Non per voler entrare nel merito della questione, ma succede abbastanza spesso, in tutte le parti del mondo, che i legittimi proprietari di immobili offrano dei soldi agli inquilini per invogliarli a uscire. Non sembra di poter dedurre che questa offerta di denaro dimostri di per sé che le pretese fossero illegittime. Sembra invece un tantino fuori dal mondo la cifra di 15 milioni di dollari cioè, più o meno, il valore di qualche decina di villette.

Sono rimasta inamovibile e dunque sono ricorsi alle maniere forti" commenta la signora Al Kurd. Nella notte del 9 novembre 2008 tutto il quartiere è stato circondato dalle forze armate israeliane e più di 50 soldati sono entrati con la forza nell'appartamento di Fawzia. Durante l'operazione di evacuazione i due coniugi sono stati separati: "I nostri vicini sono usciti di casa urlando contro i soldati e quelli gli intimavano di ‘tornarsene a casa loro', allora gli hanno gridato di firmare un foglio, dove si dicesse che era casa loro!" Nel trambusto generale il marito di Fawzia è stato colto da un ictus: ‘Non perdonerò mai quello che hanno fatto a mio marito. Stava cercando di fare la pipì quando hanno fatto irruzione in casa, e io lo stavo sostenendo. Mi hanno strappata via da lui, la pipi è caduta in terra e lui riverso sul letto. In quel momento ha avuto un ictus. Mi hanno portata sulla strada, lontano da lui. Di tutto quello che avevo mi rimangono solo i vestiti che ho addosso! Ho chiesto dell'acqua e non me l'hanno data.
Poiché non eravamo lì, teoricamente potrebbe anche essere vero, ma dato che questo racconto assomiglia molto di più alle favole della propaganda antiisraeliana che agli abituali comportamenti dell'esercito israeliano, che solitamente dà da bere persino ai terroristi
ci permettiamo di nutrire qualche sommesso dubbio.

Hanno impedito all'ambulanza di venirlo a soccorrere. Hanno fatto passare solo due medici che hanno definito la sua situazione molto grave. Mio marito piangeva e diceva che in ogni caso preferiva morire lì sulla sua terra. Non hanno avuto pietà, lo hanno gettato sulla strada. Soffriva di diabete, aveva problemi di cancrena ad una gamba, problemi alla prostata: prendeva 13 medicine al giorno, era sulla sedia a rotelle. In quella casa ci siamo sposati, abbiamo avuto figli, tutta la nostra vita era in quella casa. 36 anni della mia vita sono stati spesi a difenderla: non potevo uscire, facevo sempre tutto in fretta, nel terrore che qualcosa succedesse a quelle quattro mura. In un semplice momento ci hanno portato via tutto e hanno piantato un bandiera israeliana sul nostro tetto". Dopo qualche giorno il marito di Fawzia, Abu Kamel, è morto all'ospedale di Gerusalemme.
Come all'ospedale di Gerusalemme? Non lo avevano gettato sulla strada? Non sarebbe il caso di essere un po' più coerenti?

L'occupazione del quartiere di Sheik Jarrah, di cui la casa di Fawzia fa parte, rientra all'interno di un più vasto piano di trasferimento illegale della popolazione palestinese dall'area di Gerusalemme Est al fine di imposessarsi lentamente dell'intera città e farne la capitale dello Stato d'Israele.
1. La signora Donattini potrebbe cortesemente fornire qualche documentazione che giustifichi la sua accusa di illegalità? 2. Se il piano è di espellere dall'area tutti i palestinesi, come mai le permettono di stare sì in una tenda, però sempre lì? 3. Israele non ha bisogno di espellere i palestinesi da Gerusalemme per "farne la capitale dello stato di Israele": Gerusalemme è la capitale di Israele, non gliel'avevano detto, cara signora?

44 case palestinesi sono state demolite nei primi sei mesi del 2008, 269 persone sono rimaste senza casa, di cui 159 bambini. Nella seconda metà del 2007, 20 case palestinesi sono state demolite. Il piano regolatore oggi in corso d' approvazione, promuove l'espansione degli
insediamenti ebraici e la demolizione di case palestinesi nell'area occupata di Gerusalemme Est
a voler essere precisi, l'unica "occupazione" di Gerusalemme est, illegale, è stata quella perpetrata dalla Giordania nel 1948 e perdurata fino al 1967, quando le truppe israeliane l'hanno finalmente liberata, e i fedeli di tutte le religioni sono tornati a poter visitare liberamente i propri luoghi sacri

e l'ulteriore sviluppo del sistema di segregazione della popolazione palestinese all'interno della città, implementando l'apartheid di fatto già in vigore in tutti i territori occupati.
Ma quanto ci piace questo mantra della segregazione e dell'apartheid - senza neanche accorgersi della contraddizione, avendo appena raccontato di una Corte di Giustizia israeliana alla quale i palestinesi possono liberamente rivolgersi, ottenendone sentenze favorevoli.

Secondo il piano, la popolazione di Gerusalemme dovrà essere ‘regolata' nella proporzione di 70
ebrei ogni 30 palestinesi. Israele, dal 1948 fino ad oggi, ha sfollato il 70 percento della popolazione palestinese, oggi rifugiata o internamente dislocata, ha confiscato e annesso di fatto il 60% della West Bank, inclusa Gerusalemme Est.
Tanto, chi è che li va a controllare tutti questi bei numeri?

Fawzia mi accolto con le mani in grembo e gli occhi pazienti, la grinta di chi ha imparato ad aspettare, ma non ad arrendersi. Come lei milioni di palestinesi in Palestina e nel mondo aspettano senza arrendersi e lottano per il riconoscimento dei propri diritti, in accordo con il diritto Internazionale. "Cosa farà adesso?" ho chiesto a Fawzia prima di salutarla: "Me ne sono andata di casa con questi vestiti e non li cambierò fino a quando non vi sarò di ritorno".
Anche il milione di ebrei cacciati dai paesi arabi se ne sono andati coi vestiti che avevano addosso, ma non hanno passato sessant'anni a frignare: hanno costruito uno stato. Questo è il motivo per cui gli ebrei hanno uno stato e i palestinesi no: solo questo. Ma la signora Donattini, come tanti altri, preferisce dedicare la propria attenzione a chi frigna seduto per terra piuttosto che a chi costruisce in silenzio.

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