.
Annunci online

ilblogdibarbara
fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


4 dicembre 2008

EBREI SEMPRE NEL MIRINO

Fiamma Nirenstein

Il Giornale, 30 novembre
2008

Fra i 26 stranieri innocenti trucidati a Mumbai, otto, anche se i numeri sono ancora tutti da verificare, sono ebrei. Se fossero israeliani o meno non importava niente ai terroristi che avevano messo la casa dei Chabad «Nariman House» fra gli obiettivi. I macellai avevano due scopi generici: uccidere gli occidentali, specialmente americani e inglesi, i nemici imperialisti dell’islam; uccidere i cittadini dell’India, Paese traditore asservito all’imperialismo. E poi, un obiettivo specifico, uno solo: uccidere gli ebrei. Fra dieci obiettivi di massa come la stazione, due ospedali, svariati centri cittadini, i grandi hotel Oberoi e Taj ce n’era uno, invece, apparentemente insignificante, la casa ebraica dei Chabad, un centro guidato da un rabbino ventisettenne con una moglie di 26 anni e un bambino di 2.
Una casa dei Chabad è un punto di raccolta per pecorelle smarrite, diremmo noi, un luogo in cui persone molto religiose, in questo caso appunto i Chabad, cercano di raccogliere ragazzi in viaggio, che spesso sono israeliani, che si perdono dentro il fascino troppo profumato dell’India; là si dorme, si mangia kosher, si canta insieme, si viene richiesti di stare tranquilli (niente musica rock, niente sesso) e di unirsi a qualche preghiera. A Pasqua e a Kippur, per le grandi feste, questo è un rifugio per ebrei di ogni età e provenienza.
La scena della baby sitter che fugge con un bambino in braccio mentre i genitori ebrei vengono trucidati, è talmente iconografica, talmente classica che ognuno di noi ha in mente troppi film e libri in cui si compie un simile pogrom, in molte epoche diverse. Oggi, dopo il 1945, nonostante tanto scrivere e chiacchierare su questo, gli ebrei si sono abituati tuttavia di nuovo ad essere cacciati in tutto il mondo, ad essere presi di sorpresa: quando pregano (a Roma nel 1982, chi può dimenticare il bambino Stefano Tachè ucciso dai terroristi palestinesi); a Monaco, quando nel 1972 gli atleti israeliani furono sequestrati e poi trucidati uno a uno durante le Olimpiadi; a Entebbe, nel 1976, quando la selezione degli ebrei avvenne in base ai nomi sui passaporti; in decine di altri sequestri aerei; sulla nave Achille Lauro, 1985, quando un ebreo sulla sedia a rotelle, Leon Klinghoffer, fu gettato in mare dai terroristi palestinesi, selezionato fra tutti gli altri passeggeri; a Mombasa, nel 2002, in un albergo meta di turismo israeliano, quando tutti gli ospiti furono uccisi da una bomba nella hall; nelle città israeliane a tiro di katiusha e qassam di Hezbollah o di Hamas, dove sei un obiettivo anche se bambino, soltanto perché sei ebreo e ti insegue la citazione coranica: «Se l’ebreo si nasconderà dietro un cespuglio o una pietra - dice più o meno, senza che troviamo la voglia di andarlo a ricercare sulla carta fondativa di Hamas -, essi lo indicheranno al buon musulmano e gli diranno: “Uccidilo”».
La minaccia insegue gli ebrei quasi ovunque viaggino, gli toglie la libertà di movimento, crea in Israele lunghe liste di Paesi non visitabili e carica il paese di una responsabilità inaffrontabile che riguarda ogni sinagoga e ogni scuola ebraica, rende impossibile far fronte a quella che è la più repellente minaccia globale poiché è la più efficacemente sperimentata dalla storia. Intendiamo dire con questo che finora vi è una responsabilità generica nella lotta al terrorismo, che invece va preso finalmente sul serio. E poi c’è la responsabilità specifica, quella del mondo attaccato dal terrorismo, di combattere coralmente in difesa del popolo ebraico condannato a morte dalla Jihad a ogni latitudine.
Come nella Seconda guerra mondiale gli alleati salvando parte degli ebrei alla fine salvarono la democrazia, così oggi porsi il problema di come affrontare questo terribile e delicato capitolo può salvare la vita dell’intero Occidente.

                 

Niente da aggiungere alla lucida e allo stesso tempo accorata analisi di Fiamma Nirenstein, solo l’invito ad andare a leggere anche questo.



barbara

sfoglia     novembre        gennaio
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario

VAI A VEDERE

siti
foto e filmati
blog
.
I MIEI POST
Israele, documenti e riflessioni
Comunicati HonestReportingItalia
islam
donne
addii
ricorrenze
cose di ebrei
i miei libri
cose mie
cose così
chicche
post speciali
sveglia!
in Israele
Somalia
La luna e il suo bardo


ilblogdibarbara@gmail.com 

Un proposito:
io vedo, io sento, io parlo.
 

 
Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


gatto sionista

Occhio alla piovra giudaica!









QUESTO BLOG È SIONISTA










... e invece niente

 Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11 


Non riuscirete a fermarci!










Anna Politkovskaja: non perdoniamo
e non dimentichiamo




Reduci dai campi di sterminio nazisti





giù le mani dalle donne








Make love, not peace!




Poesia pura



Locations of visitors to this page


        questa sono io


questa è una cosa che amo


     e questa è un'altra



Pillole di saggezza
Take it easy. But take it.

La miglior vendetta è la vendetta.


Sholem Aleichem
Cantico dei Cantici
ed. Belforte
traduzione di Sigrid Sohn e Barbara Mella


sessantenne d'assalto
   

CERCA